Introduzione all'opera
The morbid logician seeks to make everything
lucid,
and succeeds in making everything mysterious.
The mystic allows one thing to be mysterious,
and everything else becomes lucid.
This world does not explain itself.
It may be a miracle with a supernatural explanation;
it may be a conjuring trick with a natural explanation...
There is something personal in the world, as in a work of art;
whatever it means it means violently.
G.K. Chesterton, Orthodoxy
 
Il Dizionario che
il lettore ha fra le mani è un’opera per certi aspetti poco
usuale. Non si tratta di un Dizionario propriamente filosofico,
né teologico, né di un Dizionario scientifico in senso stretto.
Si tratta invece di un Dizionario Interdisciplinare, di un’opera,
cioè, che ha inteso intraprendere il tentativo, non certo facile
né esente da rischi e da incompletezze, di affrontare degli specifici
temi secondo un’ottica di confronto, di dialogo, e talvolta di reciproca
integrazione, fra riflessione teologica, pensiero filosofico e scienze.
Al giorno d’oggi l’“interdisciplinarità” è in un certo senso di
moda, ma non sempre risulta chiaro che cosa si debba intendere con
questo termine; esso viene non di rado sostituito con altre parole
che vogliono meglio riformularlo, come ad esempio le dizioni “transdisciplinarità”
e “multidisciplinarità”. Chiariamo dunque che per interdisciplinarità
non si intende, in quest’opera, la pura e semplice messa a confronto
di quanto le diverse discipline dicono immediatamente di un oggetto
comune, né tantomeno la meccanica “somma” dei rispettivi contenuti
delle diverse scienze a proposito dello stesso oggetto. Trattandosi
di una interdisciplinarità intenzionalmente affrontata nel quadro
del rapporto fra scienza e fede, abbiamo cercato di collocarci
nella prospettiva di una “unità del sapere” (si veda l’omonima voce)
basata su un’organizzazione sapienziale della conoscenza, nella
quale le diverse discipline trovano, da un lato una comune riflessione
sui fondamenti del proprio conoscere e delle modalità (razionali,
analogiche, simboliche, estetiche) con cui esso si esprime, rendendo
possibile il loro dialogo senza equivoci o facili concordismi, e
dall’altro una loro più profonda ricomprensione alla luce dei contenuti
della Rivelazione cristiana. Questo modo di procedere appare particolarmente
favorito, ai nostri giorni, dalle nuove problematiche emergenti
dalle scienze, sempre più di frequente all’opera per elaborare una
teoria dei fondamenti (si vedano in proposito le voci Analogia;
Complessità; Infinito; Logica; Matematica, valore sapienziale
della; Cantor; Gödel e diverse altre); teoria la quale, in chiave
moderna, si accosta, quasi fosse la prima volta, a questioni che
invece sono anche quelle classiche della logica e della metafisica
greca e medioevale. Contemporaneamente, le discipline filosofiche
e teologiche necessitano sempre più di tener conto di quell’approccio
maggiormente sistematico, comunicabile e universale, che trova certamente
nelle scienze un’esemplificazione potente e significativa.
Questa
ottica interdisciplinare è stata alla base sia della scelta dei
lemmi — non paragonabile a quella che il lettore si attenderebbe,
ad esempio, in un Dizionario filosofico o teologico — sia del
taglio con cui le singole voci sono state redatte. In particolare,
all’interno di ogni singola voce sono state privilegiate quelle
tematiche espressione di vivace dibattito, o che coinvolgevano qualche
specifico problema teoretico, epistemologico, antropologico, storico
o semplicemente culturale, legato al rapporto fra scienza e fede,
senza avere la pretesa né l’intenzione di trattare in modo sistematico
il contenuto che a quelle medesime voci un Dizionario di concezione
tradizionale avrebbe invece necessariamente associato. È questo
il motivo, a titolo esemplificativo, per il quale voci come Dio
o Panteismo non presentano il loro oggetto secondo una prospettiva
filosofico-teologica completa ed esauriente, ma si limitano a mettere
a fuoco quegli aspetti maggiormente in relazione con il pensiero
scientifico.
Come
il lettore potrà osservare dall’Indice delle Aree disciplinari,
le voci tematiche fanno riferimento alle principali categorie interdisciplinari,
di natura epistemologica, antropologica, filosofica o culturale.
Nozioni come quella di Analogia, Esperienza, Infinito,
Informazione, Leggi naturali, Mito o Simbolo,
attraversano di fatto, in modo trasversale, tanto le scienze come
la filosofia e la teologia; ma lo stesso può dirsi di nozioni di
carattere maggiormente fenomenologico e non strettamente epistemologico,
come Bellezza, Cielo, Cuore, Tempo o
Universo. La teologia è presente con il suo specifico contributo
di voci che sono sede di tradizionale dibattito con le scienze,
come ad esempio: Dio, Eucaristia, Fede, Miracolo,
Preghiera, Resurrezione, Sacra Scrittura o
Spirito. Le principali questioni coinvolte da tali voci appartengono
pertanto alla teologia fondamentale, dogmatica e biblica; solo in
misura minore esse toccano temi legati alla teologia morale, anche
se il problema del rapporto fra scienza ed etica è diffusamente
affrontato da contributi espressamente dedicati a questioni di attualità
(si vedano ad esempio: Bioetica, Ecologia, Embrione
umano, Etica del lavoro scientifico, Morte, Trapianti,
Vita, ecc.). Sono inoltre presenti, oltre a precise prospettive
di ambito filosofico (Agnosticismo, Idealismo, Materialismo,
Positivismo, Realismo o altre), un certo numero di
discipline tradizionalmente intese, ed alcuni argomenti di attualità
culturale. Fra le discipline prescelte si è cercato di includere
quelle che sono state terreno storico di confronto fra pensiero
scientifico e teologia, rispetto alle molte altre possibili: è questa
la ragione, ad esempio, per cui sono state incluse le voci Biologia
o Geologia e non voci come Sociologia o Economia, sebbene
gli elementi di maggiore interesse presenti nelle discipline omesse
siano presenti all’interno di sezioni dedicate ad altre voci, come
uno sguardo all’Indice dei Concetti e dei Temi notevoli potrà
facilmente mostrare. Sono state privilegiate le scienze naturali
piuttosto che quelle umane — sebbene queste ultime non siano
assenti dall’opera — per il semplice motivo che le prime hanno
maggiormente condizionato il rapporto fra scienza e fede modellando
quelle forme di razionalità oggi in larga parte dominanti e con
le quali la teologia deve spesso confrontarsi; ma anche — non
ci dispiace riconoscerlo — per la maggiore affinità della formazione
dei curatori nei confronti di esse. Sempre all’interno delle voci
dedicate a specifiche discipline, osserviamo qui incidentalmente
che la voce Matematica ripropone ai lettori alcune riflessioni
sapienziali del Prof. Ennio De Giorgi, quale riconoscimento per
l'apprezzato ed importante contributo da lui offerto al dialogo
fra matematica ed altre forme di sapere: ciò giustifica il diverso
stile di questo contributo rispetto ad altri aventi per oggetto
una disciplina, e rimanda il lettore a spunti interdisciplinari
di carattere più specialistico offerti da voci come Infinito,
Logica, Cantor o Gödel.
Fra
le voci dedicate ai personaggi (si veda la parte “Voci su Autori”
che segue quella di “Voci Tematiche”) si è cercato, anche qui, di
scegliere quei pensatori, filosofi, teologi o scienziati, che hanno
avuto maggiore influenza sul rapporto fra fede e ragione, o fra
teologia e pensiero scientifico, preferendo quando possibile quei
filosofi che furono essi stessi scienziati (o anche viceversa),
nonché autori la cui biografia risultava di speciale interesse avendo
questi ricercato una personale sintesi del sapere, in
non pochi casi tradottasi in una vera e propria esperienza di unità
di vita. I curatori sono consapevoli dell’assenza di numerosi personaggi
che avrebbero certamente meritato un posto fra le pagine dell’opera
(si pensi a scienziati che furono chierici o religiosi, come Matteo
Ricci, Lazzaro Spallanzani, Antonio Stoppani, Agostino Gemelli,
o a laici che manifestarono una profonda fede religiosa, come Alessandro
Volta, Francesco Severi o Enrico Medi, solo per fare qualche nome...
), ma la rappresentatività del pensiero dei personaggi già inclusi
e l’impossibilità fisica di far assumere all’opera dimensioni enciclopediche,
hanno impedito di prolungare l’elenco dei contributi oltre quello
consentito. Platone ed Aristotele, la cui presenza nella parte storico-sistematica
di un gran numero di voci tematiche assume un peso assai rilevante,
non posseggono voci loro proprie, sia perché esistono numerose e
approfondite pubblicazioni circa l'influenza che le filosofie che
da essi presero avvio ebbero posteriormente sul rapporto fra pensiero
scientifico e rivelazione cristiana, sia perché una precisa scelta
metodologica ha suggerito di non includere autori precedenti l'era
cristiana. Si tratta comunque, in ogni caso, di criteri che restano
opinabili, non del tutto esenti da incompletezze o manchevolezze
quali un’opera di questo genere, comprensibilmente e forse anche
necessariamente, è destinata a possedere.
L’oggetto
peculiare del Dizionario fa sì che il tono e lo stile dei contributi
siano senza dubbio diversificati. In alcuni di essi il taglio della
redazione può sembrare — e a tratti lo è — inconsueto:
l’abituale stile oggettivo ed impersonale, proprio di un contributo
scientifico, si arricchisce infatti, non di rado, di considerazioni
personali che coinvolgono l’ambito filosofico, etico, religioso,
teologico. Nel rispetto di una adeguata epistemologia, tali aperture
— lungi dal dare all’opera un carattere sincretico e superficiale,
ma costituendone invece la sua specificità — mostrano proprio
la necessità di un dialogo a tutto campo, sovente richiesto dai
problemi suscitati all’interno delle varie aree disciplinari, e
sempre testimonianza dell’attività “personale”, coinvolgente ed
unitaria del ricercatore che studia e fa scienza e che si sforza
di giungere ad una propria visione sintetica, pur provvisoria, ma
significativa. La cognizione di causa con cui si è cercato di affrontare
un simile dialogo riteniamo sia ben mostrata dal fatto che oltre
il 60% delle voci presentate sono state redatte da autori che posseggono
un duplice grado universitario, sia in una disciplina scientifica
che in una umanistica o filosofico-teologica: restiamo dell’idea
che tale particolarità assegna all’opera in questione un livello
di specificità e di competenza interdisciplinare che, per quanto
ci risulta, la rende assolutamente inedita e finora unica nel suo
genere. Gli autori delle voci condividono tutti una comune sensibilità
per il lavoro interdisciplinare oggetto del Dizionario, anche se
alcuni di loro provengono da itinerari filosofici, e talvolta religiosi,
non totalmente coincidenti. Esistono anche delle diversità nell’impostare
certi argomenti di pressante attualità (si pensi ad es. ai modi
di interpretare alcuni dati collegati con l’evoluzione biologica),
ma al di là di queste comprensibili differenze, i curatori hanno
potuto registrare, a lavoro ultimato, una singolare sintonia di
tutta l’opera. Questa viene manifestata dal ripresentarsi di alcune
tematiche ricorrenti che il lettore potrà facilmente rilevare: dalla
necessità di un superamento del riduzionismo epistemologico, all’emergenza
della complessità; dalla polivalenza (e talvolta ambiguità) della
prospettiva olistica, all’importanza, per la scienza, di non eludere
il problema dei fondamenti; dall’impossibilità di formalizzare compiutamente
con il metodo scientifico i problemi filosofici dell’intero o dell’origine,
alla naturalezza con cui, dall’interno di quel medesimo metodo,
sorgono domande ultime che puntano verso il significato ed il senso
del tutto; dall’aspirazione ad una legittima ma non improvvisata
unità del sapere, alla ineludibile necessità di un utilizzo del
dato scientifico nella riflessione e nel lavoro del teologo. Tutti
elementi che basterebbero, da soli, ad individuare una solida trama
di linee direttrici lungo le quali poter impostare una ricerca interdisciplinare
rigorosa, attenta alle tradizioni di pensiero del passato e competente
per valutare il ruolo che l’attività delle scienze sarà destinata
a ricoprire nel futuro.
Il
Dizionario che il lettore sta per consultare non pretende
tuttavia di essere un'opera compiuta di sintesi, né un punto di
arrivo. La sua finalità è, più modestamente, quella di voler indicare
un punto di partenza e una pista di lavoro sulla quale poi
proseguire. Negli ultimi decenni sono avvenuti importanti cambiamenti
non solo epistemologici (o comunque legati all’enorme progresso
conoscitivo delle scienze), ma anche storici o perfino esistenziali,
perché è cambiato anche il modo con cui il soggetto si pone ora
di fronte a quel reale che cerca di conoscere. Ma si tratta di cambiamenti
che riguardano ambedue i poli oggetto del Dizionario. Se è vero
che la scienza torna a interrogarsi sulla esaustività della sua
metodologia, sul senso del suo progresso e sulla presenza di una
dimensione umanistica e personalista nel cuore della sua impresa
conoscitiva, la teologia guarda anch’essa al dato biblico rivelato
e al sapere proveniente dalle scienze con una metodologia più matura,
maggiormente consapevole dell’implicito fattore di progresso dogmatico
insito in ogni vera conoscenza, e dunque anche in quella scientifica.
Tutto ciò mostra che esiste oggi la possibilità di intraprendere
una strada che per molti anni era stata considerata impraticabile,
pericolosa o perfino utopistica. Se il lettore di lingua italiana
ha assistito ad un risveglio del confronto interdisciplinare fra
scienza e fede solo negli ultimi anni (specie ad opera di una vasta
produzione editoriale di taglio quasi sempre divulgativo) e non
è stato ancora abituato a valutarne le ricadute in ambito universitario
e professionale, in altri Paesi vi sono già da tempo cattedre di
Religion and Science presso prestigiose università o Centri
di ricerca, da Oxford a Cambridge, da Berkeley a Chicago. Tutto
lascia pensare che anche nell’Europa continentale e nel nostro Paese
il dialogo fra pensiero scientifico e riflessione teologica possa
approdare ad un livello
di ricerca universitario, coordinato, profondo e rigoroso, sapendo
recuperare una tradizione di pensiero che certo non manca (e che
le pagine di quest’opera potranno facilmente lasciar intravedere),
tradizione di dialogo fra i saperi — quando non di vera e propria
unità del sapere — che soltanto il positivismo post-illuminista,
assai più della nascita del metodo scientifico, aveva interrotto,
operando una cesura le cui motivazioni, almeno per tutto l’Ottocento
e la prima metà del Novecento, non sono mai state del tutto esenti
da connotazioni ideologiche.
Le
riflessioni che vengono proposte attraverso le voci del Dizionario
Interdisciplinare di Scienza e Fede possono accompagnare anche
i non esperti a ripercorrere una tale tradizione di unità del sapere,
ad individuare un itinerario che, nelle mutate condizioni culturali
e scientifiche, resta, ne siamo profondamente convinti, ancora in
larga parte da disegnare. In questo senso, le voci di quest’opera
non hanno certo la pretesa di voler dire “l'ultima parola in proposito”,
ma solo mostrare che esiste lo spazio per un lavoro interdisciplinare
significativo, e che la storia del pensiero, passata e recente,
possiede strumenti filosofici e concettuali in grado di realizzarlo
con rigore epistemologico, con serietà scientifica, ma anche con
passione e personale coinvolgimento nella ricerca di risposte convincenti,
che superino il disagio di un sapere frammentato e, per il credente,
la facile scappatoia del fideismo, ovvero della separazione dualistica
fra ciò che è oggetto del proprio conoscere scientifico e quanto
è oggetto di una conoscenza proveniente dalla Rivelazione.
Nelle
pagine del Dizionario, l’esame del rapporto fra scienza e
religione guarda soprattutto alla tradizione religiosa ebraico-cristiana
e alla Rivelazione di cui essa è depositaria. Il maggiore spazio
che le si dedica non vuole sottovalutare quegli elementi, di indubbio
interesse, presenti nelle religioni non cristiane circa la concezione
della natura, la posizione dell’uomo nel cosmo, e dunque circa i
rapporti fra i sistemi di pensiero cui esse si rifanno e le scienze.
La scelta è invece dettata dal ruolo che l’ebraismo, ed il cristianesimo
in particolare, hanno svolto nel sorgere del pensiero scientifico
occidentale, dalla più significativa presenza delle sue categorie
religiose nella formazione dei grandi sistemi filosofici dell’epoca
medievale e moderna, e non ultimo dal fatto che ancor oggi, nel
contesto culturale contemporaneo, quando nel dibattito fra scienza
e religione si parla di Dio, dei suoi rapporti con la natura e con
la vita dell’uomo, o anche del confronto fra credenza e non credenza,
ci si continua a riferire, in modo talvolta implicito ma effettivo,
al Dio della tradizione ebraico-cristiana che i cristiani credono
essersi rivelato in pienezza in Gesù Cristo.
La
dizione “scienza e fede”, che caratterizza il titolo dell’opera,
merita qui forse qualche precisazione. In linea generale riteniamo
sia epistemologicamente più corretto parlare di rapporto fra “scienze
e teologia”, riconoscendo anche per la teologia un proprio statuto
scientifico ed applicando pertanto la nozione di scienza in modo
analogo. In tal senso, si tratta di un confronto fra scienze diverse
che elaborano delle fonti di sapere in parte comuni ed in parti
diverse, giungendo a conclusioni verificabili in base alla correttezza
del loro specifico metodo e al loro necessario rimando al reale,
che per la teologia è rimando anche alla Rivelazione. La nozione
di fede è certamente più ricca e complessa, antropologicamente ancor
più impegnativa di quanto non lo siano già le nozioni di scienza
o di teologia; e sebbene per fare teologia sia necessaria la fede
(escludendo la quale la teologia perderebbe il suo specifico statuto
epistemologico), fede e teologia non si identificano. Ma la teologia,
proprio come il metodo scientifico, opera una mediazione conoscitiva
sui dati che le vengono offerti, quelli della Rivelazione, al pari
delle discipline scientifiche che si sforzano di interpretare con
formalismi, categorie ed approcci sempre più aderenti ai fenomeni,
il reale fisico o biologico. Ciascuna di esse, scienza e teologia,
opera pertanto una certa “lettura” del mondo e dell’uomo, e sono
queste letture a doversi confrontare, valutare, ed eventualmente
anche reciprocamente arricchire. In questo senso, il tema dei rapporti
fra scienza e fede è in fondo il tema dei rapporti fra lettura scientifica
del mondo e quella lettura del reale che viene offerta dalla Rivelazione,
grazie all’aiuto, rispettivamente, del metodo scientifico e della
teologia. Al tempo stesso, la dizione “scienza e fede” trova oggi
un ampio riscontro culturale e nei mass media, suggerendoci
pertanto la convenienza di conservarla come titolo di un’opera che
ha come finalità proprio l’esame di queste due “letture” — vorremmo
qui dire di questi due “Libri” —, e delle mediazioni filosofiche
che necessariamente vi operano.
Accanto
a quelle “linee direttrici” per un rinnovato lavoro interdisciplinare
che — come prima osservato — sono emerse ad opera compiuta
dai diversi contributi del Dizionario, come premessa metodologica
a tutta l’opera hanno anche operato in modo strutturale e parzialmente
programmatico alcune idee di fondo sulle quali gli autori delle
voci hanno manifestato ampia convergenza. Tali idee progettuali
possono così riepilogarsi: l’attenzione per il rigore metodologico
ed argomentativo, tipico della ricerca scientifica e filosofica,
quale garanzia di ogni autentica e sincera ricerca della verità;
la profonda convinzione circa la convenienza di tornare a riflettere
sulle condizioni che rendono possibile una unità del sapere, ove
le diverse conoscenze provenienti dalle scienze, dalla filosofia,
dall’arte, dalla morale e dalla religione possano trovare una integrazione
nell’unità dell’esperienza intellettuale del soggetto conoscente;
l’idea che l’impresa scientifica non si presenta mai come attività
neutra o meramente funzionale, ma come esperienza personale e moralmente
significativa del ricercatore, capace di coinvolgere il soggetto
e di sostenerne le motivazioni; la consapevolezza che il pensiero
scientifico è per sua natura aperto al pensiero filosofico, come
mostrato sia dalla presenza di tematiche filosofiche ricorrenti
nell’analisi di discipline scientifiche fra loro anche assai diverse,
quand’esse toccano temi che coinvolgono il rapporto soggetto-oggetto
e gli stessi fondamenti del conoscere, sia dal riconoscimento di
princìpi e di prensioni di carattere metafisico alla base del metodo
e della prassi conoscitiva delle scienze; la convinzione, infine,
che il rapporto fra scienza e fede non debba essere guidato dalla
rinuncia a capire, ma dallo sforzo di conoscere e di integrare fra
loro quello che si crede con quello che si sa.
Eppure,
fra le motivazioni che hanno spinto i curatori alla preparazione
di quest’opera non vi sono solo dei convincimenti di ordine teoretico,
ma vi era anche una precisa finalità di ordine pratico. Uno studioso
credente, universitario, cultore o professionista, si trova oggi
spesso nella necessità di dover valutare molti temi di attualità
scientifica alla luce della propria fede, ma non ha gli strumenti
adeguati per farlo, in quanto le riflessioni filosofiche interdisciplinari
di livello adeguatamente profondo restano ancora confinate in ristretti
circoli culturali. Questa situazione di disagio è vissuta in modo
particolare nel mondo della scuola, ove numerosi insegnanti di scienze,
di filosofia o di religione, desiderano orientare in modo scientificamente
e teologicamente corretto molti argomenti di dibattito suscitati
da non pochi temi dei loro programmi di insegnamento. Anche chi
non condivide l’esperienza della fede non ha facile accesso agli
insegnamenti della teologia o della Chiesa in proposito, perché
questi insegnamenti, quando esistono, sono usualmente ospitati in
contributi di tipo specializzato e di bassa diffusione editoriale.
Un simile Dizionario Interdisciplinare si è proposto di ovviare
questi inconvenienti e ha desiderato rispondere ad una reale e sentita
necessità di un’ampia fascia di lettori.
Ci
auguriamo che la sua consultazione possa contribuire a chiarire,
o forse anche a superare, una serie di luoghi comuni che da troppi
anni hanno caratterizzato il confronto fra scienza e fede, frutto
sia di una conoscenza poco rigorosa del tema, sia della ripetizione
di cliché veicolati dai mass media ed assai spesso
privi di un serio fondamento. Di questi luoghi comuni se ne potrebbero
citare molti. Valga la pena ricordarne qualcuno: la scienza sarebbe
nata come fenomeno di emancipazione dalla teologia e contro la teologia;
le scienze andrebbero considerate come espressione di certezza,
di oggettività e di un sapere comunicabile, mentre la fede indicherebbe
l’ambito del soggettivo e dell’incomunicabile, quando non dell’irrazionale;
il dialogo fra scienza e fede sarebbe favorito da un pensiero scientifico
fallibilista, provvisorio e debole, come pure da una fede disposta
a rinunciare ad un proprio contenuto specifico ed irreformabile;
la scienza riguarderebbe unicamente il “come”, mentre solo la fede
farebbe accedere alla sfera dei “perché”. Alcuni luoghi comuni hanno
talvolta interessato l’ambito storico, come l’idea che ai tempi
della vicenda di Galileo la fede cristiana andasse identificata
con l’aristotelismo, o il fatto che a partire dalla nascita della
scienza moderna religiosi ed ecclesiastici non abbiano più operato
attivamente nella ricerca scientifica. Ma anche la divulgazione
scientifica non è del tutto esente dal veicolare confronti approssimativi
e fuorvianti: come l’opinione che evoluzione e creazione siano due
letture opposte ed incompatibili della storia del cosmo e dell’uomo;
o che la sintesi della vita (non esclusa quella umana) in laboratorio
dimostrerebbe la sua totale riducibilità alla materia; o ritenere
che la comprensione scientifica del Big Bang (se ci sia stato
oppure no) sia decisiva per discriminare pro o contro la dottrina
religiosa della creazione e l’esistenza di Dio; o, infine, che la
scoperta di intelligenze extraterrestri sarebbe una sorta di “colpo
di grazia” inferto dalla scienza alla religione e alla fede. Si
tratta di tematiche certamente complesse, che non si possono dirimere
con affrettati giudizi di compatibilità o, peggio, con facili concordismi,
volti entrambi a ridimensionarne la “problematicità”: ma proprio
il rispetto che si deve a tale problematicità, ed alla verità che
si sta cercando, impone di considerare le diverse discipline coinvolte,
scienze naturali, filosofia e teologia, con pari accortezza ed adeguata
competenza.
Desideriamo
infine ringraziare tutti coloro (i cui nomi sarebbe qui impossibile
menzionare) che con il loro interesse ed incoraggiamento hanno reso
possibile quest’opera, collaborando ad essa in vario modo, e ne
hanno seguito le tappe arricchendone il contenuto e la presentazione
finale con i loro consigli e la loro competenza. Fra loro vanno
ricordati in primo luogo gli stessi autori delle voci, il cui lavoro
è stato assai spesso condotto in un clima di collaborazione, di
discussione scientifica e di comune dialogo con i curatori, dando
così origine ad un intenso scambio di idee che rappresenta probabilmente
uno dei frutti più significativi di tutta l’opera, ancor prima della
sua pubblicazione in stampa.
Nutriamo
la speranza che il lettore possa trovare, fra le pagine del Dizionario,
degli utili strumenti concettuali, documentali e bibliografici,
per intraprendere un personale cammino di sintesi del sapere, capace
di porre in feconda relazione la “lettura” del mondo e dell’uomo
che, con l’ausilio della mediazione della filosofia e della teologia,
ci viene proposta dalla Rivelazione biblica, con quella comprensione
del reale fisico, della vita e del posto dell’uomo nel cosmo, che
ci viene oggi offerta, con sempre crescente profondità e stupore,
dal pensiero scientifico contemporaneo. È nostro desiderio che il
lavoro di dialogo e di confronto confluito in quest’opera possa
proseguire anche attraverso lo sviluppo del sito internet
www.disf.org, che proprio per il suo carattere dinamico,
i curatori si propongono di trasformare in un prossimo futuro in
uno strumento di scambio, discussione e approfondimento tra le persone
interessate a tali importanti tematiche, anche al di là delle distanze
geografiche, dando in tal modo continuità ad un percorso che, con
le pagine che seguono, è in fondo appena incominciato.
Giuseppe Tanzella-Nitti
Alberto Strumia
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