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Riduzionismo
John C. Polkinghorne
Fides et ratio, 88.
I. Diversi tipi di riduzionismo - II. Gerarchia
ed emergenza - III. Comprensione scientifica - IV. Aspetti
filosofici e teologici del riduzionismo - V. Considerazioni conclusive:
la realtà è ununità a molti livelli.
Un riduzionista ritiene che un sistema complesso non sia nientaltro
che la somma delle sue parti, per cui si può dar ragione del sistema
riducendone la considerazione a quella dei singoli costituenti.
Un antiriduzionista, al contrario, ritiene che il tutto sia maggiore
della somma delle parti, per cui vi sono proprietà olistiche
che non possono essere descritte in termini dei puri elementi costituenti.
I. Diversi tipi di riduzionismo
Il «riduzionismo strutturale» (constitutive reductionism)
ammette che, quando un sistema complesso venga effettivamente decomposto
nei suoi elementi, le parti che ne risultano siano esclusivamente
quelle che corrispondono agli elementi costituenti che ci si aspetterebbe
di trovare. Ad esempio, un organismo vivente potrebbe essere suddiviso
fino alle molecole che lo compongono, senza che alla fine vi sia
rimasto alcun ingrediente extra, come potrebbe
essere la scintilla della vita, che il vitalismo invoca
come fattore che distingue gli esseri viventi dalla materia inanimata.
Questo tipo di riduzionismo trova unaccoglienza assai vasta.
Tuttavia esso non comporta in alcun modo la tesi che i viventi siano
nientaltro che agglomerati di molecole, perché
la loro scomposizione porta di fatto alla morte dellorganismo.
Il riduzionismo di questo genere è molto vicino al «riduzionismo
metodologico» (methodological reductionism), che rappresenta
la strategia scientifica, altamente praticata, consistente nello
studiare il tutto frantumandolo nelle sue parti costituenti.
Ancora una volta, il successo della strategia non implica però che
ogni aspetto rilevante del tutto possa essere studiato
in questo modo.
Un secondo tipo di riduzionismo potrebbe essere chiamato «riduzionismo
concettuale» (conceptual reductionism), nel quale si sostiene che i
concetti applicabili al tutto possono essere interamente espressi in termini di concetti
che si applicano alle parti. La dizione «riduzionismo epistemologico»
(epistemological reductionism) è pure in uso per designarlo. Un esempio ben
riuscito di una riduzione di questo genere è offerto
dallimpiego della teoria cinetica dei gas per ridurre il concetto di temperatura
(sorto nellambito della termodinamica della materia macroscopica) allesatto
equivalente, rappresentato dellenergia cinetica media delle molecole del gas. Ma ci
sono anche molti altri esempi che stanno ad indicare come riduzioni di questo tipo non
siano sempre possibili. Le singole molecole dacqua non possiedono la proprietà
dellumidità, che rappresenta invece una proprietà concettualmente irriducibile del
comportamento di un grande insieme di queste molecole (essa è generata dalle forze
intermolecolari che sono allorigine della proprietà macroscopica chiamata
tensione superficiale). Inoltre le scienze biologiche impiegano molti
concetti essenziali per il loro lavoro, come convenienza, adattamento, organo,
sessualità, nicchia ecologica, ecc., che non possono essere tradotti in enunciati
relativi alle sole molecole.
Un terzo tipo è il «riduzionismo causale» (causal
reductionism). Esso comporta che le cause agenti sul tutto producano
semplicemente la somma degli effetti delle singole cause agenti
sulle parti. Nel caso dellumidità, una simile riduzione sembra
riuscire, partendo dallipotesi ragionevole che la tensione
superficiale sia interamente generata dallazione delle forze
molecolari. Dal momento che ad entrambi i livelli si ha a che fare
con proprietà puramente energetiche, la traduzione da un livello
allaltro sembra plausibile. Viceversa, non è del tutto chiaro
come la somma delle scariche delle sinapsi neuronali possa combinarsi
per produrre i qualia (percezioni, emozioni) mentali, dal
momento che sembra esserci una chiara differenza qualitativa tra
i due livelli ( MENTE-CORPO,
RAPPORTO). Il riduzionismo causale è un parente stretto del «riduzionismo
ontologico» (ontological reductionism), che equivale
ad affermare che il tutto è la somma delle parti. È possibile,
in realtà, sostenere il riduzionismo strutturale e rifiutare il
riduzionismo causale, come fanno molti. Una strategia che consente
di sostenere questa posizione è quella di abbracciare il contestualismo
(contextualism), che consiste nel ritenere che il comportamento
degli elementi costituenti dipenda dalla natura del tutto che essi
vanno a costituire.
II. Gerarchia ed emergenza
Nel caso si sostengano tutti e tre i tipi di riduzionismo posizione,
questa, che potremmo chiamare riduzionismo forte
la vera ontologia che risulta essere alla base di tutto, è esclusivamente
quella dei costituenti fondamentali. Tutto il resto è una semplice
elaborazione conseguente. E, da questo punto di vista, la fisica
delle particelle elementari viene ad essere la disciplina fondamentale:
tutte le altre cose, compreso il resto della fisica, attraverso
la biologia e, più in su, attraverso la psicologia, lantropologia
e la sociologia non sarebbero altro che corollari. Ci troveremmo
ad avere lequivalente moderno dellantica asserzione
che tutto è fatto «di atomi e di vuoto» ( MATERIALISMO,
I). Naturalmente questa sarebbe solo unaffermazione di principio,
dal momento che la derivazione di quei corollari sarebbe ben al
di là delle umane possibilità. Già in fisica, la descrizione, pienamente
adeguata, di un pezzo macroscopico di materia comporta lesame
del comportamento di un insieme di atomi dellordine numerico
di 1023. In altre parole le prese di posizione riduzioniste, o antiriduzioniste,
sono sempre di carattere metafisico. Possono essere motivate da
estrapolazioni dei risultati delle scienze naturali e umane, ma
non possono mai essere pienamente sostenute solo con argomenti scientifici.
Perciò, in pratica, cè una gerarchia delle scienze, nella quale la scienza
superiore attinge alle risorse di quella
inferiore, ma necessita anche, per rivolgersi ai problemi posti dai
fenomeni particolari che costituiscono il suo oggetto proprio, di far ricorso al proprio
stile di argomentazione e al proprio apparato concettuale. La chimica si
rapporta alla fisica in questo modo e la biologia si rapporta ad
entrambe. Al di sopra della biologia si colloca la successione delle scienze umane:
psicologia, antropologia, sociologia. La gerarchia è ordinata in un modo naturale che
viene a dipendere da un qualche concetto di complessità crescente.
Benché vi siano delle difficoltà tecniche nel definire con precisione il significato di
crescita della complessità, è intuitivamente convincente il fatto
che una successione come quella del tipo quark, molecola, cellula, entità
pluricellulare, essere cosciente, essere autocosciente, rappresenti una scala ascendente
di tal genere. È importante riconoscere che non è semplicemente la
grandezza a costituire lessenza della
complessità, ma il grado di intrinseca interrelazione e reciprocità
presente tra le parti. Sebbene luniverso osservabile contenga qualcosa dell'ordine
di 1022 stelle, la cosmologia è un soggetto molto più semplice della biologia umana.
I livelli di una gerarchia possono essere distinti grazie
allemergenza di alcune proprietà che si presentano ad un
livello superiore, delle proprietà cioè che non si manifestano ai livelli più bassi. La
vita e la coscienza rappresentano i due esempi di emergenza forse a noi
più noti e che maggiormente ci meravigliano. Una domanda critica è se il fenomeno
dellemergenza sia semplicemente lespressione di un antiriduzionismo
concettuale, o se abbia un più profondo significato ontologico. Abbiamo visto come
lemergenza dellumidità dellacqua sembri essere semplicemente un esempio
del genere concettuale, in cui delle proprietà energetiche, ad un
livello, producono delle proprietà energetiche al livello superiore, in una maniera del
tutto non problematica. Viceversa, lemergere della coscienza sembra resistere ad un
tentativo di comprensione in termini di emergenza puramente concettuale. Cè una
lacuna davvero notevole tra la gli aspetti metodologicamente riduzionistico-concettuali
dei processi neuronali le più semplici esperienze mentali coscienti, come laver
fame, o il vedere un colore azzurro, e non vi è nessun collegamento ovvio tra i due
livelli. Riconoscere questo fatto solleva la questione se, in questo caso, non sia
necessario condividere anche un antiriduzionismo di tipo causale. Se
lesecuzione delle intenzioni mentali è un atto libero della persona umana,
sembrerebbe questo il caso in cui agisce una causalità olistica irriducibile (intenzione
umana).
Infine, osserviamo che coloro che hanno una forte tendenza verso
il riduzionismo, come Francis Crick (La scienza e lanima,
Milano 1994) e Richard Dawkins (Il gene egoista, Milano 1992),
non scendono, però, al di sotto del livello della propria disciplina
nei loro intenti esplicativi, ma si accontentano di inquadrare le
loro considerazioni al livello delle molecole, o dei geni, senza
spingersi fino al livello dei quarks.
III. Comprensione scientifica
È utile, a questo punto, annotare un certo numero di indicazioni,
che provengono dalla scienza moderna e che incoraggiano ladozione
di una posizione antiriduzionista.
a) Contrariamente a quanto avviene in un quadro interpretativo
fisico di tipo newtoniano ( MECCANICA,
III.1), che considera gli atomi come corpi che si muovono nel vuoto
inteso come un contenitore spaziale, la relatività
generale di Einstein lega insieme lo spazio, il tempo e la materia,
in una stretta e intrinseca interrelazione.
b) Leffetto EPR [dal nome di A. Einstein, B. Podolski e N. Rosen,
scienziati che ne teorizzarono per primi l'esperimento] mostra come,
quando due entità quantistiche interagiscono tra loro, esse rimangono
reciprocamente interconnesse; per quanto grande sia la distanza
a cui esse si trovano ed indipendentemente da questa, esse si comportano
in effetti come un unico sistema ( MECCANICA
QUANTISTICA, V). Dunque, il mondo subatomico non può essere descritto
in termini atomistici.
c) I sistemi fisici complessi manifestano molte proprietà che
non possono essere previste con la sola considerazione dei loro costituenti separati. Ad
esempio, gli elettroni in movimento che appartengono agli atomi dei metalli possiedono una
struttura dei livelli energetici a bande. Ciò significa che esistono degli intervalli di
energia che sono loro accessibili ed altri che non lo sono. E questo è in contrasto
completo con il modo di comportarsi degli elettroni liberi, le cui energie possono
assumere qualsiasi valore.
d) La teoria del caos (cfr. Gleick, 1989) è lo studio di quei
sistemi che sono altamente sensibili alle condizioni iniziali. In essi, il più piccolo
cambiamento che avvenga nellintorno dei valori delle condizioni iniziali, cambia
completamente il comportamento futuro e dunque la prevedibilità di tutto il sistema.
Questi sistemi sono assai diffusi e la loro vulnerabilità ambientale significa che non
sono genuinamente isolabili. Essi devono essere trattati olisticamente, insieme a tutto il
loro contesto.
e) La teoria della complessità (cfr. Kauffman, 1995) si occupa del
comportamento di quei sistemi complessi (cfr. supra, c), i cui costituenti sono
legati fra loro con delle specifiche relazioni. Questa nuova scienza, che attualmente sta
ancora mettendo i suoi primi passi, e che si basa in larga misura sulla modellizzazione al
computer, ha mostrato che sistemi di questo genere sono in grado di generare
spontaneamente un numero impressionante di forme o modelli (patterns) nel
campionario complessivo del loro comportamento. Questo ha suggerito a qualcuno che, quando
sarà stata trovata una teoria adeguatamente formulata, essa non coinvolgerà solo la
descrizione delle relazioni esistenti tra i costituenti, ma anche quella sorta di
capacità di tipo olistico di dare origine a modelli o comportamenti unitari o ricorrenti,
che è stata denominata informazione attiva (cfr. Polkinghorne, 2000).
f) Le cellule biologiche sono sistemi biochimici di elevata complessità
interrelazionale. Anche se è divenuto ormai convenzionale parlare
del DNA come di portatore di informazione ( BIOLOGIA,
IV), questo contenuto informazionale è significativo ed è attivato
soltanto allinterno dellintero contesto della cellula
vivente. Se isolato, il DNA non è niente di più che una struttura
chimica molto complessa.
g) Il premio Nobel Roger Sperry, studioso del cervello, ha
introdotto il concetto di causalità top-down [influenza dall'alto
verso il basso], cioè una causalità del tutto sulle parti che egli
riteneva intervenisse nelle interrelazioni causali che intercorrono
tra mente e cervello (cfr. Sperry, 1983). Lidea della causalità
top-down è stata successivamente adottata da un certo numero
di altri autori.
IV. Aspetti filosofici e teologici del riduzionismo
1. Razionalità. Il riduzionismo forte si trova a diretto
confronto con il problema della natura della razionalità. Se la
realtà non è altro che interazione di particelle elementari, allora
tutto accade a caso e chi può dire che i movimenti della bocca di
automi di forma umana siano le articolazioni di un discorso razionale?
Chi o cosa può certificare che il modo di parlare sia valido e veritiero?
Il riduzionista forte taglia proprio il ramo su cui cerca di stare
seduto, mettendo in pericolo quegli argomenti che egli ritiene difendano
la sua posizione.
2. Metafisica. Le classiche posizioni filosofiche del fisicalismo
o dellidealismo hanno entrambe un carattere essenzialmente
riduzionista, dal momento che riducono la realtà semplicemente al
dato materiale, o a quello mentale. Il dualismo sostanziale, di
tipo platonico o cartesiano, è essenzialmente antiriduzionista,
nel senso che riconosce uno statuto di realtà sia al dato materiale
che a quello mentale. Tuttavia ha incontrato molti problemi, la
cui radice sta nella difficoltà di spiegare come il mentale e il
materiale entrino in relazione reciproca. Ma vi sono anche numerose
altre posizioni filosofiche contemporanee che hanno ugualmente un
carattere antiriduzionista.
Una è il monismo duale (dual-aspect monism)
a volte chiamato fisicalismo non riduzionista
che afferma esservi un solo genere di sussistenza (substance),
ma che esso può essere esperito secondo due poli complementari,
quello del materiale e quello del mentale.
Un simile modo di trattare il rapporto mente/materia è antiriduzionista.
In un modo diverso, anche la filosofia del processo
di Alfred
North Whitehead (1861-1947) si oppone al riduzionismo: essa si basa
su una metafisica dei singoli eventi o occorrenze reali
(actual occasions). Questi possono rispondere a gradi di
complessità diversificati e non li si può ridurre ad
un denominatore comune. Unaltra proposta antiriduzionista
è stata avanzata da Niels Bohr (1885-1962) quando ha suggerito di
esportare dalla meccanica quantistica il suo concetto di complementarità,
utilizzandone le virtualità come un modo concettuale per collegare
la vita e la materia. Bohr ha sottolineato il fatto, già rilevato,
che ridurre il vivente alle sue parti molecolari non serve che ad
ucciderlo e che le due procedure alternative, quella di accostarvisi
nella sua interezza olistica, oppure quella di operarne una decomposizione
materiale, sono tra loro incompatibili. Nessuna delle due formulazioni
metafisiche, comunque, è priva di difficoltà.
3. Teologia. Non cè bisogno di sottolineare linteresse
della teologia ad una prospettiva antiriduzionistica di comprensione
della realtà. A partire da Lucrezio (ca. 98-54 a.C.), quanti hanno
portato avanti lipotesi che non esistono altro che gli atomi
e il vuoto hanno anche terminato con lo sposare l ateismo.
La realtà di tutto ciò che è mentale e spirituale è dimportanza
vitale per la religione, e la realtà di tutto ciò che è materiale
è dimportanza vitale per il cristianesimo, la religione del
Verbo fatto carne ( GESÙ
CRISTO, RIVELAZIONE E INCARNAZIONE DEL LOGOS, IV). La teologia dovrebbe
sentirsi confortata dal fatto che vi è un sufficiente incoraggiamento,
sia da parte di una scienza correttamente elaborata, sia da parte
di una filosofia ben perseguita, a difendere la posizione antiriduzionista.
V. Considerazioni conclusive: la realtà è ununità a molti
livelli
1. Insufficienza della prospettiva riduzionista. La conoscenza
che risulta dalla nostra indagine del mondo riproponiamo
qui quanto già sviluppato in altro luogo (cfr. Polkinghorne, 1987,
pp. 128-129 e 143-145) può dunque venire organizzata
in una gerarchia corrispondente alla complessità del sistema o disciplina
considerata come fondamentale: fisica, chimica, biochimica, biologia,
psicologia, sociologia, teologia. Ma che relazione cè tra
questi differenti livelli di descrizione? Il riduzionista
integrale ha la risposta pronta: alla fine, tutto si riduce alla
fisica ( POSITIVISMO).
Il resto non è altro che un'increspatura epifenomenica sulla superficie
di un sostrato fisico, proprio come le onde generate dal vento in
un campo di grano non sono nient'altro che il movimento di molte
spighe. Questa risposta è molto semplice, ma non è plausibile. Un
autoritratto di Rembrandt è allora solo un insieme di macchioline
di colore, o un sonetto di Shakespeare nient'altro che ghirigori
d'inchiostro sopra un foglio di carta? Questo è ciò che rimane smontando
il quadro o il sonetto. Non troveremo certo un ingrediente extra,
qualcosa come lo spirito dell'arte o della poesia. Mi sembra che
un «riduzionismo strutturale» possa venir accettato,
che si possa sottoscrivere cioè la tesi per cui le unità a partire
dalle quali sono costituite le entità del mondo fisico siano proprio
le particelle elementari studiate dalla fisica di base. In biologia
il vitalismo sembra ormai morto definitivamente. I successi della
biologia molecolare non ci spingono certo a credere nella necessità
di una misteriosa entelechia o di un élan vitale per trasformare
la materia inanimata in un essere vivente. Il riduzionista radicale
sceglie però una posizione più forte, accettando un «riduzionismo
concettuale» che nega l'emergere, con la crescente complessità
dell'organizzazione, di livelli di significato totalmente nuovi
e di possibilità che non sono in linea di principio riducibili a
quelli che a loro soggiacciono. Perché il «riduzionismo strutturale»
non giunga al «riduzionismo concettuale», si rende necessaria
un'attenta analisi del grado in cui una vera novità
può apparire a questi crescenti livelli di organizzazione. Fino
a che punto l'intero è più della somma delle sue parti? Questo risultato
viene sicuramente raggiunto attraverso l'effetto di potenziamento
generato dalla mutua interazione cooperativa, resa possibile da
componenti che si integrano in un'unità più grande.
Credo che abbia ragione chi difende l autonomia
della propria disciplina contro le pretese imperialistiche della
fisica. Gli animali sono certamente composti di atomi, ma non per
questo la biologia si riduce a un complicato corollario della fisica
atomica. E sintomatico che, per essere compresi, i concetti biologici
abbiano bisogno dell'ambiente vivente nel quale trovano la loro
espressione. Proviamo a considerare una frase di questo tipo: «la
biologia molecolare ci ha permesso di comprendere più a fondo dal
punto di vista biochimico come il programma genetico sia codificato
nel DNA e come l'RNA trasferisca le parti appropriate di quel piano
per controllare la produzione delle proteine». In questa frase
c'è senz'altro una confusione di linguaggi. La biochimica può parlare
della dinamica molecolare degli amminoacidi che si aggregano per
formare proteine. Il linguaggio informativo del programma
e del piano si riferisce, però, a un tipo di discorso
differente e disgiunto, che comincia ad avere senso solo in un contesto
cellulare.
2. Scienze e teologia. Del grande fisico sperimentale dell'Ottocento
Michael Faraday, che era credente e cristiano praticante, è stato
detto, forse a torto, che quando entrava in laboratorio dimenticava
la religione e che quando ne usciva dimenticava la scienza. Spero
che non fosse vero. Viviamo in un unico mondo e scienza e
teologia ne esplorano aspetti differenti. Nonostante le ovvie differenze,
le due discipline hanno in comune il fatto che entrambe richiedono
tentativi correggibili di comprendere l esperienza.
Si occupano infatti entrambe di esplorare il modo in cui le cose
sono e a questo, infine, si sottopongono. Esse sono perciò in grado
di interagire l'una con l'altra: la teologia, spiegando la fonte
dell'ordine e della struttura che la scienza assume e conferma nella
sua indagine del mondo; la scienza, attraverso lo studio delle condizioni
adatte alla creazione, che devono essere soddisfatte da ogni descrizione
del Creatore e della sua attività. La loro relazione non è priva
di rompicapi, ma coloro che prendono con uguale serietà quanto viene
raccontato dalla scienza e dalla religione non sono affatto obbligati
né a dividere la loro riflessione in compartimenti stagni, né a
cercare compromessi in malafede.
La realtà è un'unità a molti livelli. Posso percepire un'altra persona
come un aggregato di atomi, ma anche come un sistema biochimico
aperto in interazione con l'ambiente, o come un esemplare di homo
sapiens, come un oggetto di bellezza, o come qualcuno i cui
bisogni meritano il mio rispetto e la mia compassione, o infine
come un fratello per cui Cristo è morto. Tutti questi aspetti sono
veri e coesistono in maniera misteriosa in quell'unica persona.
Se ne negassi uno, significherebbe che sminuisco sia quella persona
che me stesso, che tento di capirla; significherebbe non rendere
giustizia alla ricchezza della realtà. Una giustificazione del teismo
è che nel Dio Creatore, il fondamento di tutto ciò che è, questi
livelli differenti trovano il loro spazio e la loro garanzia. Egli
è la fonte della connessione, colui il cui atto creativo contiene
in sé le prospettive del mondo della scienza, dell'estetica, dell'etica
e della religione, come espressioni della sua ragione, gioia, volontà
e presenza ( CREAZIONE).
Questo carattere di intreccio del mondo creato trova la sua espressione
più piena nel concetto di sacramento, un segno esteriore e visibile
di una grazia interiore e spirituale ( SIMBOLO,
IV), una meravigliosa fusione degli interessi di scienza e teologia.
E così, nella Eucaristia,
il pane e il vino che, nelle parole della liturgia, la terra
ha dato e l'uomo ha fatto, divengono il corpo e il sangue
di Cristo, la fonte della vita spirituale. Il più grande sacramento,
paragonati al quale tutti gli altri sono solo specificazioni e ombre,
è l'incarnazione in cui «il Verbo si fece carne e venne ad
abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come
di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità» (Gv
1,14). Il Verbo, il lógos, combina due nozioni, una greca
e una ebraica. Per i Greci il lógos era il principio razionale
ordinatore dell'universo. Per gli Ebrei la parola del Signore era
l'attività di Dio nel mondo. La scienza delinea un mondo di ordine
razionale che si sviluppa attraverso lo svolgimento di un processo,
una fusione di intuizioni greche ed ebraiche. La teologia afferma
che il mondo, nel suo aspetto scientifico, è un'espressione del
mondo di Dio, in quanto, «tutto è stato fatto
per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò
che esiste» (Gv 1,3).
John C. Polkinghorne
Vedi: ANALOGIA;
BIOLOGIA; COMPLESSITÀ; MATERIA; MATERIALISMO; POSITIVISMO; PRAGMATISMO.
Bibliografia:
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Columbia Univ. Press, New York 1983; A.R. PEACOCKE, God and the
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Scienza e fede, Mondadori, Milano 1987; J. GLEICK, Caos,
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Harper and Row, New York 1990, pp. 165-171; T. e I. ARECCHI, I
simboli e la realtà, Jaca Book, Milano 1990; E. AGAZZI (a cura
di), The Problem of Reductionism in Science, Kluwer, Dordrecht
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e la verità come fondamenti della scienza, in T. Torrance, Senso
del divino e scienza moderna, LEV, Città del Vaticano 1992,
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naturali al mondo dei processi evolutivi, Feltrinelli, Milano
1994; S. KAUFFMAN, At Home in the Universe, Oxford Univ.
Press, New York 1995; J. BARROW, Impossibilità. I limiti della
scienza e la scienza dei limiti, Rizzoli, Milano 1999; F. BERTELÈ,
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Tommaso d'Aquino e le scienze della complessità, Il Poligrafo,
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