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Rinascimentali e moderni

La terra, un astro in moto fra tutti gli altri, di cui ci sono ignoti gli abitatori

(da N. Cusano, La dotta ignoranza, 1440)

Rappresentante di un precoce eliocentrismo un secolo prima di Copernico, il cardinale Nicolò Cusano, Vescovo cattolico di Bressanone espone in questo testo la sua visione sulle condizioni terra, in parte simili e in parte diverse a quelle di tanti altri astri, sui quali potrebbero esservi abitatori, dei quali però non conosciamo nulla, sebbene fra le loro regioni e le nostre vi sia una qualche proporzionalità, dovuta alla struttura unitaria del nostro universo, creato dall’unico Dio.



La mirabile arte di Dio nella creazione del mondo e degli elementi

(da N. Cusano, La dotta ignoranza, 1440)

Esempio di neoplatonismo cristiano erudito, la cosmologia di Nicolò Cusano (1401-1464) esalta la razionalità del Creatore senza perdere la percezione dell’incommensurabilità del mistero. «Nel creare il mondo, Dio ha impiegato aritmetica, geometria e musica insieme ad astronomia, arti che impieghiamo anche noi quando facciamo ricerche sulle proporzioni fra le cose, fra gli elementi e fra i moti». Tuttavia la ragione profonda di tali proporzioni non la conosciamo e la nostra ignoranza ci muove allo stupore e alla venerazione.



Giordano Bruno, Selezione di testi sulla pluralità dei mondi

(da Bruno, De l’infinito, universo et mondi, 1584; La cena de le Ceneri, 1584)

I testi proposti mostrano l’impegno con cui Giordano Bruno (1548-1600) sostiene la sua convinzione eliocentrica e presentano alcuni tratti della sua cosmologia: mondi diversi e infiniti in un unico universo. La sua critica alla cosmologia aristotelica, tuttavia, non diviene mai critica anti-teologica, in quanto il Nolano mantiene anche in questi testi una concezione religiosa dell’universo, creato da Dio e chiamato a glorificarlo.



La scienza che non risale fino all’Imperatore del Cielo non è vera scienza

(da M. Ricci, Prefazione alla 3a. ed. del Mappamondo, Pechino 1602)

Missionario gesuita nella Cina dei Ming, Matteo Ricci (1552-1610) fu autore e traduttore di numerosi testi scientifici, principalmente di ambito matematico ed astronomico. Esempio straordinario di inculturazione della fede attraverso il pensiero scientifico, occupò importanti cariche culturali presso la corte cinese. Nella prefazione che qui riportiamo alla 3a. ed. del suo mappamondo, preparato per i notabili cinesi, egli parte dallo studio della geografia per giungere a presentare la fede nell’Unico Dio creatore in un linguaggio che sia comprensibile ai suoi interlocutori.



Sulla creazione del cielo e della terra da parte del Signore del Cielo (Tian zhu)

(da M. Ricci, Il vero significato del “Signore del Cielo”, 1603)

Il brano che presentiamo è tratto dal capitolo iniziale dell’opera Il vero significato del Signore del Cielo, con il quale Matteo Ricci, matematico e missionario del primo ‘600, con lo stile di un dialogo, fa esporre da un intellettuale occidentale i principi della fede monoteista ebraico-cristiana, rivolgendosi ad un interlocutore cinese, anch’egli intellettuale. Si tratta di un pregevole esempio di inculturazione il quale, scegliendo di partire dal riferimento cosmologico ad un Dio Creatore, si propone di avvicinare alla fede nell’Unico Dio rivelatosi in Gesù Cristo.



Il cielo in poesia: il collasso del sistema tolemaico nei versi di John Donne

(da John Donne, Una anatomia del mondo, 1611)

In questo poemetto, venato di pessimismo a motivo della morte in giovane età di Elizabeth Drury, cara all’Autore, John Donne (1572-1631) espone in versi la sua visione naturalistica e cosmologica. Il brano di cui riproponiamo la lettura, che coincide con la seconda ed ultima parte del poema, rappresenta uno dei rari esempi di poesia che si snoda avendo come riferimento l’osservazione del cielo, il passaggio dal geocentrismo all’eliocentrismo in modo particolare. Donne è contemporaneo di Galileo, e la data di composizione del poemetto è solo di due anni posteriore alle prime osservazioni al telescopio dello scienziato pisano. La Anatomia del mondo è uno sguardo su un mondo caduco, segnato dal limite e dalla morte, nel quale il poeta legge scompiglio e disorientamento, proprio impiegando come spunto il collasso del sistema tolemaico e la svalutazione del sole, una fra le molte stelle, togliendo certezze e riferimenti anche all’uomo della strada.



Galileo Galilei, Lettera a Padre Benedetto Castelli (1613)

Nel 1613 Galileo scrisse una lettera ad un suo vecchio studente, il benedettino Benedetto Castelli (1578-1643), su come non fosse necessario vedere il moto della terra in opposizione con la Sacra Scrittura. Accennandovi la sua proposta esegetica, sviluppata poi diffusamente nella successiva lettera alla Granduchessa di Toscana, Galileo porta come argomento per la rotazione della terra l’analogia con la rotazione del sole attorno al proprio asse e quello della ragionevolezza di sostenere che la maggiore grandezza e dignità del sole suggerisse il suo ruolo centrale. «Avendo io dunque scoperto e necessariamente dimostrato, il globo del Sole rivolgersi in sé stesso, facendo un'intera conversione in un mese lunare in circa, per quel verso appunto che si fanno tutte l'altre conversioni celesti; ed essendo, di più, molto probabile e ragionevole che il Sole, come strumento e ministro massimo della natura, quasi cuor del mondo, dia non solamente, com'egli chiaramente dà, luce, ma il moto ancora a tutti i pianeti che intorno se gli raggirano...». Un anno più tardi Galileo fu attaccato dal pulpito dei Domenicani a motivo dei suoi insegnamenti copernicani.



Galileo Galilei, Lettera a Cristina di Lorena, Granduchessa di Toscana (1615)

Richiamato dopo la prima promulgazione delle sue tesi eliocentriche dalla madre del suo patrocinatore, la Granduchessa Cristina di Lorena, a lui legata da amicizia e preoccupata per la sua ortodossia, Galileo le indirizzò una notissima Lettera alla Granduchessa Cristina (1615). Sviluppo della sua precedente lettera a Benedetto Castelli (1613), per redigere questo scritto egli dovette senza dubbio avvalersi di qualche teologo non ostile al copernicanesimo. La Lettera può essere ancora considerata un capolavoro del suo sforzo di riconciliare i testi biblici con la visione scientifica.



Roberto Bellarmino, Lettera a Paolo A. Foscarini (1615)

Paolo Antonio Foscarini, teologo carmelitano amico di Galileo, aveva redatto un opuscolo a difesa del copernicanesimo, nel quale sosteneva tesi analoghe a quelle esposte da Galileo nella Lettera a Benedetto Castelli. Galileo stesso ricevette una copia del’opuscolo di Foscarini da Federico Cesi, fondatore dell’Accademia dei Lincei, eretta nel 1603 con il patrocinio di papa Clemente VIII, di cui Galileo faceva parte. Foscarini ne inviò quindi una copia al cardinale Roberto Bellarmino, ottenendo da quest’ultimo la risposta che qui leggiamo.



La lode a Dio Creatore dalla Harmonices Mundi

(da J. Keplero, Harmonices mundi, 1619)

Nel libro V della sua opera Harmonices mundi (1619), in due pagine dei capitoli IX e X, Johannes Keplero ha lasciato la testimonianza di una sua preghiera di lode a Dio Creatore. Battezzato cattolico, ma poi educato nella dottrina della Riforma, Keplero inserì la sua attività scientifica nel contesto di una sincera fede cristiana, giungendo a sostenere, come riportato in una sua lettera inviata nel 1598 a Herwath von Hohenburg, che l’astronomo è in fondo un sacerdote del libro della Natura, che, al pari di un messale, può utilizzare per dare gloria a Dio. Riportiamo i testi con l’originale latino.



La difesa dell’eliocentrismo: i suggerimenti di Tommaso Campanella nella Apologia per Galileo (1622)

L’opera di Campanella Apologia per Galileo rappresenta probabilmente la migliore esposizione delle ragioni filosofiche e teologiche che avrebbero suggerito di non opporre resistenza al sistema eliocentrico, sebbene in attesa delle definitive conferme scientifiche. Organizzato in 5 libri e redatto per sostenere le tesi dello scienziato pisano all’epoca del primo giudizio del 1616, lo scritto fu inviato al cardinale Bonifacio Caetani, ma pervenne nelle sue mani poco dopo il decreto del 5 marzo dello stesso anno, con cui il Sant’Uffizio disponeva che il sistema copernicano poteva essere insegnato soltanto ex suppositione. L’opera venne pubblicata a Francoforte solo nel 1622. L’interesse della Apologia del filosofo calabro deriva anche dalle preziose intuizioni che vi si contengono circa l’esegesi che dovrebbe regolare il rapporto fra scienza e Scrittura e l’impiego delle scienze naturali come fattore di progresso della riflessione teologica. Protagonista di vicende assai movimentate, che lo videro non di rado in conflitto sia con la Chiesa che con lo stato politico, Campanella morì in comunione con Dio e con l’ordine domenicano cui apparteneva. Il brano che proponiamo presenta la quarta e la quinta asserzione esposte a favore del copernicanesimo e l’inizio della sesta, come raccolte nel libro III.



Dialoghi sulla pluralità dei mondi

(Bernard Le Bovier de Fontenelle, Dialoghi sulla pluralità dei mondi, 1686)

“È evidente che niente dovrebbe interessarci di più se non il sapere come è fatto questo mondo da noi abitato, se ci sono mondi simili e se sono anch’essi abitati”. Così Bernard de Fontenelle, scienziato e letterato illuminista, presenta il saggio Entretiens sur la pluralité des mondes, del quale riportiamo qui la Prefazione all’opera. Primo esempio di divulgazione scientifica dell’età moderna che affronta direttamente il tema della presenza di vita al di là del pianeta Terra, i discorsi immaginari dell’Autore sono sviluppati tenendo conto delle scoperte della fisica e di quanto, a partire da esse, si poteva ricostruire in tali inediti scenari.



L’apologetica anglicana sorta fra i cultori delle scienze naturali

(da R. Boyle, Il virtuoso cristiano, 1690)

Questo brano di Robert Boyle (1627-1691), uno dei fondatori della chimica moderna, è uno dei primi esempi di quell’apologetica cristiana che, in ambiente anglicano, sorse proprio fra i cultori delle scienze e si estese poi lungo tutto il Settecento. L’autore espone i motivi per i quali uno scienziato (qui indicato col nome di “filosofo sperimentale”) può essere anche un sincero credente in Dio e presenta una lunga serie di osservazioni le quali, partendo dall’argomento dell’ordine e della finalità osservate in natura, mostrerebbero la ragionevolezza dell’esistenza di Dio. Al di là dell’ingenuità di varie di queste riflessioni, lo spirito dell’apologetica anglicana sei e settecentesca partiva da una considerazione condivisibile: se Dio aveva creato l’universo, oggetto di studio delle scienze, era ragionevole che lo scienziato ne cercasse le tracce. Al termine della sua vita, il chimico inglese lasciò un’eredità allo scopo di far svolgere dei cicli di conferenze di contenuto apologetico, note come le Boyle’s Lectures.



Le moderne scoperte astronomiche manifestano la sapienza di Dio

(da R. Boyle, Il virtuoso cristiano, 1690)

Esponendo in modo attraente l’enorme apertura di orizzonti recata dalle recenti scoperte astronomiche degli scienziati [i Virtuosi] a lui contemporanei, Robert Boyle espone qui le caratteristiche e i vantaggi del sistema copernicano. Risulta interessante il suo atteggiamento di non legare la fede cristiana ad una specifica visione cosmologica, ponendo invece maggiore attenzione su come la grandezza e l’immensità dell’universo manifestino la grandezza del suo Creatore. «Non è sulla verità di questa o di quella particolare spiegazione dei fenomeni celesti, ma sulla considerazione dei fenomeni stessi – afferma l’Autore – che si fonda la persuasione che noi abbiamo della divina sapienza».



Giuseppe Settele, Richiesta presentata a Pio VII per l'approvazione del manuale Elementi di Astronomia

(dai documenti del volume W. Brandmüller e E.J. Greipl (a cura di), Copernico Galilei e la Chiesa, fine della controversia (1820), gli atti del Sant’Uffizio)

Incoraggiato da una presunta misura di parallasse stellare della stella Vega, pubblicata nel 1806 da Giuseppe Calandrelli, direttore della Specola del Collegio Romano, il professore di Ottica e di Astronomia all’Università la Sapienza, Giuseppe Settele, chiede l’approvazione del suo manuale di Astronomia, nel quale si sostiene il sistema eliocentrico, perché possa venire stampato a Roma con Imprimatur della Santa Sede. Sebbene le misure di Calandrelli si rivelarono in seguito spurie, e la distanza di Vega sottostimata, esse ebbero il ruolo storico di porre l’attenzione su un fenomeno che avrebbe offerto la prima vera prova fisica della rotazione della terra intorno al sole. La lettera di Settele è un raro esempio di ordinata ricostruzione dei fatti avvenuti a partire dal 1615, un anno prima che il De revolutionibus di Copernico comparisse nell’Indice dei libri proibiti. Pio VII risponderà con il decreto di approvazione dell’opera Elementi di Astronomia, a sostegno del sistema eliocentrico, decreto pubblicato nell’agosto dello stesso



Un dialogo sulla questione eliocentrica: Il Copernico di Giacomo Leopardi

(dalle Operette Morali di G. Leopardi, 1827)

In questo pregevolissimo, assai significativo, e in certo modo divertente dialogo, tratto dalle sue operette morali, Giacomo Leopardi presenta tutte le implicazioni culturali e filosofiche che il sistema eliocentrico traeva con sé, dando al lettore la chiara percezione di quanto ponderosi fossero i motivi delle resistenze che esso incontrò. Queste trovano una profonda e ordinata elencazione specialmente nella Scena Quarta. Di grande interesse astronomico, poi, sono le considerazioni di Leopardi circa la necessità che il Sole, prima o poi, dovrà muoversi anch’esso attorno a qualche altro centro di gravità, ed il suggerimento che le altre stelle della Via Lattea abbiano attorno altri sistemi planetari, eventualmente ospitanti altri esseri viventi, in analogia con quanto avviene per il sistema solare.



La ricerca della verità deve essere il fine ultimo di ogni scienza

(da A.L. Cauchy, Sept Leçons de Physique générale faites à Turin en 1833)

Fin dalle sue origini, l'uomo studia, ricerca e incrementa costantemente la sua conoscenza in tutti i campi perchè spinto dal forte desiderio di conoscere la verità e possederla, come sua esigenza intima e insopprimibile. Ma come si può giungere alla verità? In questo testo, che ripropone la traduzione italiana della prima delle sette lezioni date da Augustin Cauchy a Torino nel 1833, il matematico francese spiega che vi sono due diversi ambiti del sapere che portano alla verità intesa come “fine ultimo di ogni scienza”: le scienze filosofiche e morali e le scienze propriamente dette, come la fisica generale, alla quale è dedicata questa introduzione.



Se le stesse specie sono state create più di una volta: riflessioni di Darwin sull’evoluzione

(da C.R. Darwin, Saggio sull’Origine delle Specie, 1844)

Questo brano, tratto dal Saggio del 1844, ovvero l’opera che contiene le riflessioni fondamentali sulla evoluzione delle specie che poi confluiranno nella redazione de L’origine delle specie (1859), risulta di interesse al fine di valutare l’impiego originale del termine “creazione”, usato da Darwin nel senso di “origine indipendente di una o più specie, non come derivazione da altre”. Il problema veniva infatti posto dal fatto che medesime specie vegetali o animali venivano trovate in luoghi geograficamente troppo distanti per entrare in comunicazione fra loro. A parte la contemporanea comprensione del fenomeno, il testo possiede un certo interesse filologico, perché mostra che quando, come in questo caso, la nozione di creazione viene impiegata in un contesto biologico, essa indica una certa alternativa con la nozione di evoluzione, contribuendo in tal modo alla successiva idea che i due termini, creazione ed evoluzione, così interpretati, vadano necessariamente visti in opposizione.



La critica di Kierkegaard al naturalismo materialista ottocentesco

(da S. Kierkegaard, Diario 1847)

Il filosofo danese, con linguaggio provocante e diretto, insorge contro la pretesa degli studi naturalistici ottocenteschi che intendevano porre anche lo spirito umano sotto i loro strumenti di osservazione. L’infervorata reazione kierkegaardiana, in luogo di sembrare penalizzante per la scienza, va compresa alla luce del clima di materialismo naturalistico che stava affermandosi specialmente in Francia e Germania, e che avrebbe avuto pochi anni dopo come esponenti fisiologi e naturalisti quali Jakob Moleschott (1822-1893), Ludwig Büchner (1824-1899) o Ernst H. Häckel (1834-1919). Egli vuole ribadire che lo spirito, la coscienza e la libertà trascendono la materia e le osservazioni delle scienze.



Scienza e Fede nella vita di Augustin Cauchy (1789-1857)

(da F. Faà di Bruno, Cenni biografici sul barone Agostino Cauchy, 1857)

“Forse ben più secoli non vedranno riunite in un sol uomo tanta sublimità ricchezza e fecondità d’ingegno a tanta pietà, carità e modestia”. Con queste parole il beato Faà di Bruno (1825-1888) inizia a tratteggiare, poco dopo la sua scomparsa, la figura del matematico francese Agostino Cauchy (1789-1857), suo maestro. Proponiamo al lettore una memoria del matematico francese redatta dal colui che più altri ne subì l’influenza, sia scientifica che spirituale.



Evoluzione delle specie e ruolo del Creatore

(Le riflessioni di C.R. Darwin nell’Abbozzo del 1842 e nella conclusione della Ia. e IIa. edizione de l’Origine delle specie, 1859 e 1860)

Il cosidetto Abbozzo del 1842 rappresenta il primo sommario, esteso poche decine di pagine, che Darwin scrive a matita come pro-memoria della sua teoria dell’evoluzione biologica delle specie. Questi appunti confluiranno prima nel più esteso Saggio del 1844 e poi nella redazione de L’Origine delle specie del 1859. Le Conclusioni dell’Abbozzo non hanno difficoltà a presentare il ruolo di un ipotetico Creatore in armonia con la nuova teoria che il biologo inglese va delineando. Il tono di queste Conclusioni sarà conservato anche nelle Conclusioni de L’origine delle specie, qui sotto riportate, però con una particolarità. La parola “Creatore”, omessa nella prima edizione del 1859, sarà esplicitamente re-introdotta a partire dalla seconda edizione del 1860, fino alla sesta del 1872.



Dio e la sua Provvidenza: i punti di un Catechismo del Beato Faà di Bruno

(da F. Faà di Bruno, Saggio di Catechismo ragionato ad uso degli studiosi della Cattolica Religione, 1875)

Proponiamo alcuni brevi brani del catechismo redatto dal Beato Francesco Faà di Bruno (1825-1888), matematico di prestigio, sacerdote cattolico e fondatore di numerose opere sociali. Il catechismo, pur dirigendosi ad un pubblico ampio, era particolarmente rivolto agli intellettuali del tempo, verso i quali il Beato non trascurava di esercitare il suo apostolato.



C.R. Darwin: Le mie opinioni religiose

(da Autobiografia 1809-1882. Con l’aggiunta dei passi omessi nelle precedenti edizioni, Appendice e Note a cura della nipote Nora Barlow)

Riportiamo alcune riflessioni autobiografiche di Charles Darwin circa il suo rapporto con la religione, come presenti nell’edizione della Autobiografia curata da sua nipote Nora Barlow (1885-1989), contenente passi omessi e note mancanti nelle precedenti edizioni. Seguiamo il testo publlicato da Collins (London, 1958) e proposto in traduzione italiana da Giuseppe Montalenti e Luciana Fratini (Einaudi, Torino 1964). Il lettore potrà così conoscere le obiezioni alla religione manifestate da Darwin, valutandole sullo sfondo delle risposte che potrebbero oggi essere fornite da una adeguata fenomenologia della religione e da una corretta teologia cristiana. Alle obiezioni di carattere razionalistico, tipiche del contesto ottocentesco in cui scriveva lo scienziato inglese, viene affiancato il classico argomento circa il male nel mondo, ma anche l’affermazione della istintiva natura etica dell’essere umano, questi ultimi inquadrati in un clima di interrogazione e di sensibilità che pare aperto alla percezione di una coscienza morale. Pur nella frammentarietà delle riflessioni, non scevre da alcune incompletezze e incoerenze, Charles Darwin si qualificherà una volta teista e una volta agnostico. Così le sue affermazioni: «Un altro argomento a favore del’esistenza di Dio, conesso con la ragione più che col sentimento, e a mio avviso molto importante, è l’estrema difficoltà, l’impossibilità quasi, di concepire l’universo, immenso e meraviglioso, e l’uomo, con la sua capacità di guardare verso il passato e verso il futuro, come il risultato di un mero caso o di una cieca necessità. Questo pensiero mi costringe a ricorrere a una Causa Prima dotata di un’intelligenza in certo modo analoga a quella dell’uomo; e mi merito così l’appellattivo di teista». E poco più avanti: «Il mistero del principio dell’universo è insolubile per noi, e perciò, per quel che mi riguarda, mi limito a dichiararmi agnostico».



Come le scienze naturali favoriscano la riflessione su Dio e aiutino a chiarire, grazie ad analogie e similitudini, alcuni aspetti delle verità rivelate

(da A. Stoppani, Il dogma e le scienze positive, 1884)

Antonio Stoppani (1824-1891), sacerdote e geologo, autore della prima ricognizione geologica completa del territorio italiano (Il Bel Paese, 1875), si dedicò con passione, nel clima conflittuale dell’Ottocento, ad accostare il clero ai risultati della scienza, offrendo egli stesso riflessioni e sintesi sul rapporto fra scienze e Sacra Scrittura. In questo brano, sebbene con il linguaggio e le conoscenze del tempo, mostra alcuni aspetti dei vantaggi che, per la conoscenza delle cose della fede, potrebbe derivare dalla considerazione dei risultati e dei metodi delle scienze naturali. Al tempo stesso, mette in guardia da un impiego ideologico della scienza, quando realizzato allo scopo di porre in discredito le verità della fede.



Come lo studio delle scienze fisiche e naturali sia per l’università del Clero cattolico specialmente indicato

(da A. Stoppani, Il dogma e le scienze positive, 1884)

Il sacerdote-geologo incoraggia gli ecclesiastici del tempo allo studio delle scienze naturali. Pur consapevole che solo pochi potranno dedicarvisi in modo alquanto profondo, egli intende suscitare l’interesse verso l’osservazione della natura, dando idee sulla realizzazione di un orto botanico, di un piccolo osservatorio meteorologico o di una collezione di reperti naturali. A parte la dimensione esortativa del testo, la cui lettura risulta amena e storicamente interessante, Stoppani intende in definitiva far comprendere che le conoscenze scientifiche fanno ormai parte di quella cultura generale nella quale anche i sacerdoti devono essere almeno in parte edotti se vogliono condurre a termine la loro missione evangelizzatrice.



Le osservazioni di Schiaparelli sui canali di Marte

(da G.V. Schiaparelli, La vita sul pianeta Marte, 1895)

Dall’osservazione del pianeta Marte effettuata con il telescopio Mertz dell’Osservatorio di Brera, l’astronomo Schiaparelli deduce la morfologia e la geografia del pianeta rosso e le sue condizioni climatiche. Particolare interesse destano i canali di Marte, ossia larghe valli con attorno ampie zone di vegetazione, che sembravano suggerire – lasciando spazio alla fantasia – l’ipotesi della presenza di forme di vita intelligenti, capaci di intervenire su di essi per realizzare opere d’irrigazione e dunque di una civiltà marziana socialmente e politicamente evoluta. proponiamo uno degli scritti di Schiaparelli che maggiormente influirono sul successivo dibattito di opinione pubblica sulla vita extraterrestre.



Documentazione Interdisciplinare di Scienza e Fede 2003 - 2010