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ORIGINE E NATURA DELLA VITA

CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istruzione Donum Vitae, sul rispetto della vita umana nascente e la dignità della procreazione , 22.2.1987

Redatto per venire esplicitamente incontro agli interrogativi formulati dai vescovi e dai teologi, ma anche da medici e uomini di scienza, il documento in oggetto rappresenta a tutt’oggi la più completa esposizione dei principi della morale cattolica in merito alle tecniche biomediche che consentono di intervenire nella fase iniziale della vita dell’essere umano e nei processi della procreazione. L’istruzione fornisce nel contempo un riepilogo della concezione cristiana circa la natura della vita umana e la sua dignità, non trascurando di offrirne gli opportuni collegamenti con quanto la retta ragione può conoscere partendo dalla considerazione della fenomenologia della vita e dei dinamismi alla base della procreazione umana. L’Introduzione richiama i principi fondamentali di carattere antropologico e morale, necessari per un’adeguata valutazione dei problemi e per l’elaborazione delle risposte ai diversi interrogativi. La Parte Prima ha per oggetto la natura dell’essere umano ed il rispetto ad esso dovuto a partire dal primo momento della sua esistenza. La Parte Seconda affronta in modo sintetico ed insieme sistematico i diversi interrogativi etici e morali posti dagli interventi sulla procreazione umana. Nella Parte Terza vengono offerti alcuni orientamenti sui rapporti che intercorrono fra legge morale e legge civile a proposito del rispetto dovuto agli embrioni e feti umani in relazione alla legittimità delle tecniche di procreazione artificiale. Il documento risulta di interesse anche per il non credente, in quanto fornisce la possibilità di accostarsi in modo conciso e profondo alle principali motivazioni di ordine naturale, biblico e morale che sostengono la concezione cristiana della vita.


ANGELA P., ANGELA A., La straordinaria storia della vita sulla terra , Mondadori, Milano  1992

Opera ben riuscita dei due celebri divulgatori, noti al grande pubblico soprattutto per le loro trasmissioni televisive (a cominciare dallo storico “Quark”). Il padre Piero, giornalista, e il figlio Alberto, naturalista, propongono il complesso e ricco tema dell’evoluzione delle forme di vita sulla terra con uno stile narrativo accattivante, che fa vasto ricorso all’immaginazione per rendere la descrizione degli eventi vivida e piacevole, anche ai lettori meno esperti. Un’opera, quindi, di pura divulgazione, ottima per un primo approccio (vasto, anche se un po’ superficiale) e che riesce a comunicare in modo semplice una visione scientifica dell’evoluzione della vita e tutto l’umano stupore che ne deriva. La trattazione ripercorre le tappe che vanno dalla formazione della terra e nascita della “materia vivente” alla comparsa dei mammiferi ed, infine, dell’Uomo, passando per la descrizione delle specie che si sono avvicendate sul nostro pianeta. Un ulteriore approfondimento non è, però, facilitato dalla mancanza di una bibliografia. Occorre tuttavia segnalare che gli autori cedono talvolta a posizioni piuttosto positiviste e riduzioniste, delle quali si ha sentore, ad esempio, nel loro tentativo di trovare risposte di senso, e dunque di carattere esistenziale, all’interno dei contenuti stessi della descrizione scientifica, senza volerli trascendere. Ciononostante, soprattutto nell’ultima parte, vengono posti al lettore alcuni interrogativi importanti, stimolo di riflessione, come quello dello spaventoso divario esistente tra progresso tecnologico-scientifico e progresso culturale-umanistico.


DE DUVE C., Polvere vitale. Il lungo cammino dalla polvere cosmica alla vita , Longanesi, Milano  1997

La comparsa della vita: forse un caso, come voleva Monod, e per di più altamente improbabile? O forse un processo fondato esclusivamente su principi metafisici, come presentato da Teilhard de Chardin o da Bergson? La visione che propone Christian De Duve non trova piena corrispondenza con nessuna di queste due, e si propone come una nuova interpretazione: esclude l’idea di un progetto dall’interpretazione scientifica dell’evoluzione del mondo naturale, ma rifiuta il caso come forza centrale. L’A., di fede cristiana, rappresenta una voce più che autorevole nel campo della biologia cellulare e molecolare. Laureato in Medicina, ha dedicato interi decenni alla ricerca nel campo della Biochimica, investigando il metabolismo delle cellule, e ottenendo nel 1974 il premio Nobel. In seguito, ha focalizzato il suo interesse sulle proprietà generali delle cellule viventi e sull’origine e l’evoluzione della vita, che costituisce uno dei grandi problemi aperti della ricerca scientifica. Nel quadro della sua particolare prospettiva, l’A. presenta l’evoluzione della vita, fin dalle sue origini, esaminata in quanto processo naturale e “in funzione delle leggi fisico-chimiche antecedenti e immediate, e non in relazione ad un esito noto a noi oggi ma nascosto all’epoca in cui gli eventi ebbero luogo”. Espone da questo punto di vista ciò che è noto dei passaggi critici dell’evoluzione della vita sulla terra: la comparsa delle prime molecole organiche, la formazione di molecole in grado di perpetuare “informazione”, lo sviluppo di una struttura sopramolecolare complessa e la nascita della prima unità propriamente biologica e viva, la cellula; e poi la formazione della pluricellularità e l’evoluzione della mirabile diversità degli esseri viventi, fino alla comparsa della specie che si rivela capace di comprendere tutto ciò: l’essere umano. Chi è interessato ad un’apertura alla complessità di un’analisi interdisciplinare della realtà, troverà di particolare interesse l’ultimo capitolo (“Il senso della vita”). In questo, soprattutto, si trovano le personali interpretazioni dell’A., che intendono non tradire la professionale oggettività dello scienziato. La sua posizione, lontana da concezioni vitalistiche o finalistiche, dà una nuova razionalità al processo evolutivo riconoscendo all’uomo una posizione “privilegiata”, posizione che fu messa in discussione a partire dall’affermarsi dell’eliocentrismo e della selezione naturale darwinista. Secondo l’A., dal suo racconto dell’evoluzione “emerge un modello dominato all’inizio da fattori deterministici, ma poi sempre più influenzato dalla contingenza al procedere dell’evoluzione, anche se entro condizioni più vincolanti di quanto spesso si creda”, “costrizioni così stringenti da produrre obbligatoriamente vita e mente”. Così De Duve riassume la sua posizione: «Se l’universo non è privo di significato, qual è il suo significato? Per me il significato va ricercato nella struttura dell’universo, la quale è tale da produrre il pensiero attraverso la vita e la mente. Il pensiero, a sua volta, è una facoltà attraverso la quale l’universo può riflettere su se stesso, scoprire la propria struttura e apprendere entità immanenti come la verità, la bellezza, la bontà e l’amore».


DE DUVE C., Come evolve la vita. Dalle molecole alla mente simbolica , R. Cortina, Milano  2003

Questo libro, pubblicato dalla casa editrice R. Cortina nella collana Scienza e idee, viene definito dall’A. il proprio testamento spirituale. Sulle riflessioni che propone, egli afferma, “hanno influito in modo significativo il mio ambiente familiare e il tipo di educazione che ho ricevuto da bambino”. Il volume abbraccia il passato ma anche il futuro dei viventi, valutato alla luce del processo globale dell’evoluzione. Che ne sarà della vita? E dell’intelligenza? Troverà mai l’homo sapiens una risposta alle proprie inquietudini e un senso per le proprie sofferenze? Le domande suscitate in questo libro da De Duve, alle quali egli cerca di dare risposta, investono pertanto anche la sfera esistenziale. Attraverso i suoi 18 capitoli, il lettore viene condotto a seguire un itinerario che va dalla “chimica del vivente” fino alle “forme simboliche” ch la vita ha generato, cioè la cultura nelle sue svariate testimonianze (arte, scienza, etica). Il fatto che “un pezzo di vita” voglia studiare la vita è la follia più grande, ma senza questa follia forse la nostra vita non sarebbe degna di essere vissuta. Temi di ambito interdisciplinare e di dialogo con il pensiero religioso vengono afrontati principalmente nei capitolo finale: 18. “Che c’entra Dio in tutto questo?”. L’A. ripropone diversi luoghi comuni e, ritenendo che la dottrina biblica sui temi della creazione sia quella da lui conosciuta attraverso la mediazione culturale e non propriamente teologica, giunge alla conclusione che “molti degli insegnamenti religiosi sono incompatibili con le scoperte della biologia odierna”. Tuttavia proprio questo capitolo finale consente di cogliere la prospettiva religioso-esistenziale di De Duve. Nella sua ricerca, durata tutta una vita, egli ammette “in occasioni straordinarie mi sono sentito vicino a qualcosa di ineffabile, di totalmente misterioso ma reale […] un’entità che, per mancanza di un termine migliore, chiamo appunto Realtà Ultima”.


GILSON E., Biofilosofia. Da Aristotele a Darwin e ritorno (1971) , Marietti 1820, Genova-Milano  2003

Dell’opera di Étienne Gilson, tradotta solo di recente in lingua italiana, il lettore può trovare una recensione completa nella Rubrica “Sul mio scaffale” di questo Portale. Scopo del saggio è mostrare la presenza di un pensiero finalista già nella filosofia aristotelica, suggerendo che la proposta di un’Evoluzione Biologica può essere letta in un’ottica non necessariamente legata al caso e alla negazione di ogni finalismo, come invece voluto dalla classica concerzione darwiniana. Nonostante la distanza di tempo che ci separa dalla sua stesura, il libro di Gilson resta un classico nel suo genere ed aiuta a penetrare, in un’ottica sia storica che teoretica, all’interno di quel complesso intreccio di concetti, la cui attualità è tuttora attestata dagli innumerevoli dibattiti sul rapporto fra creazione ed evoluzione. La sua lettura è particolarmente consigliata a coloro che vogliono accostarsi alla tematica con categorie rigorose e non semplicemente mutuate dal dibattito mass-mediatico. Oltre a presentare un’accurata lettura storica di come le diverse concezioni fissiste, trasformiste ed evoluzioniste si siano avvicendate nel corso dell’interpretazione scientifica della morfologia dei viventi, l’A. dedica ampie pagine ad un’analisi critica del pensiero di Darwin, basato, come è noto, su tre principi fondamentali: la selezione naturale; la variazione spontanea e causale dei caratteri; la lotta per l’esistenza (idea questa che Darwin “fonda” sull’idea malthusiana di sproporzione crescente tra popolazione e risorse). È in particolare sul concetto di modificazione delle specie, che Gilson fa i suoi penetranti rilievi critici. Egli mostra come il concetto di specie sia una nozione che Darwin stesso ammette essere confusa e poco chiara, fino a riconoscere che si tratti di una pura astrazione utile. Ma se le specie non esistono, che senso ha cercarne la loro origine? L’evoluzione resta per Gilson un termine etimologicamente poco chiaro, usato per indicare una teoria ancor meno chiara, un termine che ha avuto soprattutto «la funzione di mascherare l’assenza di un’idea» (p. 143). L’opera ha l’indubbio merito di mostrare quanto poco scientificamente siano spesso usati i concetti di “creazione”, “fissismo”, “evoluzione” e “darwinismo”. È possibile che una mente geniale come Darwin possa pensare che la verità della religione cristiana includa l’ipotesi fissista? E ancora, è possibile credere che la verità di una “mutazione” e una storia delle specie, possa implicare la negazione del concetto di “creazione”? Si tratta di una dialettica nata da un totale fraintendimento dei concetti di generazione e creazione. Già in ottica aristotelica, in cui si distinguono mutazione sostanziali e accidentali, era possibile affermare che una certa specie subisce nel tempo delle mutazioni accidentali. Ma evidentemente Darwin riteneva di aver dimostrato che nel tempo si fossero avute mutazioni sostanziali da una specie all’altra, e riteneva che le “nuove” specie non potevano essere create da Dio.


GRASSÉ P., L'evoluzione del vivente , Adelphi, Milano  1979

La teoria evoluzionistica attuale, detta “teoria sintetica” o anche “sintesi moderna”, basata sui meccanismi di selezione darwiniana e sulla casualità delle mutazioni genetiche, è stata ormai largamente accettata nel mondo scientifico come spiegazione efficace dell’evoluzione. Il biologo francese Pierre Grassé, già titolare della cattedra di Evoluzione biologica alla Sorbona e direttore del monumentale Traité de zoologie (28 voll., 1948-1970) lamenta in quest’opera, pubblicata la prima volta nel 1973 (due anni dopo il celebre Il caso e la necessità di J. Monod), lo scarso spirito critico con cui, di norma, si ricorre a tale quadro interpretativo, mettendone in luce i punti tuttora poco chiari. Alcune ipotesi, presentate come certezze dai loro autori, sono per Grassé ancora oggetto di discussione: tra queste, ad esempio, l’aleatorietà delle mutazioni come elemento sufficiente a spiegare tutti i fenomeni evolutivi (come la comparsa dei diversi piani organizzativi e delle grandi divisioni dei viventi), e il concetto stesso di selezione naturale, che escluderebbe la presenza di ogni teleonomia. Se sono indiscutibili le prove del processo evolutivo, lo è meno la loro interpretazione, e restano in gran parte ancora misteriosi i meccanismi che la governano. L’evoluzione viene definita da Grassé «un fenomeno orientato [che] non si nutre solo di variazione ereditarie aleatorie, vagliate da una selezione operante per il bene di una popolazione». Le critiche mosse dall’A. ad alcuni aspetti della “sintesi moderna” vengono fondate scientificamente sulla paleontologia, da lui ritenuta «la sola vera scienza dell’evoluzione», dalla quale egli cerca di gettare un ponte verso la biologia molecolare. L’opera si apprezza anche per la sua apertura alla dimensione filosofica, che ha nello studio dell’evoluzione «una parte niente affatto trascurabile»; l’A., infatti, intendendo «soddisfare al pari le esigenze della biologia e quelle della filosofia», cerca di cogliere il significato filosofico degli elementi dell’evoluzionismo, e, per primo, del ruolo del caso e del suo rapporto con l’intrinseco finalismo biologico. Anche i non addetti ai lavori potranno trarre vantaggio immediato dalla lettura delle sintetiche Conclusioni, che offrono con stile schematico le principali tesi di quest’opera, la maggior parte delle quali non risultano inficiate dai risultati successivi alla pubblicazione del volume, proprio a motivo della loro natura epistemologica e in certo modo fondativa. L’opera è arricchita da tre Appendici, rispettivamente, la classificazione zoologica degli animali, una tavola cronologica della terra ed un utile glossario.


GUARDINI R., Il diritto alla vita prima della nascita , Morcelliana, Brescia  2005

Si tratta di uno scritto caratterizzato da un approccio realista dallo spessore profondamente umano, in quanto giunge alle radici della questione del diritto alla vita a partire da alcuni problemi essenziali. Quest’opera raccoglie il testo di una conferenza pronunciata da Guardini nel 1947, due anni prima della promulgazione della legge tedesca sulla non punibilità dell’interruzione della gravidanza sulla base di una precisa indicazione medica, criminologica o sociale. Guardini si centra sull’indicazione sociale prendendo in considerazione le durissime condizioni economiche e sociali della Germania appena uscita dalla Seconda Guerra Mondiale. L’A. ribadisce l’irrinunciabile valore di ogni vita umana —anche di quella in sviluppo nel grembo materno— non soltanto per i cristiani, ma per ogni persona che abbia rispetto per l’uomo e responsabilità nei confronti della sua dignità. Fonda la sua posizione anche sul principio indiscusso nella Germania di quel tempo, per il quale: “non è lecito toccare la vita dell’uomo finché non ha commesso un delitto condannato, secondo il diritto vigente, alla pena di morte oppure per legittima difesa”. Sottolinea come l’indicazione proveniente dalla società riguardo la pratica abortiva non sia altro che una nuova versione dell’orientamento della politica nazista, che violava tale principio, per il quale “allo stato spettava la scelta sulla vita o sulla morte di chiunque rientrasse nell’ambito del suo potere”. Prende in esame se la suddetta responsabilità sulla vita del nascituro non obblighi, in circostanze di povertà, ad evitare una vita sventurata a tale creatura, oppure nel caso in cui danneggiasse altri con la sua esistenza; infine si domanda se semplicemente i nuovi tempi richiedano di adattarsi con nuovi costumi. La risposta cui l’A. giunge è chiaramente negativa. Il ragionamento di Guardini si fonda sulle radici ultime del valore e della dignità della persona umana che non è di natura psicologica, ma esistenziale. In tale linea, Guardini si sofferma sul rapporto che il bambino ha con la madre sin dal grembo materno: il corpo e l’anima della madre “si orientano verso l’imminente maternità; lo sviluppo del bambino investe tutta la vita fisica, spirituale e caratteriale della madre”. L’interruzione della gravidanza è una vera minaccia per la salute fisica e spirituale della donna, anche se di solito si prendono con leggerezza questi aspetti. Descrive non soltanto gli effetti percettibili, ma anche i quelli più intimi della coscienza. Un rapporto così forte non si può sopprimere senza ripercussioni profonde. Tuttavia la madre non è padrona della vita del bambino, che le è affidata; non ha maggiori diritti su di essa di quanto non ne abbia un qualsiasi essere umano su di un altro. l’A. si riferisce infine alla diffusa concezione meccanicista che impedisce di concepire la vita come un’unità non soltanto quantitativa, ma soprattutto qualitativa, di forma. La conclusione ricavata da Guardini è che: “se lo Stato vuole non c’è bisogno di uccidere, perché si possa vivere. Basta agire e sacrificarsi” (p. 40)


KAUFFMAN S., A casa nell’universo , Editori Riuniti, Roma  2001

Il tema centrale di questo libro divulgativo è lo studio della complessità, proposto come innovativo approccio allo studio della natura, che permette di superare il riduzionismo professato dalla scienza “ortodossa”, per spiegare molti fenomeni dell’universo, a cominciare dalla comparsa delle galassie, giungendo all’emergere della vita, fino ai meccanismi della società umana e dell’economia. Una prospettiva molto ampia dunque quella proposta da Stuart Kauffman, professore di biochimica all’Università di Pennsylvania, che non ha mancato di suscitare critiche e perplessità, specie in merito all’estensione delle sue teorie dal campo biologico a quello sociologico ed economico. Kauffman sostiene che la teoria darwiniana non sia sufficiente, da sola, a spiegare il fenomeno della vita, nella crescente complessità delle forme che caratterizza la storia evolutiva: «la selezione naturale è importante, ma non ha operato da sola per creare le fini architetture della biosfera… un’altra fonte, l’auto-organizzazione, sta alla base dell’ordine». L’autore basa le proprie teorie su ricerche compiute mediante simulazioni al calcolatore, che permette di studiare il comportamento non lineare e non deterministico di sistemi complessi, osservando l’emergere di fenomeni di auto-organizzazione spontanea, analoghi, si suppone, a quelli che potrebbero aver dato origine ai primi organismi viventi. Si può dire che quella di Kauffman è una applicazione, in campo biologico, delle scoperte del premio Nobel Ilya Prigogine, in merito alle strutture dissipative, ossia particolari sistemi chimici, che, in condizioni di lontananza dall’equilibrio, innescano meccanismi di auto-catalisi e di auto-organizzazione spontanea. Si tratta di un campo di studi molto interessante, appena agli inizi, e che sembra esigere nuove categorie concettuali, che erano state escluse dal normale riduzionismo metodologico.


LEJEUNE J., Il messaggio della vita , Cantagalli, Siena  2002

Laureatosi nel 1951 a Parigi, il prof. Jérôme Lejeune fu 7 anni più tardi tra gli scopritori dell’anomalia genetica alla base della sindrome di Down. Membro autorevole della Pontificia Accademia delle Scienze, poco prima della sua morte, avvenuta nel 1994, fu nominato da Giovanni Paolo II primo presidente della Pontificia Accademia per la Vita a riconoscimento dell’impegno da lui rivolto allo studio ed alla difesa della vita. Il libro Il messaggio della vita, più che riassumere le scoperte o l’attività scientifica di Lejeune, si propone di trasmetterne la lezione umana ed etica. Il testo è suddiviso in tre parti incentrate su tre tematiche fondamentali: l’uomo, la scienza e i diritti. In ciascuna di esse la figura di Lejeune traspare come quella di uno scienziato che, pur mantenendosi coerente ai dettami del metodo scientifico, non rinuncia per questo all’insegnamento morale della Chiesa, mostrando, con argomentazioni puramente logiche, l’infondatezza di una reale contraddizione tra scienza e fede e la necessità di un orientamento morale nell’ambito della ricerca scientifica che permetta il conseguimento del vero bene per l’essere umano. In prefazione e postfazione al volume, si riportano un appassionato ricordo dell’illustre scienziato ad opera di Roberto Colombo, docente di Bioetica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ed un saggio sulle implicazioni etiche della diagnosi genetica prenatale.


RAMELLINI P., Il corpo vivo. La vita tra biologia e filosofia , pref. di A. Serra , Cantagalli, Siena  2006

Il volume è strutturato come un percorso di approfondimento progressivo sul concetto di vita tra biologia e filosofia, il testo si apre con un esame delle ramificazioni del tema nelle più diverse discipline, seguito da una ricapitolazione delle origini storiche della biologia. Alla ricerca di una definizione aggiornata della vita, vengono inoltre analizzate alcune questioni di metodo, ed in particolare la teoria logica della definizione. Entrando quindi nel merito della biologia, la sua fondazione teorica viene esaminata all'incrocio tra le seguenti coppie concettuali: l'opposizione tra vivente e non vivente, la differenza tra vivo e morto, la distinzione tra organismo e ambiente, la contrapposizione tra vita globale e vite locali nei pluricellulari e la classificazione della biodiversità. Un ampio spazio è riservato alle idee portanti della biologia organismica: la cellula ed il suo metabolismo, la contrapposizione tra programma e memoria genetica, il rapporto tra strutture e funzioni, l'organizzazione biologica ed i suoi livelli, la differenza tra organismo e macchina. Il volume si conclude infine con una definizione riassuntiva del termine “vita”, così come la biologia contemporanea lo intende: fondamentale per ogni vivente è la sua capacità di mantenersi nel tempo, in un continuo scambio di materiali con l'ambiente, e rinnovando le parti che lo costituiscono.


SEIFERT J., What is Life? The Originality, Irreducibility, and Value of Life , Rodopi, Amsterdam - Atlanta  1997

“What is life?” era il titolo di un’opera pubblicata dall’eminente fisico quantistico Schrödinger nel 1944. Tale libro suscitò una rivoluzione nell’approccio scientifico alla questione della vita, in quanto mostrava con chiarezza l’insufficienza dell’interpretazione meccanicista dominante in quel momento. Tuttavia Schrödinger non riesce a superare il riduzionismo materialista, quindi adotta quale spiegazione adeguata quella fornita dalla fisica quantistica. Seifert cerca di mostrare nel corso dell’opera che la domanda su che cosa sia la vita appartiene all’ambito filosofico. Le scienze empiriche possono scoprire e analizzare i fenomeni e le proprietà della vita, ma non possono raggiungere la sua essenza, ossia quell’aspetto necessario, universale che non ammette spiegazione in funzione di qualcosa di diverso da sé. Di conseguenza l’autore fornisce una risposta filosofica con una metodologia fenomenologica realista, individuando quanto, nell’osservazione dei fenomeni della vita, attiene alla sua essenza. È anche una risposta multidisciplinare, che integra nella sua riflessione le conoscenze delle scienze empiriche. L’A. sottolinea specialmente due condizioni ontologiche della vita: l’essere in sé e la teleologia intrinseca. L’esame di entrambe le proprietà universali mostra che “vita” è un termine analogico che si può applicare a realtà molto diverse, dalla vita divina, alla vita razionale della mente umana, o alla vita di una cellula. Seifert si sofferma a mostrare l’irriducibilità della vita biologica e della vita mentale ai sistemi fisici dinamici, ambito della biologia, come in quello delle scienze cognitive. Tale spiegazione permane sempre al livello delle caratteristiche empiriche della vita, ma non ne raggiunge il principio dal punto di vista filosofico —inafferrabile per le scienze fisiche— ossia l’entelechia aristotelica, sostenuta anche da molti autori moderni. Qualsiasi spiegazione che si limiti al livello funzionale, per quanto sia elaborata, nega ai viventi la loro caratteristica propria — la vita — e li riduce a macchine ultracomplesse, il che implica rimanere ancorati ad una prospettiva meccanicistica. Il filosofo indica poi la morte quale evento chiave per comprendere questa irriducibilità della vita alla concezione materialista. Per quanto riguarda la vita mentale, tale irriducibilità si appoggia sulla natura di certi atti spirituali e sulle loro essenze specifiche (la conoscenza della propria esistenza, gli atti liberi, ecc.), che manifestano l’esistenza nell’uomo di potenze trascendentali che lo aprono al mondo e a tutti gli esseri. Il valore e la dignità della vita umana sono qualcosa di unico, inalienabile e inviolabile che non possono essere definiti, ma solo messi in evidenza. Esse si possono captare solo con il metodo filosofico. Infine è interessante segnalare lo stimolante dialogo che Seifert intrattiene nel corso dell’opera con i filosofi di tutti i tempi: Aristotele, Duns Scoto, s. Tommaso d’Aquino, Cartesio, Kant, Von Hildebrant, Conrad-Martius, Max Scheler, ecc. Ciò manifesta la solida formazione dell’autore, unita ad una buona conoscenza delle scienze sperimentali. Il risultato è un’arricchente integrazione di saperi particolari all’interno di una visione filosofica, senza scadere in una pseudo-filosofia scientifica.


SGRECCIA E., LUCAS R. (a cura di), Commento interdisciplinare alla “Evangelium vitae” , LEV, Città del Vaticano  1997

L’opera collettiva raccoglie una serie di studi monografici di livello eccellente che commentano i punti nodali dell’enciclica di Giovanni Paolo II Evangelium vitae (1995), un documento fondamentale per chiunque si voglia accostare ad una riflessione sull’origine, natura e dignità della vita umana alla luce della Rivelazione biblica e dell’insegnamento della Chiesa. In questo volume non viene presentato semplicemente un commento al testo pontificio, ma si individuano le questioni più importanti e si affrontano in ottica interdisciplinare i fondamenti e le conseguenze più rilevanti delle medesime. La prima parte, di stampo filosofico, descrive con una certa ampiezza l’ambiente culturale che caratterizza la nostra epoca, allo scopo di raggiungere ed enucleare le radici di quel fenomeno inquietante che Giovanni Paolo II ha definito “cultura della morte”. La seconda parte presenta studi di stampo più teologico, che cercano di determinare la portata del pronunciamento magisteriale e di descrivere alcune categorie fondamentali che vi compaiono, come ad esempio quella di “Vangelo della vita”. La terza parte affronta più direttamente tematiche di teologia morale e approfondisce alcuni contenuti specifici del documento: pena di morte, aborto, contraccezione, ecc. La quarta parte, forse la più originale del volume, considera alcuni aspetti ancora più marcatamente interdisciplinari: questioni di carattere giuridico (alcuni elementi del diritto canonico e della legislazione civile), sociologico (aspetti socio-politici dell’aborto, pianificazione demografica) e biologico (statuto ontologico dell’embrione, fecondazione artificiale, interventi su embrioni e feti). La quinta parte, infine, affronta alcuni problemi pastorali, suggerendo indicazioni per uno sviluppo della cultura della vita in tutti i suoi aspetti. Gli studi sono di indole piuttosto tecnica, più adatti ad un approfondimento che ad un’introduzione; ma il linguaggio non è mai troppo avanzato e nel complesso i singoli contributi possono essere serenamente affrontati da chiunque abbia una minima preparazione di base nelle singole discipline in questione. Nel complesso il libro costituisce uno strumento utilissimo e molto ben calibrato per chi cerchi una migliore comprensione dell’Enciclica e più in generale per scoprire orizzonti nuovi, attuali e spesso sorprendenti della bioetica.


Informazione Bibliografica in preparazione

AGENO M., Dal vivente al vivente. Nuove ipotesi sull’origine della vita , Theoria Roma  1991

BEHE M.J., DEMBSKI W.A., MEYER S.C., Science and Evidence for Design in the Universe , Ignatius Press, San Francisco  2000

CONTI L. (a cura di), L’evoluzione e la storia del pensiero evoluzionistico , Giunti Marzocco, Firenze  1991

PACCHIN A. (a cura di), L’evoluzione biologica: da Linneo a Darwin , Loescher, Torino  1979

RUSE M., Filosofia della biologia , Il Mulino, Bologna  1976

Documentazione Interdisciplinare di Scienza e Fede 2003 - 2010