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L'apologetica anglicana sorta fra i cultori delle scienze
naturali: Il virtuoso cristiano (1690) di R. Boyle
Signore, da quanto voi affermate, comprendo che i vostri amici considerano molto strano
il fatto che io, che essi si compiacciono di considerare un attento cultore di filosofia
sperimentale, sia un attento seguace della religione cristiana, nonostante che molte delle
sue proposizioni siano così lontane dall'essere oggetto dei sensi da essere ritenute al
di sopra della sfera della ragione. Ma benché ritenga che essi potrebbero trovare molti
esemplari altrettanto strani tra coloro con i quali mi accomunano con il nome di nuovi
virtuosi, e che, tra questi, potrebbero imbattersi in molte persone più abili di me
nell'attenuare la loro meraviglia, ciononostante, dal momento che si sono compiaciuti di
trascegliere me, quasi a provocarmi a farlo, tenterò di far loro considerare se non altro
meno strano il fatto che un grande rispetto per l'esperienza e un'alta venerazione per la
religione siano compatibili nella stessa persona. [
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Il primo vantaggio che il nostro filosofo sperimentale ha, in quanto tale, per essere
un Cristiano consiste nel fatto che il suo corso di studi lo induce fortemente a stabilire
nel suo animo una ferma convinzione nell'esistenza e in alcuni dei principali attributi di
Dio: la qual credenza è, nell'ordine delle cose, il primo principio di quella religione
naturale che è essa stessa requisito indispensabile alla religione rivelata in genere e,
conseguentemente, a quella particolare che è abbracciata dai Cristiani.
Un osservatore intelligente e senza pregiudizi può difficilmente negare che la
considerazione della vastità, della bellezza e della regolarità dei movimenti dei corpi
celesti, l'eccellente struttura degli animali e delle piante, oltre a una moltitudine di
altri fenomeni della natura e la soggezione di molti di questi all'uomo, può giustamente
indurlo, in quanto creatura razionale, a concluderne che questo sistema delle cose, vasto,
bello, ordinato e (in una parola) ammirevole sotto molti aspetti, che noi chiamiamo mondo,
sia stato disposto da un autore supremamente potente, saggio e buono. Ciò è saldamente
confermato dall'esperienza, la quale testimonia che, in quasi tutti i tempi e paesi, la
maggior parte dei filosofi e dei pensatori furono persuasi dell'esistenza di una divinità
dalla considerazione dei fenomeni dell'universo, la cui struttura e il cui reggimento essi
razionalmente conclusero che non potevano a buon diritto essere ascritti al cieco caso o
ad alcun'altra causa diversa da un essere divino.
Benché però sia vero che «Dio ha lasciato se stesso senza
testimoni» persino per gli osservatori superficiali, imprimendo su molte delle
parti più evidenti della sua opera tali appariscenti segni dei suoi attributi che un
modesto grado di intelligenza e di attenzione potrebbe essere sufficiente a far
riconoscere all'uomo la sua esistenza, ciononostante non mi faccio scrupolo di pensare che
l'assenso è di molto inferiore alla convinzione che gli stessi oggetti siano stati fatti
apposta per generare un attento e intelligente loro contemplatore. Le opere di Dio sono
infatti così degne del loro autore che, oltre alle impronte della sua saggezza e della
sua bontà che sono state lasciate per così dire superficialmente, vi è un numero molto
maggiore di curiosi ed eccellenti esempi ed effetti dell'ingegnosità divina nei segreti e
più profondi loro recessi e questi non possono essere scoperti da sguardi distratti di
indolenti o inesperti osservatori, ma richiedono e, al tempo stesso, meritano l'esame più
accurato e meticoloso da parte di osservatori attenti e ben preparati. Talora in una
creatura non so quante ammirevoli cose possono esservi che sfuggono a uno sguardo comune,
ma che possono essere scorte chiaramente da quello di un vero naturalista, il quale reca
con sé, oltre a una curiosità e un'attenzione più che comune, una conoscenza competente
dell'anatomia, dell'ottica, della cosmografia, della meccanica e della chimica. Dato che
tale problema è trattato di proposito in altro luogo, può essere qui sufficiente dire
che Dio ha espresso tante cose nelle sue opere visibili che quanto più l'uomo ne ha una
chiara visione, tanto più può scoprire delle sottigliezze non evidenti e tanto più
chiaramente e distintamente può discernere quelle qualità che si trovano più evidenti.
E quante più meraviglie scopre nelle opere della natura, tante più sono le prove
ausiliarie in cui egli si imbatte per impostare e rafforzare l'argomentazione, tratta
dall'universo e dalle sue parti, per sostenere che c'è un Dio: la qual proposizione è di
peso e importanza tanto vasta che dovrebbe renderci cara ogni cosa che possa confermarla e
darci nuove ragioni per riconoscere e adorare il divino autore delle cose. [
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Dopo l'esistenza della divinità, il successivo e grandioso principio della religione
naturale è l'immortalità dell'anima razionale, la cui autentica conseguenza consiste
nella fede e nell'attesa di una condizione futura ed eterna. Per tale importante verità
possono essere addotte diverse argomentazioni, le quali sono in grado di persuadere un
uomo serio e ben disposto ad abbracciarla, ma, per convincere un avversario istruito,
l'argomento più forte che ci fornisce la luce della natura sembra quello che è sostenuto
dal realismo filosofico. Questo infatti ci insegna a formare nozioni vere e chiare del
corpo e della mente, in tal modo, rivela una differenza così grande nei loro attributi
essenziali che la stessa cosa non può essere entrambe. Essa lo palesa più chiaramente
enumerando parecchie facoltà e funzioni dell'anima razionale, quale il comprendere e il
formarsi dei concetti delle cose astratte, degli universali, degli spiriti immateriali e
persino di quello infinitamente perfetto, cioè Dio stesso; e altresì comprendere e
dimostrare che vi sono linee incommensurabili e numeri irrazionali; a far ragionamenti e
inferenze, tanto convincenti quanto concatenati, su tali argomenti; a esprimere ad altri
uomini, mediante parole o segni prestabiliti, le proprie concezioni intellettuali pro
re nota; a esercitare la propria volontà su molte cose; a fare riflessioni sui propri
atti sia dellintelletto sia della volontà. Tali e consimili prerogative, infatti,
essendo peculiari della mente umana e superiori a ogni cosa che appartiene ai sensi o alla
stessa immaginazione, rivelano che lanima razionale è un essere di un ordine
superiore a quello corporale e, di conseguenza, che la sede di tali facoltà spirituali è
la fonte di tali operazioni, è una sostanza che, essendo per sua propria natura distinta
dal corpo, non è di natura soggetta a morire o a perire con esso. [
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Il terzo principio fondamentale della religione non rivelata e, conseguentemente, di
quella rivelata (la quale presuppone la religione naturale come suo fondamento) è la fede
nella divina provvidenza. In tale importante articolo di fede, come pure nei due
precedenti, un uomo può essere bene rassicurato dalla filosofia sperimentale, sia perché
essa gli offre incentivi positivi a riconoscere tale articolo, sia perché essa gli mostra
la grande improbabilità dei due argomenti fondamentali, sull'uno o sull'altro e dei quali
(poiché essi non sono molto coerenti) è fondata la negazione della provvidenza divina.
Un virtuoso, il quale, mediante esperimenti molteplici e accurati, indaga profondamente
sulla natura delle cose, ha grandi e peculiari opportunità di scoprire e osservare
l'eccellente fabbrica del mondo, in quanto immenso aggregato delle diverse creature che lo
compongono e di vedere, nelle sue parti singole, specialmente in quelle che sono animate,
quegli squisiti artifici nel rapporto reciproco di ciascuna con l'altra, e quelle
ammirevoli coordinazioni e subordinazioni che giacciono nascoste a quegli osservatori che
non sono attenti ed esperti. Quando il nostro virtuoso contempla la vastità e la
difficilmente concepibile velocità e, nondimeno, la costante regolarità dei vari
movimenti del sole, della luna e degli altri lumi celesti; quando egli considera come il
magnetismo della terra faccia sì che i suoi poli appaiano sempre nello stesso modo,
nonostante i movimenti del suo vortice fluido; e come, mediante il rivolgimento quotidiano
attorno al suo centro, durante ventiquattro ore, riceva tanta luce e beneficio dal sole e
da tutte le splendide costellazioni del firmamento, come se esse, con tutta la vasta
regione a cui appartengono, le si muovessero attorno nel medesimo tempo; come, mediante la
sua posizione tra di esse, la terra fruisca del regolare avvicendarsi del giorno e della
notte, dell'estate e dell'inverno ecc. e come le diverse parti del mondo sublunare siano
reciprocamente utili una all'altra, e la maggior parte di esse (in un modo o nell'altro)
utili all'uomo. Contempla come i corpi degli animali siano formati in modo eccellente e
quanto varia e opportuna preveggenza sia adottata per differenziare gli animali, cosicché
essi possano sussistere tanto a lungo quanto debbono, secondo la legge naturale,
dotandoli, rispetto alle loro differenti nature, alcuni del vigore per prendere il loro
cibo con la forza, altri dell'operosità per procurarselo con avvedutezza, altri di armi,
quali corna, zoccoli, squame, zanne, veleni, pungiglioni ecc. per difendersi e per colpire
i loro nemici, altri di ali o destrezza per fuggire dai pericoli, altri di prudenza per
prevenirli, altri di astuzia e forse di suoi strani stratagemmi per eluderli; quando egli
contempla come, essendo distinti in due sessi, ciascuno di questi sia fornito di organi
appositi per la propagazione della specie e di abilità e delicatezza per nutrire e
allevare i propri piccoli, finché possano cavarsela da soli; quando egli contempla quanto
ammirevole e, in verità, sorprendente sia il procedimento seguito nella formazione del
feto, specialmente di quello umano; come i diversi animali siano dotati di strani istinti,
i cui effetti talora sembrano andare assai al di là della ragione stessa, sebbene essi
siano aggiunti alla struttura meccanica dell'animale e rivelino una relazione con cose
assai lontane da essa, sia nel tempo, sia nello spazio o in entrambi, e forse anche con la
grande fabbrica o struttura del mondo e con l'economia generale della natura, quando, come
stavo dicendo, un filosofo riflette diligentemente su tali cose e su molte altre di
importanza consimile, riterrà altamente razionale inferirne queste tre conclusioni.
In primo luogo, che un congegno così immenso, così bello e, così ben architettato,
in una parola, così ammirevole come il mondo, non può essere stato effetto del semplice
caso o della tumultuosa collisione degli atomi o del loro fortuito incontro, ma deve
essere stato prodotto da una causa estremamente potente, saggia e provvida.
In secondo luogo, che questo potentissimo autore e (se così posso dire) artefice del
mondo non ha abbandonato un capolavoro così degno di lui, ma lo sostiene e lo conserva
ancora, regolando i movimenti stupendamente veloci delle grandi sfere e altre vaste masse
di materia terrestre in modo tale che esse, a causa di qualche notevole irregolarità, non
turbino il grande sistema dell'universo e non lo riducano a una specie di caos o a uno
stato confuso di cose rimescolate e corrotte.
In terzo luogo, che come non è al di sopra dellabilità del divino autore delle
cose, benché sia un singolo essere, conservare e reggere tutte le sue opere visibili, per
quanto grandi e numerose, così egli non ritiene inferiore alla sua dignità e alla sua
grandezza estendere la sua cura e il suo beneficio a corpi particolari e persino alle
creature più vili, provvedendo non solo per il nutrimento, ma persino per la propagazione
dei ragni e delle formiche. Infatti, poiché la verità di tale asserzione, cioè che Dio
governa il mondo che ha fatto, apparirebbe (se non apparisse da altre prove) dalla
costanza, dalla regolarità e dai movimenti sorprendentemente rapidi dei grandi corpi
celesti e dalle lunghe serie di artifici tanto ammirevoli quanto necessari che sono
impiegati per la propagazione delle varie specie animali sia vivipari, sia ovipari, non
vedo perché dovrebbe essere negato che la provvidenza di Dio possa raggiungere le singole
opere quaggiù, specialmente la più nobile fra esse: luomo; poiché molti di quei
dotti uomini che negano ciò, in quanto sminuirebbe la grandiosità e la felicità di Dio,
riconoscono che, il primo atto della creazione o (se essi non amano tale termine) del
formarsi delle cose, il loro grande autore non deve soltanto aver esteso la sua cura al
grande sistema delluniverso in generale, ma deve averle permesso di scendere tanto
in basso da consegnare tutte le minute e varie parti (e persino quelle più modeste) non
solo degli animali più grandi (secondo lopinione generale) e più perfetti, come
gli elefanti, le balene, e gli uomini, ma anche di quelli tanto piccoli e abietti, come le
mosche, le formiche, le pulci ecc., i quali, riproducendosi palesemente mediante uova
lasciate dalle femmine, non possono essere razionalmente considerati prodotto della
putrefazione. Di qui deduco, come da un fatto reale, che persino il benessere dei singoli
animali, come è in accordo con l'onnipresente saggezza di Dio e con la sua copiosa
munificenza, così (in qualunque modo la vanità degli uomini possa farla loro immaginare)
non è, in verità, sconveniente per la sua ammirevole grandezza e maestosità.
In tale occasione, aggiungerò che, essendo l'uomo la più nobile delle opere visibili
di Dio, poiché moltissime fra esse sembrano fatte per suo uso, in quanto, benché come
animale (come ben dice il Salmista) è «fatto meravigliosamente» e
forgiato in modo accurato e ingegnoso [cfr. Sal 139,14-15], e poiché Dio gli ha
dato una mente razionale così come l'ha dotato di un intelletto con cui egli può
contemplare le opere della natura e acquisire, mediante esse, convinzione dell'esistenza e
dei diversi attributi del loro autore supremamente perfetto, e ha riposto nella mente
dell'uomo nozioni e princìpi atti a renderlo consapevole di dover adorare Dio, come il
più perfetto degli esseri, il supremo signore e reggitore del mondo, l'autore della sua
natura e di tutte le sue gioie; poiché, dico, tutto ciò sta in questo modo, la ragione
naturale gli impone di (dover) esprimere i sentimenti che egli prova per tale essere
divino con venerazione per le sue perfezioni, con gratitudine per i suoi benefici, e con
umiltà, data la sua grandezza e maestosità, con timore della sua giustizia, con fiducia
nel suo potere e nella sua bontà, quando egli si sforza diligentemente di servirlo e di
piacergli e, in breve, con quei diversi atti della religione naturale che la ragione
indica come adatti, e perciò dovuti, a quei suoi vari attributi divini di cui essa ci ha
condotto a conoscenza.
Opere di Robert Boyle, tr. it. a cura di
C. Pighetti, Utet, Torino 1977, pp. 65, 70-79.
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