> >
Il corso della natura e l’intervento
di Dio nei miracoli in tre articoli della Summa theologiae
Dalla Prima Pars, Quaestio 105
Articolo 6: Se Dio non possa compiere
qualche cosa fuori dall’ordine stabilito nel creato
Sembra che Dio non possa compiere nulla fuori dell’ordine
stabilito nel creato. Infatti:
1. Dice S. Agostino: «Dio, fondatore e creatore di tutte
le nature, non fa niente contro la natura». Ora, ciò
che è al di fuori dell’ordine stabilito naturalmente
nel creato, sembra essere contro la natura. Dunque Dio non può
far nulla fuori dell’ordine stabilito nel creato.
2. L’ordine di natura procede da Dio come l’ordine
di giustizia. Ma Dio non può far nulla fuori dall’ordine
della giustizia: perché, nel caso, commetterebbe ingiustizia.
Quindi neppure può fare qualche cosa fuori dell’ordine
della natura.
3. L’ordine della natura l’ha stabilito Dio. Ora, se
Dio facesse qualche cosa fuori di quest’ordine, egli si mostrerebbe
mutabile. E ciò è inammissibile.
In contrario: S. Agostino insegna che «Dio talvolta opera
contro il consueto corso della natura».
Rispondo: Ogni causa determina un certo ordine nei suoi effetti:
poiché ogni causa ha ragione di principio. Perciò,
ci saranno tanti ordini, quante sono le cause: e un ordine sarà
contenuto nell’altro, come una causa è all’altra
subordinata. Per conseguenza, una causa superiore non rientra nell’ordine
di una causa inferiore, ma accadrà invece il contrario. E
di ciò abbiamo un esempio evidente nei rapporti umani: infatti
dal capo di famiglia dipende l’ordinamento della casa, questo
è contenuto sotto l’ordinamento della città
che dipende dal governatore, che a sua volta ricade sotto l’ordine
del re, dal quale deriva l’ordinamento di tutto il regno.
Se si considera perciò l’ordine delle cose in quanto
dipende dalla prima causa, allora Dio non può far nulla fuori
di esso: poiché, se così agisse, andrebbe contro la
sua prescienza, volontà e bontà. – Se si considera
invece l’ordine delle cose come dipendente da una qualsiasi
causa seconda, allora Dio può operare fuori dell’ordine
stabilito. Perché non lui è soggetto all’ordine
delle cause seconde, ma tale ordine è a lui soggetto, essendo
derivato da lui non per necessità di natura, ma per libera
volontà: Dio infatti avrebbe potuto benissimo stabilire anche
un altro ordine del creato. Per conseguenza egli può operare,
quando vuole, fuori di esso, o producendo gli effetti delle cause
seconde senza di esse, o producendone altri che sorpassano le loro
capacità. In questo senso S. Agostino scrive che «Dio
opera contro il consueto corso della natura; ma non fa assolutamente
niente contro la legge suprema, come non fa niente contro se stesso».
Soluzione delle difficoltà:
1.Un fatto può verificarsi nelle cose fuori dalla loro natura
in due modi. Primo, per opera di una causa dalla quale non dipende
l’inclinazione naturale dell’essere sul quale agisce,
come quando un uomo spinge verso l’alto un corpo grave, che
da altre cause ha ricevuto l’inclinazione verso il basso:
e allora abbiamo un fatto contro natura. Secondo, per influsso della
causa da cui dipende l’azione naturale della cosa. E in questo
caso il fatto non è contro natura: come appare chiaramente
nel flusso e riflusso del mare, movimento, che, sebbene sia estraneo
all’inclinazione dell’acqua, cui è connaturale
il muoversi verso il basso, non si può dire affatto contro
natura; perché esso proviene dall’influsso di un corpo
celeste, dal quale dipende l’inclinazione naturale dei corpi
inferiori. – Ora, siccome l’ordine naturale è
stato posto da Dio nelle cose, quello che egli opera fuori di quest’ordine
non è contro natura. «Per ogni essere» dice perciò
S. Agostino «è naturale tutto ciò che è
fatto da colui dal quale deriva ogni specie, numero e ordine della
natura».
2. L’ordine di giustizia dice [immediata] relazione alla
causa prima, che è la regola di ogni giustizia. Perciò
Dio non può fare niente contro tale ordine.
3. Dio ha impresso un ordine stabile nelle creature, in modo però
da riservarsi una motivata libertà di agire altrimenti. Egli
perciò non muta quando opera qualche cosa al di fuori di
esso.
Articolo 7: Se tutte le opere compiute
da Dio fuori dell’ordine naturale siano miracoli
Sembra che non tutte le opere, compiute da Dio fuori dell’ordine
naturale delle cose, siano miracoli, infatti:
1. La creazione del mondo, e quella delle anime, come la giustificazione
del peccatore, sono opere compiute da Dio al di fuori dell’ordine
naturale: poiché non vi è, in esse, intervento di
cause naturali. E tuttavia non sono chiamate miracoli. Quindi non
tutte le opere compiute da Dio fuori dell’ordine naturale
sono miracoli.
2. Si dice miracolo «un fatto arduo e insolito che si verifica
oltre le forze della natura e oltre l’aspettativa o speranza
degli uomini, e che genera, perciò meraviglia». Ora
vi sono dei fatti che escono sì dall’ordine della natura,
ma che non sono affatto ardui: perché avvengono in cose minime,
come il rifiorimento delle gemme, o la guarigione dei malati. –
E neppure sono insoliti: perché avvengono con frequenza,
come accadeva con i malati che venivano collocati nelle piazze per
essere risanati dall’ombra di Pietro. – Non superano
le forze della natura: come le guarigioni delle febbri. –
E neppure superano l’aspettativa: tutti, p. es., speriamo
nella resurrezione dei morti, sebbene debba avvenire fuori dell’ordine
della natura. Quindi non tutti i fatti che superano l’ordine
della natura sono miracoli.
3. La parola miracolo deriva da meraviglia. Ora la meraviglia deriva
da fatti sensibili. Invece talvolta capitano dei fatti che, pur
accadendo al di fuori dell’ordine della natura, non sono tuttavia
sensibili: come quando gli Apostoli divennero dotti all’istante,
senza studio e senza insegnamento. Dunque non tutti i fatti che
sorpassano i limiti delle forze naturali, sono miracoli.
In contrario: Afferma S. Agostino che «quando Dio opera contro
il corso consueto della natura a noi noto, i fatti così prodotti
vengono chiamati fatti sorprendenti o meraviglie».
Rispondo: La parola miracolo deriva da meraviglia. E la meraviglia
sorge dinanzi a tre effetti evidenti, le cui cause rimangono occulte;
così capita di meravigliarsi a chi vede un’eclisse
di sole e ne ignora la causa, come fa osservare Aristotele. Può
darsi però che la causa di un fatto sia nota a qualcuno,
pur rimanendo occulta per altri. Allora il fatto può riuscire
meraviglioso per alcuni, ma non per tutti; appunto come di un’eclisse
di sole resta meravigliato l’ignorante, ma non l’astronomo.
Il miracolo è, invece, un fatto totalmente meraviglioso,
perché ha una causa veramente occulta per tutti. E tale causa
è Dio. Perciò le opere compiute da Dio, fuori dell’ordine
delle cause da noi conosciute, si chiamano miracoli.
Soluzione delle difficoltà:
1. Sebbene la creazione e la giustificazione del peccatore siano
opere compiute da Dio soltanto, tuttavia a rigore di termini, non
si chiamano miracoli. Esse infatti per natura non possono avere
altre cause; quindi non avvengono mai fuori dell’ordine della
natura, appunto perché non vi appartengono.
2. Il miracolo si dice arduo, non per l’importanza della
cosa in cui avviene, ma perché supera le forze della natura.
– Si dice insolito, non perché non avvenga di frequente,
ma perché è fuori del consueto ordine di natura. –
Si dice inoltre che un’opera sorpassa le forze della natura,
non soltanto per la sostanza del fatto; ma anche per il modo e l’ordine
della sua produzione. – Si dice poi che il miracolo supera
la speranza, ma quella della natura, non quella della grazia; perché
questa scaturisce dalla fede, per la quale noi crediamo nella futura
risurrezione.
3. Sebbene la scienza degli Apostoli non fosse così evidente
in se stessa, lo era tuttavia nei suoi effetti, mediante i quali
destava meraviglia.
Articolo 8: Se i miracoli siano uno maggiore
dell’altro
Sembra che i miracoli siano uno maggiore dell’altro. Infatti:
1. Scrive S. Agostino: «Nel portento tutta la ragione del
fatto è la potenza di chi lo compie». Ora i miracoli
si devono tutti alla sola potenza di Dio. Perciò non v’è
gradazione tra essi.
2. La potenza di Dio è infinita. Ma l’infinito supera
tutto ciò che è finito senza misura. Quindi non v’è
ragione di ammirare un effetto più di un altro. Dunque un
miracolo non è maggiore di un altro.
In contrario: Parlando il Signore delle opere miracolose dice:
«Anch’egli [chi crede in me] farà le opere che
faccio io, anzi ne farà anche di maggiori».
Rispondo: In rapporto alla potenza divina, niente può chiamarsi
miracolo: poiché, in rapporto alla potenza divina, ogni fatto
non è che minima cosa, secondo quel detto di Isaia: «Ecco
che la nazioni sono come la goccia d’una secchia e contano
quanto un pulviscolo nella bilancia». Ma un fatto viene detto
miracolo in rapporto alle capacità della natura che esso
supera. E si dice maggiore di un altro, a seconda del grado in cui
supera le capacità della natura.
Ora un fatto può superare le forze della natura in tre modi.
Primo, nella sostanza stessa del fatto, che la natura non può
assolutamente compiere: fare, p. es., che due corpi occupino uno
stesso luogo nello stesso tempo, o che il sole torni indietro nella
sua corsa, o che il corpo umano diventi glorioso. E tali fatti tengono
il primo posto tra i miracoli. – Secondo, un fatto può
superare le forze della natura, non per la cosa prodotta, ma per
il soggetto in cui viene prodotta: come, p. es., la risurrezione
dei morti, la guarigione dei ciechi, e simili. Infatti la natura
può causare la vita, ma non in un cadavere; può dare
la vista, ma non a un cieco. E questi fatti occupano il secondo
posto tra i miracoli. – Terzo, un fatto può superare
le forze della natura [soltanto] per il modo e per il procedimento
con cui è prodotto: quando, p. es., uno guarisce istantaneamente
dalla febbre per virtù divina, senza cure e fuori dal decorso
normale della malattia in casi simili; oppure quando l’atmosfera,
con tempo sereno, si addensi e precipiti in piogge all’istante,
per sola virtù divina e senza intervento di cause naturali,
come avvenne alle preghiere di Samuele e di Elia. Fatti di questo
genere occupano l’ultimo posto tra i miracoli. – Tuttavia,
ciascuna di queste serie di miracoli ammette diversi gradi, a seconda
del grado diverso in cui vengono superate le forze della natura.
E così si è risposto anche alle difficoltà,
che considerano il miracolo solo da parte della potenza divina.
Nota del traduttore:
Possiamo riassumere brevemente, elencando tre generi di miracoli:
a) miracoli quoad substantiam facti; b) miracoli quoad
subjectum; c) Miracoli quoad modum tantum. – Nel
De Potentia (q. 6, a. 2, ad 3um) s. Tommaso li
classifica con una terminologia completamente diversa: chiama quelli
della prima serie miracoli supra naturam; quelli della seconda
miracoli contra naturam; e quelli della terza miracoli praeter
naturam. Ma la sostanza della dottrina è la stessa.
La Somma Teologica, I, q. 105, trad.
it. a cura dei Domenicani italiani, edizione Adriano Salani, Città
di Castello 1963, vol. VII: “Il governo del mondo”,
pp. 74-81.
|