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I vari modi in cui le cose sono ordinate al
loro fine rispettivo: l’uomo come fine dello sviluppo e del
generare di tutto l’universo
Ciascun essere, nella misura in cui partecipa una somiglianza
della bontà divina, oggetto della volontà di Dio,
partecipa anche una somiglianza della volontà divina, la
quale produce e conserva le creature. Ma gli esseri superiori partecipano
la somiglianza della bontà divina in maniera più semplice
e più estesa; quelli inferiori invece ne partecipano in una
maniera più ristretta e parziale. Perciò tra i corpi
celesti e quelli inferiori non si riscontra una somiglianza del
medesimo grado, come tra gli individui di una medesima specie: bensì
come può esserci tra una causa agente universale ed un effetto
particolare. Quindi come tra le realtà terrestri l’intenzione
di una causa agente particolare si restringe al bene di questa o
di quella specie, così l’intenzione di un corpo celeste
mira al bene universale di una sostanza corporea, la quale con la
generazione viene conservata, moltiplicata ed accresciuta.
L’intenzione poi o tendenza di tutte le cose esistenti in
potenza bisogna che consista nel tendere all’atto mediante
il moto; perché tutto ciò che si muove, in quanto
si muove, tende, come abbiamo detto, a una somiglianza con Dio cercando
la propria perfezione; e d’altra parte ciascuna cosa diviene
perfetta in quanto passa all’atto.
Perciò più un atto è posteriore e perfetto,
tanto maggiormente si porterà verso di esso la tendenza della
materia. Dunque è necessario che la tendenza della materia
verso la forma tenda come a ultimo fine della generazione all’atto
più remoto e più perfetto che la materia può
conseguire. – Ora, tra gli atti delle forme [sostanziali]
si riscontrano dei gradi. Poiché la materia prima è
anzitutto in potenza alla forma degli elementi. Ma mentre è
attuata dalla forma di un elemento essa è in potenza alla
forma di un corpo misto: ecco perché gli elementi sono materia
dei corpi misti. E mentre è attuata dalla forma di un corpo
misto la materia è in potenza all’anima vegetativa;
poiché codesta anima è atto di quel determinato corpo.
A sua volta l’anima vegetativa è in potenza a quella
sensitiva; e quella sensitiva all’intellettiva. Il che si
rileva dalle fasi della generazione: infatti nella generazione per
primo il feto vive la vita della pianta, poi vive la vita dell’animale
e finalmente la vita dell’uomo. Dopo quest’ultima forma
non si riscontra negli esseri generabili e corruttibili una forma
ulteriore e più nobile. Perciò l’ultimo fine
di tutto il generare è l’anima umana, e a questa la
materia tende come all’ultima sua forma. Quindi gli elementi
sono per i corpi misti; questi sono per i viventi; e tra i viventi
le piante sono per gli animali, e gli animali per l’uomo.
Dunque l’uomo è il fine di tutto il generare.
Ma poiché i mezzi con cui le cose vengono conservate sono
gli stessi che servono a generarle, l’ordine suddetto, presente
nella generazione delle cose, si riscontra anche nella loro conservazione.
Vediamo infatti che i corpi misti sono sostentati dalle adeguate
qualità degli elementi; le piante si nutrono dei corpi misti;
gli animali sono nutriti dalle piante; e certi animali più
perfetti e più forti si nutrono di quelli più imperfetti
e più deboli. L’uomo poi si serve di ogni genere di
cose a proprio vantaggio. Di alcune se ne serve per mangiare, di
altre per vestirsi: egli infatti da natura è stato formato
nudo perché capace di prepararsi il vestito ricorrendo ad
altri esseri; parimente la natura non gli preparò nessun
alimento adeguato all’infuori del latte, perché ricavasse
il proprio cibo da molte cose. Di altre cose l’uomo si serve
per il trasporto: poiché quanto alla celerità del
moto e quanto a forza nel sopportare la fatica, egli è più
debole di molti altri animali, che sono stati come preparati per
aiutarlo. Inoltre egli si serve di tutti gli esseri sensibili per
raggiungere la perfezione delle conoscenza intellettiva. Ecco perché
il Salmista, parlando dell’uomo, così si rivolge a
Dio: «Tutto hai posto sotto i suoi piedi» (Salmo,
VIII, 8). E Aristotele afferma (Politica I, c. 2, n. 12)
che l’uomo ha un dominio naturale su tutti gli animali.
Perciò se il moto stesso dei cieli è ordinato alla
generazione, e la generazione per intero è ordinata all’uomo
come all’ultimo termine o fine di questo genere di cose, è
evidente che il fine dei moti celesti è ordinato all’uomo
come all’ultimo fine delle cose soggette alla generazione
e al moto.
Contra Gentiles, Libro III, cap. XXII,
tr. it. di Tito S. Centi, Utet, Torino 1978, pp. 593-595.
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