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Robert Boyle: Le moderne scoperte astronomiche manifestano la
sapienza di Dio (1690)
Le scoperte dei Virtuosi moderni non solo rappresentano la parte eterea del mondo
considerato in se stesso, come un corpo incomparabilmente più vasto di quanto si soleva
credere, ma similmente mostrano che le luci celesti che lo adornano sono di gran lunga
più numerose di quanto le credessero i precedenti filosofi e astronomi. Infatti, secondo
il calcolo comune, ci sono sette pianeti, contando il Sole (che sembra ancora essere
piuttosto una stella fissa), e circa ventimila stelle del firmamento. Ma Galileo ha
scoperto quattro nuovi pianeti, che si muovono in diverse orbite distinte intorno a Giove;
e dopo di lui ne sono stati aggiunti diversi altri (dato che non si è del tutto
daccordo sul numero preciso) appartenenti a Saturno. E, per quanto riguarda le
stelle fisse, i nostri cannocchiali ne hanno scoperte moltitudini mai osservate dagli
antichi. Si è scoperto per esempio che le Pleiadi, che prima si supponeva contenessero
sette stelle (sebbene ora molti osservatori affermino di non vederne che sei), sono una
costellazione alla quale si possono riferire un numero sorprendente di stelle dapprima
insignificanti. I nostri migliorati strumenti hanno scoperto che la galassia o la via
lattea, che i comuni filosofi vorrebbero considerare nientaltro che una meteora, è
un aggregato diffuso di stelle non distinguibili singolarmente, il cui numero è
difficilmente credibile. E non ho molti dubbi che, se i nostri cannocchiali dovessero
essere ulteriormente migliorati, saranno scoperte stelle sempre più numerose, ad
aumentare il numero di quelle che sono già state scoperte; il che sono alquanto indotto a
pensare perché, essendo stato per un certo tempo provvisto di un telescopio che in Europa
non era forse superato neppure da due, e godendo di un grande piacere, in una notte serena
e buia, a osservare la Cintura di Orione e alcune di quelle chiazze biancastre del cielo
che sono dette Nubilosae, non cera parte verso la quale volgessi il mio strumento
dove non facessi la sorprendente scoperta di non so quante piccole stelle che non avevo
scorto prima; e anche quelle avevano un aspetto tale da invitarmi a pensare che avrei
potuto vederne molte di più, se il telescopio (che mi fu rubato poco dopo) fosse stato
tanto perfetto come quello che allora speravo di procurarmi.
Le idee che i virtuosi moderni sono aiutati a formulare, in parte dai loro telescopi e
in parte dalle loro ipotesi, circa la grandezza della parte celeste delluniverso, lo
rappresentano molto più vasto di quanto i filosofi e gli astronomi comuni hanno ritenuto
che fosse. Poiché sebbene recenti artisti, che hanno impiegato strumenti migliori e fatto
osservazioni più accurate, insegnino sia che il globo terrestre ha una circonferenza
maggiore di alcune migliaia di quanto si era finora calcolato che fosse, sia che il sole
è assai più di centosessantasei volte più grande della terra (che è il calcolo
accettato dalla sua grandezza) in quanto quellattento osservatore, giustamente
famoso, il signor Cassini [G. Domenico Cassini (1652-1712)], ne estende così tanto la
grandezza da fargli superare di alcune migliaia di volte quella del globo terrestre, da
cui, sebbene il sole sia calcolato a una modesta distanza, devono essere tolti 1165
semidiametri della terra, ciascuno dei quali il dotto astronomo Gassendus [Pierre Gassendi
(1592-1655)] calcola essere 4177 miglia, cosicché lintera distanza ammonta a
4.866.205: pure, secondo lipotesi copernicana, abbracciata alla grande maggioranza
dei virtuosi moderni, come altri astronomi si accontentavano di insegnare che il globo
terrestre non è per così dire che un punto rispetto al firmamento, così i Copernicani
asseriscono che la grande orbita stessa (come la chiamano, nella quale la terra si muove
annualmente intorno al sole) non è più di un punto fisico rispetto al firmamento; dal
momento che le stelle fisse sembrano della stressa grandezza, anche a osservatori
matematici, sia che siano osservate quando la terra è tra il sole e loro, sia quando la
terra è in una posizione opposta e ha il sole tra essa e loro. Ma senza porre tutta
lenfasi del nostro argomento sullipotesi, è chiaro che, con dei buoni
telescopi, possiamo scoprire nellottavo cielo [la terra si trovava nellottavo
cielo. Il Boyle usa quindi una terminologia precopernicana e si rifà a più antiche
concezioni delluniverso] molte centinaia di stelle fisse che gli antichi non vi
scorsero mai e che non si trovano sui comuni globi terrestri. E, per quello che ne
sappiamo, la piccolezza che molte di queste stelle sembrano avere potrebbe derivare
soltanto dal fatto che sono a una distanza maggiore da noi di quelle che comunemente si
notano. Poiché dire, con i comuni filosofi, che tutte le stelle fisse sono nella stessa
sfera e ugualmente distanti dalla terra, come chiodi infissi in un pezzo di legno, è
rischioso e, per coloro che sono convinti, in base ai movimenti delle comete celesti e ad
altre prove, della fluidità della parte superiore delluniverso, è improbabile. E,
in verità, se consideriamo che a mano a mano che i nostri telescopi sono sempre più
migliorati, noi scopriamo, come io, tra altri, ho più di una volta avuto occasione di
osservare, un numero sempre maggiore di stelle in quello che chiamiamo il firmamento,
sarà difficile per noi uomini sapere che in misura la vastità delluniverso non si
possa estendere, la quale considerazione abbastanza naturalmente può sia dare a un
Virtuoso idee o concezioni molto più ampie di quanto gli uomini hanno comunemente della
grandezza di colui che è capace di fare una struttura così mirabilmente vasta, sia
obbligarlo a dare pieno assenso a quel versetto del Salmista, «Grande è il
Signore e degno dogni lode, e la sua grandezza è imperscrutabile» [Sal
145,3].
La sapienza di Dio nel sistema dei cieli e nei loro movimenti vari, eppure regolari, è
così manifesta che in quasi tutte le età e le nazioni la considerazione dei corpi
celesti ha portato tutti i loro contemplatori ad attribuirle a un autore o a un arbitro
divino. E, in verità, come la stella miracolosa guidò i saggi delloriente verso il
figlio di Dio, così le stelle naturali del cielo furono le principali luci e guide che
condussero i filosofi pagani al riconoscimento e alladorazione di Dio. Su questo
argomento cè uneccellente testimonianza di Aristotile, conservataci, se non
vado errato, da Cicerone. Per cui, dal momento che parecchi, persino tra i filosofi
pagani, hanno reso superfluo che io mi dilunghi su questo argomento, mi accontenterò di
offrirvi un paio di brevi annotazioni e avvertimenti che lo riguardano.
Il primo di questi sarà il seguente: che non vi dovete far trattenere da riconoscere
la sapienza di Dio nella configurazione e nel comportamento dei corpi celesti dalle
differenti ipotesi degli astronomi circa il loro ordine e i loro movimenti. Poiché non è
sulla verità di questa o quella particolare spiegazione dei fenomeni celesti, ma sulla
considerazione dei fenomeni stessi che si fonda la persuasione che noi abbiamo della
divina sapienza, o almeno così deve essere. Infatti, sia che voi supponiate, con i
pitagorici e con diversi antichi (citati da Aristotile e altri), la cui opinione è stata
recentemente rimessa in vigore da Copernico, che il sole è al centro del nostro mondo e
la terra, come pure gli altri pianeti, si muovono intorno a esso, oppure con Tolomeo e la
maggioranza degli astronomi, che ritengono che la terra resti immobile, e tutti i pianeti
e le stelle fisse compiano le loro orbite intorno a essa, come centro fisico dei loro
movimenti; sia che, con Tycho e i suoi seguaci preferiate unipotesi diversa da
ciascuna delle altre e, allo stesso tempo, contenente qualcosa di ambedue: dico, qualunque
di queste e simili teorie sia la migliore, pure tutte concordano in questo, che i
movimenti delle luci celesti sono, in gran numero, di una velocità quasi inconcepibile e,
nonostante la loro varietà, hanno una mirabile regolarità, che è durata, a quanto
sembra, quanto il mondo, e probabilmente persevererà fino alla sua fine; il che fece sì
che Aristotile, il quale raramente era troppo audace nel far ricorso agli esseri divini,
stimasse necessario attribuire una così grande regolarità e armonia nei movimenti
incredibilmente veloci di tali vasti corpi allazione e alla guida di intelligenze
distinte che presiedevano alle diverse sfere celesti; nella qual cosa egli non deviò
molto diversi altri filosofi pagani, che furono in ciò seguiti da intere sette, e alcuni
di loro da nazioni, i quali, come ho altrove mostrato, ritenevano che ciascun pianeta
ospitasse e fosse guidato da un essere non solo razionale, ma divino. Cosicché, come
dicevo prima, non è su unipotesi discutibile, ma su una attenta indagine che il
nostro virtuoso può fondare la sua venerazione della sapienza divina espressa nella
disposizione e nel comportamento dei corpi celesti, affermazione che può essere, in una
certa misura, illustrata da questo paragone. Supponete che un uomo di talento osservi
attentamente un orologio particolare ed esamini con quale regolarità e costanza la
lancetta si muove sul quadrante, con quale ordine e nitidezza suonano le ore, come la
suoneria suscita lattenzione degli uomini in determinati momenti e i rintocchi, in
altri momenti, dilettano il suo orecchio con le loro note armoniose; sebbene
questuomo, dico, non sia certamente in grado di decidere di una controversia che
può sorgere tra gli orologiai, dei quali uno può affermare che la macchina è mossa
semplicemente da pesi, un altro può farne derivare i movimenti da quelli di un pendolo, e
un terzo può avere parere diverso da entrambi e sostituire ai pesi una molla; ma su
qualunque di queste ipotesi ci si fissi, sarà sempre vero che lorologio non è
stato fatto dal caso, ma da un esperto e abile artefice; e ciò non è fondato sulla
verità di questa o quella ipotesi circa la struttura nascosta della macchina, ma
sullindagine degli stessi fenomeni curiosi e regolari che essa chiaramente presenta.
E così nonostante che Galeno e altri antichi differiscano in molte cose dai moderni circa
la struttura e gli usi delle parti del corpo umano, pure né questa differenza, né le
dispute che tuttora continuano sulla circolazione del sangue (almeno riguardo a sue
diverse circostanze e conseguenze), i movimenti e luso della lympha, la causa
e il modo della digestione nello stomaco e il nutrimento di alcune parti attraverso i
nervi, e simili punti controversi, non sono sufficientemente importanti da trattenere gli
abili osservatori né dal riconoscere o neppure dallammirare la sapienza del divino
artefice, che risplende nella chiara e indiscussa ideazione ed economia di un corpo umano,
vivo e morto.
Alla precedente annotazione aggiungerò questa che segue. Sebbene, come si è appena
detto, non ci sia nessuna delle ipotesi citate che dovrebbe impedire ai suoi seguaci di
discernere i segni di uneccellente sapienza nel sistema e nei movimenti dei corpi
celesti, pure una di queste teorie può individuarla meglio di unaltra: e per questo
il nostro virtuoso può avere una visione più chiara e stimolante della sapienza divina
che è espressa nella parte celeste delluniverso e, specialmente, nelle posizioni e
nei movimenti delle luci che la adornano, di quanto le teorie erronee o assi imperfette
della filosofia comune o dellastronomia tolemaica siano in grado di fornirgli.
Potrei sostenere, quale valida congettura in favore di questa opinione che, avendo
linstancabile attività dei virtuosi moderni e le lodevoli scoperte che essi hanno
fatto grazie alla fortunata invenzione del telescopio, dato loro uninformazione
molto più completa del numero e dei fenomeni delle stelle fisse e dei pianeti, le teorie
suggerite a questo proposito sono più vere di quelle antiche e comuni e per questo
probabilmente ci riveleranno di più della sapienza dellautore divino di questa
grande e meravigliosa costruzione. Ma, per scendere a qualcosa di più particolare,
aggiungerò che, siccome la grande maggioranza dei virtuosi moderni che sono in qualche
misura versati in astronomia favoriscono la dottrina di Copernico, migliorata comè
dalle scoperte fatte con laiuto del telescopio, voi non ve ne meraviglierete se
soppesate diligentemente i vantaggi che questa ipotesi ha rispetto allaltra che è
comunemente accettata. E anche se non sarà bene che io li enumeri e vi insista, pure può
non essere sconveniente toccare due o tre dei principali.
In primo luogo, col sistema copernicano sono evitati diversi inconvenienti che
ingombrano molto quello tolemaico. Come, per esempio, il Primum Mobile, che deve
essere di un diametro maggiore del firmamento e muoversi con tanta forza e velocità da
far girare rapidamente tutte le stelle del cielo, sia fisse sia vaganti, intorno alla
terra in ventiquattro ore, è reso superfluo. E così è resa superflua quella stupenda e
incredibile velocità con la quale si calcola che una stella o un punto definibile nella
linea equinoziale del firmamento si muova cinquantamila volte più rapidamente di un punto
corrispondente sulla linea equinoziale del globo terrestre. Eppure questultimo punto
si ritiene non si muova meno velocemente di un proiettile sparato da un cannone.
Lipotesi copernicana elimina anche quella estrema violenza che è continuamente
comunicata dal Primum Mobile ai cieli inferiori, che esso fa girare vorticosamente
da est a ovest in senso contrario alla naturale inclinazione delle orbite planetarie, che
li fanno continuamente tendere da ovest a est. Questa stessa dottrina similmente libera i
cieli dagli ingombranti epicicli che la teoria comune pone in diverse tra le orbite e
particolarmente uno incredibilmente vasto in quella di Venere. Elimina similmente la
solidità delle sfere che rende estremamente difficile, se non impossibile, concepire come
esse possano esercitare i movimenti contrari a loro attributi, una allinterno
dellaltra; per non menzionare che tali orbite presunte solide sono incompatibili con
quella fluidità della parte interstellare del cielo, che può essere dedotta dalla libera
traiettoria delle comete celesti e da diversi altri fenomeni.
In secondo luogo, lipotesi di cui parliamo, allo stesso tempo, offre una
spiegazione, tanto valida quanto laltra, di ciò che si osserva con più evidenza
nelle stelle, come gli avvicendamenti e la varie lunghezze del giorno e della notte nelle
diverse parti della terra, le stagioni che si succedono nellanno, le fasi della
luna, le sue eclissi e quelle del sole, ecc., e dà una spiegazione molto migliore dei
fenomeni più difficili nella teoria dei pianeti, come le direzioni, le posizioni e le
retrogradazioni di alcuni di essi; perché Venere non dista mai dal sole più di 48 gradi
e Mercurio molto meno, e perché la terra non è mai interposta tra il sole e luno o
laltro dei due.
Da ultimo, questa ipotesi sembra avere molta più armonia di quella tolemaica ed essere
molto più congruente sia riguardo al corso che la natura tiene in altre occasioni, sia
riguardo alla sapienza dellartefice divino dei cieli. Poiché i corpi grandi, quali
il cielo stellato o firmamento, sembrano piuttosto fatti per limmobilità e quelli
piccoli per il movimento; il che perciò può essere meglio attribuito alla terra che non
è che un punto fisico in confronto allaltro. Inoltre, siccome la natura suole
compiere il suo lavoro nei modi più concisi, sembra irragionevole supporre che essa
terrà i grandi corpi celesti in un movimento perpetuo ed estremamente rapido, quando
tutto quello che li invita a esercitare questi strabilianti movimenti può essere compiuto
altrettanto bene con una semplice rotazione di questo punto fisico, la terra, intorno al
suo asse, in ventiquattro ore. E questo alcuni ameni discepoli della nuova filosofia
ritengono tanto stravagante che non si fanno scrupolo di mostrarlo non meno irragionevole
che se si trattasse di far spostare la riva intorno a una nave ancorata, invece di far
navigare la nave lungo la riva, perché i marinai la abbiano a vedere; o far camminare
luditorio intorno al pulpito invece di far volgere il viso al predicatore di volta
in volta verso luditorio. E questa incongruenza ritenevano fosse ancora più grande,
perché il sole non ha alcun bisogno della terra, la quale può invitarlo a muoversi per
lei; ma la terra ha grande bisogno del sole e riceve tutto il beneficio del movimento che
si suppone uno dei due corpi compia intorno allaltro. I movimenti violenti e
contrari attribuiti ai pianeti sono molto meno conciliabili con la semplicità dei modi di
agire della natura, di quanto non lo sia il movimento singolo e regolare che Copernico
attribuisce a ciascun pianeta, che si muove costantemente secondo la sua propria
inclinazione naturale da ovest a est. E Galileo, Gassendus e altri vecchi Copernicani di
questepoca si sarebbero estremamente rallegrati e lavrebbero considerato come
una grande conferma della dottrina pitagorica che la terra è un pianeta, se avessero
saputo quello che la fortunata attività di questi anni ha svelato, e cioè che, come la
terra gira attorno al proprio centro, così ci sono altre stelle indiscutibilmente pianeti
come Giove e Saturno, che fanno la stessa cosa, sebbene non tutti nello stesso numero di
ore. E forse una tale rotazione intorno al proprio asse si trova anche tra le stelle
fisse, dato che il sole, il quale, brillando di luce propria, sembra essere una di quelle,
probabilmente compie una rotazione intorno al suo asse in circa ventisei o ventisette
giorni, come è plausibile congetturare dal movimento di alcune macchie le quali, di
quando in quando, sono visibili durante un periodo sufficiente (come anchio ebbi
occasione di osservare con un buon telescopio), da finire unintera rotazione nel
suddetto spazio di tempo.
Si potrebbero menzionare altri vantaggi che garantiscono la preferenza che i nostri
virtuosi danno allipotesi copernicana rispetto a quella comune. Ma mi trattengo dal
menzionarli, in parte perché non potrei farlo se non con molte parole; in parte perché
potrete trovarli quasi tutti coscienziosamente scritti dal dotto Gassendus nelle sue Istituzioni
astronomiche alle quali perciò vi rimando, e in parte, perché presumo che quanto è
già stato detto possa bastare a giustificare questa conclusione, cioè che, siccome una
considerazione popolare o delle teorie in vari punti manchevoli o erronee hanno potuto
convincere perfino dei filosofi pagani e così pure moltissimi altri uomini, che la
disposizione e i movimenti delle parti celesti del mondo presupponevano una sapienza degna
di essere attribuita a Dio o a degli dei, uninformazione più vera e più completa
sulla condizione di quella nobilissima parte del mondo può fornire al virtuoso cristiano
ragioni consistenti per una grande venerazione della sapienza e della bontà divine, e per
dei confacenti sentimenti di pietà.
Opere di Robert Boyle, tr. it. a cura
di C. Pighetti, Utet, Torino 1977, pp. 126-135.
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