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Nicolò Cusano (1401-1464), La mirabile
arte di Dio nella creazione del mondo e degli elementi
175. È concorde parere dei sapienti che, mediante la contemplazione di codeste cose
visibili, della loro grandezza, bellezza e ordine, siamo indotti ad ammirare con stupore
larte divina e la sua eccellenza; ed anche noi abbiamo trattato di molti prodotti
della scienza mirabile di Dio. Aggiungiamo ora in breve alcune poche considerazioni, piene
di ammirato stupore, sulla posizione e sullordine degli elementi nella creazione
delluniverso.
Nel creare il mondo Dio ha impiegato aritmetica, geometria e musica insieme ad
astronomia, arti che impieghiamo anche noi quando facciamo ricerche sulle proporzioni fra
le cose, fra gli elementi e fra i moti. Mediante laritmetica mise insieme tutti gli
elementi, mediante la geometria diede loro figura, affinché ottenessero fermezza,
stabilità e mobilità nelle loro condizioni; mediante la musica diede loro una
proporzione tale, che non vi sia più terra nella terra che acqua nellacqua, aria
nellaria e fuoco nel fuoco, sicché nessuno degli elementi sia del tutto risolubile
in un altro. Ne viene che il meccanismo del mondo non può perire. E sebbene una parte
dun elemento si possa risolvere in un altro, tuttavia mai tutta quellaria che
è mista allacqua si può risolvere in acqua, a causa dellaria circostante che
lo impedisce; e così si mantiene sempre una mescolanza di elementi. Dio fece in modo che
le parti degli elementi si risolvessero le une nelle altre. E quando questo avviene con un
certo impiego di tempo, allora si ha la generazione di qualche essere, il quale dura
temporalmente per la concordanza degli elementi nello stesso ente generabile, fino a che
tale concordanza di elementi si mantiene; mentre, quando essa si rompe, si dissolve anche
lente generato.
176. Gli elementi sono stati dunque disposti in un ordine mirabile da Dio, il quale
«ha creato tutte le cose nel numero, nel peso e nella misura» (Sap
11,21). Il numero sta a indicare laritmetica, il peso e la musica, la misura la
geometria. Ciò che pesa è sostenuto dalla costrizione operata da ciò che è leggero
la terra pesante sta sospesa nel mezzo in virtù del fuoco mentre ciò che
è leggero poggia su ciò che è pesante, come il fuoco poggia sulla terra. E, per
ordinare così gli elementi, la sapienza eterna ha impiegato una proporzione che ci è
impossibile esprimere: essa sapeva in precedenza di quanto ciascun elemento doveva esser
superiore a un altro, e li pesava in modo tale che, di quanto lacqua è più leggera
della terra, di tanto laria è più leggera dellacqua e il fuoco
dellaria; e così il peso era in rapporto alla grandezza e il contenente occupava
uno spazio maggiore del contenuto. Congiunse gli elementi fra loro con un rapporto tale,
che luno stia necessariamente nellaltro. Così la terra è un certo qual
animale, come dice Platone (cfr. Timeo, 30B, 38E), che ha le pietre al posto delle
ossa, i fiumi in luogo delle vene, gli alberi come fossero peli; e vi sono animali che
traggono il loro nutrimento fra quei capelli della terra, come i parassiti si alimentano
fra il pelame degli animali.
177. La terra si rapporta al fuoco quasi come il mondo si rapporta a Dio. Molte
somiglianze con Dio ha il fuoco in relazione alla terra: la sua potenza non ha fine, e
nella terra esso compie ogni operazione, penetrando, illuminando, distinguendo e formando
per mezzo dellaria e dellacqua; in tutte le cose che si generano dalla terra
non vi è nulla, o quasi che non sia frutto di questa o quella operazione del fuoco,
cosicché le diverse forme delle cose dipendono dal diverso grado di splendore del fuoco.
Tuttavia il fuoco è immerso nelle cose, senza le quali esso non esisterebbe, come non
esisterebbero le cose terrene. Dio invece non ha che unessenza assoluta. Per questo
gli antichi chiamarono Dio «fuoco» assoluto
«ardente» (cfr. Dt 4,24) e chiarezza assoluta, egli che è luce
nella quale non vi è tenebra alcuna (cfr. Gv 1,5). Tutti gli enti si sforzano, in
base al loro potere, di partecipare alla sua sostanza di fuoco e alla sua chiarezza, come
accade negli astri, ove troviamo questa chiarezza contratta a livello materiale. Una
chiarezza, invece, immateriale che discerne e penetra si trova contratta nella vita di
quegli enti che vivono di vita intellettiva.
178. Chi non ammirerebbe questo artefice, il quale nelle sfere celesti, nelle stelle e
nelle regioni degli astri impiegò unarte siffatta che, senza esservi precisione
assoluta, cè concordanza di tutte le cose nella diversità di tutte; egli ha
preponderato in un mondo unitario la grandezza delle stelle, la loro collocazione e il
loro moto, ordinando quindi la distanza fra loro in modo tale che se una regione non fosse
così comè, neppure essa sussisterebbe, né si troverebbe in quel posto ed in
quellordine che ha, e neppure lo stesso universo potrebbe sussistere; egli ha dotato
tutte le stelle duna chiarezza diversa, duna diversa capacità
dinfluenza, figura, colore e calore, il quale si accompagna alla chiarezza
dipendendo dalla sua influenza; egli infine ha istituito proporzioni delle parti fra loro,
tali che in ognuna di esse il moto delle parti è in relazione al tutto, moto indirizzato
al basso verso il centro nei gravi, e verso lalto a partire dal centro nei leggeri,
e intorno al centro, come vediamo accadere nel movimento orbitante delle stelle.
179. In cose tanto ammirevoli, così varie e diverse, in base alle premesse della
nostra dotta ignoranza abbiamo esperienza che «di tutte le opere di
Dio» non possiamo conoscere «la ragion dessere» (cfr. Sir
8,17), ma soltanto ammirarle, perché «il Signore è grande» e della
sua «grandezza non cè fine» (Sal 144,3). Egli è la
massimità assoluta, e come di tutte le sue opere egli è lautore e il conoscitore,
così ne è il fine, tale che «tutte le cose sono in lui» (Rm
11,36), e fuori di lui non vi è nulla. Egli è principio, mezzo e fine di tutto, centro e
circonferenza delluniverso, cosicché in tutte le cose non si ricerca che lui,
perché senza di lui tutto è nulla. Se si possiede lui si possiede ogni cosa, perché
egli e tutto. Conosciuto lui si conoscono tutte le cose, perché egli è la verità di
tutto. Egli vuole che siamo indotti allo stupore dalla contemplazione del mirabile
meccanismo del mondo. Ma egli ce lo nasconde tanto più quanto desidera che ne rimaniamo
stupiti, perché è lui stesso che vuol esser ricercato con tutto il cuore e con tutta la
nostra diligenza. E abitando in quella «luce inaccessibile» (1Tim
6,16), che è oggetto di ricerca in ogni cosa, egli solo può aprire a chi batte e donare
a chi domanda. E fra le cose create nessuna ha il potere di aprire se medesima a chi batte
e di mostrare la propria essenza, perché tutte le cose sono nulla senza colui che è in
tutte.
180. Ma tutte le cose a chi domanda loro, nella dotta ignoranza, che cosa siano, come
siano e a qual fine, esse rispondono: Per virtù nostra non siamo nulla e nulla
possiamo risponderti da parte nostra, poiché anche la scienza di noi stesse non la
possediamo noi, ma soltanto colui dalla cui intelligenza siamo quella realtà che egli in
noi vuole, comanda e conosce. Siamo tutte mute. È lui che parla in noi tutte. Egli
soltanto, che è il nostro fattore, sa che cosa siamo, in che modo siamo ed a qual fine.
Se vuoi sapere qualcosa di noi, cercalo nella nostra ragion dessere e nella nostra
causa, non in noi. E là, chiedendo di una sola cosa, le troverai tutte. Ed anche te
stesso non potrai ritrovare che in lui.
Fa dunque in modo di ritrovare te stesso in lui dice la nostra
ignoranza [cfr. Le Congetture, II, 17, nn. 171ss] . E poiché in lui tutte le
cose sono lui stesso, nulla ti potrà mancare. Non è però in nostro potere di rendere
accessibile linaccessibile, ma è in suo potere, egli che ci diede un volto che è
orientato a lui stesso, desideroso di ricercarlo. E, mentre lo faremo, egli sommamente
pietoso, non ci abbandonerà, ma manifestandosi a noi quando apparirà la sua gloria, ci
sazierà in eterno benedetto nei secoli.
da La dotta ignoranza, Lib. II, cap. XIII,
nn. 175-180, edizione a cura di Giovanni Santinello, Rusconi, Milano
1988, pp. 182-186. |