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Michael
Polanyi (1891-1976), La struttura irriducibile della vita
(1968)
1. I confini che imbrigliano le leggi della natura inanimata
Se tutti gli uomini fossero sterminati, questo non influenzerebbe le leggi della natura
inanimata. Ma la produzione di macchine cesserebbe, e finché non siano rinati degli
uomini, non potrebbero essere più formate macchine.
Alcuni animali possono produrre strumenti, ma solo gli uomini possono costruire
macchine; le macchine sono artefatti umani, fatti di materia inanimata.
L«Oxford Dictionary» descrive una macchina come «un
apparato per applicare potenza meccanica, costituito da un certo numero di parti
interrelate, ciascuna con una funzione definita». Potrebbe essere, per esempio,
una macchina per cucire o stampare. Assumiamo che la potenza che fa funzionare la macchina
sia incorporata in essa e trascuriamo il fatto che debba essere rinnovata di tanto in
tanto. Possiamo dire, allora, che la manifattura di una macchina consiste nel tagliare
parti opportunamente formate e adattarle insieme cosicché la loro azione meccanica
congiunta serva ad un possibile scopo umano.
La struttura delle macchine e il funzionamento della loro struttura sono così
modellati dalluomo, anche se il loro materiale e le forze che le fanno funzionare
obbediscono alle leggi della natura inanimata. Costruendo una macchina e fornendole
potenza, imbrigliamo le leggi della natura allopera nella sua materia e nella sua
potenza motrice e facciamo sì che esse servano al nostro corpo.
Questo imbrigliamento non è indistruttibile; la struttura della macchina e con essa il
suo funzionamento possono distruggersi. Ma questo non influenzerà le forze della natura
inanimata su cui si basava il funzionamento delle macchine; semplicemente le libera dalle
restrizioni che la macchina ha imposto loro prima di distruggersi.
Così la macchina nel suo insieme opera sotto il controllo di due principi distinti.
Quello superiore è il principio del progetto della macchina e questo imbriglia quello
inferiore, che consiste nei processi fisico-chimici su cui la macchina si basa. Noi
formiamo comunemente tale struttura a due livelli nel condurre un esperimento; ma vi è
una differenza fra costruire una macchina e mettere su un esperimento. Lo sperimentatore
impone restrizioni alla natura al fine di osservare il suo comportamento sotto queste
restrizioni, mentre la costruzione di una macchina restringe la natura al fine di
imbrigliarne le operazioni. Ma possiamo prendere a prestito un termine dalla fisica e
descrivere ambedue queste utili restrizioni della natura come limposizione di condizioni
al contorno alle leggi della fisica e della chimica.
Vorrei diffondermi su ciò. Ho esemplificato due tipi di confini. Nella macchina il
nostro interesse principale risiedeva negli effetti delle condizioni al contorno, mentre
in un dispositivo sperimentale siamo interessati ai processi naturali controllati dai
confini. Vi sono molti esempi comuni di ambedue i tipi di confini. Quando un tegame
contiene una zuppa che stiamo cucinando, siamo interessati alla zuppa; e, parimenti,
quando osserviamo una reazione in una provetta, studiamo la reazione, non la provetta.
Linverso è vero per una partita di scacchi. La strategia del giocatore impone
condizioni alle diverse mosse, che seguono le leggi degli scacchi, ma il nostro interesse
risiede nelle condizioni cioè nella strategia, non nelle diverse mosse come
esemplificazioni delle leggi. E similmente, quando uno scultore modella una pietra o un
pittore compone un dipinto, il nostro interesse risiede nelle condizioni imposte al
materiale e non nel materiale in se stesso.
Possiamo distinguere questi due tipi di confini dicendo che il primo rappresenta un
confine del tipo provetta mentre il secondo è del tipo macchina. Spostando la nostra
attenzione, possiamo talvolta cambiare un confine da un tipo allaltro.
Tutte le comunicazioni formano un confine del tipo macchina, e questi confini formano
unintera gerarchia di livelli consecutivi di azione. Un vocabolario pone condizioni
al contorno allespressione della voce; una grammatica imbriglia le parole a formare
frasi; e le frasi sono modellate in un testo che veicola una comunicazione. In tutti
questi stadi siamo interessati alle condizioni imposte da un potere comprensivo di
restrizione, piuttosto che ai principi imbrigliati da esse.
2. I meccanismi viventi sono classificati come macchine
Dalle macchine passiamo agli esseri viventi, ricordando che gli animali si muovono
meccanicamente e che hanno organi interni che svolgono funzioni come fanno le parti di una
macchina funzioni che sostengono la vita dellorganismo proprio come le
macchine servono agli interessi dei loro utenti. Per secoli nel passato le funzioni della
vita sono state paragonate alle funzioni della macchina, e la fisiologia ha tentato di
interpretare lorganismo come una rete complessa di meccanismi. Gli organi sono
definiti di conseguenza dalle loro funzioni di preservazione della vita.
Qualsiasi parte coerente dellorganismo è in effetti sconcertante per la
fisiologia, ed anche insignificante per la patologia, finché non si scopre il modo in cui
essa benefica lorganismo. E posso aggiungere che qualsiasi descrizione di tale
sistema in termini della sua topografia fisico chimica è priva di senso se non fosse che
la descrizione può richiamare nascostamente linterpretazione fisiologica del
sistema proprio come la topografia di una macchina è priva di senso finché non
ipotizziamo come funziona il dispositivo, e per quale scopo.
In questa luce lorganismo sembra essere, come una macchina, un sistema che
funziona secondo due principi differenti: la sua struttura serve come condizione al
contorno che imbriglia i processi fisico-chimici mediante cui i suoi organi svolgono le
loro funzioni. Così, può essere chiamato un sistema sotto controllo duale. La
morfogenesi, il processo attraverso il quale si sviluppa la struttura degli esseri
viventi, può essere quindi paragonato alla formazione di una macchina che agirà come
confine per le leggi della natura inanimata. Infatti, proprio come queste leggi servono
alla macchina, così esse servono anche allorganismo sviluppato.
Una condizione al contorno è sempre estranea al processo che essa delimita.
Negli esperimenti di Galileo sulle palle che rotolano lungo un piano inclinato,
langolo dinclinazione del piano non era derivato dalle leggi della meccanica,
ma fu scelto da Galileo. E come questa scelta dellinclinazione era estranea alle
leggi della meccanica, così la forma e la confezione delle provette sono estranee alle
leggi della chimica. Lo stesso vale per confini del tipo macchina; la loro struttura non
può essere definita in termini delle leggi che essi imbrigliano. Né può un vocabolario
determinare il contenuto di un testo, e così via. Perciò, se la struttura degli esseri
viventi è un insieme di condizioni al contorno, questa struttura è estranea alle leggi
della fisica e della chimica, che lorganismo sta imbrigliando. Così la morfologia
degli esseri viventi trascende le leggi della fisica e della chimica.
3. Linformazione del DNA genera meccanismi
Ma lanalogia fra componenti di una macchina e funzioni vitali è indebolita dal
fatto che gli organi non sono formati artificialmente come le parti di una macchina. È
quindi un vantaggio trovare che il processo morfogenetico è spiegato in linea di
principio attraverso la trasmissione di informazione immagazzinata nel DNA, interpretata
in tal senso da Watson e Crick.
Si dice che un molecola di DNA rappresenta il codice cioè una sequenza lineare
di elementi, la cui combinazione è linformazione veicolata dal codice. Nel caso del
DNA, ciascuno degli elementi della serie consiste di una di quattro basi organiche
alternative (più precisamente: quattro alternative che consistono in due posizioni di due
differenti basi organiche composte). Tale codice veicolerà lammontare massimo di
informazione se le quattro basi organiche avranno eguale probabilità di formare qualsiasi
elemento particolare della serie. Qualsiasi differenza nel legame delle quattro basi
alternative, o nello stesso punto della serie o tra due punti della serie, causerà il
fatto che linformazione veicolata dalla serie cadrà al disotto del massimo ideale.
Il contenuto di informazione del DNA è di fatto noto per essere alquanto ridotto da tale
ridondanza, ma io accetto qui lassunzione di Watson e Crick secondo cui questa
ridondanza non impedisce al DNA di funzionare efficacemente come un codice. Di conseguenza
trascurerò per brevità la ridondanza nel codice del DNA e parlerò di esso come se
funzionasse in modo ottimale, con la stessa probabilità che abbiano luogo tutti i suoi
legami basici alternativi.
Chiariamo cosa avverrebbe nel caso opposto. Supponiamo che la struttura effettiva di
una molecola di DNA fosse dovuta al fatto che il legami delle sue basi fossero molto più
forti di quanto i legami sarebbero per qualsiasi altra distribuzione delle basi, quindi
tale molecola di DNA non avrebbe alcun contenuto di informazione. Il suo carattere di
codice sarebbe cancellato da una ridondanza schiacciante.
Possiamo notare che questo è effettivamente il caso per una molecola chimica
ordinaria. Poiché la sua struttura regolare è dovuta ad un massimo di stabilità, che
corrisponde ad un minimo di energia potenziale, il suo carattere regolare manca della
capacità di funzionare come codice. La configurazione degli atomi che formano un
cristallo è un altro caso di ordine complesso senza contenuto informativo apprezzabile.
Vi è un tipo di stabilità che spesso si oppone alla forza stabilizzatrice di
unenergia potenziale. Quando un liquido evapora, ciò può essere inteso come un
aumento di entropia che accompagna la dispersione delle sue particelle. Si prende in
considerazione la tendenza dispersiva aggiungendo i suoi poteri a quelli dellenergia
potenziale, ma la correzione è trascurabile per casi di forti cadute di energia
potenziale o per basse temperature, o per ambedue. Possiamo trascurarla, per semplificare
le cose, e dire che le strutture chimiche stabilite dai poteri stabilizzatori del legame
chimico non hanno contenuto informativo apprezzabile.
Alla luce della teoria corrente dellevoluzione, si deve assumere che la struttura
di codice del DNA sia sorta per una serie di variazioni causali stabilite per selezione
naturale. Ma questo aspetto evoluzionistico è qui irrilevante; qualunque possa essere
lorigine di una configurazione di DNA, essa può funzionare come codice solo se il
suo ordine non è dovuto alle forze dellenergia potenziale. Deve essere fisicamente
indeterminata come lo è la sequenza di parole su di una pagina stampata. Come la
disposizione di una pagina stampata è estranea alla chimica della pagina stampata, così
la sequenza di basi in una molecola di DNA è estranea alla forza chimica allopera
nella molecola di DNA. È questa indeterminazione fisica della sequenza che produce
limprobabilità del presentarsi di qualsiasi frequenza particolare e perciò la
mette in grado di avere un significato un significato che ha un contenuto di
informazione matematicamente determinato come eguale allimprobabilità numerica
della combinazione.
4. Il DNA funziona come un programma
Ma resta un punto fondamentale da considerare. Una pagina stampata può essere un
semplice miscuglio di parole e quindi non ha alcun contenuto di informazione. Così il
calcolo di improbabilità dà il possibile, piuttosto che leffettivo
contenuto di informazione di una pagina. E questo si applica anche al contenuto di
informazione attribuito ad una molecola di DNA; la sequenza delle basi è ritenuta
significativa solo perché assumiamo con Watson e Crick che questa disposizione genera le
strutture della discendenza dotandola del proprio contenuto dinformazione.
Questo ci porta alla fine al punto cui miravo quando ho intrapreso ad analizzare il
contenuto di informazione del DNA: si può paragonare il controllo della morfogenesi da
parte del DNA alla progettazione e formazione di una macchina da parte
dellingegnere? Abbiamo visto che la fisiologia interpreta lorganismo come una
rete complessa di meccanismi, e che un organismo è come una macchina un
sistema sotto controllo duale. La sua struttura è quella di una condizione al contorno
che imbriglia le sostanze fisiche e chimiche dentro lorganismo al servizio di
funzioni fisiologiche. Così, generando un organismo, il DNA inizia e controlla la
crescita di un meccanismo che funzionerà come una condizione al contorno allinterno
di un sistema sotto controllo duale. E possiamo aggiungere che lo stesso DNA è un sistema
del genere, poiché ogni sistema che veicola informazione è sotto controllo duale, dato
che ogni sistema del genere restringe ed ordina, in funzione del veicolare, la sua
informazione, vaste risorse di particolari che sarebbero altrimenti lasciati al caso, ed
agisce quindi come una condizione al contorno. Nel caso del DNA questa condizione al
contorno è un programma dellorganismo in crescita (1).
Possiamo concludere che in ciascuna cellula dellembrione è presente il duplicato
di una molecola di DNA che ha una disposizione lineare delle sue basi una
disposizione che, essendo indipendente dalle forze chimiche allinterno delle
molecole di DNA, convoglia un ricco ammontare di informazione significativa. E vediamo che
quando questinformazione modella lembrione in crescita, essa produce in esso
condizioni al contorno che, essendo esse stesse indipendenti dalle forze fisico-chimiche
in cui sono radicate, controllano il meccanismo della vita nellorganismo sviluppato.
Delucidare questa trasmissione è un compito principale dei biologi oggi, su cui
ritornerò ancora in seguito.
5. Sorgono qui alcuni problemi accessori
Abbiamo visto condizioni al contorno che introducono principi non suscettibili di
formulazione in termini di fisica o chimica in artefatti inanimati e in esseri viventi; le
abbiamo viste necessarie al contenuto di informazione in una pagina stampata o nel DNA, ed
introdurre principi meccanici in macchine così come nei meccanismi della vita.
Vorrei aggiungere ora che condizioni al contorno di sistemi inanimati stabilite dalla
storia delluniverso si trovano nei domini della geologia, geografia ed astronomia,
ma che queste non formano sistemi di controllo duale.
Esse assomigliano sotto questo aspetto al tipo provetta dei confini di cui ho parlato
sopra. Quindi lesistenza del controllo duale nelle macchine e nei meccanismi viventi
rappresenta una discontinuità fra macchine ed esseri viventi da un lato e natura
inanimata dallaltro lato, cosicché sia le macchine sia gli esseri viventi sono
irriducibili alle leggi della fisica e della chimica.
Lirriducibilità non deve essere identificata con il semplice fatto che
lunione delle parti può produrre aspetti che non sono osservati nelle parti
separate. Il sole è una sfera e le sue parti non sono sfere, né la legge di gravitazione
parla di sfere; ma la mutua interazione gravitazionale fa sì che le parti del sole
formino una sfera. Tali casi di olismo sono comuni in fisica e in chimica. Si dice spesso
che essi rappresentino una transizione agli esseri viventi, ma non è così, poiché essi
sono riducibili alle leggi della materia inanimata, mentre gli esseri viventi non lo sono.
Ma esiste una continuità piuttosto differente fra la vita e la natura inanimata.
Infatti le origini della vita non differiscono nettamente dai loro antecedenti puramente
fisico-chimici. Si può riconciliare questa continuità con lirriducibilità degli
esseri viventi richiamando il caso analogo di artefatti inanimati. Si consideri
lirriducibilità delle macchine; nessun animale può produrre una macchina, ma
alcuni animali possono fare strumenti primitivi, ed il loro uso di questi strumenti può
essere difficilmente distinguibile dal semplice uso degli arti dellanimale. O si
consideri un insieme di suoni che convogliano informazione; linsieme di suoni può
essere tanto disturbato dal rumore che la sua presenza non è più chiaramente
identificabile. Possiamo dire quindi che il controllo esercitato dalle condizioni al
contorno di un sistema può essere ridotto gradualmente fino a svanire.
Il fatto che leffetto di un principio superiore su di un sistema sotto controllo
duale possa avere qualsiasi valore fino a zero ci può permettere anche di concepire
lemergenza continua di principi irriducibili con lorigine della vita.
6. Possiamo ora riconoscere principi addizionali irriducibili
Lirriducibilità delle macchine e delle comunicazioni stampate ci insegna anche
che il controllo di un sistema da parte di condizioni al contrario irriducibili non
interferisce con le leggi della fisica e della chimica. Un sistema sotto controllo duale
si basa in effetti per le operazioni del suo principio superiore allattività di
principi di livello inferiore, come le leggi della fisica e della chimica. I principi
superiori irriducibili sono addizionali alle leggi della fisica e della chimica. I
principi dellingegneria meccanica e della comunicazione delle informazioni, ed i
principi biologici equivalenti, sono tutti addizionali alle leggi della fisica e della
chimica.
Ma attribuisce la nascita di tali principi addizionali di controllo ad un processo
selettivo di evoluzione solleva serie difficoltà. La produzione di condizioni al contorno
nel feto in formazione attraverso la trasmissione ad esso dellinformazione contenuta
nel DNA presenta un problema. Lo sviluppo di un programma nel meccanismo complesso che
esso descrive sembra richiedere un sistema di cause non specificabili in termini di fisica
e chimica, essendo tali cause addizionali sia alle condizioni al contorno del DNA sia alla
struttura morfologica determinata dal DNA.
Il principio mancante per costruire una struttura corporea sulla linea di
unistruzione data dal DNA può essere esemplificato dai poteri rigenerativi di vasta
portata del riccio di mare in embrione, scoperti da Driesch, e dalla scoperta di Paul
Weiss che cellule embrionali completamente disperse si svilupperanno, ammucchiate insieme,
in un frammento dellorgano da cui essere erano state isolate (2). Vediamo qui
allopera un potere integrativo, caratterizzato da Spemann e da Paul Weiss come un
«campo», che guida la crescita dei frammenti embrionali fino alla
formazione degli aspetti morfologici cui essi appartengono embrionalmente (3). A queste
guide morfogenetiche è data espressione formale nei «paesaggi
epigenetici» di Waddington (4). Essi mostrano graficamente che lo sviluppo
dellembrione è controllato dal gradiente di forme potenziali, proprio come il moto
di un grave è controllato dal gradiente di energia potenziale.
Ricordate come Driesch ed i suoi sostenitori lottarono per far riconoscere che la vita
trascende la fisica e la chimica, argomentando che i poteri di rigenerazione
nellembrione di riccio di mare non erano esplicabili con una struttura del tipo
macchina, e come la controversia è stata continuata, lungo linee simili, da parte di
coloro che insistevano che lintegrazione regolativa
(«equipotenziale» o «organismica») era
irriducibile a qualsiasi meccanismo del tipo macchina ed era perciò irriducibile anche
alle leggi della natura inanimata. Ora se, come io sostengo, macchine processi meccanici
in esseri viventi sono in sé irriducibili alla fisica e alla chimica, la situazione è
mutata. Se le spiegazioni meccanicistiche ed organismiche sono ambedue egualmente
irriducibili alla fisica ed alla chimica, il riconoscimento di processi organismici non
porta più lonere di essere la sola evidenza a favore dellirriducibilità
degli esseri viventi. Una volta che possono essere riconosciute capacità di campo di
guidare la rigenerazione e la morfogenesi senza scomodare questa questione principale,
penso che levidenza in loro favore si troverà convincente.
Vi è evidenza di principi irriducibili, addizionali a quelli dei meccanismi
morfologici, nella sensibilità che noi stessi sperimentiamo ed osserviamo
indirettamente negli animali superiori. La maggior parte dei biologi
hanno messo da parte questi fatti come considerazioni improduttive.
Ma di nuovo, una volta che si è riconosciuto, su altre basi, che
la vita trascende la fisica e la chimica, non vi è ragione per sospendere
il riconoscimento del fatto ovvio che la coscienza è un principio
che fondamentalmente trascende non solo la fisica e la chimica ma
anche i principi meccanicistici degli esseri viventi.
7. Le gerarchie biologiche consistono in una serie di condizioni al
contorno
La teoria delle condizioni al contorno riconosce i livelli superiori della vita come
formanti una gerarchia, ogni livello della quale si basa per le sue operazioni sui
principi dei livelli inferiori, anche se è esso stesso irriducibile a questi principi
inferiori. Illustrerò la struttura di questa gerarchia mostrando il modo in cui cinque
livelli formano una composizione letteraria espressa a parole.
Il livello più basso è la produzione di una voce; il secondo, lespressione di
parole; il terzo, lunione delle parole a formare frasi; quarto, la funzione delle
frasi in uno stile; il quinto, ed il più alto, la composizione del testo.
I principi di ciascun livello operano sotto il controllo dei livelli superiori
successivi. La voce che producete è modellata in parole da un vocabolario; un dato
vocabolario è modellato in frasi in accordo con una grammatica; e le frasi sono adattate
ad uno stile, che a sua volta è fatto per esprimere le idee della composizione. Così
ciascun livello è soggetto a controllo duale: 1. controllo in accordo con le leggi che si
applicano ai suoi elementi in se stessi, e 2. controllo in accordo con le leggi dei poteri
che controllano lentità comprensiva formata da questi elementi.
Tale controllo multiplo è reso possibile dal fatto che i principi che governano i
particolari isolati di un livello inferiore lasciano indeterminate condizioni che devono
essere controllate da un principio superiore. La produzione di voce lascia largamente
aperta la combinazione di suoni in parole, che è controllata da un vocabolario. Quindi,
un vocabolario lascia largamente aperta la combinazione di parole a formare frasi, che è
controllata dalla grammatica, e così via. Di conseguenza, le operazioni di un livello
superiore non possono essere spiegate dalle leggi che governano i suoi particolari al
livello immediatamente inferiore. Non si può derivare un vocabolario dalla fonetica; non
si può derivare la grammatica da un vocabolario; un uso corretto della grammatica non
spiega il buono stile; e un buono stile non fornisce il contenuto di un pezzo di prosa.
Gli esseri viventi comprendono unintera sequenza di livelli che formano una
gerarchia del genere. I processi al livello più basso sono causati dalle forze della
natura inanimata, ed i livelli superiori controllano completamente le condizioni al
contorno lasciate aperte dalle leggi della natura inanimata. Le funzioni inferiori della
vita sono quelle chiamate vegetative; queste funzioni vegetative, che sostengono la vita
al suo livello più basso, lasciano aperte sia nelle piante che negli animali
le funzioni superiori della crescita e negli animali lasciano aperte anche le
operazioni della azioni muscolari; quindi, a loro volta, i principi che governano le
azioni muscolari negli animali lasciano aperta lintegrazione di tali azioni in
modelli innati di comportamento; e, di nuovo, tali modelli sono aperti a loro volta ad
essere modellati dallintelligenza, mentre lattività della stessa intelligenza
può essere messa nelluomo in condizione di servire ai principi ancora più elevati
della scelta responsabile.
Ciascun livello si basa per le sue operazioni su tutti i livelli soggiacenti. Ciascuno
riduce la portata di quello immediatamente inferiore imponendo ad esso un confine che lo
imbriglia al servizio del livello immediatamente superiore, e questo controllo è
trasmesso per stadi giù giù fino al livello inanimato di base.
I principi addizionali al dominio della natura inanimata sono il prodotto di
unevoluzione, i cui stadi più primitivi mostrano solo funzioni vegetative.
Questa progressione evolutiva è descritta di solito come una complessità crescente ed
una crescente capacità di mantenere lo stato del corpo indipendente dallambiente.
Ma se noi accettiamo, come io faccio, lopinione che gli esseri viventi formano una
gerarchia in cui ogni livello superiore rappresenta un principio distintivo che imbriglia
il livello sottostante (essendo esso stesso irriducibile ai suoi principi inferiori),
quindi la sequenza evolutiva acquista un significato nuovo e più profondo. Possiamo
riconoscere allora una progressione strettamente definita, che parte dal livello inanimato
verso sempre più alti principi addizionali della vita.
Questo non significa dire che i livelli della vita sono del tutto assenti in stadi
precedenti dellevoluzione. Essi possono essere in tracce assai prima di diventare
prominenti. Levoluzione può esser vista allora come una progressiva
intensificazione dei principi superiori della vita. Questo è ciò di cui siamo
testimoni nello sviluppo dellembrione e del bambino che cresce, processi affini
allevoluzione.
Ma questa gerarchia di principi solleva ancora una volta una difficoltà seria. Sembra
impossibile immaginare la sequenza dei principi superiori, che trascendono ulteriormente
ad ogni stadio le leggi della natura inanimata, sono presenti in forma incipiente nel DNA
e sono pronti ad essere trasmessi alla discendenza. Il concetto di programma non riesce a
spiegare la trasmissione di facoltà, come la coscienza, che nessun dispositivo meccanico
può possedere. È come se la facoltà della visione dovesse essere resa intelligibile ad
una persona nata cieca da un capitolo sulla fisiologia dei sensi.
Appare allora che il DNA evoca lontogenesi dei livelli superiori,
piuttosto che determinare questi livelli. E ne seguirebbe che lemergenza del
tipo di gerarchia che io ho qui definito può essere solo evocata, ma non determinata da
eventi atomici o molecolari. Comunque, questa questione non può essere discussa qui.
8. Comprendere una gerarchia necessita concezioni «da-a»
(5)
Ho detto prima che la trascendenza dellatomismo da parte del meccanicismo si
riflette nel fatto che la presenza di un meccanismo non è rivelata dalla sua topografia
chimico-fisica.
Possiamo dire la stessa cosa di tutti i livelli superiori: la loro descrizione in
termini di qualsiasi livello inferiore non ci parla della loro presenza. In genere
possiamo discendere ai componenti di un livello inferiore analizzando un livello
superiore, ma il processo inverso implica unintegrazione dei principi del livello
inferiore, e questintegrazione può andare oltre le nostre possibilità.
In pratica questa difficoltà può essere evitata da unimportante qualificazione.
Per prendere un esempio comune, supponiamo che abbiamo ripetuto una parola particolare,
facendo grande attenzione al suono che stiamo facendo, finché questi suoni hanno perso il
loro significato per noi; possiamo recuperare questo significato prontamente evocando il
contesto in cui la parola è comunemente usata. Atti successivi di analisi e di
integrazione sono di fatto in genere usati per approfondire la nostra comprensione di
entità complesse che comprendono due o più livelli.
Tuttavia la differenza strettamente logica tra due livelli successivi resta. Si può
guardare ad un testo scritto in un linguaggio che non si comprende e vedere le lettere che
lo formano senza essere coscienti del loro significato, ma non si può leggere un testo
senza vedere le lettere che ne veicolano il significato. Questo ci mostra due maniere
differenti e mutuamente esclusive di essere coscienti del testo. Quando guardiamo alle
parole senza comprenderle, focalizziamo su di esse la nostra attenzione, mentre, quando
leggiamo le parole, la nostra attenzione è diretta al loro significato, come parte di un
linguaggio.
Siamo coscienti quindi della parole solo in modo sussidiario, in quanto prestiamo
attenzione al loro significato. Così nel primo caso guardiamo alle parole, mentre nel
secondo, guardiamo a partire da esse al loro significato; il lettore di un testo ha
una conoscenza da-a del significato delle parole, mentre ha solo una consapevolezza
a partire da delle parole che sta leggendo; se egli potesse spostare interamente
la sua attenzione verso le parole, queste perderebbero per lui il loro significato
linguistico.
Così una condizione al contorno che imbriglia i principi di un livello inferiore al
servizio di un nuovo, superiore livello, stabilisce una reazione semantica fra i due
livelli. Quello superiore comprende le operazioni dellinferiore e così forma il
significato dellinferiore. E come noi saliamo lungo una gerarchia di confini,
raggiungiamo sempre più elevati livelli di significato.
La nostra comprensione dellintero edificio gerarchico si approfondisce via via
che ci muoviamo di passo in passo sempre più in alto.
9. La successione dei confini influenza la nostra visione scientifica
Il riconoscimento di unintera sequenza di principi irriducibili trasforma i passi
logici per la comprensione delluniverso degli esseri viventi. Lidea che ci
viene da Galileo e Gassendi, che ogni tipo di cose debba esser compreso in ultima istanza
in termini di materia in moto, è confutata. Lo spettacolo della materia fisica che forma
la base fondamentale tangibile delluniverso appare quasi vuoto di significato. La
topografia universale delle particelle atomiche (con le loro velocità e forze) che,
secondo Laplace, ci offre una conoscenza universale di tutte le cose sembra contenere a
mala pena qualche conoscenza interessante. Le affermazioni, successive alla scoperta del
DNA, secondo cui tutto lo studio della vita potrebbe ridursi alla fine alla biologia
molecolare, hanno mostrato ancora una volta che lidea laplaciana di conoscenza
universale è ancora lideale teorico delle scienze naturali; lopposizione
corrente a queste dichiarazioni ha spesso confermato questo ideale, difendendo lo studio
dellorganismo nel suo insieme solo come un approccio temporaneo. Ma lanalisi
della gerarchia degli esseri viventi mostra che ridurre questa gerarchia a particolari
ultimi significa cancellare la nostra stessa visione di essa. Tale analisi prova che
questo ideale è sia falso sia distruttivo.
Ciascun livello separato di esistenza è ovviamente interessante in se stesso e può
essere studiato in se stesso. La fenomenologia ha insegnato ciò mostrando come salvare i
livelli più alti, meno tangibili di esperienza non tentando di interpretarli in termini
delle cose più tangibili in cui è radicata la loro esistenza. Questo metodo era inteso a
prevenire la riduzione dellesistenza mentale delluomo a strutture meccaniche.
I risultati del metodo sono stati abbondanti ed ancora lo sono, ma la fenomenologia ha
lasciato intatto lideale della scienza esatta e così non è riuscita ad assicurare
lesclusione delle sue tesi. Così gli studi fenomenologici sono riamasti sospesi
sopra un abisso di riduzionismo. Inoltre, la relazione dei principi superiori con le
operazioni dei livelli in cui essi sono radicati fu persa del tutto di vista.
Ho menzionato come debba essere studiata una gerarchia controllata da una serie di
principi di confine. Quando esaminiamo qualsiasi livello superiore, dobbiamo rimanere
consapevoli in modo sussidiario dei suoi fondamenti nei livelli inferiori e, volgendo la
nostra attenzione a questi, dobbiamo continuare a vederli come influenti sui livelli al
disopra di essi. Questa alternanza di dettaglio e di integrazione certo lascia aperti
molti rischi. Il dettaglio può portare ad eccessi di pedanteria, mentre integrazioni
troppo ampie possono offrirci un vago impressionismo. Ma il principio delle relazioni
stratificate offre almeno un quadro razionale per una ricerca sugli esseri viventi ed i
prodotti del pensiero umano.
Ho detto che la discesa analitica dai livelli superiori ai loro sussidiari di solito è
fattibile in qualche misura, mentre lintegrazione di elementi di un livello
inferiore tanto da predire il loro possibile significato in un contesto superiore può
andare oltre lambito delle nostre capacità di integrazione. Posso ora aggiungere
che le stesse cose possono apparire dotate di un significato congiunto se viste da un
certo punto di vista, ma prive invece di questa connessione se viste da un altro punto di
vista. Da un aeroplano possiamo vedere le tracce di siti preistorici che, lungo i secoli,
sono passate inosservate da parte delle persone che ci passavano sopra; in effetti, una
volta atterrato, lo stesso pilota può non vedere più queste tracce.
La relazione della mente con il corpo ha una struttura simile. Il problema mente-corpo
nasce dalla disparità fra lesperienza di una persona che osserva un oggetto
esterno, per esempio un gatto, ed un neurofisiologo che osserva il meccanismo corporeo
mediante il quale la persona vede il gatto.
La differenza nasce dal fatto che una persona posta allinterno del suo corpo ha
una conoscenza a partire da delle risposte corporee evocate dalla luce nei suoi
organi di senso, e questa conoscenza a partire da integra il significato congiunto di
queste risposte a formare la visione del gatto; mentre il neurofisiologo che guarda a
queste risposte dallesterno ha solo una conoscenza a di esse che, come tale,
non è integrata nella visione del gatto.
Questa è la stessa dualità che esiste fra laviatore e il pedone
nellinterpretare le stesse tracce; ed è anche la stessa che esiste fra una persona
che, quando legge una frase scritta, vede il suo significato ed unaltra persona che,
essendo ignorante del linguaggio, vede solo lo scritto. La mente è il significato di
certi meccanismi corporei; essa è persa di vista quando guardiamo ad essi in modo
focale.
La consapevolezza della mente e del corpo ci pone quindi di fronte due cose differenti.
Grazie allesistenza di due tipi di consapevolezza la focale e la sussidiaria
possiamo distinguere nettamente fra la mente come unesperienza da-a ed i
sussidiari di questesperienza quando sono visti in modo focale, come un meccanismo
corporeo. Possiamo allora vedere che, sebbene radicata nel corpo, la mente è libera nelle
sue azioni esattamente come il nostro senso comune sa che essa è libera. La mente
imbriglia meccanismi neuro-fisiologici; sebbene essa dipenda da essi, non è determinata
da essi.
Inoltre, la stessa mente include una sequenza ascendente di principi. Le sue funzioni
appetitive ed intellettuali sono trascese da principi di responsabilità. Così lo
sviluppo delluomo fino ai suoi livelli più elevati appare avere luogo lungo una
sequenza di principi crescenti. E vediamo questa gerarchia evolutiva costruita come una
successione di confini, ciascuno rivolto verso realizzazioni superiori imbrigliando gli
strati al disotto di esso, cui essi stessi non sono riducibili. Questi confini controllano
una serie crescente di relazioni che possiamo comprendere solo essendo coscienti delle
loro parti costitutive in modo sussidiario, riferendole al livello superiore al cui
servizio esse sono.
Il riconoscimento di certe impossibilità di base ha posto i fondamenti di alcuni
principi fondamentali della fisica e della chimica; in modo simile, il riconoscimento
dellimpossibilità di comprendere gli esseri viventi in termini di fisica e di
chimica, lungi dal porre limiti alla nostra comprensione della vita, la guiderà nella
direzione giusta. Ed anche se la dimostrazione di questa impossibilità dovesse risultare
di non grande vantaggio per lo sviluppo della ricerca, essa aiuterebbe a disegnare
unimmagine della vita e delluomo più vera di quella che presentano le attuali
concezioni di base della biologia.
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Note
(1) Il programma portato dalla molecola di DNA
di un particolare zigote prescrive anche caratteri individuali di
questo organismo, che contribuiranno alle fonti della valutazione
selettiva; ma lasceremo qui da parte questi caratteri.
(2) Cfr. Paul Weiss, La combinazione di unità complesse macromolecolari e cellulari
nella struttura dei tessuti, «Proceedings of the National Academy of
Sciences» 42 (1956), pp. 819-830.
(3) Il concetto di campo è stato usato per la prima
volta da Spemann (1921) per descrivere lorganizzatore; Paul
Weiss (1923) lo ha introdotto per lo studio della rigenerazione
e lo ha esteso (1926) fino ad includere lontogenesi. Cfr.
Paul Weiss, Principles of Development, Henry Holt, New York
1939, p. 290.
(4) Cfr. Per esempio, C.H. Waddington, The Strategy
of the Genes, Allen & Unwin, London 1957, in particolare
la spiegazione grafica dell«assimilazione genetica»
a p. 167.
(5) Cfr., per esempio, M. Polanyi, Logica e
psicologia, «American Psychologist» 23 (1968), pp.
27-43.
Pubblicato in «Science» 160 (1968),
pp. 1308-1312, tr. it. a cura di A. Rossi, in M. Polanyi, Conoscere
ed essere, Armano, Roma 1988, pp. 265-280.
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