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Dal Saggio di catechismo ragionato (1875) di Francesco Faà di Bruno
Capitolo II
Dio
D. Chi è Dio?
R. È un essere infinitamente perfetto, creatore e conservatore
del cielo e della terra e di tutte le cose visibili ed invisibili.
D. Che cosa s'intende per infinitamente perfetto ?
R. Sintende che Dio è tutto ed il massimo bene, ossia
una infinita bontà.
D. Che cosa significa la parola infinito?
R. È il predicato di una cosa che non ha limiti. Si noti
che la cosa dotata dinfinità non può essere materiale; un
mare infinito, una terra infinita, ecc., sono inconcepibili, poiché
qualunque sia la loro grandezza, la si può ancor sempre accrescere.
Linfinità è solo proprio, dellente spirituale, ed indica
in esso limpossibilità dun limite alle sue operazioni.
D. Dunque la bontà di Dio sarà infinita?
R. Sì; la bontà di Dio non ha alcun limite o termine; nessuno
la può misurare; gli Angeli stessi non la possono comprendere: solo
Dio colla sua infinita sapienza comprende la propria infinita bontà.
D. Non si potrebbe trovare in cielo ed in terra una creatura
la quale avesse tanta bontà da potersi paragonare a quella di Dio?
R. Come non vi può essere paragone tra il tempo e leternità,
cosi non vi può essere paragone fra la bontà di qualsiasi creatura
e la bontà di Dio. Anche lineffabile bontà di Maria SS. non
solo è scarsa al confronto, ma si potrebbe dire un nulla paragonata
allineffabile bontà di Dio. Perciò nemmeno in paradiso gli
Angeli, i Santi, anche con tutto il grandissimo amore che portano
a Dio, non arrivano ad amarlo quanto si merita di esserlo per sé
stesso. Solo Dio ama sé stesso come merita di essere amato.
D. Che cosa sintende per questa infinita bontà
?
R. Lunione, l'aggregato delle sue infinite perfezioni
ossiano attributi, che sono: la sua Onnipotenza, per cui
può fare e disfare tutte le cose con un solo atto di sua volontà;
la sua Sapienza, con cui vede chiaramente il passato, il
presente e lavvenire e tutte le cose possibili, le ragioni
di tutte le cose non che tutte le relazioni fra esse; la sua Giustizia,
con cui premia i buoni e castiga i cattivi; la sua Misericordia
con cui perdona i peccati a coloro, che di vero cuore si pentono;
la sua Eternità, per cui non ha mai avuto principio, ne avrà
mai fine; la sua Immensità per cui è in cielo, in terra ed
in ogni luogo; la sua Immutabilità per cui è incapace di
cambiamento nella sua natura, nelle sue perfezioni e nei suoi eterni
decreti, quantunque dipenda dalla sua volontà il cambiare le sue
fatture e le sue operazioni esteriori.
D. Che idea dobbiamo dunque farci di Dio?
R. Lidea di un puro spirito, semplicissimo,
che non ha mai avuto principio e non avrà mai fine; poiché esistendo
essenzialmente e da sè ha sempre dovuto esistere e non può giammai
cessare dessere. Ed in questo senso Dio disse di sé medesimo.
Io sono quel che sono.
D. Che cosa si vuoi significare col dire che Dio è un
purissimo spirito?
R. Vuolsi dire che Dio non ha corpo come abbiamo noi. Perciò
non ce lo possiamo figurare nè alto, nè basso, nè largo, nè stretto,
nè si può toccare colle mani o vedere cogli occhi materiali del
corpo.
D. Come si dice intanto che Dio non ha corpo, mentre
dalla S. Scrittura parrebbe averlo?
R. Quando nella S. Scrittura si attribuiscono a Dio le membra
del corpo umano, sintende figurativamente. Cosi se io dicessi
che un cavallo vola rapidamente per una pianura, non intenderei
già dire che quel cavallo abbia le ali e voli come gli uccelli,
ma colla parola volare vorrei semplicemente significare la
velocità con cui percorre quel campo. Quindi, allorché nella S.
Scrittura si nominano gli occhi e gli orecchi di Dio, vuolsi solo
significare la sua sapienza colla quale conosce tutte le cose e
tutte le creature come se le vedesse o le ascoltasse: quando si
nominano le mani vuolsi intendere la sua onnipotenza, colla quale
fa ogni sua opera, e così si dica del rimanente. In tal modo si
scioglie da tutti i Teologi e da tutti gli interpreti la difficoltà.
Sta intanto che quando la S. Scrittura parla letteralmente, essa
invece dice: « Dio è spirito »; epperció questa
sentenza diventa per noi articolo di fede.
D. Perché si aggiunge ancora Dio è uno spirito semplicissimo?
R. Per indicare che in Dio non vi è alcuna composizione
di sostanze diverse, nè reale distinzione di perfezioni, ossia di
attributi. L'Onnipotenza di Dio è lo stesso Dio: la Sapienza di
Dio è lo stesso Dio, e cosi dicasi della sua Giustizia, della sua
Misericordia e di tutte le altre sue perfezioni. Nelluomo
il potere, il sapere, la pietà sono cose distinte le une dalle altre,
e perciò vi può essere uomo dotato di molti pregi, ma essere o senza
potere, o senza il sapere, o senza la pietà; laddove in Dio ogni
attributo è lo stesso Dio, nè più nè meno.
D. Lesistenza di Dio è evidente per se stessa?
R. No: la scrittura infatti ci insegna che lempio
disse nel cuor suo: Non vi è Dio, il che non si direbbe,
ove la ragione di Dio fosse evidente per sé. Può però dimostrarsi
col lume della ragione; e S. Paolo ci attesta a questo riguardo
che le perfezioni di Dio ci sono rese sensibili per ciò che fu fatto,
e che saranno dannati i Pagani per non averlo riconosciuto per entro
il creato.
D. Esistono prove dell'esistenza di Dio?
R. Si; e possiamo fra le altre addurne sette.
1°. Coscienza umana. Ogni uomo, per quanto fiero e crudele,
sente nel suo interno una legge, che gli fu annunziata al primo
sviluppo di sua ragione, e che forma ad ogni istante la voce inevitabile
della sua coscienza. Ora non vi può essere legge senza un legislatore;
daltra parte nessun uomo può affermare per intima conoscenza
di aver scolpito egli stesso questo dettato nel proprio cuore e
di mantenervelo; e nemmeno può indicare da chi mai labbia
ricevuto. Bisogna dunque ammettere lesistenza dun Ente
Supremo, da cui questi precetti siano stati insinuati nel secreto
delle coscienze. Questo è quellEnte appunto che da noi si
nomina Iddio; epperció Dio esiste.
2°. Il moto: il moto esiste: ma la materia è per sé inerte;
dunque deve esistere un primo motore.
3°. La necessità di una causa prima. Noi vediamo nel mondo
molte cause efficienti che si collegano le une alle altre. Ciascuna
non potendo essere causa di sé stessa, bisogna che sia effetto di
una causa anteriore. Ma non si può rimontare di causa in causa indefinitamente.
Vi deve adunque essere una causa prima da cui dipendano le cause
intermedie, le quali alla lor volta producano la causa ultima. Questa
prima causa efficiente è ciò che gli uomini chiamano Dio.
4° Contingenza e necessità. Dato l'Ente contingente deve
esistere lente necessario: ma esiste lente contingente,
che è il mondo ed ogni cosa in esso contenuta, dunque esiste lente
necessario. Questo ente è Dio: dunque Dio esiste.
5°. Graduazione degli esseri. Vi sono nel mondo cose più
o meno buone, più o meno vere, più o meno perfette, in somma varietà
di gradazioni. Ma questa gradazione nel più o nel meno non è che
un avvicinamento più o meno prossimo a quel tipo che noi ci facciamo
di un sommo buono, di un sommo vero, di un sommo perfetto. Questidea
che noi vagheggiamo e che maggiormente risplende alla nostra mente
a misura che andiamo più innanzi in coltura ed in virtù deve trovare
il suo soggetto in qualche esistente: ora questo essere sovranamente
buono, vero e perfetto, che deve esistere qual prototipo dogni
bontà, verità e perfezione, chiamasi appunto Dio.
6°. Ordine del mondo. Dovunque esistono cose ordinate, deve
darsi una causa ordinatrice che le abbia disposte; ma nel mondo
le cose si trovano ammirabilmente disposte e collegate insieme;
dunque deve esistere una causa suprema, intelligente, ordinatrice
del mondo, la quale è Dio. Dunque Dio esiste.
7°. Il consenso di tutti i popoli. Tutti gli storici di
ogni tempo concordano nellasserire che le nazioni tutte del
mondo hanno sempre conosciuto questa verità : Se girerete tutta
la terra, scrive Plutarco, potrete trovare città senza fortificazioni,
senza lettere, senza case, senza monete; ma nessuno trovò mai una
città priva di templi e di divinità, che non abbia preghiere, giuramenti
ed oracoli. Non avvi, soggiunge Cicerone, popolo alcuno cosi
rozzo e feroce, il quale, sebbene ignori qual Dio si debba adorare,
pure non ne veneri alcuno.
Capitolo VII
Provvidenza di Dio
D. Che cosa sintende per Provvidenza divina?
R. Sintende la cura incessante che Iddio prende di
tutte le cose create, affinché conseguano il loro fine.
D. Come si prova?
R. Con diverse ragioni:
1° Le cose create non hanno in sè la ragione di loro esistenza,
nè la ragione di loro permanenza nell'esistenza: che se l'avessero
per passare da un istante allaltro di loro vita, non vi sarebbe
motivo a negare, rimontando indietro di istante in istante, che
non lavessero anche avuta un istante prima della loro stessa
esistenza, il che sarebbe assurdo. Bisogna dunque che intervenga
ad ogni momento lopera del Creatore, per tenere continuamente
in atto lesistenza delle creature.
2° II Signore non avendo nulla creato invano, ma tutto per un fine,
deve volere costantemente che le creature tendano al fine per cui
loro accordò lesistenza, senza di che sarebbe inconseguente
ne suoi disegni, assurdo nelle sue opere.
3° Iddio infinitamente santo e giusto deve approvare ed eccitare
la virtù, odiare ed abbattere il vizio, premiare i virtuosi e punire
i rei. Ciò non si può senza leggi, precetti ed avvisi che emanino
direttamente o indirettamente dalla sua autorità alle successive
generazioni, e senza premii accordati, o castighi continuamente
inflitti in questa o nell'altra vita. Per queste ed altre ragioni
l'intervenzione di Dio nelluniverso creato, come causa conservatrice
e direttrice delle creature materiali ed incorporee, è evidente.
D. Provatemi questa verità con testi della S. Scrittura.
R. Il Signore fece le piccole e le grandi cose, e di tutte
Egli ha egual cura (Sap.). La tua Provvidenza,o Padre, tutto
governa (Sap.). Il cuor dell'uomo dispone la sua
via, ma sta a Dio il dirigerne i passi (Prov.). Non si
vendono due passeri per un denaro? eppure non ne cade uno per terra
senza permissione del Padre nostro (Matt.).
D. La contemplazione della natura non offre una prova
visibile della Provvidenza divina?
R. Certamente: occorrerebbero volumi per enumerare solo
in piccola parte le meraviglie che la natura ci presenta, lordine
e larmonia che regnano nelluniverso, cose tutte che
dietro il velo dei fenomeni lasciano scorgere la mano possente del
sommo Artefice che tutto prepara e tutto dispone, una creatura per
laltra, perché sia raggiunto il fine generale che Egli si
e proposto. Presa parte a parte come in complesso, la natura offre
tale una serie coordinata di cause ed effetti, che non può a meno
di destare lammirazione di ogni uomo sincero. I diversi apparati
dei sensi, la circolazione del sangue, la nutrizione delle piante,
l'avvicendamento delle stagioni, la corrispondenza dei climi coi
prodotti del suolo, la circolazione delle acque gli scambii di principii
fra il regno animale ed il vegetale, le metamorfosi degli insetti,
lindustria delle api, delle formiche, dei castori, ecc, sono
appena il principio dellindice delle meraviglie che ci presenta
il mondo.
D. Non avvengono forse molte cose a caso senza intervenzione
della divina Provvidenza?
R. Nulla arriva a caso: questa parola, che per sè nulla
significa, non è altro che il marchio dell'ignoranza in cui noi
siamo della causa dun dato effetto. Molte cose, che al volgo
sembrano opera del caso, agli occhi del dotto sono invece diretta
e nota conseguenza d'una data causa. E molte cose, che prima parevano
doversi attribuire al caso, ora coi progressi della scienza si fanno
dipendere da ben note ragioni. Cosi al volgo parrà caso una burrasca
atmosferica; ma il dotto avvertito dal telegrafo che unonda
atmosferica attraversa lEuropa, la prevede. Così le stelle
cadenti, che una volta si credevano guizzar a caso nel cielo, ora
sono già in parte previdibili per mezzo del moto annuo della terra.
Qual cosa più fortuita della caduta duna foglia? eppure noi
potremmo prevedere il quando, il come e listante di sua caduta,
se conoscessimo appieno il grado dessiccamento delle piante,
le variazioni dei venti, i moti locali vorticosi dellaria,
la forma della foglia, ecc. Insomma qualunque fenomeno si riduce
ad un moto, ma il moto deriva da una forza; ora rimontando di forza
in forza come da effetto a causa, si troverà che le forze, quindi
anche i fenomeni e le ragioni di essi, sono in mano di Dio.
D. La Provvidenza di Dio preordina tutto, ovvero vi è
qualche cosa che solamente permette?
R. Iddio preordina tutto, eccetto il peccato che non fa
che permettere.
D. Perché Iddio permette il peccato ?
R. Perché l'uomo fu creato libero. Che se Dio avesse costretto
per natura luomo ad operare infallantemente il bene, Iddio
avrebbe tolto a sè una maggior gloria, quella di essere conosciuto
ed amato spontaneamente da esseri liberi; e tolta alluomo
la soddisfazione che procura il merito duna buona volontaria
azione. Inoltre colla permissione del peccato Dio fa risplendere
la sua misericordia e la sua giustizia; e ricava sempre, e talvolta
a noi visibilmente, dal male un più gran bene.
D. In che modo voi dite che Iddio ritrae un più gran
bene dal male?
R. Mi spiegherò con alcuni esempi. Fu un male l'invidia
dei fratelli di Giuseppe, ma dopo servì ad esaltare quasi sul trono
la famiglia di Giacobbe, a satollarla nei tempi di carestia, ad
una salutare correzione del fallo commesso, ed a far risplendere
agli occhi di tutto un popolo la virtù di Giuseppe. Fu un male la
superbia di Nabuccodonosor che voleva farsi adorare, ma servì col
trionfo dei giovanetti nella fornace al trionfo pure dellonnipotenza
di Dio. Fu un male la tirannia degli imperatori romani, ma servì
alla gloria dei martiri ed alla propagazione del cristianesimo.
Fu un male la colpa di Adamo, ma oh felice colpa! perché ci meritò
Cristo Redentore. Da questi esempi e da una infinità daltri
si può inferire che Iddio sa ognora, per vie a noi imperscrutabili,
trarre il bene dal male, tanto che, secondo S. Agostino, Dio giudicò
meglio trarre il bene dal male anziché permettere che non vi fosse
alcun male. E questo è proprio di Dio, che mentre luomo orgoglioso
crede di spuntarla offendendolo, Egli ne rende vana la malizia coll'infinita
sua sapienza, tirando per lordine morale stesso, un vantaggio
maggior del danno o turbamento che lo stolto credeva davervi
portato.
D. Ma che dite voi dei mali fisici che Dio permette?
R. Essi non diminuiscono punto lidea della bontà;
che dobbiamo farci dì Dio.
In 1° luogo si osservi che i mali fisici per sé non sono mali,
essendo indifferente per sé qualunque sconvolgimento della materia.
Essi inoltre non possono dirsi tali che rispetto all'uomo, il quale
può essere reso o no capace di soffrire secondo il loro diverso
modo di agire. E questa capacità di soffrire, che infatti ora esiste,
è solo una conseguenza del peccato di Adamo, dopo il quale come
dice S. Paolo, la natura ingemisce; quindi la sterilità del
suolo, la fierezza dei bruti e la morte. Prima del peccato invece
il suolo era fecondo, i leoni sedevano mansueti accanto ad Adamo
che li chiamava per nome, la vita durava immortale.
In 2° luogo riflettasi che i mali fisici, non sono tali che in
apparenza, perché o servono materialmente a raggiungere altri maggiori
beni materiali, o servono allesercizio ed alla prova della
virtù; e sovente ciò che è male per uno è bene per un altro. Soffia
il vento: il vecchio sen duole, ma il pilota lo desidera, la terra
stessa riceve i semi che il vento porta sulle sue ali ed è purificata
dai miasmi. Cade la neve; le passeggiate divengono deserte, i cittadini
sen stanno melanconici a casa, ma il suolo intiepidito prepara nel
silenzio i germogli d'aprile. Il calore ci infastidisce, ma le biade
maturano. Irrompe impetuoso il torrente, ma non è un male pel colono
intelligente che con spiragli e dighe sa trarne depositi fertilissimi
onde accrescere i suoi prodotti.
In 3° luogo molti mali cessano col progredire della scienza. Cosi
molti veleni diventarono portentose medicine, e molti insetti già
creduti nocivi si trovarono dappoi utilissimi all'agricoltura.
In 4° luogo si rifletta che a noi non sarà mai dato di conoscere
le ragioni di tutte le cose, epperciò non saremo mai in istato di
giudicare della convenienza o non delle cose tutte. Ma senza conoscerle
possiamo andar persuasi, che ultima ragione delle cose è il bene,
essendochè Iddio perfettissimo altro non può aver di mira che il
bene, e (come dice l'Ecclesiastico) tutte le cose saranno a suo
tempo trovate buone. Chi entra dice S. Agostino, nellofficina
di un fabbro-ferraio, ed imperito dell'arte prende a chiamar superflui
gli strumenti dei quali ignora luso, dà segno di molta ignoranza.
Così del pari stolti son da chiamarsi coloro, che, di questo mondo
creato e governato da Dio, osano tacciare come inutili molte cose
delle quali non giungono a conoscere le ragioni. Se quell'imperito
che entrò nell'officina cade nella fornace, o volendo maneggiare
alcuni di quegli acuti ferri ne rimane ferito, egli dirà che ivi
si trovano cose nocive e perniciose; ma lartefice, che ben
ne conosce luso, deriderà invece la sua ignoranza, e non curando
le vane parole proseguirà il suo lavoro.
In 5° luogo molti mali debbono ascriversi unicamente allabuso,
di libertà. Perché dunque volerne imputare Iddio? Coi coltelli posso
ferire, ne sarà risponsabile il coltellinaio? Ai nostri vizi invece
dovremmo piuttosto attribuire la massima parte delle malattie, le
quali non hanno generalmente per origine che gli eccessi nel cibo,
l'incontinenza, la vanità, lorgoglio, ecc.
In 6° luogo, perché principalmente, secondo leconomia universale
divina, la vita presente non è che uno stato di prova, mentre solo
all'altra vita è riservata la completa e tanto bramata felicità
Perciò non è a stupire che vi siano mali fisici e morali, destinali
ad essere gli strumenti di questa prova, per la quale Iddio a buon
diritto deve poter discernere coloro che lamano da coloro
che lo ripudiano.
D. Non potrebbero i mali fisici attribuirsi a cause
seconde senza attribuirsi a Dio?
R. No: sebbene in apparenza tutto avvenga per cause seconde,
esse non operano che in virtù della causa prima che è Dio; laonde
tutto deve a Lui solo riferirsi. Iddio potrebbe però intervenire
direttamente senza passare per le cause seconde. Egli così può mandare
un vento, un terremoto, un fulmine, senza ricorrere al calore delle
zone equatoriali, al moto del fluido incandescente interno della
terra, alla ricomposizione dellelettricità, ecc.
Saggio di Catechismo ragionato ad uso degli
studiosi della Cattolica Religione, Tip. San Giuseppe - Emporio
cattolico, Torino 1875, cap. II, pp. 3-9 e cap. VII, pp. 25-33.
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