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PRESIDENZA DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA
Progetto Culturale orientato in senso cristiano: una prima proposta
di lavoro
28 gennaio 1997
1. Perché un progetto culturale
«Evangelizzare è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua
identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare» [1]. Questa nota
affermazione del Papa Paolo VI mantiene ancora oggi intatta la sua verità e attualità.
Compito essenziale della Chiesa è fare incontrare gli uomini con Gesù Cristo, nella
convinzione che è lui l'unico Salvatore del mondo, il redentore di tutti gli uomini e di
tutto l'uomo. In lui, infatti, si rivela a noi il volto di Dio, come mistero di amore, e
il volto dell'uomo, chiamato alla comunione con Dio e con i fratelli.
Chi lo incontra e accoglie il dono di Dio che in lui si è manifestato, riceve una
precisa missione: testimoniare la carità di Dio e ridare speranza all'umanità,
annunciando Gesù Cristo, colui che in ogni tempo viene nella storia come inviato del
Padre per fare «nuove tutte le cose» (Ap 21,5).
Lillusione che le risorse della tecnica siano sufficienti a sconfiggere ogni
male, ha portato il nostro mondo allasfissia della vita, soffocata dal fare e
dallavere. Ma ora, lottimismo di un progresso senza fine ha lasciato il posto
al ripiegamento su se stessi e sui piccoli progetti, alla frenetica voglia di esperienze
sempre diverse e alla rimozione degli interrogativi di fondo, quelli che contano davvero:
Chi sono? Da dove vengo? Dove vado?
In questo contesto, il compito di annunciare e testimoniare il Vangelo richiede di
proporre con coraggio la persona di Gesù Cristo, come evento risolutivo della storia,
mostrando fino in fondo la valenza culturale della sua presenza e del suo messaggio, la
capacità cioè di incidere sul modo con cui un uomo, un popolo vedono ed esprimono se
stessi e la realtà. Cristo infatti è venuto nel mondo per rivelare e restituire all'uomo
la sua piena umanità.
Appare allora come una tragica controtestimonianza la diffusa dissociazione tra pratica
religiosa e vissuto quotidiano. Si tratta di un distanza che tende ad approfondirsi tra il
credo professato e i modi collettivi di pensare e di agire, tra il messaggio a cui si
afferma di aderire e lo stile e la mentalità dominanti, non solo nella società ma anche
all'interno delle stesse comunità cristiane.
Da sempre i cristiani si sono adoperati perché il Vangelo di Gesù, penetrando nella
vita delle persone, diventasse fermento di un mondo edificato secondo il progetto di Dio.
Oggi però appare necessario «assumere con maggiore consapevolezza il rapporto
fede e cultura» [2]. Occorre in particolare offrire prospettive culturali capaci
di intercettare le domande di questo tempo e di proporre risposte originali e pertinenti.
Più volte Giovanni Paolo II ha ricordato che «la cultura
è un terreno privilegiato nel quale la fede si incontra con l'uomo»
[3] e ha sollecitato i cattolici italiani a far sì che la fede esplichi
pienamente la sua «efficacia trainante nel cammino verso il
futuro» [4] dellItalia. Proprio la responsabilità che
sentiamo nei confronti del Vangelo e della sua testimonianza impone
oggi di offrire una risposta più consapevole e incisiva alla dissociazione
tra Vangelo e cultura.
2. Identità e finalità del progetto
Il progetto culturale è una dinamica di ricerca, di risposta, di proposta e di
comunicazione; è un processo teso a far emergere il contenuto culturale
dellevangelizzazione, anche quale apporto qualificato dei cattolici alla vita del
Paese. Unisce insieme iniziative di promozione e di collegamento dell'esistente con
proposte nuove, sempre però in uno stile di animazione e di stimolo, creando luoghi di
confronto e di approfondimento, offrendo risorse per la ricerca, per instaurare così
circuiti virtuosi di collaborazione e di emulazione, mediante
interventi capaci di creare convergenze che non annullino le identità, ma al contrario
valorizzino le diverse appartenenze e radici.
Non da oggi nelle nostre Chiese è viva la convinzione che «una fede che non
diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non
fedelmente vissuta»[5]. La novità del progetto sta nel
mettere esplicitamente a tema questa intenzionalità e nel dare impulso all'opera di
evangelizzazione della cultura e di inculturazione della fede. Fede e cultura si
richiamano reciprocamente: il Vangelo è fattore essenziale di promozione di espressioni
culturali pienamente umane e la cultura è lambito attraverso il quale la Parola
eterna risuona e si realizza nel tempo.
Il termine cultura viene inteso qui nel senso più ampio e
antropologico, che abbraccia non soltanto le idee ma il vissuto
quotidiano delle persone e della collettività, le strutture che lo reggono e i valori che
gli danno forma [6]. Leggiamo nel catechismo degli adulti della Chiesa italiana:
«La cultura è un sistema di elementi in relazione tra loro e in continua
evoluzione storica: elementi interpretativi, come la lingua, la letteratura, l'arte, lo
spettacolo, la scienza, la filosofia, l'etica, la religione; elementi sociali come i
costumi, le leggi, le istituzioni; elementi operativi, come la scienza, l'economia, i
manufatti. Vi si incarnano il senso generale della vita e le esperienze fondamentali della
famiglia, dell'amicizia, della convivenza, del lavoro, della bellezza, della sofferenza,
della morte e della divinità. Ogni popolo vi trova la sua identità, la sua anima
collettiva, il suo patrimonio prezioso accumulato di generazione in generazione»
[7]. Con le parole di Giovanni Paolo II, possiamo dire che la cultura, nelle sue
espressioni autentiche, «è ciò per cui luomo in quanto uomo diventa più
uomo» [8]; essa mira infatti alla realizzazione delluomo in tutte le sue
dimensioni, attraverso i gesti della vita quotidiana, le configurazioni del vivere
sociale, le più alte espressioni delle scienze e delle arti.
Per andare oltre una generica tensione in campo culturale, bisogna chiarire le
finalità di questo progetto, che vuole stimolare la dimensione culturale presente nel
vissuto di fede dei credenti, perché acquisti certezza delle proprie radici,
consapevolezza delle propria ragionevole pertinenza sulle questioni vitali del nostro
tempo, fiducia nelle proprie potenzialità nel dialogo e nel confronto con le culture
correnti.
A partire da questo orientamento globale, le finalità del progetto possono essere
così delineate su due prospettive complementari:
rendere più motivata e incisiva la pastorale ordinaria, stimolandola ad
assumere consapevolmente il rapporto tra fede e cultura, per poter proporre la fede
mediante esperienze e linguaggi significativi nell'odierno contesto culturale;
dare sostegno ai fedeli laici nel compito loro proprio di esprimere la
fecondità della fede nella vita familiare e sociale, nella ricerca scientifica e
filosofica e nell'arte.
Si tratta di finalità generali, a cui si accompagnano o al cui interno si articolano
altri importanti obiettivi, tra cui in particolare vanno ricordati sia il coinvolgimento
dei teologi e degli uomini di cultura nell'affrontare i nodi del rapporto tra fede e
cultura nel nostro tempo sia il rinnovamento della comunicazione ecclesiale nella
cosmopoli dei moderni media.
Con un impegno così orientato, si intende aiutare i cattolici italiani
a superare gli storici steccati che ne hanno limitato l'azione all'esterno
e le contrapposizioni che hanno più volte lacerato la vita ecclesiale
all'interno.
3. Gli ambiti contenutistici da privilegiare
Gli ambiti contenutistici su cui il progetto culturale deve intervenire vanno
individuati con riferimento alla persona di Gesù Cristo e all'immagine cristiana
dell'uomo che da lui deriva. «Il nucleo generatore di ogni autentica cultura è
costituito dal suo approccio al mistero di Dio» [9]. L'accesso a questo mistero
ci è dato nella persona del Figlio di Dio fatto uomo. È Gesù Cristo, crocifisso e
risorto, la verità di Dio e dell'uomo: la verità del Dio che è carità e ci chiama alla
carità. In questa luce l'uomo scopre se stesso: il suo essere persona, chiamato a vivere
come figlio di Dio nella storia, fino al suo compimento.
I contenuti particolari del progetto sono pertanto la mediazione sempre nuova
dell'antropologia cristiana in rapporto alle situazioni storiche concrete e mutevoli.
Vanno allora distinti due livelli di contenuti:
quello delle grandi aree tematiche, per se stesse interdisciplinari, che toccano
i contenuti fondamentali della fede nel loro impatto con i nodi più vivi del pensiero e
dell'ethos contemporanei;
quello dei temi emergenti di volta in volta nel dibattito culturale e nella vita
sociale, a cui appare necessario offrire risposte evangelicamente illuminate, che
orientino il pensare e l'agire comune dei cristiani e li rendano capaci di entrare in
dialogo con tutti.
Proviamo ad offrire, in prima approssimazione, una possibile articolazione delle grandi
aree tematiche per interventi di lungo respiro. Ciascuno potrà attivarsi con
responsabilità e creatività, individuando allinterno di esse temi più specifici e
prospettive complementari:
domande di significato (in cui si ritrovano temi come: il problema della
verità; il rapporto tra pluralismo e libertà; pensare la fede oggi; la singolarità del
cristianesimo e il dialogo interreligioso; le radici cristiane dei valori della nostra
civiltà...);
persona e società (la dignità e intangibilità della vita umana; la
centralità della famiglia, leducazione oggi e il ruolo della scuola; le
istituzioni, la legalità e i meccanismi di disuguaglianza; la partecipazione alla vita
civile e politica ai vari livelli...);
linguaggi (esprimere e comunicare attraverso il corpo, il segno e la parola;
larte di ieri e di oggi; la comunicazione multimediale...);
economia e umanesimo (lo sviluppo economico, la solidarietà e la salvaguardia
del creato; la globalizzazione della comunicazione e dell'economia...);
ricerca scientifica (le scienze, le tecnologie e lunità del sapere...).
Le aree qui indicate non esauriscono ovviamente l'orizzonte dell'incontro tra fede e
cultura. Altre prospettive le attraversano, come ad esempio quella del rapporto tra Chiesa
e mondo o quella dellevangelizzazione. Si tratta di istanze da non dimenticare
mentre si affrontano temi che fanno riferimento all'una o all'altra area tematica.
Ci sono poi i temi emergenti nel dibattito contemporaneo, che vanno
individuati a partire anzitutto dalle situazioni locali; su alcuni
di essi, di particolare rilevanza, si potrà promuovere anche una
riflessione ampia e generalizzata. Proprio la connotazione della
emergenza, che caratterizza questi temi, ne impedisce una proposta
programmata in partenza: si tratta di risvegliare un'attenzione
a ciò che si muove nella comunità ecclesiale e nella società.
4. Il coinvolgimento del popolo di Dio
Il progetto culturale appartiene al «discernimento comunitario»,
indicato nel Convegno ecclesiale di Palermo come «espressione dinamica della
comunione ecclesiale e metodo di formazione spirituale, di lettura della storia e di
progettazione pastorale» [10]. Ciò implica che nel progetto sia coinvolta
l'intera comunità cristiana e con esso si promuova una cultura della comunicazione e
della comunione, della reciprocità e della responsabilità. In quanto processo di
discernimento comunitario e di comunicazione il progetto coinvolge in definitiva tutto il
popolo di Dio. L'incontro tra fede e cultura è connaturato all'esperienza stessa della
fede.
L'attuazione concreta del progetto è affidata anzitutto alla vita quotidiana della
comunità cristiana e coinvolge la responsabilità di vescovi, presbiteri, operatori
pastorali in genere. Le nostre parrocchie sono certamente il primo ambiente in cui la
pastorale deve coltivare un'attenzione specifica alla cultura e in cui una cultura
cristianamente orientata può trovare alimento. Con esse le comunità religiose, le
associazioni e i movimenti, le scuole cattoliche, le iniziative di volontariato, gli
oratori, ecc., ciascuno secondo le proprie modalità e caratteristiche. In tali spazi si
colloca il versante propriamente formativo del progetto culturale. È qui che la fede deve
interrogarsi sulle modalità con cui, plasmando la mentalità di singoli e di gruppi,
diventa fattore creativo di cultura vissuta. La pastorale ordinaria deve inoltre
svilupparsi secondo una dinamica missionaria, per poter raggiungere gli ambienti della
vita familiare, professionale e sociale, e incidere più efficacemente sui modi di pensare
e di vivere della gente.
Il progetto è strettamente connesso con quella riflessione critica della fede che è
il compito proprio dei teologi nella Chiesa. La valorizzazione del contributo dei teologi
e delle istituzioni teologiche è perciò essenziale per gli sviluppi del progetto in
ordine alla chiarificazione dei nodi del rapporto tra fede e culture del nostro tempo. Una
considerazione simile vale anche per il ruolo degli uomini di cultura cristiani e per le
istituzioni cattoliche di ricerca e di formazione culturale: a loro spetta offrire
contributi decisivi per illuminare il rapporto tra la fede e le scienze delluomo.
Non meno decisivo è lo spazio di attuazione del progetto affidato ai laici cristiani
nella vita familiare, nella presenza quotidiana negli ambienti del lavoro e della
professione, nei luoghi della sofferenza e del tempo libero, nellintreccio di
rapporti che forma il tessuto sociale e politico del Paese. In tutti questi ambiti è
necessario un grande investimento di fede, di spiritualità, di
intelligenza; è indispensabile sviluppare una continua interconnessione tra i principi
dell'antropologia, dell'etica e della dottrina sociale cristiana e l'agire quotidiano.
Unattenzione particolare è richiesta alle persone, agli ambienti e alle strutture
propriamente dedicati alla ricerca scientifica, all'espressione artistica,
all'organizzazione della convivenza civile, all'educazione, alla comunicazione sociale.
Da più parti nella società italiana si chiede il contributo della comunità
ecclesiale circa i grandi interrogativi dellesistenza e per il rinnovamento etico
della convivenza civile. Appare pertanto giustificato e opportuno aprire spazi di dialogo
e di collaborazione sulle prospettive e sui temi del progetto con persone e istituzioni
che operano nell'ambito della cultura e, in senso più ampio, con i vari soggetti sociali,
anche di diversa ispirazione ideale. Questo vale anzitutto per i fratelli cristiani delle
altre Chiese e comunità ecclesiali, che condividono il riferimento di fede al Cristo e al
suo messaggio. Ma il progetto culturale promosso dai cattolici italiani è aperto a tutti
e provoca ogni confronto con chi ha a cuore il significato dellesperienza umana e la
ricostruzione del tessuto della comunità civile.
Per favorire lazione di questi molteplici soggetti, il progetto
deve muovere anzitutto da un lavoro capillare, che renda le comunità
cristiane più consapevoli di quanto già esiste e opera in tale orizzonte.
Questa consapevolezza aprirà la strada a impegni per lulteriore
qualificazione delle risorse, in uomini e strutture, presenti nel
territorio, anche integrando e dando vita a nuove realtà dove ciò
apparisse necessario.
5. L'animazione
L'azione del progetto culturale comporta interventi su due livelli, tra loro
complementari. Essi corrispondono alle due forme in cui la cultura può proporsi: cultura
vissuta da una parte e sapere critico ed espressione artistica dall'altra. La prima è
evidentemente legata alle ordinarie forme della vita comunitaria, mentre l'altra è
piuttosto espressione delle persone e dei luoghi chiamati alla elaborazione riflessa dei
fatti culturali, sia in funzione di recezione di quanto il vissuto lascia emergere sia in
funzione di stimolo alla novità verso il medesimo vissuto.
Il livello della pastorale ordinaria chiede non di creare nuove strutture, quanto
piuttosto di animare i luoghi della formazione e della vita ecclesiale, quali le
parrocchie, le comunità religiose, le aggregazioni laicali. La rete di uffici e servizi
pastorali già esistente nella comunità cristana ai vari livelli (nazionale, regionale,
diocesano, ecc.) va sollecitata perché, con opportune strumentazioni, si faccia
interprete delle attese di radicamento e di crescita culturale nei rispettivi ambiti:
catechistico, liturgico, di azione caritativa, missionaria...
Un ruolo fondamentale a questo livello va svolto dagli operatori pastorali, in primo
luogo i presbiteri. Occorre promuovere tra loro la consapevolezza dell'urgenza
dell'impegno e la riflessione sulle diverse tematiche che di volta in volta verranno
all'ordine del giorno del progetto. È un'azione da svolgere soprattutto negli organismi
di partecipazione ecclesiale: consigli presbiterali, consigli pastorali, consulte, ecc.
Una forma assai utile di confronto e di convergenza nelle attività del progetto sono i
forum, la cui azione va promossa in modo non episodico. Attorno ad
essi potrà essere rilanciata anche la funzione dell'associazionismo professionale di
ispirazione cristiana.
Snodo centrale di questo livello del progetto, per favorire il trasferimento di
conoscenze e di sensibilità tra le comunità locali e i centri di ricerca e viceversa, è
il territorio. Potrà allora essere utile avere incaricati regionali (e, dove più
numerosi sono gli abitanti, incaricati di aree territoriali), per sensibilizzare circa le
attività promosse sui temi posti all'attenzione delle comunità e favorire il
coordinamento. In modo particolare essi potranno stimolare e sostenere l'attività dei
centri culturali esistenti, o da suscitare, nelle diocesi.
Ai centri culturali locali spetterà promuovere iniziative per dare impulso alla
socializzazione tra gli uomini di cultura del territorio, per offrire momenti di
conoscenza e dibattito sui temi che si vorrà di volta in volta privilegiare
stimolando anche una riflessione in prospettiva locale e per formulare proposte da
far rifluire a livello nazionale.
Questattività di animazione dovrebbe trovare appoggio nelle riviste di cultura
cattoliche, o in espressioni similari degli altri strumenti della comunicazione, e nei
media cattolici di base: quotidiani, agenzie, settimanali cattolici, riviste di
divulgazione, informazione radiotelevisiva, ecc.
Una componente fondamentale del progetto riguarda proprio l'ambito
della comunicazione sociale. C'è da formare comunicatori e utenti,
sacerdoti, educatori e operatori pastorali. Una presenza che promuova
con efficacia le prospettive culturali del Vangelo passa anche attraverso
l'attuazione di più ricche sinergie tra i media ecclesiali e lo
sviluppo di forme nuove di emittenza radiotelevisiva, sorrette da
una produzione di qualità.
6. La ricerca
Il lavoro di animazione e di formazione deve essere sostenuto da una ricerca adeguata.
Attorno ai temi che nel progetto emergeranno come significativi e bisognosi di attenzione
si dovrà dare avvio ad un confronto propositivo, possibilmente interdisciplinare, da
sviluppare presso centri di ricerca o in gruppi costituiti in rapporto alle singole
tematiche. Qui si attende in particolare il coinvolgimento delle facoltà teologiche e
delle università cattoliche, come pure delle associazioni che raccolgono i cultori delle
varie discipline.
Il dibattito sviluppato in tali sedi troverà utilmente espressione in pubblicazioni,
con lapporto delle riviste di ricerca e dell'editoria cattolica.
Accanto al confronto interdisciplinare si dovranno promuovere anche approfondimenti
monografici, soprattutto mediante ricerche finalizzate curate da giovani studiosi. Questo
settore potrà essere seguito in particolare dal Centro Universitario Cattolico, con uno
specifico settore di borse di studio per sostenere lattività dei ricercatori.
Per quanto riguarda le tematiche emergenti, ci si potrà avvalere in modo particolare
di indagini sociologiche, i cui risultati andranno sviluppati nella riflessione di
appositi gruppi di approfondimento, costituiti anch'essi attorno a centri di ricerca
accreditati o a più agili gruppi di riflessione costituiti allo scopo.
In tutti questi ambiti e livelli di ricerca andranno curate iniziative
di dialogo con i settori del mondo culturale e sociale non cattolico.
È un'apertura che potrà avvalersi anche di iniziative di forte valenza
comunicativa.
7. Un Servizio nazionale
Per il sostegno e la promozione di questi orientamenti della comunità ecclesiale
verrà attivato presso la Segreteria Generale della C.E.I. un Servizio nazionale per il
progetto culturale. Coordinato da un comitato scientifico, esso si avvarrà di
unagile segreteria operativa, che potrà fare riferimento nella sua azione
all'intervento di esperti nei vari settori di ricerca affrontati di volta in volta.
Tra i compiti specifici del Servizio nazionale se ne richiamano
qui alcuni di maggior rilievo: i contatti con e tra i centri e i
gruppi di ricerca; un'azione di monitoraggio, di osservatorio e
di documentazione; l'organizzazione di eventuali seminari di studio
a carattere nazionale per precisare lo status quaestionis
di tematiche di particolare rilievo; l'offerta di sostegno ai centri
culturali diffusi sul territorio; la collaborazione al coordinamento
e allo stimolo degli uffici pastorali della C.E.I. per una loro
efficace presenza nel progetto. Un semplice bollettino di comunicazione
potrà facilitare la divulgazione di notizie e il confronto tra le
varie esperienze di base.
8. Per concludere
Viviamo tempi difficili, ma anche stimolanti. Sappiamo di star dentro una svolta assai
significativa della storia delloccidente e di tutta lumanità. Siamo anche
consapevoli che questa svolta rischia di tradursi in un decisivo allontanamento dalle
radici cristiane che hanno costruito la nostra civiltà.
Dando nuova incisività ad un cammino di Chiesa, iniziato in Italia da ormai trent'anni
con la scelta del primato della evangelizzazione, il progetto culturale vuole oggi creare
unità di intenti e più organico slancio all'impegno di fare dellincontro con
Cristo il principio di un rinnovamento delle persone e della società. È un impegno che
si fa più stringente oggi, di fronte ad un Paese bisognoso di ricostruzione morale, a cui
i cattolici ritengono di avere da offrire molto, nel segno di una cultura della libertà
responsabile, della solidarietà e della comunicazione.
La parola di salvezza è seme di vita inesauribile, ma deve affondare nel terreno per
dare frutto (cf. Mt 13,3-9.18-23 par.). Occorre uscire incontro ai diversi ambienti
e alle molteplici visioni del mondo, con il coraggio di chi sa accogliere, discernere,
purificare, rinnovare. Quando la Parola eterna incontra le mutevoli parole con cui
luomo dice se stesso e la realtà, il disegno di Dio si compie. Spesso al gesto
largo del seminatore non corrisponde purtroppo una crescita altrettanto generosa; ci
conforta la promessa che la parola del Vangelo non mancherà di dare frutto là dove
incontrerà la disponibilità di un terreno buono. È nostra responsabilità favorire tale
incontro, perché il lievito del Regno fermenti tutta la storia (cf. Mt 13,33 par.)
La Presidenza della Conferenza Episcopale
Italiana
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[1] Paolo VI, Esort. apost. Evangelii nuntiandi, 14.
[2] Conferenza Episcopale Italiana, Nota past. Con il dono della carità dentro la
storia, 25.
[3] Giovanni Paolo II, Discorso al Convegno ecclesiale di Palermo (23 novembre
1995), 3.
[4] Giovanni Paolo II, Discorso al Convegno ecclesiale di Loreto (11 aprile
1985), 7.
[5] Giovanni Paolo II, Discorso al Congresso nazionale del M.E.I.C. (16 gennaio
1982), 2.
[6] Cf. Concilio Vaticano II,Cost. past. Gaudium et spes, 53.
[7] Conferenza Episcopale Italiana, Catechismo degli adulti La verità vi farà
liberi, 1154.
[8] Giovanni Paolo II, Discorso allUNESCO (2 giugno 1980), 7.
[9] Giovanni Paolo II, Discorso al Convegno ecclesiale di Palermo (23 novembre
1995), 4.
[10] Conferenza Episcopale Italiana, Nota past. Con il dono della carità dentro la
storia, 25. |