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PONTIFICIO CONSIGLIO PER LE COMUNICAZIONI
SOCIALI
La Chiesa e Internet. Etica in Internet
22 febbraio 2002
LA CHIESA E INTERNET
I. Introduzione
1. L'interesse della Chiesa per Internet è un aspetto particolare dell'attenzione che
essa riserva da sempre ai mezzi di comunicazione sociale. Considerandoli il risultato del
processo storico scientifico per mezzo del quale l'umanità avanza «sempre più
nella scoperta delle risorse e dei valori racchiusi in tutto quanto il creato»,
[1] la Chiesa si è spesso dichiarata convinta del fatto che i mezzi di comunicazione
sociale sono, come ha affermato il Concilio Vaticano II, «meravigliose
invenzioni tecniche» [2] che pur facendo già molto per soddisfare le necessità
umane, possono fare ancora di più. Quindi l'approccio della Chiesa ai mezzi di
comunicazione sociale è stato essenzialmente positivo. [3] Anche quando ne condannano i
gravi abusi, i documenti del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali si sono
preoccupati di chiarire che «un atteggiamento meramente restrittivo o censorio
da parte della Chiesa... non è né sufficiente né appropriato».[4]
Citando la Lettera Enciclica Miranda prorsus di Papa Pio XII del 1957,
l'Istruzione Pastorale sui Mezzi di Comunicazione Sociale Communio et progressio,
pubblicata nel 1971, ha sottolineato questo aspetto: «La Chiesa riconosce in
questi strumenti dei doni di Dio destinati, secondo il disegno della
Provvidenza, a unire gli uomini in vincoli fraterni, per renderli collaboratori dei Suoi
disegni di salvezza». [5] Rimaniamo di questa opinione anche a proposito di
Internet.
2. Secondo la Chiesa la storia delle comunicazioni umane somiglia a un lungo viaggio
che conduce l'umanità «dall'orgoglioso progetto di Babele, con la sua carica di
confusione e di mutua incomprensione (cfr Gn 11, 1-9), fino alla Pentecoste e al dono
delle lingue: la restaurazione della comunicazione si incentra su Gesù per l'azione dello
Spirito Santo». [6] Nella vita, nella morte e nella risurrezione di Cristo, la
comunicazione fra gli uomini ha trovato il suo più alto ideale e supremo modello in Dio,
il quale è diventato uomo e fratello. [7]
I moderni mezzi di comunicazione sociale sono fattori culturali che svolgono un ruolo
in questa storia. Come osserva il Concilio Vaticano II, «benché si debba
accuratamente distinguere il progresso terreno dallo sviluppo del regno di Cristo,
tuttavia nella misura in cui può contribuire a meglio ordinare l'umana società, tale
progresso è di grande importanza per il regno di Dio». [8] Considerando da
questo punto di vista i mezzi di comunicazione sociale, scopriamo che essi
«contribuiscono efficacemente a sollevare e ad arricchire gli animi, nonché ad
estendere e consolidare il Regno di Dio». [9]
Oggi ciò vale in modo particolare per Internet, che contribuisce ad apportare
cambiamenti rivoluzionari nel commercio, nell'educazione, nella politica, nel giornalismo,
nel rapporto fra nazione e nazione e cultura e cultura, cambiamenti riguardanti non solo
il modo in cui le persone comunicano, ma anche quello in cui interpretano la propria vita.
In un documento allegato, Etica in Internet, affrontiamo la dimensione
etica di tali questioni. [10]
In questa sede consideriamo le implicazioni che Internet ha per la religione e in
particolare per la Chiesa Cattolica.
3. La Chiesa ha un duplice scopo a proposito dei mezzi di comunicazione sociale. Uno è
quello di incoraggiare la loro giusta evoluzione e il loro giusto utilizzo per il bene
dello sviluppo umano, della giustizia e della pace, per l'elevazione della società a
livello locale, nazionale e comunitario, alla luce del bene comune e in spirito di
solidarietà. In considerazione della grande importanza delle comunicazioni sociali, la
Chiesa cerca un «dialogo onesto e rispettoso con i responsabili dei
media», un dialogo che si rivolga in primo luogo all'elaborazione della politica
che li riguarda. [11] «Questo dialogo implica che la Chiesa faccia uno sforzo
per comprendere i media i loro obiettivi, i loro metodi, le loro regole di lavoro,
le loro strutture interne e le loro modalità e che sostenga e incoraggi coloro che
vi lavorano. Basandosi su questa comprensione e su questo sostegno diventa possibile fare
delle proposte significative per poter allontanare gli ostacoli che si oppongono al
progresso umano e alla proclamazione del Vangelo». [12]
Tuttavia la Chiesa si preoccupa anche della propria comunicazione e di quella al suo
interno. Questa comunicazione è qualcosa di più che un esercizio tecnico perché
comincia nella comunione di amore fra le Persone divine e nella Loro comunicazione con noi
nonché nella comprensione del fatto che la comunicazione trinitaria «si estende
all'umanità: il Figlio è il Verbo, eternamente «pronunciato» dal
Padre e, in Gesù Cristo e attraverso di Lui, Figlio e Verbo incarnato, Dio comunica se
stesso e la sua salvezza alle donne e agli uomini». [13]
Dio continua a comunicare con l'umanità attraverso la Chiesa, portatrice e custode
della Sua Rivelazione, al cui Magistero soltanto Egli ha affidato il compito di
interpretare in maniera autentica la Sua parola. [14] Inoltre, la Chiesa stessa è communio,
una comunione di persone e di comunità eucaristiche che derivano dalla comunione
trinitaria e la riflettono. [15] Quindi, la comunicazione è essenziale per la Chiesa.
Questa motivazione, più di ogni altra, spiega perché «la pratica ecclesiale
della comunicazione dovrebbe essere esemplare, rispecchiando i più alti modelli di
veridicità, affidabilità, sensibilità ai diritti umani e altri principi e norme
rilevanti». [16]
4. Trent'anni fa la Communio et progressio evidenziò che «le recenti
invenzioni offrono all'uomo nuove modalità di incontro con la verità
evangelica». [17] Papa Paolo VI disse: «la Chiesa si sentirebbe
colpevole davanti al suo Signore», se non adoperasse questi mezzi per
l'evangelizzazione. [18] Papa Giovanni Paolo II ha definito i mezzi di comunicazione
sociale «il primo Aeropago del tempo moderno» e ha dichiarato
«non basta, quindi, usarli per diffondere il messaggio cristiano e il Magistero
della Chiesa, ma occorre integrare il messaggio stesso in questa «nuova
cultura» creata dalla comunicazione moderna». [19] Fare questo è
importantissimo oggi, poiché i mezzi di comunicazione sociale non solo influenzano
fortemente ciò che le persone pensano della vita, ma anche, e in larga misura,
«l'esperienza umana in quanto tale è diventata una esperienza
mediatica». [20]
Tutto ciò vale anche per Internet. Sebbene il mondo delle comunicazioni
sociali «possa a volte sembrare in contrasto con il messaggio
cristiano, offre anche opportunità uniche per proclamare la verità
salvifica di Cristo a tutta la famiglia umana. Consideriamo... la
capacità positiva di Internet di trasmettere informazioni e insegnamenti
di carattere religioso oltre le barriere e le frontiere. Quanti
hanno predicato il Vangelo prima di noi non avrebbero mai potuto
immaginare un pubblico così vasto... i cattolici non dovrebbero
aver paura di lasciare aperte le porte delle comunicazioni sociali
a Cristo affinché la Sua Buona Novella possa essere udita dai tetti
del mondo!». [21]
II. Opportunità e sfide
5. «La comunicazione che avviene nella Chiesa e attraverso la Chiesa consiste
essenzialmente nell'annuncio della Buona Novella di Gesù Cristo. E la proclamazione del
Vangelo come parola profetica e liberatrice rivolta agli uomini e alle donne del nostro
tempo è la testimonianza resa, di fronte ad una secolarizzazione radicale, alla verità
divina ed al destino trascendente della persona umana; è, di fronte ai conflitti ed alle
divisioni, la scelta della giustizia, in solidarietà con tutti i credenti al servizio
della comunione fra i popoli, le nazioni e le culture». [22]
Poiché annunciare la Buona Novella a persone immerse nella cultura dei mezzi di
comunicazione sociale richiede l'attenta considerazione delle peculiarità dei mezzi di
comunicazione stessi, ora la Chiesa ha bisogno di comprendere Internet. Ciò è necessario
al fine di comunicare efficacemente con le persone, in particolare quelle giovani, immerse
nell'esperienza di questa nuova tecnologia, ma anche per utilizzarlo al meglio.
I mezzi di comunicazione sociale offrono importanti benefici e vantaggi dal punto di
vista religioso: «offrono notizie e informazioni su eventi, idee e personaggi
relativi alla religione. Sono veicoli di evangelizzazione e di catechesi. Offrono
ispirazione, incoraggiamento e opportunità di culto a persone costrette nelle loro case o
in Istituti». [23] Oltre a questi benefici, ve ne sono alcuni più o meno
specifici di Internet. Questo sistema permette accesso immediato e diretto a importanti
fonti religiose e spirituali, a grandi biblioteche, a musei e luoghi di culto, a documenti
magisteriali, a scritti dei Padri e Dottori della Chiesa e alla saggezza religiosa di
secoli. Ha la preziosa capacità di superare le distanze e l'isolamento, mettendo le
persone in contatto con i loro simili di buona volontà, che fanno parte delle comunità
virtuali di fede per incoraggiarsi e aiutarsi reciprocamente. La Chiesa può prestare un
importante servizio ai cattolici e ai non cattolici selezionando e trasmettendo dati utili
su Internet.
Internet è importante per molte attività e numerosi programmi ecclesiali quali
l'evangelizzazione, la ri-evangelizzazione, la nuova evangelizzazione e la tradizionale
opera missionaria ad gentes, la catechesi e altri tipi di educazione, notizie e
informazioni, l'apologetica, governo, amministrazione e alcune forme di direzione
spirituale e pastorale.
Sebbene la realtà virtuale del ciberspazio non possa sostituire una comunità
interpersonale autentica o la realtà dei Sacramenti e della Liturgia o l'annuncio diretto
e immediato del Vangelo, può completarli, spingere le persone a vivere più pienamente la
fede e arricchire la vita religiosa dei fruitori. Essa è per la Chiesa anche uno
strumento per comunicare con gruppi particolari come giovani e giovani adulti, anziani e
persone costrette a casa, persone che vivono in aree remote, membri di altri organismi
religiosi, che altrimenti non sarebbe possibile raggiungere.
Un numero crescente di Parrocchie, Diocesi, Congregazioni religiose e Istituzioni
legate alla Chiesa, programmi e organizzazioni di tutti tipi utilizzano Internet per
questi e altri scopi. In alcuni luoghi, a livello sia nazionale sia continentale, sono in
corso progetti creativi promossi dalla Chiesa. La Santa Sede è attiva in quest'area da
diversi anni e continua a espandere e a sviluppare la sua presenza su Internet.
Incoraggiamo i gruppi legati alla Chiesa che non hanno ancora compiuto il passo per
entrare nel ciberspazio a prendere in considerazione la possibilità di farlo al più
presto. Raccomandiamo con forza lo scambio di idee e informazioni su Internet fra coloro
che hanno esperienza in questo campo e coloro che invece sono principianti.
6. La Chiesa deve anche comprendere e utilizzare Internet come strumento di
comunicazione interna. Per questo bisogna tener presente la sua natura speciale di mezzo
diretto, immediato, interattivo e partecipativo.
L'interattività bidirezionale di Internet sta già facendo svanire la vecchia
distinzione fra chi comunica e chi riceve la comunicazione, [24] e sta creando una
situazione nella quale, almeno potenzialmente, tutti possono fare entrambe le cose. Non si
tratta dunque più della comunicazione del passato che fluiva in una sola direzione e
dall'alto verso il basso. Poiché sempre più persone prendono confidenza con questo
aspetto peculiare di Internet in altri settori della loro vita, ci si può aspettare che
ricorrano a Internet anche a proposito della religione e della Chiesa.
È nuova la tecnologia, ma non l'idea. Il Concilio Vaticano II ha affermato che i
membri della Chiesa dovrebbero manifestare ai loro Pastori «le loro necessità e
i loro desideri, con quella libertà e fiducia che si addice ai figli di Dio e ai fratelli
in Cristo»; infatti, nella misura della scienza, della competenza e del
prestigio di cui godono «essi hanno il diritto, anzi anche il dovere, di far
conoscere il loro parere su ciò che riguarda il bene della Chiesa». [25] La Communio
et progressio ha osservato che la Chiesa, in quanto «Corpo vivo»,
«è un corpo vivo che ha bisogno dell'opinione pubblica che è alimentata dal
colloquio fra le diverse membra». [26] Sebbene le verità di fede «non
possano in nessun caso essere lasciate alla arbitraria interpretazione dei
singoli», la Costituzione Pastorale ha osservato che «vastissima è la
zona di ricerca, nella quale può attuarsi questo dialogo interno». [27]
Idee simili sono contenute nel Codice di Diritto Canonico [28] e in documenti più
recenti del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. [29] Aetatis novae
definisce la comunicazione bidirezionale e l'opinione pubblica «il mezzo per
realizzare concretamente il carattere di «comunione» della
Chiesa». [30]
In Etica nelle Comunicazioni Sociali si afferma: «Un flusso bidirezionale di
informazione e opinioni fra Pastori e fedeli, la libertà di espressione sensibile al
benessere della comunità e al ruolo del Magistero nel promuoverlo, e un'opinione pubblica
responsabile sono tutte espressioni importanti del «diritto fondamentale al
dialogo e all'informazione in seno alla Chiesa». [31] Internet è un efficace
strumento tecnologico per comprendere questo concetto.
Abbiamo dunque uno strumento che può essere usato in maniera creativa per vari aspetti
dell'amministrazione e del governo. Oltre all'apertura di canali di espressione
dell'opinione pubblica, pensiamo all'opportunità di consultare esperti, preparare
incontri e collaborare con le Chiese particolari e con le Istituzioni religiose a livello
locale, nazionale e internazionale.
7. Quella dell'educazione e della formazione è un'altra area opportuna e necessaria.
«Oggi tutti hanno bisogno di alcune forme di costante educazione ai media, sia
per studio personale sia per poter partecipare a un programma organizzato o per entrambe
le cose. Più che insegnare tecniche, l'educazione dei mezzi di comunicazione sociale,
contribuisce a suscitare nelle persone il buon gusto e il veritiero giudizio morale. Si
tratta di un aspetto di formazione della coscienza. Attraverso le sue scuole e i suoi
programmi di formazione, la Chiesa dovrebbe offrire un'educazione in materia di media di
questo tipo». [32]
L'educazione e la formazione relative a Internet dovrebbero essere parte di programmi
completi di educazione ai mezzi di comunicazione sociale, rivolti ai membri della Chiesa.
Per quanto possibile, la programmazione pastorale delle comunicazioni sociali dovrebbe
provvedere a questa formazione nell'istruzione dei seminaristi, dei sacerdoti, dei
religiosi e dei laici così come degli insegnanti, dei genitori e degli studenti. [33]
Ai giovani in particolare bisogna insegnare «non solo a essere buoni
cristiani quando sono lettori, ascoltatori o spettatori, ma anche a utilizzare attivamente
tutte le possibilità che offrono gli strumenti di comunicazione... Così i giovani
diventeranno a pieno titolo cittadini dell'era delle comunicazioni sociali, che sembra
aver preso inizio nel nostro tempo», [34] nel quale i mezzi di comunicazione
sociale sono considerati «piuttosto come parte di una cultura tuttora in
evoluzione le cui piene implicazioni ancora non si avvertono con precisione».
[35]
Trasmettere nozioni relative a Internet e alla nuova tecnologia significa molto più
che applicare tecniche di insegnamento. I giovani devono imparare come vivere bene nel
mondo del ciberspazio, saper giudicare quanto vi trovano secondo sani criteri morali e
utilizzare la nuova tecnologia per il proprio sviluppo integrale e per il bene degli
altri.
8. Internet pone alla Chiesa anche alcuni problemi particolari, oltre a quelli di
natura generale affrontati nel documento allegato, Etica in Internet. [36]
Pur enfatizzando gli aspetti positivi di Internet, è importante essere chiari su
quelli negativi.
A livello profondo «il mondo dei mezzi di comunicazione sociale può a volte
sembrare indifferente e perfino ostile alla fede e alla morale cristiana. Questo è dovuto
in parte al fatto che la cultura dei mezzi di comunicazione sociale è così profondamente
imbevuta di un senso tipicamente post-moderno che la sola verità assoluta è che non
esistono verità assolute o che, se esistessero, sarebbero inaccessibili alla ragione
umana e quindi irrilevanti». [37]
Fra i problemi specifici che Internet crea c'è la presenza di siti denigratori, volti
a diffamare e ad attaccare i gruppi religiosi ed etnici. La Chiesa cattolica è il
bersaglio di alcuni di essi. Come la pornografia e la violenza nei mezzi di comunicazione
sociale, questi siti Internet sono «la dimensione più buia della natura ferita
dal peccato» [38] e anche se il rispetto per la libertà d'espressione può
richiedere, fino a un certo punto, la tolleranza perfino di voci ostili, l'auto-censura,
e, se necessario, l'intervento della pubblica autorità, dovrebbe stabilire e applicare
limiti ragionevoli a ciò che si può dire.
La proliferazione di siti web che si definiscono cattolici crea un problema di tipo
diverso. Come abbiamo detto, i gruppi legati alla Chiesa dovrebbero essere presenti in
modo creativo su Internet. Parimenti, hanno diritto di esservi presenti anche individui e
gruppi non ufficiali, ben motivati e ben informati, che agiscono di propria iniziativa.
Tuttavia è motivo di confusione, come minimo, non distinguere dalle posizioni autentiche
della Chiesa interpretazioni dottrinali eccentriche, pratiche devozionali stravaganti e
proclami ideologici che recano l'etichetta «cattolico».
Suggeriamo un approccio a questo problema.
9. Anche altre questioni richiedono una riflessione. A questo proposito, esortiamo a
ricerche e studi costanti, che includano «un'antropologia e una vera teologia
della comunicazione» [39] esplicitamente riferite a Internet. Oltre allo studio
e alla ricerca, è necessario promuovere una positiva programmazione pastorale per l'uso
di Internet. [40]
Si è insinuato, per esempio, che la vasta gamma di scelta di prodotti e servizi su
Internet abbia un effetto propulsore anche a proposito della religione e promuova un
approccio di tipo consumistico agli argomenti di fede. I dati fanno pensare che alcuni
visitatori di siti web religiosi si trovino in una sorta di supermercato, individuino e
scelgano gli elementi di confezioni religiose che meglio si adattano ai loro gusti. La
«tendenza da parte di alcuni cattolici a essere elettivi nella loro
adesione» alla dottrina della Chiesa è un problema noto anche in altri
contesti. [41] Sono necessarie maggiori informazioni sull'entità di questo problema su
Internet.
Parimenti, come abbiamo detto sopra, la realtà virtuale del ciberspazio
ha alcune preoccupanti implicazioni per la religione come anche
per altri settori della vita. La realtà virtuale non può sostituire
la reale presenza di Cristo nell'Eucaristia, la realtà sacramentale
degli altri Sacramenti e il culto partecipato in seno a una comunità
umana in carne e ossa. Su Internet non ci sono Sacramenti. Anche
le esperienze religiose che vi sono possibili per grazia di Dio,
sono insufficienti se separate dall'interazione del mondo reale
con altri fedeli. Questo è un altro aspetto di Internet che richiede
studio e riflessione. Al contempo, la programmazione pastorale dovrebbe
riflettere su come condurre le persone dal ciberspazio alla comunità
autentica e su come, mediante l'insegnamento e la catechesi, Internet
possa essere utilizzato successivamente per sostenerle e arricchirle
nel loro impegno cristiano.
III. Raccomandazioni e conclusione
10. Le persone religiose, come persone facenti parte dell'ampia utenza di Internet, con
propri interessi, speciali e legittimi, desiderano far parte del processo che orienta gli
sviluppi futuri di questo nuovo strumento.
Senza dubbio, a volte, saranno obbligate a modificare il proprio modo di pensare e di
agire.
È importante anche che le persone, a tutti i livelli ecclesiali, utilizzino Internet
in modo creativo per adempiere alle proprie responsabilità e per svolgere la propria
azione di Chiesa. Tirarsi indietro timidamente per paura della tecnologia o per qualche
altro motivo non è accettabile, soprattutto in considerazione delle numerose possibilità
positive che Internet offre. «Metodi per agevolare la comunicazione e il dialogo
fra i suoi stessi membri possono rafforzare i legami di unità tra di loro. L'immediato
accesso all'informazione rende possibile alla Chiesa di approfondire il dialogo col mondo
contemporaneo... la Chiesa può più rapidamente informare il mondo del suo
«credo» e spiegare le ragioni della sua posizione su ogni problema o
evento. Può ascoltare più chiaramente la voce dell'opinione pubblica, ed entrare in un
continuo dibattito con il mondo circostante, impegnandosi così più tempestivamente nella
ricerca comune di soluzioni ai molti, pressanti problemi dell'umanità». [42]
11. Pertanto, nel concludere queste riflessioni, rivolgiamo parole di incoraggiamento a
diversi gruppi: ai responsabili ecclesiali, agli agenti pastorali, agli educatori, ai
genitori e in particolare ai giovani.
Ai responsabili ecclesiali. Chi svolge funzioni direttive in tutti i settori della
Chiesa deve comprendere i mezzi di comunicazione sociale, applicare questa comprensione
all'elaborazione dei piani pastorali sulle comunicazioni sociali, [43] con politiche e
programmi concreti in questo settore, e fare un uso appropriato dei mezzi di comunicazione
sociale. Dove necessario, i responsabili ecclesiali stessi dovrebbero ricevere una
formazione mass-mediale. Infatti «la Chiesa riceverebbe un servizio migliore se
quanti detengono cariche e svolgono funzioni a suo nome venissero formati nella
comunicazione». [44]
Ciò vale per Internet come per i vecchi mezzi di comunicazione sociale. I responsabili
ecclesiali sono obbligati ad utilizzare «le potenzialità «dell'era
del computer» al servizio della vocazione umana e trascendete dell'uomo, così
da glorificare il Padre dal quale hanno origine tutte le cose buone». [45]
Dovrebbero impiegare questa notevole tecnologia per molti aspetti diversi della missione
ecclesiale, esplorando anche opportunità di cooperazione ecumenica e interreligiosa.
Un aspetto particolare di Internet, come abbiamo osservato, riguarda la proliferazione,
che a volte crea confusione, di siti web non ufficiali che si definiscono
«cattolici». A questo proposito potrebbe essere utile una
certificazione volontaria a livello locale e nazionale con la supervisione di
rappresentanti del Magistero a proposito di materiale di natura specificatamente
dottrinale o catechetica. Non si tratta di imporre la censura, ma di offrire agli utenti
di Internet una guida affidabile su quanto è in accordo con la posizione autentica della
Chiesa.
Agli agenti pastorali. Sacerdoti, diaconi, religiosi e operatori laici di pastorale
dovrebbero studiare i mezzi di comunicazione sociale per comprenderne meglio l'impatto
sugli individui e sulla società e aiutarli ad acquisire metodi di comunicazione adatti
alla sensibilità e agli interessi delle persone.
Oggi ciò implica ovviamente lo studio di Internet al fine di utilizzarlo anche nello
svolgimento del proprio lavoro. I siti web possono anche essere utilizzati per offrire
aggiornamenti teologici e suggerimenti pastorali.
Per quanto riguarda il personale ecclesiale coinvolto direttamente nei mezzi di
comunicazione sociale, è superfluo affermare che deve possedere una formazione
professionale. Ma deve anche aver acquisito una formazione dottrinale e spirituale perché
«per testimoniare Cristo è necessario incontrarlo personalmente, e coltivare
questa relazione con Lui attraverso la preghiera, l'Eucaristia e il Sacramento della
Riconciliazione, la lettura e la meditazione della Parola di Dio, lo studio della Dottrina
cristiana, il servizio agli altri». [46]
Agli educatori e ai catechisti. L'Istruzione Pastorale Communio et progressio ha
affrontato il «dovere urgente» delle scuole cattoliche di formare
comunicatori e recettori delle comunicazioni sociali sulla base dei principi cristiani
pertinenti. [47] Questo messaggio è stato ripetuto molte volte. Nell'era di Internet, con
la sua enorme diffusione e il suo forte impatto, questa necessità è più urgente che
mai.
Le università, i collegi, le scuole e i programmi educativi cattolici a tutti i
livelli dovrebbero offrire corsi a vari gruppi, «seminaristi, sacerdoti,
religiosi e religiose o animatori laici... insegnanti, genitori, studenti», [48]
così come una formazione più avanzata in tecnologia, gestione, etica e politica delle
comunicazioni a coloro che si preparano a operare nell'ambito dei mezzi di comunicazione
sociale o a svolgere ruoli decisionali, inclusi quanti operano nel campo delle
comunicazioni sociali della Chiesa. Inoltre affidiamo agli studiosi e ai ricercatori che
si occupano di discipline pertinenti nelle istituzioni cattoliche di istruzione superiore
le questioni e i problemi menzionati sopra.
Ai genitori. Per il bene dei loro figli e proprio, i genitori devono
«imparare a essere spettatori, ascoltatori e lettori consapevoli, agendo da
modello di uso prudente dei media in casa». [49] Per quanto riguarda Internet, i
bambini e i giovani hanno spesso più familiarità con questo mezzo che i propri genitori.
Ciononostante, i genitori hanno l'obbligo di guidare e sorvegliare i loro figli mentre lo
utilizzano. [50] Se questo significa dover imparare di più su Internet di quanto non
abbiano fatto finora, tanto meglio.
I genitori dovrebbero accertarsi del fatto che i computer dei loro figli siano
provvisti di filtri, quando ciò è possibile tecnicamente ed economicamente, in modo da
proteggerli il più possibile dalla pornografia, dai maniaci sessuali e da altri pericoli.
L'utilizzo incontrollato non dovrebbe essere consentito. Genitori e figli dovrebbero
discutere insieme di cosa hanno visto e vissuto nel ciberspazio. Sarà anche utile
scambiare opinioni con altre famiglie che condividono gli stessi valori e gli stessi
interessi. Il dovere fondamentale dei genitori consiste nell'aiutare i figli a divenire
utenti di Internet responsabili e capaci di discernimento.
Ai bambini e ai giovani. Internet è una porta aperta su un mondo affascinante ed
eccitante con una grande influenza formativa, ma non tutto ciò che esiste al di là di
questa porta è sano, sicuro e vero. «Secondo l'età e le circostanze i bambini
e i giovani dovrebbero essere avviati alla formazione circa i mezzi di comunicazione
sociale, resistendo alla tentazione semplificatoria della passività acritica, a pressioni
esercitate dai loro compagni e allo sfruttamento commerciale». [51] I giovani
hanno il dovere di utilizzare bene Internet per riguardo a se stessi, ai propri genitori,
parenti, amici, Pastori, insegnanti, e infine per obbedire a Dio.
Internet offre a persone giovanissime la possibilità immensa di fare il bene e il
male, a se stessi e agli altri. Può arricchire la loro vita in un modo che le generazioni
precedenti non avrebbero mai potuto immaginare, e dare loro la facoltà di arricchire
quella degli altri. Può anche spingerli al consumismo, suscitare fantasie incentrate
sulla pornografia e sulla violenza e relegarli in un isolamento patologico. I giovani,
come si dice spesso, sono il futuro della società e della Chiesa. Un buon uso di Internet
può contribuire a prepararli ad adempiere alle proprie responsabilità in entrambi gli
ambiti. Tuttavia ciò non accadrà automaticamente. Internet non è soltanto uno strumento
di svago e di gratificazione consumistica. È uno strumento per svolgere un'attività
utile e i giovani devono imparare a considerarlo e usarlo come tale. Nel ciberspazio, come
in ogni altro luogo del resto, i giovani possono essere chiamati ad andare controcorrente,
a esercitare controcultura, perfino a subire persecuzione per il vero e il buono.
12. A tutte le persone di buona volontà. Infine, spendiamo una parola su alcune virtù
che devono essere coltivate da chiunque desideri fare un buon uso di Internet. Il loro
esercizio dovrebbe basarsi su una valutazione realistica dei contenuti di Internet.
È necessaria molta prudenza per individuare con chiarezza le implicazioni, il
potenziale di bene e di male di questo muovo mezzo e per affrontare in maniera creativa le
sfide che pone e le opportunità che offre.
È necessaria giustizia, in particolare per eliminare il «digital
divide», il divario di informazione fra i ricchi e i poveri nel mondo di oggi.
[52] Ciò richiede un impegno, in favore del bene comune internazionale e la
«globalizzazione della solidarietà». [53]
Sono necessari forza e coraggio. Ciò significa difendere la fede contro il relativismo
religioso e morale, l'altruismo e la generosità contro il consumismo individualistico e
la decenza contro la sensualità e il peccato.
È necessaria la temperanza, un approccio auto-disciplinato a questo importante
strumento tecnologico che è Internet, per utilizzarlo saggiamente e soltanto per fare il
bene.
Riflettendo su Internet, così come su altri mezzi di comunicazione sociale, ricordiamo
che Cristo è il «perfetto Comunicatore», [54] la norma e il modello
dell'approccio della Chiesa alle comunicazioni e il contenuto che la Chiesa è obbligata a
comunicare. «Che i cattolici impegnati nel mondo delle comunicazioni sociali
predichino la verità di Gesù ancor più gioiosamente e coraggiosamente dai tetti
cosicché tutti gli uomini e tutte le donne possano conoscere l'amore che è il centro
della comunicazione che Dio fa di se stesso in Gesù Cristo, lo stesso, ieri, oggi e
sempre». [55]
Città del Vaticano, 22 febbraio 2002
Festa della Cattedra di San Pietro Apostolo.
John P. Foley
Presidente
Pierfranco Pastore
Segretario
_____________________________________
[1] Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Laborem Exercens, n. 25; cfr Concilio Vaticano
II, Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, Gaudium et spes, n. 34.
[2] Concilio Vaticano II, Decreto sui mezzi di Comunicazione sociale Inter mirifica, n.
1.
[3] Per esempio, Inter mirifica; i messaggi di Papa Paolo VI e Papa Giovanni Paolo II
in occasione delle Giornate Mondiali delle Comunicazioni Sociali; Pontificia Commissione
delle Comunicazioni Sociali, Istruzione Pastorale Communio et progressio; Pontificio
Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Pornografia e Violenza nei Mezzi di Comunicazione
sociale: una Risposta Pastorale; Istruzione Pastorale Aetatis novae; Etica nella
Pubblicità; Etica nelle Comunicazioni sociali.
[4] Pornografia e Violenza nei Mezzi di Comunicazione sociale, n. 30.
[5] Communio et progressio, n. 2.
[6] Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione della XXXIV Giornata Mondiale delle
Comunicazioni, 2 gennaio 2000.
[7] Communio et progressio, n. 10.
[8] Concilio Vaticano II, Costituzione Pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo
Gaudium et spes, n. 39.
[9] Inter mirifica, n. 2.
[10] Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Etica in Internet.
[11] Aetatis novae, n. 8.
[12] Ibidem.
[13] Etica nelle Comunicazioni Sociali, n. 3.
[14] Cfr Concilio Vaticano II, Costituzione Dogmatica sulla Divina Rivelazione Dei
Verbum, n. 10.
[15] Aetatis novae, n. 10.
[16] Etica nelle Comunicazioni Sociali, n. 26.
[17] Communio et progressio, n. 128.
[18] Esortazione Apostolica, Evangelii nuntiandi, n. 45.
[19] Lettera Enciclica Redemptoris missio, n. 37.
[20] Aetatis novae, n. 2.
[21] Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione della XXXV Giornata Mondiale delle
Comunicazioni Sociali, n. 3, 27 maggio 2001.
[22] Aetatis novae, n. 9.
[23] Etica nelle Comunicazioni Sociali, n. 11.
[24] Cfr Communio et progressio, n. 15.
[25] Costituzione Dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, n. 37.
[26] Communio et progressio, n. 116.
[27] Ibid., n. 117.
[28] Cfr Canone 212.2 e 212.3.
[29] Cfr Aetatis novae, n. 10; Etica nelle Comunicazioni sociali, n. 26.
[30] Aetatis novae, n. 10.
[31] Etica nelle Comunicazioni Sociali, n. 26.
[32] Etica nelle Comunicazioni Sociali, n. 25.
[33] Aetatis novae, n. 28.
[34] Communio et progressio, n. 107.
[35] Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione della XXIV Giornata Mondiale delle
Comunicazioni Sociali, 1990.
[36] Cfr Etica in Internet.
[37] Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione della XXXV Giornata Mondiale delle
Comunicazioni, n. 3, 2001.
[38] Pornografia e Violenza nei Mezzi di Comunicazione, n. 7.
[39] Aetatis novae, n. 8.
[40] Cfr Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica Novo millennio ineunte, n. 39.
[41] Cfr Giovanni Paolo II, Discorso ai Vescovi degli Stati Uniti, n. 5, Los Angeles,
16 settembre 1987.
[42] Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione della XXIV Giornata Mondiale delle
Comunicazioni Sociali, 1990.
[43] Cfr Aetatis novae, nn. 23-33.
[44] Etica nelle Comunicazioni Sociali, n. 26.
[45] Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione della XXIV Giornata Mondiale delle
Comunicazioni Sociali.
[46] Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione della XXXIV Giornata Mondiale delle
Comunicazioni Sociali, 2000.
[47] Communio et progressio, n. 107.
[48] Aetatis novae, n. 28.
[49] Etica nelle Comunicazioni Sociali, n. 25.
[50] Cfr Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica post-sinodale Familiaris consortio,
n. 76.
[51] Etica nelle Comunicazioni Sociali, n. 25.
[52] Cfr Etica in Internet, nn. 10 e 17.
[53] Giovanni Paolo II, Discorso al Segretario Generale delle Nazioni Unite e al
Comitato Amministrativo di Coordinamento dell'O.N.U, n. 3, 7 aprile 2000.
[54] Communio et progressio, n. 11.
[55] Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione della XXXV Giornata Mondiale delle
Comunicazioni Sociali, n. 4.
ETICA IN INTERNET [documento allegato a La Chiesa e Intenet]
I. Introduzione
«Lo sconvolgimento che si verifica oggi nella comunicazione presuppone, più
che una semplice rivoluzione tecnologica, il rimaneggiamento completo di ciò attraverso
cui l'umanità apprende il mondo che la circonda, e ne verifica ed esprime la percezione.
La disponibilità costante di immagini e di idee, così come la loro rapida trasmissione,
anche da un continente all'altro, hanno delle conseguenze, positive e negative insieme,
sullo sviluppo psicologico, morale e sociale delle persone, sulla struttura e sul
funzionamento delle società, sugli scambi fra una cultura e l'altra, sulla percezione e
la trasmissione dei valori, sulle idee del mondo, sulle ideologie e le convinzioni
religiose». [1]
Negli ultimi dieci anni, la verità di queste parole è apparsa sempre più chiara. Non
c'è bisogno di grandi sforzi di immaginazione per considerare la terra come un globo
ronzante di trasmissioni elettroniche, un pianeta blaterante, annidato nel silenzio dello
spazio. In conseguenza di ciò, le persone sono più felici e migliori? Questa è la
questione etica che si pone.
Per molti versi lo sono. I nuovi mezzi di comunicazione sociale sono strumenti potenti
di educazione e di arricchimento culturale, di commercio e partecipazione politica, di
dialogo e comprensione interculturali, e, come abbiamo sottolineato nel documento allegato
al presente, [2] servono anche la causa della religione. Tuttavia vi è un'altra faccia
della medaglia: i mezzi di comunicazione sociale, che possono essere utilizzati per il
bene delle persone e delle comunità possono anche essere utilizzati per sfruttare,
manipolare, dominare e corrompere.
2. Fra i mezzi di comunicazione, quali il telegrafo, il telefono, la radio, la
televisione, che durante lo scorso secolo e mezzo hanno progressivamente eliminato il
tempo e lo spazio come ostacoli alla comunicazione fra un gran numero di persone, Internet
è il più recente e per molti aspetti il più potente. Il suo impatto sugli individui,
sulle nazioni, e sulla comunità delle nazioni è già enorme ed aumenta di giorno in
giorno.
In questo documento desideriamo esporre il punto di vista cattolico di Internet quale
punto di partenza per la partecipazione della Chiesa nel dialogo con altri settori della
società, specialmente con altri gruppi religiosi, riguardo all'evoluzione e all'utilizzo
di questo meraviglioso strumento tecnologico. Internet sta facendo del bene e promette di
farne ancora di più. Tuttavia è anche certo che può fare del male. Il bene o il male
che ne deriverà dipenderà da alcune scelte, per la messa in atto delle quali la Chiesa
offre due contributi molto importanti: il suo impegno a favore della dignità della
persona umana e la sua lunga tradizione di saggezza morale. [3]
3. Così come accade per gli altri mezzi di comunicazione sociale, la persona e la
comunità di persone sono elementi centrali per la valutazione etica di Internet. Per
quanto concerne il messaggio trasmesso, il processo di comunicazione e le questioni
strutturali e sistematiche insite nella comunicazione, «il principio etico
fondamentale è il seguente: la persona umana e la comunità umana sono il fine e la
misura dell'uso dei mezzi di comunicazione sociale. La comunicazione dovrebbe essere fatta
da persone a beneficio dello sviluppo integrale delle persone». [4]
Il bene comune, «l'insieme di quelle condizioni della vita sociale che
permettono ai gruppi, come ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più
pienamente e più speditamente», [5] offre un secondo principio utile per una
valutazione etica delle comunicazioni sociali. Esso dovrebbe essere inteso in modo
integrale come l'insieme degli obbiettivi per i quali i membri di una comunità si
impegnano e alla realizzazione e al sostegno dei quali la comunità deve la sua esistenza.
Il bene degli individui dipende dal bene comune delle loro comunità.
La virtù che dispone la gente a tutelare e a promuovere il bene comune è la
solidarietà. Non è un sentimento di «vaga e superficiale
compassione» di fronte alle altrui difficoltà, ma è «la
determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di
tutti e di ciascuno, perché tutti siamo veramente responsabili di tutti». [6]
Soprattutto oggi, la solidarietà ha assunto una dimensione internazionale chiara e forte.
Parlare di bene comune internazionale è corretto ed è obbligatorio adoperarsi per esso.
4. Il bene comune internazionale, la virtù della solidarietà, la rivoluzione nei
mezzi di comunicazione sociale, la tecnologia informatica e Internet sono tutte realtà
attinenti al processo di globalizzazione.
In larga misura, la nuova tecnologia guida e promuove la globalizzazione, creando una
situazione nella quale «il commercio e le comunicazioni non sono più costretti
entro i confini del Paese di appartenenza». [7]
Le conseguenze rivestono un'importanza fondamentale. La globalizzazione può accrescere
il benessere e promuovere lo sviluppo. Essa offre vantaggi quali «l'efficienza e
l'incremento della produzione... l'unità fra i popoli... e un migliore servizio alla
famiglia umana». [8] Tuttavia, finora questi benefici non sono condivisi in
maniera uniforme. Alcuni individui, imprese commerciali e Paesi hanno visto aumentare
enormemente il loro benessere mentre altri sono rimasti indietro. Intere nazioni sono
state escluse quasi del tutto dal processo, private di un posto nel nuovo mondo che va
prendendo forma. «La mondializzazione, che ha trasformato profondamente i
sistemi economici creando insperate possibilità di crescita, ha anche fatto sì che molti
siano rimasti ai bordi del cammino: la disoccupazione nei Paesi più sviluppati e la
miseria in troppe Nazioni del Sud dell'emisfero continuano a trattenere milioni di donne e
di uomini lontano dal progresso e dal benessere».[9]
È chiaro, senza alcun dubbio, che le società che sono entrate nel processo di
globalizzazione lo hanno fatto operando una scelta libera e informata. Invece
«molte persone, in particolare quelle più svantaggiate, la vivono come
un'imposizione piuttosto che come un processo al quale possono partecipare
attivamente». [10]
In molte parti del mondo, la globalizzazione sta favorendo cambiamenti sociali rapidi e
travolgenti. Questo processo non è solo economico, ma anche culturale e presenta aspetti
sia positivi sia negativi. «Le persone che ne sono soggette spesso considerano
la globalizzazione come un'inondazione distruttiva che minaccia le norme sociali che le
hanno tutelate e i punti di riferimento culturali che hanno dato loro un orientamento di
vita ... I cambiamenti nella tecnologia e nei rapporti di lavoro sono troppo veloci
perché le culture possano stare al passo con esse». [11]
5. Una delle principali conseguenze della deregolamentazione degli ultimi anni è stata
un passaggio di potere dagli stati nazionali alle compagnie transnazionali. È importante
aiutare e incoraggiare queste compagnie a mettere il proprio potere al servizio del bene
dell'umanità. Ciò evidenzia la necessità di una comunicazione e di un dialogo maggiori
fra loro e gli organismi implicati come la Chiesa.
Un impegno risoluto a praticare la solidarietà a servizio del bene comune all'interno
delle nazioni e fra di esse, dovrebbe dar forma e guidare il nostro uso della nuova
tecnologia informatica e di Internet. Questa tecnologia può essere uno strumento per
risolvere problemi umani, promuovendo lo sviluppo integrale delle persone, creando un
mondo governato da giustizia, pace e amore. Come, più di trent'anni fa, sottolineò
l'Istruzione Pastorale sui Mezzi di Comunicazione Sociale Communio et progressio, i
succitati mezzi hanno la capacità di far sì che tutti gli uomini, in ogni luogo della
terra, «diventino partecipi dei gravi problemi e delle difficoltà che incombono
su ciascun individuo e su tutta la società». [12]
Ciò è sorprendente. Internet può contribuire a far sì che questa idea diventi
realtà per le persone, i gruppi, le nazioni e per tutta la razza umana, se viene
utilizzato alla luce di principi etici chiari e sani, in particolare della virtù della
solidarietà. Ciò andrà a beneficio di tutti perché «lo sappiamo oggi più di
ieri, non saremo mai felici e in pace gli uni senza gli altri, ed ancor meno gli uni
contro gli altri». [13] Sarà espressione di quella spiritualità di comunione
che implica «la capacità di vedere innanzitutto ciò che di positivo c'è
nell'altro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio» insieme alla
capacità «di fare spazio al fratello, portando i pesi gli uni degli
altri (Gal 6, 2) e respingendo le tentazioni egoistiche che continuamente ci
insidiano». [14]
6. La diffusione di Internet solleva anche un certo numero di questioni etiche circa la
riservatezza, la sicurezza e la confidenzialità dei dati, il diritto d'autore e la
proprietà intellettuale, la pornografia, siti che incitano all'odio, la diffusione di
pettegolezzi e di diffamazioni mascherati da notizie e molto altro. Ne affronteremo
brevemente alcune che richiedono un'analisi e un dibattito costanti da parte di tutte le
parti in causa.
Comunque non pensiamo che Internet sia solo fonte di problemi,
piuttosto lo consideriamo fonte di benefici per la razza umana,
benefici che si realizzeranno pienamente solo dopo la soluzione
dei problemi esistenti.
II. Internet
7. Internet possiede caratteristiche eccezionali. È infatti caratterizzato da
istantaneità e immediatezza, è presente in tutto il mondo, decentrato, interattivo,
indefinitamente espandibile per quanto riguarda i contenuti, flessibile, molto adattabile.
È egualitario, nel senso che chiunque, con gli strumenti necessari e una modesta abilità
tecnica, può essere attivamente presente nel ciberspazio, trasmettere al mondo il proprio
messaggio e richiedere ascolto. Permette l'anonimato, il gioco di ruoli e il perdersi in
fantasticherie nell'ambito di una comunità. Secondo i gusti dei singoli utenti, si presta
in egual misura a una partecipazione attiva e a un assorbimento passivo in un mondo
«di stimoli narcisistico e autoreferenziale». [15]
Può essere utilizzato per rompere l'isolamento degli individui e dei gruppi oppure per
intensificarlo.
8. La configurazione tecnologica che sottintende ad Internet è strettamente legata ai
suoi aspetti etici: le persone furono portate ad usarlo nel modo in cui era stato
progettato e a progettarlo in modo che fosse adatto a quel tipo di utilizzazione. In
effetti questo «nuovo» sistema risale agli anni '60, ossia agli anni
della guerra fredda, quando si volevano sventare attacchi nucleari creando una rete
decentrata di computer contenenti dati essenziali. La decentralizzazione fu la chiave del
sistema, poiché in tal modo, almeno così si ragionò, la perdita di un computer o
perfino di molti di essi non avrebbe significato automaticamente la perdita di tutti i
dati.
Una visione idealistica del libero scambio di informazioni e di idee ha svolto un ruolo
positivo nello sviluppo di Internet. Tuttavia la sua configurazione decentralizzata e
l'elaborazione parimenti decentralizzata della Rete Mondiale degli ultimi anni '80 si sono
dimostrate congeniali a un pensiero che si opponeva in via di principio a qualsiasi cosa
sapesse di legittima regolamentazione della responsabilità pubblica. A proposito di
Internet si delineò un individualismo esagerato. Questo, si disse, è un nuovo regno, il
meraviglioso paese del ciberspazio, dove è possibile ogni sorta di espressione e dove
l'unica legge è la totale libertà individuale di fare ciò che si vuole. Questo
significò che la sola comunità, della quale nel ciberspazio si sarebbero riconosciuti
veramente diritti e interessi, sarebbe stata quella dei libertari radicali. Ancora oggi,
questa concezione influenza alcuni circoli, supportata dai tipici argomenti libertari
utilizzati per difendere la pornografia e la violenza nei mezzi di comunicazione in
generale. [16]
Sebbene sia ovvio che gli individualisti radicali e gli imprenditori rappresentano due
gruppi diversi, esiste una convergenza di interessi fra quanti desiderano che Internet
divenga la sede di quasi qualsiasi tipo di espressione, indipendentemente da quanto sia
abietta e distruttiva, e quanti desiderano che Internet sia un canale commerciale di
modello neo-liberista «che considera il profitto e le leggi del mercato come
parametri assoluti a scapito della dignità e del rispetto della persona e dei
popoli». [17]
9. Lo sviluppo eccezionale dell'informatica ha accresciuto moltissimo le capacità di
comunicazione di alcune persone e gruppi privilegiati. Internet può aiutare le persone ad
usare responsabilmente la libertà e la democrazia, a espandere la gamma di scelte
disponibili nei diversi campi della vita, ad ampliare gli orizzonti culturali ed
educativi, a eliminare le divisioni, a promuovere lo sviluppo umano in una moltitudine di
modi. «Il libero flusso delle immagini e delle parole su scala mondiale sta
trasformando non solo le relazioni tra i popoli a livello politico ed economico, ma la
stessa comprensione del mondo. Questo fenomeno offre molteplici potenzialità».
[18] Se basato su valori condivisi, radicati nella natura della persona, il dialogo
interculturale, reso possibile da Internet e da altri mezzi di comunicazione sociale, può
essere «strumento privilegiato per costruire la civiltà dell'amore».
[19]
Ma non è tutto. «Paradossalmente, proprio le forze che portano a una
migliore comunicazione possono condurre anche all'aumento dell'alienazione e
dell'egocentrismo». [20] Internet può unire le persone, ma può anche
dividerle, sia come individui sia come gruppi diffidenti l'uno nei confronti dell'altro e
separati dall'ideologia, dalla politica, da passioni, dalla razza, dall'etnia, da
differenze intergenerazionali e perfino dalla religione. È già stato utilizzato in modo
aggressivo, quasi come un'arma di guerra, e si parla già del pericolo rappresentato dal
«ciber-terrorismo».
Sarebbe amaramente ironico che questo strumento di comunicazione,
con un tale potenziale di aggregazione umana, tornasse alle proprie
origini, risalenti alla guerra fredda, e divenisse un'area di conflitto
internazionale.
III. Alcuni motivi di preoccupazione
10. Quanto abbiamo detto finora contiene alcuni motivi di preoccupazione circa
Internet.
Uno fra i più importanti è quello che oggi viene definito
«digital-divide», una forma di discriminazione che divide i ricchi dai
poveri, fra le nazioni e al loro interno, sulla base dell'accesso o dell'impossibilità di
accesso alla nuova tecnologia informatica. In questo senso, si tratta di una versione
aggiornata dell'antico divario fra i ricchi e i poveri di informazioni.
L'espressione «digital divide» evidenzia il fatto che gli
individui, i gruppi e le nazioni devono avere accesso alla nuova tecnologia per non
rimanere in arretrato e poter godere dei benefici che la globalizzazione e lo sviluppo
promettono. È necessario che «il divario tra coloro che beneficiano dei nuovi
mezzi di informazione e di espressione e coloro che non hanno ancora accesso ad essi non
diventi una incontrollabile, ulteriore fonte di disuguaglianza e di
discriminazione». [21]
È necessario individuare modi per rendere Internet accessibile ai gruppi meno
avvantaggiati, sia direttamente sia collegandolo a mezzi di comunicazione tradizionali a
più basso costo. Il ciberspazio dovrebbe essere una fonte di informazioni e servizi
accessibili a tutti gratuitamente e in una vasta gamma di lingue. Le istituzioni pubbliche
hanno la responsabilità particolare di creare e conservare siti di questo tipo.
Mentre prende forma la nuova economia globale, la Chiesa opera affinché «in
questo processo vinca l'umanità tutta e non solo un'élite ricca che controlla la
scienza, la tecnologia, la comunicazione e le risorse del pianeta». La Chiesa
desidera «una globalizzazione al servizio di tutta la persona umana e di tutte
le persone». [22]
A questo proposito è necessario tener presente che le cause e le conseguenze di questo
divario non sono soltanto economiche ma anche tecniche, sociali e culturali. Così, ad
esempio, un altro «divide» esiste a danno delle donne e anch'esso va
eliminato.
11. Siamo preoccupati per le dimensioni culturali di quanto accade. In particolare,
quali strumenti potenti del processo di globalizzazione, la nuova tecnologia informatica e
Internet trasmettono e contribuiscono a inculcare un insieme di valori culturali, e modi
di pensare sui rapporti sociali, sulla famiglia, sulla religione, sulla condizione umana,
il cui fascino e la cui novità possono sfidare e schiacciare le culture tradizionali.
Il dialogo e l'arricchimento interculturale sono senza dubbio molto desiderabili.
Infatti «il dialogo fra le culture è particolarmente necessario oggi a motivo
dell'impatto dei muovi mezzi di comunicazione sociale sulla vita degli individui e dei
popoli». [23] Tuttavia esso deve fluire in due direzioni. I sistemi culturali
hanno molto da imparare l'uno dall'altro e imporre a una cultura la visione del mondo, i
valori e perfino la lingua propri di un'altra, non è dialogo. È imperialismo culturale.
Quello del dominio culturale diviene un problema particolarmente grave quando la
cultura dominante trasmette valori falsi e contrari al bene autentico delle persone e dei
gruppi. Così come stanno le cose, Internet, insieme ad altri mezzi di comunicazione
sociale, sta trasmettendo messaggi carichi di valori proprii della cultura secolare
occidentale a persone e società che in molti casi non sono in grado di valutarli e di
confrontarli. Ciò causa problemi gravi, ad esempio nell'ambito del matrimonio e della
vita familiare, che stanno sperimentando «una crisi diffusa e
radicale» [24] in molte aree del mondo.
In tali circostanze la sensibilità culturale e il rispetto per i valori e le credenze
degli altri sono indispensabili. Il dialogo interculturale che salvaguarda le culture,
come «espressioni storiche varie e geniali dell'originaria unità della famiglia
umana» e «la loro reciproca comprensione e comunione», [25]
è necessario per costruire e mantenere il senso di solidarietà internazionale.
12. Complessa e fonte di ulteriori preoccupazioni è anche la questione della libertà
di espressione su Internet.
Sosteniamo con vigore la libertà di espressione e il libero scambio delle idee. La
libertà di cercare e conoscere la verità è un diritto umano fondamentale [26] e la
libertà di espressione è una pietra d'angolo della democrazia. «Tutto questo
esige che l'uomo, nel rispetto dell'ordine morale e della comune utilità, possa
liberamente investigare il vero, manifestare e diffondere la sua opinione... ed infine,
informarsi secondo verità sugli eventi di carattere pubblico». [27] E
l'opinione pubblica, «una espressione essenziale della natura umana organizzata
in società», esige assolutamente «la libertà di manifestare il
proprio sentimento e il proprio pensiero». [28]
Alla luce di queste esigenze del bene comune, deploriamo i tentativi da parte delle
autorità pubbliche di bloccare l'accesso all'informazione su Internet o su altri mezzi di
comunicazione sociale perché li ritengono pericolosi o imbarazzanti per loro, di
manipolare l'opinione pubblica a scopo di propaganda e di disinformazione o di impedire la
legittima libertà di espressione e di pensiero. A questo riguardo i regimi autoritari
sono i peggiori trasgressori, ma il problema esiste anche nelle democrazie liberali, dove
l'accesso ai mezzi di comunicazione sociale per fare politica spesso dipende dalla
ricchezza e dove i politici e i loro consiglieri non rispettano la verità e la lealtà,
calunniando i propri oppositori e riducendo i problemi a dimensioni insignificanti.
13. Come è stato sottolineato spesso, il giornalismo sta attraversando cambiamenti
profondi in questo nuovo ambiente. La combinazione di nuove tecnologie e globalizzazione
ha «aumentato le capacità dei mezzi di comunicazione sociale, ma ha anche
accresciuto la loro esposizione alle pressioni ideologiche e commerciali» [29] e
questo vale anche per il giornalismo.
Internet è uno strumento di informazione molto efficiente e rapido. Tuttavia la
competitività economica e la presenza giorno e notte del giornalismo on-line
contribuiscono anche al sensazionalismo e alla diffusione del pettegolezzo, alla
mescolanza di notizie, pubblicità e spettacolo, e a una diminuzione, almeno apparente,
delle cronache e dei commenti seri. Un giornalismo onesto è essenziale per il bene comune
delle nazioni e della comunità internazionale. Questi problemi evidenti nella pratica del
giornalismo su Internet esigono una soluzione rapida da parte dei giornalisti stessi.
Un problema per molti è l'incredibile quantità di informazioni su Internet, di gran
parte delle quali non ci si preoccupa di controllare se siano giuste e appropriate. Siamo
preoccupati anche per il fatto che gli utenti di Internet utilizzano la tecnologia che
permette di creare notizie su comando, semplicemente per fabbricare barriere elettroniche
contro idee poco familiari. Ciò non sarebbe salutare in un mondo pluralistico nel quale
è necessaria una crescente comprensione reciproca fra le persone. «Sempre più,
la tecnologia permette alle persone di raccogliere informazioni e servizi, creati
unicamente per loro. In questo vi sono vantaggi reali, ma inevitabilmente sorge una
domanda: il pubblico del futuro sarà costituito da una moltitudine di persone che
ascoltano uno solo?... Che cosa ne sarebbe della solidarietà, che cosa ne sarebbe
dell'amore in un mondo così?». [30]
14. Oltre alle questioni concernenti la libertà di espressione,
quello dell'integrità e dell'accuratezza delle notizie e della condivisione
di idee e informazioni è un'altra serie di motivi di preoccupazione
generati dal libertarismo. L'ideologia del libertarismo radicale
è sbagliata e dannosa, soprattutto per legittimare la libera espressione
al servizio della verità. L'errore sta nell'esaltare la libertà
«al punto da farne un assoluto, che sarebbe sorgente di valori...
Ma in tal modo l'imprescindibile esigenza di verità è scomparsa,
in favore di un criterio di sincerità, di autenticità, di «accordo
con se stessi». [31] Questo modo di pensare non lascia alcuno
spazio alla comunità autentica, al bene comune e alla solidarietà.
IV. Raccomandazioni e conclusione
15. Come abbiamo visto, la virtù della solidarietà è la misura del servizio che
Internet presta al bene comune. È il bene comune che crea il contesto per considerare la
questione etica: «I mezzi di comunicazione sociale vengono usati per il bene o
per il male?». [32]
Molte persone e gruppi hanno responsabilità in questa materia. Tutti gli utenti di
Internet sono obbligati a utilizzarlo in un modo informato e disciplinato, per scopi
moralmente buoni. I genitori dovrebbero guidare e supervisionare l'uso che i loro figli
fanno di Internet. [33] Le scuole e altre istituzioni e programmi educativi dovrebbero
insegnare l'uso perspicace di Internet quale parte di un'educazione mass-mediologica
completa, che includa non solo l'acquisizione di abilità tecniche prime nozioni di
informatica e tutto ciò che si supporta ad essa ma anche l'acquisizione della
capacità di valutare in modo informato e sagace i contenuti. Coloro le cui decisioni e
azioni contribuiscono a forgiare la struttura e i contenuti di Internet hanno il dovere di
praticare la solidarietà al servizio del bene comune.
16. Bisognerebbe evitare una censura a priori da parte dei Governi. «La
censura dovrebbe quindi venire applicata in casi estremi». [34] Internet non è
esente più di altri mezzi di comunicazione sociale dall'osservanza di leggi giuste che si
oppongano a espressioni di odio, alla diffamazione, alla frode, alla pornografia infantile
e non e ad altri illeciti. Il comportamento criminale in altri contesti lo è anche nel
ciberspazio e le autorità civili hanno il dovere e il diritto di applicare queste leggi.
Potrebbero rendersi necessari anche nuovi regolamenti per affrontare reati più
strettamente legati a Internet quali la diffusione di virus, il furto di dati personali
memorizzati su disco rigido, ecc.
Una regolamentazione di Internet è auspicabile e in linea di principio
l'auto-regolamentazione è il metodo migliore. «La soluzione ai problemi nati da
questa commercializzazione e da questa privatizzazione non regolamentate non consiste
tuttavia in un controllo dello Stato sui media, ma in una regolamentazione più
importante, conforme alle norme del servizio pubblico, così come in una maggiore
responsabilità pubblica». [35] I codici etici dell'industria svolgono un ruolo
utile, sempre che siano presi sul serio, coinvolgano i rappresentanti del pubblico nella
loro formulazione e nella loro applicazione, e, oltre a offrire un positivo
incoraggiamento ai comunicatori responsabili, prevedano sanzioni appropriate contro le
violazioni, inclusa la censura pubblica. [36] A volte, le circostanze richiedono
l'intervento dello Stato: per esempio costituendo commissioni di vigilanza sui mezzi di
comunicazione che rappresentino ogni movimento di opinione nell'ambito della comunità.
[37]
17. Il carattere transnazionale e di collegamento di Internet e il suo ruolo nella
globalizzazione richiedono una cooperazione internazionale per stabilire modelli e
meccanismi volti alla promozione e la tutela del bene comune internazionale. [38] A
proposito della tecnologia dei mezzi di comunicazione sociale, così come di molte altre
cose, «l'equità a livello internazionale è necessaria». [39]
È necessaria un'azione risoluta nei settori pubblico e privato per eliminare il
«digital divide».
Molte questioni difficili, legate a Internet, esigono un consenso internazionale: per
esempio, come garantire la riservatezza di individui e gruppi osservanti della legge senza
impedire ai funzionari incaricati di applicare la legge e di garantire la sicurezza di
esercitare la sorveglianza dei criminali e dei terroristi? Come tutelare i diritti
d'autore e di proprietà intellettuale senza limitare l'accesso delle persone a materiale
di pubblico dominio? Come definire il concetto stesso di «pubblico
dominio»? Come creare e mantenere disponibili a tutti gli utenti di Internet le
informazioni in varie lingue? Come tutelare i diritti delle donne a proposito dell'accesso
a Internet e di altri aspetti della nuova tecnologia informatica? In particolare, la
questione di come eliminare il «digital divide» fra i ricchi e i
poveri di informazioni richiede un'attenzione seria e urgente nei suoi aspetti tecnico,
educativo e culturale.
Oggi esiste un «senso crescente di solidarietà internazionale» che
offre in particolare al sistema delle Nazioni Unite «l'opportunità unica di
contribuire alla globalizzazione della solidarietà, fungendo da luogo di incontro per gli
Stati e per la società civile e da punto di convergenza dei vari interessi e delle varie
necessità... La cooperazione fra le agenzie internazionali e le organizzazioni non
governative contribuirà a garantire che gli interessi degli Stati e dei diversi gruppi
all'interno di essi, per quanto legittimi, non vengano invocati o difesi a detrimento
degli interessi o dei diritti di altri popoli, in particolare dei meno
fortunati». [40] A questo proposito auspichiamo che il Summit Mondiale della
Società Informatica, che si svolgerà nel 2003, offra un contributo positivo al dibattito
su tali questioni.
18. Come abbiamo detto più sopra, un documento allegato al presente, La
Chiesa e Internet, tratta in maniera specifica dell'uso che la Chiesa fa di
Internet e del ruolo di quest'ultimo nella sua vita. Desideriamo sottolineare che la
Chiesa cattolica, insieme ad altri organismi religiosi, dovrebbe essere attivamente
presente su Internet e partecipare al dibattito pubblico sulla sua evoluzione.
«La Chiesa non pretende di imporre queste decisioni e queste scelte, ma cerca di
dare un aiuto reale indicando i criteri etici e morali applicabili in questo campo,
criteri che si troveranno sia nei valori umani sia nei valori cristiani». [41]
Internet può offrire un prezioso contributo alla vita umana. Può promuovere la
prosperità e la pace, lo sviluppo intellettuale ed estetico, la comprensione reciproca
fra i popoli e le nazioni su scala globale.
Può anche aiutare gli uomini e le donne nella loro continua ricerca di
autocomprensione. In ogni epoca, inclusa la nostra, la gente si pone sempre le stesse
domande fondamentali: «Chi sono? Da dove vengo e dove vado? Perché la presenza
del male? Cosa ci sarà dopo questa vita?». [42] La Chiesa non può imporre le
sue risposte, ma può e deve proclamare al mondo le risposte che ha ricevuto. Oggi, come
sempre, offre l'unica risposta totalmente soddisfacente agli interrogativi più profondi
della vita: Gesù Cristo, che «svela pienamente l'uomo all'uomo e gli fa nota la
sua altissima vocazione». [43] Come il mondo contemporaneo, quello dei mezzi di
comunicazione sociale, di cui Internet fa parte, è presente, 0in maniera imperfetta e
tuttavia autentica, dentro i confini del Regno di Dio e posto al servizio della parola di
salvezza. Tuttavia «l'attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì
piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce
quel corpo dell'umanità nuova che già riesce a offrire una certa prefigurazione che
adombra il mondo nuovo». [44]
Città del Vaticano, 22 febbraio 2002, Festa
della Cattedra di San Pietro Apostolo.
John P. Foley
Presidente
Pierfranco Pastore
Segretario
__________________________________
(1) Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Istruzione Pastorale Aetatis
Novae sulle Comunicazioni Sociali nel XX anniversario della Communio et progressio, n. 4.
(2) Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, La Chiesa in Internet.
(3) Cfr Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Etica nelle comunicazioni
sociali, n. 5.
(4) Ibidem, n. 21.
(5) Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, n. 26; cfr Catechismo della Chiesa
Cattolica, n. 1906.
(6) Giovanni Paolo II, Sollicitudo rei socialis, n. 38.
(7) Giovanni Paolo II, Discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, n. 2,
27 aprile 2001.
(8) Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica Post-sinodale Ecclesia in America, n. 20.
(9) Giovanni Paolo II, Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede,
n. 3, 10 gennaio 2000.
(10) Discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, n. 2.
(11) Ibidem, n. 3.
(12) Pontificia Commissione delle Comunicazioni Sociali, Istruzione Pastorale sui mezzi
di comunicazione sociale, Communio et progressio, n. 19.
(13) Giovanni Paolo II, Discorso al Corpo Diplomatico, n. 4.
(14) Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica Novo millennio ineunte, n. 43.
(15) Etica nelle Comunicazioni Sociali, n. 2.
(16) Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Pornografia e Violenza nei mezzi
di comunicazione: una risposta pastorale, n. 20.
(17) Ecclesia in America, n. 56.
(18) Giovanni Paolo II, Messaggio per la Celebrazione della Giornata Mondiale della
Pace 2001, n. 11.
(19) Ibidem, n. 16.
(20) Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXXIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni,
n. 4, 24 gennaio 1999.
(21) Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXXI Giornata Mondiale delle Comunicazioni,
1997.
(22) Etica nelle comunicazioni sociali, n. 22.
(23) Ibidem, n. 11.
(24) Novo millennio ineunte, n. 47.
(25) Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2001, n. 10.
(26) Giovanni Paolo II, Centesimus annus, n. 47.
(27) Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, n. 59.
(28) Communio et progressio, nn. 25, 26.
(29) Giovanni Paolo II, Discorso in occasione del Giubileo dei giornalisti, n. 2 del 4
giugno 2000.
(30) Etica nelle comunicazioni sociali, n. 29.
(31) Giovanni Paolo II, Veritatis splendor, n. 32.
(32) Etica nelle comunicazioni sociali, n. 1.
(33) Cfr Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica post-sinodale Familiaris consortio,
n. 76.
(34) Communio et progressio, n. 86.
(35) Aetatis Novae, 5.
(36) Cfr Communio et progressio, n. 79.
(37) Ibidem, n. 88.
(38) Cfr Discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, n. 2.
(39) Etica nelle comunicazioni sociali, n. 22.
(40) Giovanni Paolo II, Discorso al Segretario Generale delle Nazioni Unite e al
Comitato amministrativo di coordinamento dell'ONU, nn. 2 e 3, 7 aprile 2000.
(41) Aetatis Novae, n. 12.
(42) Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Fides et ratio, n. 1.
(43) Gaudium et spes, n. 22.
(44) Ibidem, n. 39. |