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Giovanni Paolo II, I miracoli di Gesù
come appello alla fede, 16 dicembre 1987
1. La fede, condizione e frutto del miracolo.
2. «Beata colei che ha creduto». 3. «Tutto è
possibile a chi crede». 4. «Uomo di poca fede, perché
hai dubitato?». 5. «La tua fede ti ha guarita».
6. «Anche i cagnolini si cibano delle briciole». 7.
Il cuore di Gesù proteso a guarire. 8. Chiamata dell’uomo
alla fede.
1. I «miracoli e segni» che Gesù faceva per
confermare la sua missione messianica e la venuta del regno di Dio,
sono ordinati e legati strettamente alla chiamata alla fede. Questa
chiamata in relazione al miracolo ha due forme: la fede precede
il miracolo, anzi è condizione perché esso si realizzi;
la fede costituisce un effetto del miracolo, perché provocata
da esso nell'anima di coloro che lo hanno ricevuto, oppure ne sono
stati i testimoni.
E’ noto che la fede è una risposta dell'uomo alla
parola della rivelazione divina. Il miracolo avviene in legame organico
con questa parola di Dio rivelante. E’ un «segno»
della sua presenza e del suo operare, un segno, si può dire,
particolarmente intenso. Tutto ciò spiega in modo sufficiente
il particolare legame che esiste tra i «miracoli-segni»
di Cristo e la fede: legame delineato così chiaramente nei
Vangeli.
2. Vi è infatti nei Vangeli una lunga serie di testi, nei
quali la chiamata alla fede appare come un coefficiente indispensabile
e sistematico dei miracoli di Cristo. All'inizio di questa serie
bisogna nominare le pagine concernenti la madre di Cristo nel suo
comportamento a Cana di Galilea, e prima ancora - e soprattutto
- nel momento dell'annunciazione. Si potrebbe dire che proprio qui
si trova il punto culminante della sua adesione alla fede, che troverà
la sua conferma nelle parole di Elisabetta durante la visitazione:
«E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole
del Signore» (Lc 1,45). Sì, Maria ha creduto come nessun
altro, essendo convinta che «nulla è impossibile a
Dio» (cf. Lc 1,37).
E a Cana di Galilea la sua fede ha anticipato, in un certo senso,
l'ora del rivelarsi di Cristo. Per la sua intercessione si è
compiuto quel primo miracolo-segno, grazie al quale i discepoli
di Gesù «credettero in lui» (Gv 2,11). Se il
Concilio Vaticano II insegna che Maria precede costantemente il
popolo di Dio sulle vie della fede (cf. «Lumen gentium»,
58.63; «Redemptoris Mater», 5-6), possiamo dire che
il primo fondamento di tale asserzione si trova già nel Vangelo
che riferisce i «miracoli-segni» in Maria e per Maria
in ordine alla chiamata alla fede.
3. Questa chiamata si ripete molte volte... Al capo della sinagoga,
Giairo, venuto a chiedere il ritorno alla vita di sua figlia Gesù
dice: «Non temere, continua solo ad avere fede!» (e
dice «non temere» perché alcuni sconsigliavano
Giairo dal rivolgersi a Gesù (Mc 5,36). Quando il padre dell'epilettico
chiede la guarigione del figlio dicendo: «Ma se tu puoi qualcosa...
aiutaci», Gesù risponde: «Se tu puoi! Tutto è
possibile per chi crede». Si ha allora il bell'atto di fede
in Cristo di quest'uomo provato: «Credo, aiutami nella mia
incredulità!» (cf. Mc 9,22-24).
Ricordiamo infine il colloquio ben noto di Gesù con Marta
prima della risurrezione di Lazzaro: «Io sono la risurrezione
e la vita... Credi tu questo?... Sì, o Signore, io credo...»
(cf. Gv 11,25-27).
4. Lo stesso legame tra il «miracolo-segno» e la fede
è confermato per opposto da altri fatti di segno negativo.
Ricordiamone alcuni. Nel Vangelo di Marco leggiamo che Gesù
a Nazaret «non poté operare alcun prodigio, ma solo
impose le mani a pochi ammalati e li guarì. E si meravigliava
della loro incredulità» (Mc 6,5-6).
Conosciamo il delicato rimprovero che Gesù rivolse una volta
a Pietro: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Ciò avvenne quando Pietro, che all'inizio andava coraggiosamente
sulle onde verso Gesù, poi per la violenza del vento, s'impaurì
e cominciò ad affondare» (cf. Mt 14,29-31).
5. Gesù sottolinea più di una volta che il miracolo
da lui compiuto è legato alla fede. «La tua fede ti
ha guarita», dice alla donna che soffriva d'emorragia da dodici
anni e che, accostatasi alle sue spalle, gli aveva toccato il lembo
del mantello ed era stata risanata (cf. Mt 9,20-22 e par.).
Parole simili Gesù pronunzia mentre guarisce il cieco Bartimeo,
che all'uscita da Gerico con insistenza chiedeva il suo aiuto gridando:
«Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!»
(cf. Mc 10,46-52). Secondo Marco: «Va', la tua fede ti ha
salvato», gli risponde Gesù. E Luca precisa la risposta:
«Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato»
(Lc 18,42).
Un'identica dichiarazione fa al samaritano guarito dalla lebbra
(Lc 17,19). Mentre ad altri due ciechi che invocano il riacquisto
della vista, Gesù chiede: «Credete voi che io possa
fare questo?». «Sì, o Signore!»... «Sia
fatto a voi, secondo la vostra fede» (Mt 9,28-29).
6. Particolarmente toccante è l'episodio della donna cananea,
che non cessava di chiedere l'aiuto di Gesù per sua figlia
«crudelmente tormentata da un demonio». Quando la cananea
si prostrò dinanzi a Gesù per chiedergli aiuto, egli
rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per
gettarlo ai cagnolini» (era un richiamo alla diversità
etnica tra israeliti e cananei, che Gesù figlio di Davide,
non poteva ignorare nel suo comportamento pratico, ma alla quale
accennava in funzione metodologica per provocare la fede). Ed ecco
la donna pervenire d'intuito a un atto insolito di fede e di umiltà.
Dice: «E’ vero, Signore... ma anche i cagnolini si cibano
delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Dinanzi a questa parola così umile, garbata e fiduciosa,
Gesù replica: «Donna, davvero grande è la tua
fede! Ti sia fatto come desideri» (cf. Mt 15,21-28).
E’ un avvenimento difficile da dimenticare, soprattutto se
si pensa agli innumerevoli «cananei» di ogni tempo,
paese, colore e condizione sociale, che tendono la mano per chiedere
comprensione e aiuto nelle loro necessità!
7. Si noti come nella narrazione evangelica è messo continuamente
in rilievo il fatto che Gesù, quando «vede la fede»,
compie il miracolo. Ciò è detto chiaramente nel caso
del paralitico calato ai suoi piedi attraverso l'apertura praticata
nel tetto (cf. Mc 2,5; Mt 9,2; Lc 5,20). Ma l'osservazione si può
fare in tanti altri casi registrati dagli evangelisti. Il fattore
fede è indispensabile; ma appena si verifica, il cuore di
Gesù è proteso a esaudire le richieste dei bisognosi
che si rivolgono a lui perché li soccorra col suo potere
divino.
8. Ancora una volta constatiamo che, come abbiamo detto all'inizio,
il miracolo è un «segno» della potenza e dell'amore
di Dio che salvano l'uomo in Cristo. Ma, proprio per questo, è
nello stesso tempo una chiamata dell'uomo alla fede. Deve portare
a credere sia chi viene miracolato, sia i testimoni del miracolo.
Ciò vale per gli stessi apostoli, fin dal primo «segno»
fatto da Gesù a Cana di Galilea: fu allora che essi «credettero
in lui» (Gv 2,11). Quando poi avvenne la moltiplicazione miracolosa
dei pani nei pressi di Cafarnao, con la quale è collegato
il preannunzio dell'Eucaristia, l'evangelista nota che «da
allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andarono
più con lui», non essendo in grado di accogliere un
linguaggio sembrato loro troppo «duro». Allora Gesù
domandò ai Dodici: «Forse anche voi volete andarvene?».
Rispose Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole ai
vita eterna, noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo
di Dio» (cf. Gv 6,66-69). Il principio della fede è
dunque fondamentale nel rapporto con Cristo, sia come condizione
per ottenere il miracolo, sia come scopo per il quale esso è
compiuto.
Ciò è ben chiarito alla fine del Vangelo di Giovanni,
dove leggiamo: «Molti altri segni fece Gesù in presenza
dei suoi discepoli, ma non sono stati scritti in questo libro. Questi
sono stati scritti, perché crediate che Gesù è
il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la
vita nel suo nome» (Gv 20,30-31).
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