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Giovanni Paolo II, Mediante i segni-miracoli
Cristo si rivela il suo potere salvifico, 25 novembre 1987
1. Segni del potere salvifico. 2. «Ti
sono rimessi i tuoi peccati». 3. «Esci, spirito immondo,
da quest’uomo». 4. La cacciata dello spirito «sordo
e muto». 5. La lotta di Gesù contro lo spirito maligno.
6. La vittoria sulla morte. 7. «E il morto uscì».
8. la morte redentrice «per la nazione». 8. Veramente
il salvatore del mondo.
1. Un testo di sant'Agostino ci offre la chiave per interpretare
i miracoli di Cristo come segni del suo potere salvifico: «L'essersi
fatto uomo per noi ha giovato alla nostra salvezza assai più
dei miracoli che egli ha compiuto tra noi; ed è più
importante che l'aver sanato le malattie del corpo destinato a morire»
(In Ioah. Evang. tractatus, 17, 1). In ordine a questa salute
dell'anima e alla redenzione del mondo intero Gesù ha compiuto
anche i miracoli di ordine corporale. E dunque il tema della presente
catechesi è il seguente: mediante i «miracoli, prodigi
e segni» che ha compiuto, Gesù Cristo ha manifestato
il suo potere di salvare l'uomo dal male che minaccia l'anima immortale
e la sua vocazione all'unione con Dio.
2. E' ciò che si rivela in modo particolare nella guarigione
del paralitico di Cafarnao. Le persone che l'hanno portato, non
riuscendo ad entrare attraverso la porta nella casa in cui Gesù
insegna, calano il malato attraverso un'apertura del tetto, così
che il poveretto viene a trovarsi ai piedi del Maestro. «Gesù,
vista la loro fede, disse al paralitico: "Figliolo ti sono
rimessi i tuoi peccati"». Queste parole suscitano in
alcuni dei presenti il sospetto di bestemmia: «Costui bestemmia!
Che può rimettere i peccati se non Dio solo?». Quasi
in risposta a quelli che avevano pensato così, Gesù
si rivolge ai presenti con le parole: «Che cosa è più
facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati,
prendi il tuo lettuccio e cammina? Ora, perché sappiate che
il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati,
ti ordino – disse al paralitico – alzati, prendi il
tuo lettuccio e va' a casa tua. Quegli si alzò, prese il
suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti» (cf.
Mc 2,1-12 e par.).
Gesù stesso spiega in questo caso che il miracolo di guarigione
del paralitico è segno del potere salvifico per cui egli
rimette i peccati. Gesù compie questo segno per manifestare
di essere venuto come salvatore del mondo, che ha come compito principale
quello di liberare l'uomo dal male spirituale, il male che separa
l'uomo da Dio e impedisce la salvezza in Dio, qual è appunto
il peccato.
3. Con la stessa chiave si può spiegare quella categoria
speciale dei miracoli di Cristo che è «scacciare i
demoni», «Esci, spirito immondo da quest'uomo!»
intima Gesù, secondo il Vangelo di Marco, incontrando un
indemoniato nel paese dei Geraseni (Mc 5,8). In quella circostanza
assistiamo a un colloquio insolito. Quando quello «spirito
immondo» si sente minacciato da parte di Cristo, urla contro
di lui: «Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio
del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!».
A sua volta Gesù «gli domandò: "Come ti
chiami?". "Mi chiamo Legione, gli rispose, perché
siamo in molti"» (cf. Mc 5,7-9).
Siamo dunque sul margine di un mondo oscuro, dove giocano fattori
fisici e psichici che senza dubbio hanno il loro peso nel causare
delle condizioni patologiche in cui si inserisce quella realtà
demoniaca, rappresentata e descritta variamente nel linguaggio umano,
ma radicalmente ostile a Dio e quindi all'uomo e a Cristo venuto
a liberarlo da quel potere maligno. Ma suo malgrado, anche lo «spirito
immondo», in quell'urto con l'altra presenza, prorompe in
quella ammissione proveniente da una intelligenza perversa ma lucida:
«Figlio del Dio altissimo«!
4. Nel Vangelo di Marco troviamo anche la descrizione dell'avvenimento
qualificato abitualmente come guarigione dell'epilettico. Infatti
i sintomi riferiti dall'evangelista sono caratteristici anche di
questa malattia («schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce»).
Tuttavia il padre dell'epilettico presenta a Gesù il suo
figlio come posseduto da uno spirito maligno, il quale lo scuote
con convulsioni, lo fa cadere per terra e lui si rotola spumando.
Ed è ben possibile che in uno stato di infermità come
quello s'infiltri e operi il maligno, ma anche ad ammettere che
si tratti di un caso di epilessia, dalla quale Gesù guarisce
il ragazzo ritenuto indemoniato da suo padre, resta tuttavia significativo
che egli effettui quella guarigione ordinando allo «spirito
muto e sordo»: «Esci da lui e non rientrare più»
(cf. Mc 9,17-27). E' una riaffermazione della sua missione e del
suo potere di liberare l'uomo dal male dell'anima fino alle radici.
5. Gesù fa conoscere chiaramente questa sua missione di
liberare l'uomo dal male e prima di tutto dal peccato, male spirituale.
E' una missione che comporta e spiega la sua lotta con lo spirito
maligno che è il primo autore del male nella storia dell'uomo.
Come leggiamo nei Vangeli, Gesù ripetutamente dichiara che
tale è il senso della sua opera e di quella dei suoi apostoli.
Così in Luca: «Io vedevo satana cadere dal cielo come
folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra ogni potenza
del nemico; nulla vi potrà danneggiare» (Lc 10,18-19).
E secondo Marco, Gesù dopo aver costituito i Dodici, li manda
«a predicare e perché avessero il potere di scacciare
i demoni» (Mc 3,14-15). Secondo Luca anche i settantadue discepoli,
dopo il ritorno dalla loro prima missione, riferiscono a Gesù:
«Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome»
(Lc 10,17).
Così si manifesta il potere del Figlio dell'uomo sul peccato
e sull'autore del peccato. Il nome di Gesù, nel quale anche
i demoni sono soggiogati, significa salvatore. Tuttavia questa sua
potenza salvifica avrà il suo adempimento definitivo nel
sacrificio della croce. La croce segnerà la vittoria totale
su satana e sul peccato, perché questo è il disegno
del Padre che il suo Figlio unigenito esegue facendosi uomo: vincere
nella debolezza e raggiungere la gloria della risurrezione e della
vita attraverso l'umiliazione della croce. Anche in questo fatto
paradossale rifulge il suo potere divino, che può giustamente
chiamarsi la «potenza della croce».
6. Fa parte di questa potenza, e appartiene alla missione del Salvatore
del mondo manifestata dai «miracoli, prodigi e segni»,
anche la vittoria sulla morte, drammatica conseguenza del peccato.
La vittoria sul peccato e sulla morte segna la via della missione
messianica di Gesù da Nazaret al Calvario. Tra i «segni»
che indicano particolarmente il suo cammino verso la vittoria sulla
morte, vi sono soprattutto le risurrezioni: «i morti risuscitano»
(Mt 11,5), risponde infatti Gesù alla domanda sulla sua messianicità
rivoltagli dai messaggeri di Giovanni Battista (cf. Mt 11,3). E
tra i vari «morti» risuscitati da Gesù, merita
un'attenzione particolare Lazzaro di Betania, perché la sua
risurrezione è come un «preludio» alla croce
e alla risurrezione di Cristo, in cui si compie la definitiva vittoria
sul peccato e sulla morte.
7. L'evangelista Giovanni ci ha lasciato una descrizione particolareggiata
dell'avvenimento. A noi basti riferire il momento conclusivo. Gesù
chiede di togliere il masso che chiude la tomba («Togliete
la pietra»). Marta, la sorella di Lazzaro osserva che il fratello
è già da quattro giorni nel sepolcro e il corpo certamente
ha iniziato a decomporsi. Tuttavia Gesù grida a gran voce:
«Lazzaro vieni fuori!». «E il morto uscì»,
attesta l'evangelista (cf. Gv 11,38-43). Il fatto suscita la fede
in molti dei presenti. Altri invece si recano dai rappresentanti
del Sinedrio, per denunciare l'avvenimento. Sommi sacerdoti e farisei
ne restano preoccupati, pensano ad una possibile reazione dell'occupante
romano («verranno i romani e distruggeranno il nostro luogo
santo e la nostra nazione» (cf. Gv 11,45-48). Proprio allora
cadono sul Sinedrio le famose parole di Caifa: «Voi non capite
nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per
il popolo e non perisca la nazione intera». E l'evangelista
annota: «Questo però non lo disse da se stesso, ma
essendo sommo sacerdote profetizzò». Di quale profezia
si tratta? Ecco, Giovanni ci dà la lettura cristiana di quelle
parole, che sono di una dimensione immensa: «Gesù doveva
morire per la nazione e non per la nazione soltanto, ma anche per
riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi» (cf. Gv
11,49-52).
8. Come si vede, la descrizione di Lazzaro contiene anche indicazioni
essenziali riguardanti il significato salvifico di questo miracolo.
Sono indicazioni definitive, perché proprio allora viene
presa dal Sinedrio la decisione sulla morte di Gesù (cf.
Gv 11,53). E sarà la morte redentrice «per la nazione»
e «per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi»:
per la salvezza del mondo. Ma Gesù ha già detto che
quella morte diventerà pure la vittoria definitiva sulla
morte. In occasione della risurrezione di Lazzaro egli ha assicurato
a Marta: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in
me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non
morrà in eterno» (Gv 11,25-26).
9. Alla fine della nostra catechesi torniamo ancora una volta al
testo di sant'Agostino: «Se consideriamo adesso i fatti operati
dal Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo, vediamo che gli
occhi dei ciechi, aperti miracolosamente, furono rinchiusi dalla
morte, e le membra dei paralitici, sciolte dal miracolo, furono
di nuovo immobilizzate dalla morte: tutto ciò che temporalmente
fu sanato nel corpo mortale, alla fine fu disfatto; ma l'anima che
credette, passò alla vita eterna. Con questo infermo il Signore
ha voluto dare un grande segno all'anima che avrebbe creduto, per
la cui remissione dei peccati era venuto, e per sanare le cui debolezze
egli si era umiliato» (Agostino, In Iohan.. Evang. tractatus,
17, 1).
Sì, tutti i «miracoli, prodigi e segni» di Cristo
sono in funzione della rivelazione di lui come Messia, di lui come
Figlio di Dio: di lui che, solo, ha il potere di liberare l'uomo
dal peccato e dalla morte. Di lui che veramente è il Salvatore
del mondo.
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