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Giovanni Paolo II, Creatore delle «cose
visibili e invisibili», 9 luglio 1986
1. Esseri che non appartengono al mondo visibile.
2. Il pericolo di una confusione. 3. Il primato di Cristo e gli
Angeli. 4. La Provvidenza abbraccia anche il mondo dei puri spiriti.
5. Vicini a Dio, a motivo della loro spiritualità.
1. Le nostre catechesi su Dio, creatore del mondo, non possono concludersi senza
dedicare adeguata attenzione a un preciso contenuto della rivelazione divina: la creazione
degli esseri puramente spirituali, che la Sacra Scrittura chiama
«angeli». Tale creazione appare chiaramente nei Simboli della fede,
particolarmente nel Simbolo niceno-costantinopolitano: «Credo in un solo Dio,
Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra, di tutte le cose (cioè enti o
esseri) visibili e invisibili». Sappiamo che l'uomo gode, all'interno della
creazione, di una posizione singolare: grazie al suo corpo appartiene al mondo visibile,
mentre per l'anima spirituale, che vivifica il corpo, egli si trova quasi al confine tra
la creazione visibile e quella invisibile. A quest'ultima, secondo il Credo che la Chiesa
professa alla luce della rivelazione, appartengono altri esseri, puramente spirituali, non
dunque propri del mondo visibile, anche se in esso presenti e operanti. Essi costituiscono
un mondo specifico.
2. Oggi, come nei tempi passati, si discute con maggiore o minore sapienza su questi
esseri spirituali. Bisogna riconoscere che la confusione a volte è grande, con il
conseguente rischio di far passare come fede della Chiesa sugli angeli ciò che alla fede
non appartiene, o, viceversa, di tralasciare qualche aspetto importante della verità
rivelata. L'esistenza degli esseri spirituali, che la Sacra Scrittura chiama di solito
«angeli», veniva già negata ai tempi di Cristo dai sadducei (cf. At
23,8). La negano anche i materialisti e i razionalisti di tutti i tempi. Eppure, come
acutamente osserva un teologo moderno, «se si volesse sbarazzarsi degli angeli,
si dovrebbe rivedere radicalmente la Sacra Scrittura stessa, e con essa tutta la storia
della salvezza» [1] . Tutta la Tradizione è unanime su questa questione. Il
Credo della Chiesa è in fondo un'eco di quanto Paolo scrive ai Colossesi:
«poiché per mezzo di lui (Cristo) sono state create tutte le cose, quelle nei
cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni,
Principati, Potestà, tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di
lui» (Col 1,16). Ossia il Cristo che, come Figlio-Verbo eterno e consostanziale
al Padre è «generato prima di ogni creatura» (Col 1,15) è al centro
dell'universo, come ragione e cardine di tutta quanta la creazione, come abbiamo già
visto nelle catechesi precedenti e come vedremo ancora quando parleremo più direttamente
di lui.
3. Il riferimento al «primato» di Cristo ci aiuta a comprendere che
la verità circa l'esistenza e l'opera degli angeli (buoni e cattivi) non costituisce il
contenuto centrale della parola di Dio. Nella rivelazione Dio parla prima di tutto
«agli uomini... e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla
comunione con sé», come leggiamo nella costituzione «Dei
Verbum» (n. 2) del Concilio Vaticano II. Così «la profonda verità...
sia di Dio sia della salvezza degli uomini» è il contenuto centrale della
rivelazione che «risplende» più pienamente nella persona di Cristo.
La verità sugli angeli è in certo senso «collaterale», eppure
inseparabile dalla rivelazione centrale, che è l'esistenza, la maestà e la gloria del
Creatore che rifulgono in tutta la creazione «visibile» e
«invisibile» e nell'azione salvifica di Dio nella storia dell'uomo.
Gli angeli non sono dunque creature di primo piano nella realtà della rivelazione, eppure
vi appartengono pienamente, tanto che in alcuni momenti le vediamo adempiere compiti
fondamentali a nome di Dio stesso.
4. Tutto ciò che appartiene alla creazione rientra, secondo la rivelazione, nel
mistero della divina Provvidenza. Lo afferma in modo esemplarmente conciso il Vaticano I
che abbiamo già più volte citato: «Tutto ciò che ha creato, Dio lo conserva e
lo dirige con la sua provvidenza "estendendosi da un confine all'altro con forza e
governando con bontà ogni cosa" (cf. Sap 8,1). "Tutto è nudo e scoperto agli
occhi suoi" (cf. Eb 4,13), "anche ciò che avrà luogo per libera iniziativa
delle creature"» [2] . La Provvidenza abbraccia dunque anche il mondo dei
puri spiriti, che ancor più pienamente degli uomini sono esseri razionali e liberi. Nella
Sacra Scrittura troviamo preziose indicazioni che li riguardano. Vi è pure la rivelazione
di un dramma misterioso, eppure reale, che toccò queste creature angeliche, senza che
nulla sfuggisse all'eterna Sapienza, la quale con forza («fortiter») e
al tempo stesso con bontà («suaviter») tutto porta a compimento nel
regno del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
5. Riconosciamo anzitutto che la Provvidenza, come amorevole Sapienza di Dio, si è
manifestata proprio nel creare esseri puramente spirituali, per cui meglio si esprimesse
la somiglianza di Dio in loro che di tanto superano tutto ciò che è creato nel mondo
visibile insieme con l'uomo, anch'esso incancellabile immagine di Dio. Dio, che è Spirito
assolutamente perfetto, si rispecchia soprattutto negli esseri spirituali che per natura,
cioè a motivo della loro spiritualità, gli sono molto più vicini delle creature
materiali, e che costituiscono quasi l'«ambiente» più vicino al
Creatore. La Sacra Scrittura offre una testimonianza abbastanza esplicita di questa
massima vicinanza a Dio degli angeli, dei quali parla, con linguaggio figurato, come del
«trono» di Dio, delle sue «schiere», del suo
«cielo». Essa ha ispirato la poesia e l'arte dei secoli cristiani che
ci presentano gli angeli come la «corte di Dio».
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[1] A. Winklhofer, «Die Welt der Engel»,
Ettal 1961, p. 144, nota 2; in «Mysterium Salutis»,
II, 2, p. 726.
[2] Denzinger-Schönmetzer, 3003.
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