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Giovanni Paolo II, La Provvidenza divina
e il destino dell'uomo: il mistero della predestinazione in Cristo,
28 maggio 1986
1. Dimensione soteriologica ed escatologica della
Provvidenza. 2. «Predestinandoci ad essere noi figli adottivi».
3. La scelta di Dio «nel» Figlio suo Gesù Cristo. 4.
La finalità ultima della creazione. 5. «Ci ha trasferiti nel
regno del suo Figlio diletto». 6. In Cristo si compie la finalità
del mondo e delluomo. 7. «Dio vuole che tutti gli uomini
siano salvati». 8. Il mondo creato in vista del Regno. 9.
«Per una speranza viva, per uneredità che non si corrompe».
1. La domanda sul proprio destino è molto viva nel cuore dell'uomo. E una domanda
grande, difficile, eppure decisiva: «Che sarà di me domani?». C'è il
rischio che cattive risposte conducano a forme di fatalismo, di disperazione, o anche di
orgogliosa e cieca sicurezza. «Stolto, questa notte morrai», ammonisce
Dio (Lc 12,20). Ma proprio qui si manifesta l'inesauribile grazia della Provvidenza
divina. E Gesù che apporta una luce essenziale. Egli infatti, parlando della Provvidenza
divina nel Discorso della Montagna, termina con la seguente esortazione:
«Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi
saranno date in aggiunta» (Mt 6,33). Nell'ultima catechesi abbiamo riflettuto
sul profondo rapporto che esiste tra la Provvidenza di Dio e la libertà dell'uomo. E
proprio all'uomo, prima di tutto all'uomo, creato a immagine di Dio, che sono indirizzate
le parole sul regno di Dio e sulla necessità di cercarlo prima di ogni cosa.
Questo legame tra la Provvidenza e il mistero del regno di Dio, che deve realizzarsi
nel mondo creato, orienta il nostro pensiero sulla verità del destino dell'uomo: la sua
predestinazione in Cristo. La predestinazione dell'uomo e del mondo in Cristo, Figlio
eterno del Padre, conferisce a tutta la dottrina sulla Provvidenza divina una decisa
caratteristica soteriologica ed escatologica. Lo stesso divin Maestro lo indica nel suo
colloquio con Nicodemo: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo
Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita
eterna» (Gv 3,16).
2. Queste parole di Gesù costituiscono il nucleo della dottrina sulla predestinazione,
che troviamo nell'insegnamento degli apostoli e specialmente nelle lettere di san Paolo.
Leggiamo nella lettera agli Efesini: «Dio, Padre del Signore nostro Gesù
Cristo... in lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e
immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per
opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria
della sua grazia» (Ef 1,3-6).
Queste luminose affermazioni spiegano, in modo autentico e autorevole, in che cosa
consiste ciò che in linguaggio cristiano chiamiamo «Predestinazione»
(latino: «praedestinatio»). E infatti importante liberare questo
termine dai significati erronei o anche impropri e non essenziali, entrati nell'uso
comune: predestinazione come sinonimo del «cieco fato»
(«fatum») o dell'«ira» capricciosa di qualche
divinità invidiosa. Nella rivelazione divina la parola
«predestinazione», significa l'eterna scelta di Dio, una scelta
paterna, intelligente e positiva, una scelta d'amore.
3. Questa scelta, con la decisione in cui si traduce, cioè il piano creativo e
redentivo, appartiene alla vita intima della santissima Trinità: è operata eternamente
dal Padre insieme col Figlio nello Spirito Santo. E un'elezione che, secondo san Paolo,
precede la creazione del mondo («prima della creazione del mondo»); e
dell'uomo nel mondo. L'uomo, ancor prima di essere creato, viene
«scelto» da Dio. Questa scelta avviene nel Figlio eterno
(«in lui»), cioè nel Verbo dell'eterna Mente. L'uomo viene dunque
eletto nel Figlio alla partecipazione della sua stessa figliolanza per divina adozione. In
questo consiste l'essenza stessa del mistero della predestinazione, che manifesta l'eterno
amore del Padre («nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi
per opera di Gesù Cristo»). Nella predestinazione è contenuta dunque l'eterna
vocazione dell'uomo alla partecipazione alla natura stessa di Dio. E vocazione alla
santità, mediante la grazia dell'adozione a figli («per essere santi e
immacolati al suo cospetto») (Ef 1,3-6).
4. In questo senso la predestinazione precede «la fondazione del
mondo», cioè la creazione, giacché questa si realizza nella prospettiva della
predestinazione dell'uomo. Applicando alla vita divina le analogie temporali del
linguaggio umano, possiamo dire che Dio vuole «prima» comunicarsi
nella sua divinità all'uomo chiamato ad essere nel mondo creato sua immagine e
somiglianza; «prima» lo elegge, nel Figlio eterno e consostanziale, a
partecipare alla sua figliolanza (mediante la grazia), e solo «dopo»
(«a sua volta») vuole la creazione, vuole il mondo, al quale l'uomo
appartiene. In questo modo il mistero della predestinazione entra in un certo senso
«organicamente» in tutto il piano della divina Provvidenza. La
rivelazione di questo disegno dischiude davanti a noi la prospettiva del regno di Dio e ci
conduce al cuore stesso di questo regno, dove scopriamo la finalità ultima della
creazione.
5. Leggiamo infatti nella lettera ai Colossesi: «Ringraziando con gioia il
Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. E lui
infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo
Figlio diletto, per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei
peccati» (Col 1,12-14). Il regno di Dio è, nel piano eterno di Dio Uno e Trino,
il regno del «Figlio diletto», in particolare perché per opera sua si
è compiuta «la redenzione» e «la remissione dei
peccati». Le parole dell'apostolo alludono anche al
«peccato» dell'uomo. La predestinazione, cioè l'adozione a figli
dell'eterno Figlio, si opera quindi non solo in relazione alla creazione del mondo e
dell'uomo nel mondo, ma in relazione alla redenzione, compiuta dal Figlio, Gesù Cristo.
La redenzione diventa l'espressione della Provvidenza, cioè del governo premuroso che Dio
Padre esercita in particolare nei riguardi delle creature, dotate di libertà.
6. Nella lettera ai Colossesi troviamo che la verità della
«predestinazione» in Cristo è strettamente congiunta con la verità
della «creazione in Cristo». «Egli - scrive l'apostolo - è
immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché per mezzo di lui
sono state create tutte le cose...» (Col 1,15-16). Così dunque il mondo, creato
in Cristo, eterno Figlio, fin dall'inizio porta in sé, come primo dono della Provvidenza,
la chiamata, anzi il pegno della predestinazione in Cristo, a cui si unisce, quale
compimento della salvezza escatologica definitiva, e prima di tutto dell'uomo, finalità
del mondo. «Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni
pienezza» (Col 1,19). Il compimento della finalità del mondo, e in particolare
dell'uomo, avviene proprio ad opera di questa pienezza che è in Cristo. Cristo è la
pienezza. In lui si compie in un certo senso quella finalità del mondo, secondo la quale
la Provvidenza divina custodisce e governa le cose del mondo e in particolare l'uomo nel
mondo, la sua vita, la sua storia.
7. Comprendiamo così un altro aspetto fondamentale della divina Provvidenza: la sua
finalità salvifica. Dio infatti «vuole che tutti gli uomini siano salvati e
arrivino alla conoscenza della verità» (1Tm 2,4). In questa prospettiva è
doveroso allargare una certa concezione naturalistica di Provvidenza, limitata al buon
governo della natura fisica o anche del comportamento morale naturale. In realtà, la
Provvidenza divina si esprime nel conseguimento delle finalità che corrispondono al piano
eterno della salvezza. In questo processo, grazie alla «pienezza» di
Cristo, in lui e per mezzo di lui viene anche vinto il peccato, che si oppone
essenzialmente alla finalità salvifica del mondo, al compimento definitivo che il mondo e
l'uomo trovano in Dio. Parlando della pienezza, che ha preso dimora in Cristo, l'apostolo
proclama: «Piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui
riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per
mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli» (Col 1,19-20).
8. Sullo sfondo di queste riflessioni, attinte dalle lettere di san Paolo, diventa
meglio comprensibile l'esortazione di Cristo a proposito della Provvidenza del Padre
celeste che abbraccia ogni cosa (cf. Mt 6,23-34 e anche Lc 12,22-31), quando dice:
«Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi
saranno date in aggiunta» (Mt 6,33). Con quel «prima» Gesù
intende indicare ciò che Dio stesso vuole «prima»: ciò che è la sua
prima intenzione nella creazione del mondo, e insieme il fine ultimo del mondo stesso:
«il regno di Dio e la sua giustizia» (la giustizia di Dio). Il mondo
intero è stato creato in vista di questo regno, affinché si realizzi nell'uomo e nella
sua storia. Affinché per mezzo di questo «regno» e di questa
«giustizia» si adempia quell'eterna predestinazione che il mondo e
l'uomo hanno in Cristo.
9. A questa visione paolina della predestinazione corrisponde quanto scrive san Pietro:
«Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo; nella sua grande
misericordia egli ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti,
per una speranza viva, per un'eredità che non ci corrompe, non si macchia e non marcisce.
Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la
fede, per la vostra salvezza, prossima a rivelarsi negli ultimi tempi» (1Pt
1,3-5). Veramente «sia benedetto Dio», che ci rivela come la sua
Provvidenza sia il suo instancabile, premuroso intervento per la nostra salvezza. Essa è
infaticabilmente all'opera fino a quando giungeranno «gli ultimi
tempi», quando «la predestinazione in Cristo» degli inizi si
realizzerà definitivamente «mediante la risurrezione in Gesù
Cristo», che è «l'alfa e l'omega» del nostro umano destino
(Ap 1,8). |