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Giovanni Paolo II, Creazione e legittima
autonomia delle cose create, 2 aprile 1986
1. Autonomia impedita?. 2. Legittima autonomia. 3. Compiti e pericoli della scienza e
della tecnica. 4. Ecologia e Creazione.
1. La creazione, sul cui fine abbiamo meditato nella catechesi precedente dal punto di
vista della dimensione «trascendentale», esige anche una riflessione
dal punto di vista della dimensione immanente. Ciò è reso oggi particolarmente
necessario dal progresso della scienza e della tecnica, che ha introdotto significativi
mutamenti nella mentalità di molti uomini del nostro tempo. Infatti «molti
nostri contemporanei sembrano temere che, se si fanno troppo stretti i legami tra
attività umana e religiosa, venga impedita l'autonomia degli uomini, della società delle
scienze» [1] .
Il Concilio ha affrontato questo problema, che è strettamente collegato con la verità
di fede circa la creazione e il suo fine, proponendone una spiegazione chiara e
convincente. Ascoltiamola.
2. «Se per autonomia delle realtà terrene intendiamo che le cose create e le
stesse società hanno leggi e valori propri, che l'uomo gradatamente deve scoprire, usare
e ordinare, allora si tratta di una esigenza legittima, che non è postulata dagli uomini
del nostro tempo, anche è conforme al volere del Creatore. Infatti è dalla stessa loro
condizione di creature che le cose tutte ricevono la propria consistenza, verità, bontà,
le loro leggi proprie e il loro ordine; tutto ciò l'uomo è tenuto a rispettare,
riconoscendo le esigenze di metodo proprie di ogni singola scienza o arte. Perciò la
ricerca metodica di ogni disciplina, se procede in maniera veramente scientifica e secondo
le norme morali, non sarà mai in reale contrasto con la fede, perché le realtà profane
e le realtà della fede hanno origine dal medesimo Iddio.
«Anzi, chi si sforza con umiltà e perseveranza di scandagliare i segreti
della realtà, anche senza avvertirlo viene come condotto dalla mano di Dio, il quale
mantenendo in esistenza tutte le cose, fa che siano quelle che sono. A questo punto ci sia
concesso di deplorare certi atteggiamenti mentali, che talvolta non mancano nemmeno tra i
cristiani, derivati dal non aver sufficientemente percepito la legittima autonomia della
scienza, e che, suscitando contese e controversie, trascinarono molti spiriti a tal punto
da ritenere che scienza e fede si oppongano tra loro.
«Se invece con l'espressione "autonomia delle realtà temporali" si
intende che le cose create non dipendono da Dio, e che l'uomo può adoperarle così da non
riferirle al Creatore, allora nessuno che creda in Dio non avverte quanto false siano tali
opinioni. La creatura, infatti, senza il Creatore svanisce. Del resto tutti coloro che
credono, a qualunque religione appartengano, hanno sempre inteso la voce e la
manifestazione di lui nel linguaggio delle creature. Anzi, l'oblio di Dio priva di luce la
creatura stessa» [2] .
3. Fin qui il testo conciliare. Esso costituisce uno sviluppo dell'insegnamento che la
fede offre sulla creazione, e opera un confronto illuminante tra questa verità della fede
e la mentalità degli uomini del nostro tempo, fortemente condizionata dallo sviluppo
delle scienze naturali e dal progresso della tecnica. Cerchiamo di raccogliere in una
sintesi organica i pensieri principali contenuti nel paragrafo 36 della costituzione
«Gaudium et spes».
a) Alla luce della dottrina del Concilio Vaticano II la verità circa la creazione non
è soltanto una verità di fede, basata sulla rivelazione dell'Antico e del Nuovo
Testamento. Essa è anche una verità che unisce tutti gli uomini credenti «a
qualunque religione appartengano», tutti coloro cioè che nel
«linguaggio delle creature intendono la voce e la manifestazione del
Creatore».
b) Questa verità, pienamente manifestata nella rivelazione, è tuttavia di per sé
accessibile alla ragione umana. Lo si può dedurre dall'insieme dell'argomentazione del
testo conciliare e in particolare dalle frasi: «La creatura... senza il Creatore
svanisce», «l'oblio di Dio priva di luce la creatura».
Queste espressioni (almeno in modo indiretto) indicano che il mondo delle creature ha
necessità della Ragione Ultima, e della Causa Prima. E in forza della loro stessa natura
che gli esseri contingenti hanno bisogno, per esistere, di un appoggio nell'Assoluto
(nell'Essere necessario), che è Esistenza per sé («Esse
subsistens»). Il mondo contingente e fugace «svanisce senza il
Creatore».
c) In relazione alla verità, così intesa, circa la creazione, il Concilio opera una
distinzione fondamentale tra l'autonomia «legittima» e quella
«illegittima» delle realtà terrene. Illegittima (cioè non conforme
alla verifica della rivelazione) è l'autonomia che proclami l'indipendenza delle realtà
create da Dio Creatore, e sostenga «che le cose create non dipendono da Dio, e
che l'uomo può adoperarle così da non riferirle al Creatore». Un tale modo
d'intendere e di comportarsi nega e rifiuta la verità circa la creazione; e, il più
delle volte - se non addirittura per principio - tale posizione viene sostenuta proprio a
nome dell'«autonomia» del mondo, e dell'uomo nel mondo, della
conoscenza e dell'azione umana. E però bene aggiungere subito che nel contesto di
un'«autonomia» così intesa è l'uomo che viene in realtà privato
della propria autonomia nei confronti del mondo, e finisce per trovarsi di fatto ad esso
sottomesso. E un tema sul quale ritorneremo.
d) L'«autonomia delle realtà terrene» intesa in questo modo è -
secondo il testo citato della costituzione «Gaudium et spes» - non
soltanto illegittima, ma anche inutile. Infatti le cose create godono di una autonomia
loro propria «per volontà del Creatore», che è radicata nella loro
stessa natura, appartenendo al fine della creazione (nella sua dimensione immanente).
«Infatti è dalla stessa loro condizione di creature che le cose tutte ricevono
la loro propria consistenza, verità, bontà, le loro leggi proprie e il loro
ordine». L'affermazione se si riferisce a tutte le creature del mondo visibile,
si riferisce in modo eminente all'uomo. Infatti l'uomo, nella stessa misura in cui cerca
di «scoprire, usare e ordinare: in modo coerente le leggi e i valori del cosmo
non soltanto partecipa in maniera creativa l'autonomia legittima delle cose create, ma
realizza in modo corretto l'autonomia che gli è propria. E così si incontra con la
finalità immanente della creazione, e indirettamente anche con il Creatore:
«viene come condotto dalla mano di Dio, il quale, mantenendo in esistenza tutte
le cose, fa che siano quelle che sono» [3] .
4. Occorre aggiungere che con il problema della «legittima autonomia delle
realtà terrene» si collega anche il problema, oggi molto sentito,
dell'«ecologia», cioè la preoccupazione per la protezione e la
preservazione dell'ambiente naturale.
Il dissesto ecologico, che suppone sempre una forma di egoismo anticomunitario, nasce
da un uso arbitrario - e in definitiva nocivo - delle creature, di cui si violano le leggi
e l'ordine naturale, ignorando o disprezzando la finalità che è immanente all'opera
della creazione. Anche tale modo di comportarsi deriva da una falsa interpretazione
dell'autonomia delle cose terrene. Quando l'uomo adopera queste cose «così da
non riferirle al Creatore» - per usare ancora le parole della costituzione
conciliare - egli reca anche a se stesso danni incalcolabili.
La soluzione del problema della minaccia ecologica rimane in stretto rapporto con i
principi della «legittima autonomia delle realtà terrene», cioè in
definitiva con la verità circa la creazione e circa il Creatore del mondo.
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[1] «Gaudium et spes», 39.
[2] «Gaudium et spes», 36.
[3] «Gaudium et spes», 36.
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