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CONCILIO VATICANO I, costituzione dogmatica
Dei Filius, 24 aprile 1870, capp. I e IV
Cap. I: Dio, creatore di tutte le cose
(DH 3001-3003)
La santa Chiesa cattolica apostolica romana crede e confessa che vi è un solo Dio vero
e vivo, creatore e Signore del cielo e della terra, onnipotente, eterno, immenso,
incomprensibile, infinito nel suo intelletto, nella sua volontà, e in ogni perfezione,
che essendo una sostanza spirituale unica e singolare, assolutamente semplice e
immutabile, deve essere dichiarato realmente ed essenzialmente come distinto dal mondo,
sovranamente beato in se stesso e per se stesso e ineffabilmente elevato al di sopra di
tutto ciò che può essere concepito al di fuori di lui.
Nella sua bontà e con la sua «onnipotente virtù», non per
aumentare la sua beatitudine né per acquistare perfezione, ma per manifestarla attraverso
i beni che concede alle sue creature, questo solo vero Dio ha, con la più libera delle
decisioni, «insieme allinizio dei tempi, creato dal nulla luna e
laltra creatura, la spirituale e la corporale, e cioè gli angeli e il mondo, e poi
la creatura umana, come partecipe di entrambe, costituita di anima e corpo» (Concilio
Lateranense IV, DH 800).
Dio, con la sua provvidenza, protegge e governa tutto ciò che ha creato, poiché
«essa si estende da un confine allaltro con forza, governa con bontà ogni
cosa» (Sap 8,1). «Tutto è nudo e scoperto davanti agli
occhi suoi» (Eb 4,13), anche quello che sarà fatto dalla libera azione
delle creature.
Cap. IV: La fede e la ragione (DH 3015-3020)
La Chiesa cattolica ha sempre unanimemente creduto e ancora crede che esistono due
ordini di conoscenza, distinti non solo per il loro principio, ma anche per il loro
oggetto: per il loro principio, perché nelluno conosciamo con la ragione naturale,
nellaltro con la fede divina; per loggetto, perché oltre la verità che la
ragione naturale può capire, ci è proposto di vedere i misteri nascosti in Dio, che non
possono essere conosciuti se non rivelati dallaltro.
È questo il motivo per cui lapostolo, che pure testimonia che Dio è stato
conosciuto dai pagani «attraverso le cose create» (Rm 1,20),
quando parla della grazia e della verità venutaci da Cristo (cfr. Gv 1,17),
dichiara: «Parliamo di una sapienza divina misteriosa, che è rimasta nascosta,
e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di
questo mondo ha potuto conoscerla... Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito;
lo Spirito infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio» (1Cor 2,7-8.10).
E lo stesso Unigenito benedice il Padre perché ha nascosto queste cose ai sapienti e agli
intelligenti e le ha rivelate ai piccoli (cfr. Mt 11,25).
Quando la ragione, illuminata dalla fede, cerca con zelo, pietà e moderazione, per il
dono di Dio arriva a una certa conoscenza molto feconda dei misteri, sia grazie
allanalogia con ciò che conosce naturalmente, sia per il nesso degli stessi misteri
fra loro e con il fine ultimo delluomo. Mai, però, essa è resa capace di
penetrarli come le verità che formano il suo oggetto proprio. I misteri divini, infatti,
per loro intrinseca natura, sorpassano talmente lintelligenza creata, che anche se
trasmessi per divina rivelazione e ricevuti mediante la fede, rimangono avvolti nel velo
della fede e quasi avviluppati in una caligine, fino a quando, in questa vita mortale,
«siamo in esilio lontani dal Signore, camminiamo nella fede e non ancora in
visione» (2Cor 5,6).
Ma anche se la fede è sopra la ragione, non vi potrà mai essere vera divergenza tra
fede e ragione: poiché lo stesso Dio, che rivela i misteri e comunica la fede, ha anche
deposto nello spirito umano il lume della ragione, questo Dio non potrebbe negare se
stesso, né il vero contraddire il vero. Questa inconsistente apparenza di contraddizione,
nasce specialmente dal fatto che i dogmi della fede non sono stati compresi ed esposti
secondo il pensiero della Chiesa, o che opinioni false sono scambiate per conclusioni
della ragione. Noi definiamo dunque che tutte le affermazioni contrarie alla verità
attestata da una fede illuminata sono senzaltro false (cfr. Concilio Lateranense
V, DH 1441).
Inoltre, la Chiesa, che, con lufficio apostolico di insegnare, ha ricevuto il
mandato di custodire il deposito della fede, ha anche, da Dio, il diritto e il dovere di
proscrivere la falsa scienza (cfr. 1Tm 6,20), perché nessuno venga ingannato dalla
filosofia e da vuoti raggiri (cfr. Col 2,8)
Per questo i fedeli cristiani non solo non hanno il diritto di difendere come legittime
conclusioni della scienza le opinioni ritenute contrarie alla dottrina della fede, specie
se condannate dalla Chiesa, ma sono strettamente tenuti a considerarle piuttosto come
errori, che hanno solo una ingannevole parvenza di verità.
E non solo la fede e la ragione non possono mai essere in contrasto tra di loro, ma
possono darsi aiuto scambievole: la retta ragione, infatti, dimostra i fondamenti della
fede e, illuminata dalla sua luce, può coltivare la scienza delle cose divine; la fede,
invece, libera e protegge la ragione dagli errori e larricchisce di molteplici
cognizioni.
Perciò la Chiesa, ben lungi dallopporsi allo studio delle arti e delle
discipline umane, le favorisce e le promuove in ogni maniera. Essa, infatti, non ignora e
non disprezza i vantaggi che ne derivano per la vita degli uomini; riconosce anche che
esse, venute in qualche modo da Dio, Signore delle scienze (cfr. 1Sam 2,3),
possono condurre a Lui con laiuto della grazia, se usate come si deve.
E certo non proibisce che tali discipline, ciascuna nel proprio ambito, utilizzino
propri principi e un proprio metodo; ma pur riconoscendo questa legittima libertà, essa
cerca di evitare che, in contrasto con la dottrina divina, accolgano in sé degli errori,
o che sorpassando i propri limiti, invadano e sconvolgano il dominio della fede.
La dottrina della fede, che Dio ha rivelato, non è stata proposta
allintelligenza umana come un sistema filosofico da perfezionare, ma, come un divino
deposito, è stata affidata alla Chiesa sposa di Cristo, perché la custodisca fedelmente
e infallibilmente la proclami. In conseguenza il senso dei sacri dogmi che deve essere
sempre conservato è quello che la santa madre Chiesa ha determinato una volta per tutte e
non bisogna mai allontanarsi da esso sotto il pretesto e in nome di unintelligenza
più profonda. «Crescano pure, quindi, e progrediscano largamente e
intensamente, per ciascuno come per tutti, per un sol uomo come per tutta la Chiesa,
lintelligenza e la scienza, la sapienza, secondo i ritmi propri a ciascuna
generazione e a ciascun tempo, ma esclusivamente nel loro ordine, nella stessa credenza,
nello stesso senso e nello stesso pensiero» (Vincenzo di Lerins, Commonitorium,
23, 3). |