GIOVANNI PAOLO II, Scienza e Verità, intr. e cura di Mario Castellana. In app. scritti di A. Rossi e D. Ria., Pensa Multimedia Editore, Lecce-Brescia 2010, pp. 193.
Il volume è essenzialmente un’antologia degli interventi di Giovanni Paolo II, durante tutto il suo pontificato, sull’interazione tra scienza e fede, più propriamente tra scienza e verità, come indicato nel titolo. Infatti le nuove forme di razionalità emergenti nei vari campi del sapere spingono tutti, in particolare gli educatori, a reinterrogarsi con nuove modalità sull’esperienza umana della verità, se non si vuol vivere una vita dissociata: "L’unità della verità è già un postulato fondamentale della ragione umana, espresso nel principio di non contraddizione" (Fides et ratio, n.34).
M. Castellana (docente presso l’Università del Salento), curatore del volume, nell’ampia introduzione, ricca di bibliografia, sottolinea il non comune ma costante e pressante invito, da parte di un pontefice, al dibattito epistemologico ritenuto uno strumento essenziale per comprendere il senso e la natura della conoscenza scientifica. Infatti l'interesse di Giovanni Paolo II per i problemi della scienza "non si è limitato soltanto alle implicazioni etico-antropologiche, ma si è esteso all'analisi delle questioni più interne poste dal «continuo progredire delle conoscenze scientifiche» da chiarire sul piano dei contenuti e delle metodologie." Il pontefice, tenendo conto dell’intero pensiero epistemologico del ‘900 cerca "di avviare un percorso teso a superare concretamente gli storici conflitti tra verità scientifiche e verità di fede attraverso l’analisi critica della loro specificità". Il deficit di riflessione epistemologica, che ha caratterizzato il sapere teologico con lo sviluppo delle scienze naturali, a partire dal '600, si ritiene sia stato alla base della divaricazione tra la scienza e la teologia, tra la dimensione veritativa della conoscenza scientifica e la dimensione storico-rivelativa del messaggio biblico.
Nel volume vengono riportati una ventina di discorsi, molti pronunziati nelle sedute plenarie della Pontificia Accademia delle Scienze e in incontri con scienziati. In queste occasioni, secondo il curatore del volume, Giovanni Paolo II si fa "assertore di un preciso engagement di natura epistemologica, di una certa immagine della scienza, degni di essere presi in debita considerazione e anche di una vera e propria pastorale della scienza che può essere condivisa dagli stessi non credenti, invitati a confrontarsi con i diversi luoghi esperienziali della verità." Il pontefice invita scienziati e ricercatori a "convincersi che le verità scoperte hanno anzitutto valore in se stesse". Questa affermazione si può collegare alla caratteristica della "laicità", come espressa dal teologo del Vaticano II, Y. Congar (1904-1995), per il quale "il laico è un uomo per cui le cose esistono": la laicità è "prendere sul serio" il mondo, dal momento che Dio stesso per primo lo ha preso sul serio creandolo ed affidandolo agli uomini. Gli scienziati si devono sentire responsabili nel dare un contributo anche semplice alla "diaconia della verità".
In Appendice sono riportati due scritti (ancora di docenti presso l’Università del Salento): D. Ria, "Credenza" ed "Evidenza. Riflessioni sui rapporti tra pensiero matematico e pensiero religioso; A. Rossi, Il processo a Galileo: una questione ancora aperta?
Nel primo saggio si mette in evidenza un parallelismo tra il percorso epistemologico di Giovanni Paolo II e quello del matematico tedesco H. Weyl (1885-1955), che nella sua opera Il mondo aperto così scrive: "Un matematico cammina davanti a voi, parla di metafisica e non esita a pronunciare il nome di Dio. Oggigiorno questa è una pratica insolita". Nel secondo saggio si ripercorre la storia della cosiddetta "riabilitazione" di Galileo, che per alcuni studiosi risale al 1822, quando Pio VII, con un decreto, permise l’insegnamento dell’eliocentrismo non solo come ipotesi matematica, mentre per altri si ha nel 1979 quando Giovanni Paolo II parlò di errori non solo da parte di uomini di chiesa, ma anche di organismi della Chiesa. Molti però ritengono che la questione sia ancora aperta, delusi dalle conclusioni (pubblicate nel 1992) della commissione istituita per riabilitare Galileo.
Giuseppe De Cecco |