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Bellezza, lavoro ed entusiasmo. La comunicazione dell’allunaggio tra giornalismo e arte

Maria Covino
Luglio 2019
“Gli astronauti tornano dallo spazio innamorati della Terra”.
Mario Calabresi, A occhi aperti

 

“La bellezza è per entusiasmare al lavoro, il lavoro è per risorgere”.
Ciprian Norwid

 

Nel 2007 l’informatico Randy Pausch nell’ultima lezione della sua carriera, con la morte che gli stava di fronte, raccontava così la nascita del desiderio di far sognare altri con il proprio lavoro: “con l’avanzare degli anni, spesso si scopre che l’aspetto di rendere possibili i sogni degli altri è una cosa ancora più divertente”, e aggiungeva: “era facile sognare a quei tempi. Sono nato nel 1960 e, quando a otto, nove anni guardi la televisione e vedi degli uomini atterrare sulla luna, qualunque cosa è possibile e questa è una cosa che non dovremmo perdere di vista: l’ispirazione e il permesso di sognare sono qualcosa di enorme” [1]. L’unione tra avventure spaziali, bellezza e lavoro rispecchia la percezione di molti testimoni oculari dell’evento allunaggio: esso fu un’esperienza di bellezza per chi aveva lavorato alla sua realizzazione e per quanti lo videro da casa propria. Fu parte di un’avventura politico-economica ed insieme un simbolo del quid umano.

L’immaginario americano e, di conseguenza, occidentale si nutrì delle vicende e delle immagini dello spazio grazie alla televisione, al cinema e alla stampa. La rivista illustrata LIFE fu una sorta di cronista ufficiale della conquista dello spazio. Nel 1969 uscirono due edizioni speciali: “The Incredible Year ’68” del 10 gennaio e “To the Moon and Back” dell’11 agosto. In entrambi i numeri, l’impaginazione è organizzata in modo da fornire le informazioni in un contesto di fotografie che catturano l’attenzione con i loro colori accattivanti, le scritte ridotte al minimo e affidate a uno stile poetico ed epico. Alle poesie del poeta laureato dell’epoca, James Dickey, si affiancano delle piccole biografie dei tre astronauti-eroi. Si intrecciano due visioni completamente opposte dell’umano: in un titolo i tre uomini vengono detti destinati allo spazio sin dall’infanzia, in un altro luogo una dichiarazione di Neil Armstrong fa riferimento alla loro determinazione a forgiare le loro carriere nell’areonautica da uomini liberi: “Eravamo più che semplici piloti. Noi eravamo ingegneri e sviluppatori che usavano gli aeroplani soltanto come strumenti, proprio come un astronomo usa il telescopio come strumento”[2].

Dalla lettura delle loro vite, emerge che la passione, il sacrificio e un’ampia preparazione erano tutti elementi per realizzare quel sogno di bellezza che li aveva animati sin da piccoli. Il loro sguardo puntato verso il cielo lascia il passo nelle altre pagine a fotografie di persone che guardano anche loro il cielo, ma questa volta per vedere l’allunaggio. Per molti è uno sguardo non finalizzato ad altro che alla contemplazione e al rallegramento collettivo. È uno sguardo lungo, che non ha bisogno di vivere in prima persona l’esperienza, perché gioisce della riuscita di altri esseri umani come se fosse la propria. Sono molti i titoli di giornale in quegli anni, infatti, a parlare al singolare di “uomo” nello spazio o sulla luna. Ed è uno sguardo remoto che ricorda quello di Galileo, che da lontano, con razionalità, passione e preparazione, riesce a conoscere qualcosa pur non avendo toccato niente con mano: è la via della conoscenza nella bellezza che non può mai essere separata dalla conoscenza per via sperimentale.

Sulla potenza di questo sguardo, della comunicazione simbolica che precede quella funzionale, si basava tutto il discorso con cui il 25 maggio 1961 Kennedy, appena eletto Presidente, si rivolgeva al Congresso per chiedere di mettere in cima alle priorità l’obiettivo Luna. È il discorso che inaugurò il decennio in cui gli Americani riuscirono per primi a mettere piede sulla Luna. Come se non fosse bastata l’umiliazione dello Sputnik nel 1957, gli Stati Uniti erano appena stati sconfitti dai sovietici, che erano riusciti a mandare Gagarin nello spazio il 12 aprile.

Nella nona sessione, quella dedica allo spazio, il Presidente poneva l’obiettivo in termini chiari: “In primis, credo che questa nazione debba prendersi l’impegno di raggiungere l’obiettivo, prima della fine di questo decennio, di far atterrare un uomo sulla luna e di farlo ritornare sulla Terra sano e salvo”. Chiedeva un impegno totalizzante a “ciascuno scienziato, ciascun ingegnere, ciascun militare, imprenditore e impiegato statale”: “non sarà solo un uomo ad andare sulla luna (…), ma un’intera nazione. Poiché tutti noi dobbiamo lavorare per farlo arrivare lì”. La posta in palio era altissima: la libertà contro la tirannia e il nostro futuro sulla terra. L’avventura nello spazio sarà portata avanti “al passo spedito della libertà” [3]. Con questo spirito, Kennedy passa a fornire informazioni sui dati in termini di azioni specifiche, tempistiche e costi.

Kennedy lancia lo sguardo più in là: “una nuova grande impresa americana ai limiti estremi del sistema solare”. Il suo entusiasmo è quello antico di Ulisse alle Colonne d’Ercole e quello del Buzz Aldrin di Toy Story (1995), il cui motto sarà “verso l’infinito e oltre”. Che si tratti di opere d’arte di finzione o di documenti reali, la comunicazione dell’allunaggio e delle altre imprese spaziali è uno dei più famosi esempi di bellezza che è verità, simbolo, linguaggio e realtà. É la bellezza di un sogno realizzato per mezzo di un lavoro personale e collettivo che è il frutto della fatica e del progresso di tutta la storia dell’uomo. Le immagini dell’allunaggio sono il prodotto artistico in cui sogni e realtà sono fatti quasi della stessa materia. Dalla leggenda di Marcolfo (o Marcolfa) sulla luna ai libri fantastici di Verne e Wells (solo per citarne due), dal primo cortometraggio, Le Voyage dans la Lune (1902), al film di Kubrick del 1968 2001:Odissea nello Spazio, gli esseri umani si avvicinano sempre più a vedere realizzato il sogno dell’uomo sulla luna. Una missione, ritenuta da alcuni economicamente sterile in sé, rivela tutto il potenziale del simbolo: una bandiera e delle orme possono infiammare la fantasia di molte persone e farle lavorare affinché la conoscenza umana vada avanti in tutti i campi del sapere e della tecnica.

Al cuore di tutte queste narrazioni troviamo l’essere umano, celebrato, difeso ed educato. La tecnologia è al suo servizio e la sfida al centro della sua storia è quella, non solo della sua sopravvivenza, ma soprattutto della sua libertà, che lo definisce essere che è proiettato “verso l’infinito e oltre”. Sia nel viaggio nello spazio sia nel rientro sulla Terra, l'astronauta (e quindi l'umanità) viene orientato da quella bellezza di cui abbiamo parlato fin qui; la bellezza diventa il criterio per operare scelte al bivio tra la vita e la morte, la libertà e la tirannide. E in questo senso si vede realizzata l’affermazione di Pavel Florenskij, secondo cui: “la bellezza è il discernimento estetico della vita”[4].

 

 

Breve bibliografia

E. Anati, Le origini dell’arte e della contestualità, Jaca Book, Milano, 1988.
P. Florenskij, L’arte di educare, N. Valentini (a c. di), Editrice La Scuola, Brescia, 2015.
H. Knox, “Space Poems: Close Encounters Between the Lyric Imagination and 24 Years of NASA Space Exploration” in Lunar Bases and Space Activities of the 21st Century,  W. W. Mendell (ed.), Houston, TX, Lunar and Planetary Institute, 1985, pp. 771-784.
LIFE, Special Edition “The Incredible Year ’68”, New York, 10 gennaio 1969.
LIFE, Special Edition “To the Moon and Back”, New York, 11 agosto 1969.
G. Rondolino, D. Tomasi, Manuale di storia del cinema, UTET, Torino, 2014.
D. Sage, How Outer Space Made America. Geography, Organization and Cosmic Sublime, Ashgate, Famham, Burlington, 2014.
G. Steiner, Vere Presenze, Garzanti, Milano, 2014.


[1] Randy Pausch’s Last Lecture. Really Achieving Your Childhood Dreams a disposizione presso il sito della Carnegie Mellon University [Tutte le traduzioni sono dell’autrice dell’articolo]

[2] LIFE, Special Edition “To the Moon and Back”, New York, 11 agosto 1969, p. 37.

[3] Questo discorso di J. F. Kennedy e altri documenti scritti e audiovisivi sono consultabili al sito https://history.nasa.gov/moondec.html

[4] Pavel Florenskij, L’arte di educare, Editrice La Scuola, Brescia, 2015, p. 32.