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Il mistero della coscienza

John R. Searle

Cortina,
Milano 1998
pp. 197
Anno di edizione originale: 1990
ISBN: 8870785114

John R. Searle (Denver, 1932), filosofo contemporaneo tra i più noti e profondi, si forma all'università di Oxford e insegna all'Università di Berkeley (California, US) filosofia del linguaggio e filosofia della mente. I sette capitoli che costituiscono questo libro possono considerarsi una qualificata recensione del pensiero di autori, orientamenti ed opere che si sono occupati del problema della coscienza. Con alcuni di questi autori l’autore ingaggia dialoghi riportati al termine dei capitoli. Il lettore potrà trovarvi la concisa esposizione delle riflessioni di Francis Crick, Gerald Edelman, Roger Penrose, Daniel Dennett, David Chalmers e Israel Rosenfield. La critica alle posizioni materialiste e riduttiviste apre la strada alla propria posizione, alla ricerca di una via media: da una parte l’A. riconosce che la coscienza è un fenomeno al quale solo si accede in “prima persona”, e non può pertanto essere ridotto ad una spiegazione formulata in “terza persona”; dall’altra egli ritiene che si tratti di un fenomeno fisico-biologico, e che debba essere interamente studiato in modo scientifico, ricorrendo agli studi neurologici. Questa prospettiva duale cerca di evitare sia i rischi del dualismo (che mantiene un doppio principio: coscienza e cervello), sia le difficoltà del monismo materialista, che riduce la mente unicamente al suo sostrato materiale o neuronale. La soluzione offerta dall’A. è oggetto di discussione e suscita consensi non univoci. «La coscienza e l’esperienza della coscienza – afferma Searle – sono la stessa cosa, quindi possiamo, e anzi dobbiamo, garantire l’irriducibilità della coscienza senza tuttavia affermare che essa è un’entità metafisica, che non appartiene al mondo fisico ordinario. In breve, possiamo accettare l’irriducibilità senza accettare il dualismo» (pp. 177-178). Come accade per altri autori, l’apertura della fenomenologia della mente umana al “mistero” della coscienza, non oltrepassa per il momento la semplice richiesta di una “m” minuscola.