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La riscoperta della mente

John R. Searle

Bollati Boringhieri,
Torino 2003
pp. 284
Anno di edizione originale: 1992
ISBN: 883391505X

L’interesse dell’A. verso la filosofia della mente, di cui è l'esempio forse più completo il saggio qui presentato, The Rediscovery of Mind (MIT, 1992), è conseguenza dei suoi studi prima sugli atti linguistici (Atti linguistici, 1976) e poi sull'intenzionalità (Della Intenzionalità, 1985), tanto che egli al momento considera la filosofia del linguaggio una branca della filosofia della mente stessa. In particolare, il testo riassume le idee presentate nel suo corso a Berkeley e in Europa, alle università di Francoforte, Venezia, Firenze e Berlino, nei primi anni '90 e propone una nuova riflessione sulla mente, che si distacca dalle teorie e dalle opinioni dominanti, che l’A. ritiene frutto di alcune impostazioni sbagliate. La tesi centrale del libro consiste nel confutare la concezione secondo cui la mente viene associata ad un programma computazionale. Nei primi tre capitoli introduttivi, nel presentare una sorta di storia della filosofia della mente, Searle critica sia gli eccessi della teoria materialista della mente, sia la corrente opposta detta del "dualismo delle proprietà". Il filosofo sostiene che la coscienza e gli stati mentali sono elementi irriducibili della mente, stati neurologici, che però non possono essere osservabili e determinabili esternamente, secondo alcune concezioni della moderna scienza cognitiva, in realtà eredità del comportamentismo. Nei capitoli centrali, l’A. passa a caratterizzare in maniera molto chiara e lucida cosa egli intenda per “coscienza”, rispondendo a cinque quesiti: a) quale sia la collocazione della coscienza nella natura; b) quali siano gli errori del metodo riduzionista; c) quali siano le proprietà strutturali della coscienza; d) che relazione vi sia tra coscienza e inconscio e, successivamente e) tra la coscienza, l'intenzionalità e il concetto di “sfondo”. Infine, dopo aver spiegato quale posto meriti la coscienza nel mondo e aver superato le posizioni dualistiche, proprie dell'introspezionismo, nel capitolo nono Searle esamina le difficoltà che quest’ultimo pone la scienza cognitiva e alcune tesi dell'Intelligenza Artificiale. Nel capitolo finale, egli suggerisce l'inizio di una ricerca nuova, "autentica", per arrivare davvero ad una riscoperta della mente che non trascuri o sottovaluti nessuna delle sue complesse componenti, tutte indispensabili, attraverso una riforma delle ricerche relative ai fenomeni mentali.