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Ombre della mente. Alla ricerca della coscienza

Roger Penrose

Rizzoli,
Milano 1996
pp. 555
Anno di edizione originale: 1994
ISBN: 8817844608

Roger Penrose è un fisico-matematico molto noto, che ha lavorato nell’ambito dell’astrofisica collaborando, tra gli altri, con Stephen Hawking. Si è inoltre interessato a questioni di filosofia della mente, specialmente nelle problematiche riguardanti l’intelligenza artificiale e la coscienza, argomenti centrali di questo libro.

Il punto focale è il rifiuto della cosiddetta intelligenza artificiale forte, cioè, l’identificazione della mente umana con un insieme di algoritmi e di funzioni computabili. Tale visione corrisponde ad una concezione computabile dell’intero mondo fisico, basata sul principio della separabilità della materia-energia e delle strutture dell’informazione.

Penrose osserva che vi sono molti aspetti della mente non computabili, di cui troviamo molti esempi nel pensiero matematico come il decimo problema di Hilbert (non esiste un algoritmo o procedura computazionale per decidere se un sistema di equazioni diofantiche ha soluzione). Afferma che nelle leggi della natura deve esistere un qualcosa di simile, non computabile in linea di principio non soltanto nella pratica. La non computabilità sarebbe la nozione chiave per Penrose. Le sue argomentazioni poggiano su una particolare interpretazione del teorema d’incompletezza di Kurt Gödel.

Ma ciò non significa per Penrose che la mente e le sue diverse dimensioni – funzioni cognitive, coscienza, ecc. – non siano alla portata della spiegazione scientifica. Anzi, difende il fatto che la vera e compiuta spiegazione della mente sia quella scientifica, non quella filosofica. Una tale teoria della mente non giungerà fino a quando non verrà elaborata una teoria fisica, che unifichi fisica quantistica e relativistica. Anche la libertà, la volontà ed i sentimenti rientrano nell’ambito delle scienze naturali. L’approccio appena descritto manifesta la posizione fisicalista di Penrose. Secondo lui, la coscienza sarebbe un fenomeno massiccio di coerenza quantistica – azione fisica non computabile – al livello dei microtubuli del citoscheletro del neurone.

La reazione dell’autore di fronte al riduzionismo dell’intelligenza artificiale forte è senza dubbio molto ragionevole. I computer possono simulare molto efficacemente certe funzioni cognitive dell’uomo, ma non avranno mai comprensioni umane, vale a dire, consapevoli.

Dall’altra parte, qualsiasi visione scientifica del mondo che si consideri completa, dovrebbe per Penrose includere una spiegazione approfondita del problema della mente cosciente. Oggi non è possibile elaborare una teoria del genere, ma ciò non si deve alla limitazione intrinseca alla scienza stessa. Si vuole una ampliazione delle sue frontiere, in concreto, delle leggi fondamentali della fisica. 

La concezione di Penrose dimostra come, bensì le sue critiche al riduzionismo della AI forte, non riesca ad uscire dell’orizzonte materialista e naturalista in cui si muove la sua riflessione. Infatti, la sua spiegazione della coscienza è in termini esclusivamente fisici ed il suo concetto di razionalità include soltanto quella fisico-matematico-cartesiana. Da ciò ne consegue la possibilità di costruire in futuro, con una fisica ampliata, delle macchine intelligenti, con comprensioni coscienti. Considerando anche il rapporto tra coscienza e citoscheletro del neurone, ammette la possibilità di trovare livelli di coscienza diversi tra i viventi con cellule eucariote dal paramecio all’elefante.

Penrose si dice esplicitamente platonico, spinto, secondo lui, dalle conseguenze del teorema di Gödel. I concetti e le verità matematiche abitano un mondo di forme perfette trascendente il mondo fisico, ma sono la chiave per spiegarlo. Le nostre menti hanno accesso al mondo delle idee tramite la consapevolezza delle forme matematiche.

Elabora, in parallelismo con i tre mondi di Karl Popper, la sua propria teoria dei mondi: il mondo delle percezioni coscienti (equivalente al mondo 3 di Popper), il fisico (sarebbe il mondo 2 per Popper) ed il mondo platonico (mondo 1 nel senso popperiano). Il vero mondo sarebbe il 1°, mentre gli altri due ne sarebbero solo le ombre. Ma una tale spiegazione è epistemologica, non ontologica perché alla fine del librol’A. riconosce l’esistenza di un unico universo con tre livelli diversi di comportamenti.

Il rapporto scienza-teologia è conflittuale per Penrose. Pensa che non ci sia bisogno di Dio per spiegare la mente, bensì della selezione naturale e della genetica. Applica il termine misticismo a tutte le posizioni che mettono la coscienza al di fuori di una spiegazione scientifica. Ritiene che una tale concezione, fortemente da lui respinta, tolga alla scienza la possibilità di svilupparsi.