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Principi di una teoria unitaria del mondo fisico e biologico

Luigi Fantappié

Di Renzo,
Roma 1993
Anno di edizione originale: 1944
ISBN: 0261251

In una bibliografia tematica dedicata alle riflessioni filosofiche degli scienziati merita una menzione il lavoro di Luigi Fantappiè (1901-1956), che fu professore di Alta Analisi presso l’Istituto Nazionale di Alta Matematica dell’Università di Roma. Il volumetto espone la sua teoria di interpretazione unitaria dei fenomeni fisici e biologici. «Con questa teoria – spiega presentandola, dopo averla già esposta al pubblico prima in Spagna, nell’autunno 1942 all’Accademia delle Scienza di Madrid e poi a quella di Barcellona, e ancora alla Scuola Normale Superiore di Pisa al convegno di Scienza e Filosofia nel giugno 1943 – si riesce ad inquadrare in uno stesso schema razionale perfettamente non solo i fenomeni fisici e chimici finora spiegati, ma anche quelli biologici, non esclusi i fenomeni della personalità e forse certi fenomeni elementari come la cosiddetta “radiazione penetrante”, l’“elettrone positivo”, “il “protone negativo” e i “mesotroni”, tuttora resistenti ad una spiegazione esauriente». L’A., già vincitore nel 1929 della medaglia d’oro per la matematica della Società Italiana delle Scienze e nel 1931 del Premio Reale per la Matematica conferitogli dall’Accademia dei Lincei e del Premio Volta dell’Accademia d’Italia, intende dunque offrire la possibilità di «un’architettura generale, in cui vengono spontaneamente a trovar posto […] quasi tutti i fenomeni naturali finora noti». Fantappiè prende in esame da una parte i fenomeni entropici, ossia i comuni fenomeni della fisica e della chimica, riproducibili in laboratorio e che ubbidiscono al principio di causalità, in accordo con la loro natura corpuscolare-ondulatoria e la teoria della relatività ristretta (capitolo I), e dall’altra una «nuova, immensa categoria […] più estesa,varia ed importante». Si tratta di alcuni fenomeni della biologia, detti sintropici, che caratterizzano quelli più misteriosi, come quelli della vita, dei processi clorofilliani e linfatici nelle piante nonché i fenomeni psichici umani (capitolo II). Questi, secondo la teoria dell’A., sono “animati” dal principio di finalità – e così lo vengono ad essere quelli entropici che da loro discendono – con la stessa necessità logica con cui il principio di causalità è alla base di quelli entropici. La teoria unitaria, proposta dall’A. è fondata su un primo principio secondo cui «ogni complesso di fenomeni sintropici dà “sempre” origine a un complesso di fenomeni entropici susseguenti» e, conseguentemente, su un secondo principio per il quale «ogni complesso di fenomeni entropici è “sempre” originato da un complesso di fenomeni precedenti, a cui si deve l’accumulazione nelle sorgenti dei corpuscoli, che vengono poi dispersi con le onde divergenti». Un risultato evidente della teoria è che la causalità meccanica non è più da considerarsi l’unica legge fondamentale dell’universo e «viene definitivamente eliminata la possibilità che i caratteri finalistici siano soltanto un’apparenza, un’illusione dei nostri sensi, e non una realtà obbiettiva», avendo ora acquisito con questa teoria una necessità matematica. Di conseguenza, la teoria del matematico porta a rivedere la concezione della scienza e del sapere in generale che fino a quel momento era accettata; i fenomeni sintropici vengono infatti sottratti al dominio e all’arbitrio dell’uomo e alla sua manipolazione perché non riproducibili o modificabili. L’universo – costituito da questi ultimi per una parte importantissima e fondamentale per la sua armonia generale – viene ad essere oggetto limitato del nostro conoscere non solo a causa delle difficoltà tecniche e materiali contingenti ma, in realtà, in primis per principio, essendo dominabile dall’uomo soltanto per la sua parte entropica (capitolo III). La breve conclusione del saggio apre un nuovo orizzonte di lavoro nell’«idea, sempre raffiorante nella storia dell’umanità, di una Intelligenza Suprema, di cui tutte queste infinite caratteristiche finalistiche, oramai constatate e dimostrate […] non sarebbero che altrettante splendenti manifestazioni»