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(da Somma contro i Gentili (1269-1273), Libro II)
In questo testo l’Aquinate mostra i vantaggi che derivano da una corretta conoscenza delle opere di Dio nella creazione. Tale conoscenza giova alla teologia e alla fede non soltanto perché dalle opere di Dio è possibile risalire fino all’esistenza di un Creatore, ma anche perché, conoscendo meglio le creature, si evita l’errore di attribuire loro ciò che, invece, è proprio solo di Dio. Inoltre, il filosofo (qui assimilabile al filosofo naturale, ovvero allo scienziato) e il teologo considerano le creature secondo punti di vista differenti, che identificano però un itinerario circolare: il teologo si muove dalla conoscenza di Dio verso la conoscenza delle creature, comprendendo la verità di queste ultime alla luce della Rivelazione; il filosofo ascende dalle creature verso la verità prima e verso Dio, comprendendo le cose create per se stesse, secondo le loro specifiche proprietà.
(da Somma contro i Gentili, Libro I, capp. 66 e 67)
Sviluppando una riflessione sulle caratteristiche dell’intelletto divino, così come esse risultano confacenti al suo ruolo di Creatore, e trovandone poi conferma nella Scrittura, Tommaso confuta l’immagine di un Dio al quale la complessità di un cosmo in divenire negherebbe la capacità di abbracciare l’intero reale con la propria conoscenza. Le argomentazioni di Tommaso trovano ancora oggi un interessante campo di applicazione nel dibattito sul rapporto fra creazione ed evoluzione, specie per quei modelli teorici che, impiegando la filosofia del processo, sembrerebbero negare la conoscenza che Dio avrebbe di un futuro indeterminato e casuale.
(da Somma contro i Gentili, Libro I, cap. 85)
Sempre nel quadro della discussione della conoscenza che Dio ha del futuro, in un mondo in divenire contingente, Tommaso chiarisce che la conoscenza che Dio di tutti gli stadi futuri del cosmo non priva le cose della loro contingenza (diremo oggi casualità), né le rende per questo necessarie e deterministiche. Conoscenza del Creatore e sviluppo della realtà creata si realizzano su due piani ontologici diversi.
(da Somma contro i Gentili, Libro II, capp. 17, 18 e 19)
Questi brevi capitoli indirizzano immediatamente il modo corretto di comprendere la creazione: essa non è un moto dalla potenza all’atto, né un cambiamento temporale, ma va intesa come una relazione con Dio. “La creazione infatti non è una mutazione, ma è la dipendenza stessa dell’essere creato in rapporto al principio che lo fa esistere”. Quindi essa non è soggetta a trasformazioni né a moti, ed esclude qualsiasi legame con tempo, durata e cambiamenti. Ciò introduce la nozione di “creazione continua” e chiarisce l’equivoco di coloro che attorno al dibattito su una supposta dimostrazione di un’origine del tempo vogliano vedere una dimostrazione scientifica pro o contro l’esistenza di un Creatore.
(da Somma contro i Gentili, Libro II, capp. 32-37)
Nei capitoli dal 32 al 34 del libro II della Somma contro i Gentili, San Tommaso offre un panorama completo delle ragioni fornite da coloro che sostengono l’eternità del mondo partendo da Dio (come causa stessa della produzione delle creature); partendo dalle creature (ritenute eterne poiché nate dalla relazione con Dio e indipendenti da tempo e cambiamenti); e infine partendo dalla produzione delle cose (in quanto potenzialmente eterne nell’essere). Nelle soluzioni fornite (capp. 35-37), l’Angelico mostra che non si tratta di argomenti apodittici concludendo la non ragionevolezza di coloro che, a partire da argomenti di ragione, volessero confutare la fede biblica nella Rivelazione, che ci parla di un origine del mondo nel tempo. L’itinerario di Tommaso è esemplare: non si tratta di dimostrare la fede nella rivelazione con la ragione, bensì di dimostrare con la ragione la irragionevolezza di chi voglia confutare tale fede.
(da Somma contro i Gentili, Libro II, capp. 42 e 45)
Riflessione di San Tommaso sulla Causa Prima e sul suo rapporto con le cause seconde, nella quale esalta la semplicità e la unicità di Dio e confuta diverse antiche opinioni a riguardo. Pur nella sua semplicità e unicità, la Causa prima è la vera causa di tutte le molteplici distinzioni e differenze delle creature, molteplicità in sé necessaria per manifestare la perfezione di Dio attraverso diversi gradi e disuguaglianze che, nel loro insieme, si avvicineranno all’immagine di Dio stesso.
(da Somma contro i Gentili, Libro III, cap. 22)
Prendendo spunto dal reciproco ordinamento dei vari elementi all’interno del cosmo cristiano, sebbene nella cornice della fisica e delle biologia del suo tempo, che riconosceva ai corpi celesti, al sole in particolare, l’energia necessaria per la generazione dei viventi, san Tommaso offre una pagina di raro interesse mostrando che il fine di tutte le cose, il loro lento sviluppo materiale, ma anche il loro reciproco ordinamento generativo nutrizionale, pare risiedere nella persona umana, apice spirituale e corporale della creazione visibile.
(da Somma contro i Gentili, Libro III, capp. 25 e 37)
Questa pagina della Contra Gentiles presenta Dio come fine di tutte le cose, spiegando che ogni essere tende a unirsi a Dio come al suo ultimo fine e nella misura delle sue possibilità, come conseguenza della sua somiglianza a Dio stesso. Perciò conoscere la prima verità, che è Dio, è il fine ultimo di tutto l’uomo, di tutte le sue azioni e di tutti i suoi desideri, e da ciò ne deriva la sua beatitudine. Pertanto la felicità ultima dell’uomo consiste nella contemplazione della verità, ovvero nella conoscenza della sapienza e della verità divine.
(da Somma contro i Gentili, Libro III, cap. 71)
San Tommaso riflette sulle mancanze e sul male dovuti a deficienze delle cause seconde, sebbene in Dio stesso non ci sia nessun difetto. Sostenendo l’opportunità della disuguaglianza a sostegno della molteplicità, dato che una cosa è migliore dell’altra in forza delle differenze con le quali le cose differiscono tra loro, sulla scia di sant’Agostino l’Angelico spiega l’esistenza del male come mancanza di bene, mancanza che Dio non può escludere poiché lascia all’uomo agire secondo le proprie capacità. La bellezza dell’universo nasce dall’insieme ordinato di cose buone e cattive, poiché il male deriva dalla deficienza di certi beni, e tuttavia da esso, per la provvidenza di chi governa, derivano altri beni.
(dal Commento al De Trinitate di Severino Boezio, questione 2, articolo 2)
Alcuni anni prima della redazione della Quaestio di apertura della Summa theologia ove s. Tommaso si domanda se la teologia fosse una scienza (utrum theologia sit scientia, cfr. q. 1, a. 2), l’Aquinate vi aveva dedicato un omonimo articolo nel commento al De Trinitate di Boezio. Spetta a s. Tommaso il merito di aver per primo sostenuto la possibilità di attribuire alla teologia uno statuto “scientifico”, diversamente da altri autori medievali che vedevano la teologia come un’arte, oppure una scienza da intendersi in senso generale, incapace di giungere a conclusioni significative su oggetti particolari (Robert Kilwardby), o ne segnalavano il carattere di conoscenza affettiva (Bernardo di Chiaravalle), e per questo riguardante più la volontà nel suo tendere al bene, che non l’intelletto nel suo tendere alla verità (Alessandro di Hales, Bonaventura). Per s. Tommaso, la teologia è una scienza speculativa che, muovendo dalla parola di Dio rivelata, giunge a conclusioni nuove ed originali.
(da Somma Teologica, parte I, questione 12, articoli 12-13)
In queste due brevi questioni tratte dalla Summa, s. Tommaso riepiloga le differenze essenziali fra la conoscenza di Dio accessibile alla sola ragione naturale e quella conoscenza di Dio che è invece dono di grazia. Attraverso la conoscenza di forme sensibili (come effetti che rimandano ad una causa) la ragione naturale dell’uomo può conoscere che Dio esiste, ma non la sua essenza. La conoscenza di Dio, dovuta ai doni della grazia, che l’Aquinate considera nell’art. 13, riguarda tuttavia in primo luogo quella conoscenza derivante dal dono di grazie attuali, quali visioni profetiche o altre grazie, e non quella conoscenza di Dio di cui il cristiano in stato di grazia abituale può essere soggetto, ulteriormente favorita dai doni dello Spirito Santo.
(da Somma Teologica, parte I, questione 105, articoli 6-8)
Riproponiamo la lettura di tre brevi articoli della Summa theologiae, nei quali san Tommaso spiega, in un contesto comprensibile anche all’uomo di scienza moderno, in qual modo l’azione di Dio realizza i miracoli, e quale sia il ruolo delle leggi e dei fenomeni naturali per distinguere cosa appartiene alla natura e cosa la trascende.
(da Somma Teologica, parte II-II, questione 95, articolo 5)
In quest’articolo tratto dalla parte morale della Summa Theologiae, Tommaso mette in luce come la divinazione derivi da opinioni false e menzognere. Egli cerca di smascherarne l’influenza ricorrendo ad esempi di carattere scientifico, mostrando così un interessante utilizzo delle scienze come corpo di conoscenze che può purificare la religione dall’idolatria.
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