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Una
critica all'astrologia dal De civitate Dei (413 - 427) di sant'Agostino
Caso, fato, astri
1. La causa dunque della grandezza dell'impero romano non è né
casuale né fatale. È la terminologia della teoria o sistema di coloro
i quali considerano casuali quegli eventi che non hanno alcuna causa
e non provengono da un ordinamento razionale, fatali quegli eventi
che per deterministica necessità di un ordinamento si verificano
indipendentemente dal volere di Dio e degli uomini [Cf. Aezio, Plac.
1, 27-29; Ps. Plutarco, De fato 8-9; Manilio, Astron.
3, 43-101; Agostino, De div. qq. 83, 24: NBA, VI/2].
Al contrario gli imperi umani sono determinati direttamente dalla
divina provvidenza. E se qualcuno li attribuisce al fato perché
chiama fato il volere o potere di Dio, conservi pure la propria
teoria ma rettifichi la terminologia. Per quale ragione non spiega
in partenza il concetto che dovrà spiegare in seguito quando gli
verrà chiesto che cosa intende per fato? Infatti quando si sente
questa parola nel linguaggio usuale s'intende soltanto l'influsso
della specifica posizione degli astri quando si nasce o si è concepiti;
ma alcuni considerano il fato indipendente dalla volontà di Dio
[Cf. Omero, Il. 21, 82; Odyss., 3, 226; pitagorici,
in Diogene Laerzio, 8, 27; Eraclito, in Diogene Laerzio, 9, 7, in
Aezio, Plac. 1, 27, 1; Leucippo, in Diels, FVS, 67,
fr. 2; Democrito, in Diels, FVS, 68, fr. 118; i naturalisti,
in Cicerone, De fato 17, 40; Lucrezio, De rer. nat.
2, 217-224; Ovidio, Met. 9, 434; Manilio, Astron.
4, 14-22; Seneca, De prov. 5, 8; i manichei, in Agostino,
Enarr. in ps. 140, 10: NBA, XXVIII], altri invece affermano
che anche esso dipende dal suo volere [Platone, Timeo 41d-e;
Politeia 617b-d; Aristotele, Phys. 195b 31ss.; Zenone
e gli stoici, in Teodoreto, Graec. aff. cur. 6, 14; Crisippo,
in Aulo Gellio, Noct. att. 7, 2, 3; in Aezio, Plac.
1, 28, 3; Posidonio, in Aezio, Plac. 1, 28, 5; Ps. Plutarco,
De fato 4, 570b; Plotino, Enn. 2, 3, 7-8; 3, 1, 1.
2, 1]. Ma coloro i quali ritengono che gli astri determinano, indipendentemente
dal volere di Dio, le azioni che si compiranno, il bene che si avrà,
il male che si subirà, non devono essere ascoltati non solo da coloro
che professano la vera religione ma neanche da coloro che preferiscono
adorare vari dèi anche se falsi. Infatti questa teoria viene a sostenere
che non si adori e non si preghi alcun dio. In questo momento la
mia polemica non è rivolta contro i sostenitori di tale teoria ma
contro coloro che per difendere gli dèi del politeismo contrariano
la religione cristiana. Ci sono poi coloro i quali fanno dipendere
dal volere di Dio la posizione degli astri che in qualche modo determinano
la personalità del singolo e il bene e il male che gli avverranno.
Se ritengono che gli astri hanno questo potere perché è stato loro
concesso dal supremo potere di Dio di determinare con il loro influsso
simili eventi, rivolgono al cielo un grande insulto perché ritengono
che nel suo, per così dire, illustre senato e splendida curia si
deliberi l'esecuzione di delitti, e tali che se li avesse deliberati
una città terrena, dovrebbe essere distrutta per decisione del genere
umano. E poi qual giudizio si lascia a Dio sui fatti umani, giacché
su di essi cala una necessità proveniente dal cielo, dato che egli
è signore degli astri e degli uomini? Se poi non dicono che sono
le stelle, sia pure ricevuto il potere dal sommo Dio, a determinare
col loro influsso gli eventi ma che esse, nel trasmettere la determinazione
necessitante, eseguono integralmente i suoi comandi, è sconveniente
pensare di Dio ciò che è sembrato molto sconveniente pensare della
decisione delle stelle. Se poi affermano che le stelle sono piuttosto
segni che cause, sicché la posizione degli astri sarebbe come un
linguaggio che predice ma non determina il futuro, giacché questo
fu il pensiero di uomini di alta cultura [Plotino, Enn. 2,
3, 7, 4-7; 3, 1, 6, 18-24], io rispondo che gli astrologi non sono
soliti parlare in questi termini. Ad esempio, non dicono che Marte
in quella posizione significa un omicida ma che rende omicida [Cf.
Plotino, Enn. 2, 3, 6, 1-3]. Tuttavia pur ammettendo che
non parlano con proprietà e che dovrebbero ricevere dalla filosofia
la regola del linguaggio per predire gli eventi che suppongono di
scorgere nella posizione degli astri, come spiegare il fatto che
non sono mai riusciti a dire perché si abbia tanta diversità nella
vita dei gemelli, nelle loro attività, eventi, professioni, mestieri,
cariche e nelle altre cose di pertinenza della vita umana e nella
stessa morte? Per quanto attiene a questi dati, talora sono più
simili fra di sé degli estranei che certi gemelli, sebbene siano
separati da un brevissimo spazio di tempo nel nascere e siano generati
nel concepimento mediante un solo atto generativo e anche nel medesimo
istante.
Astrologia, genetica, oroscopo
2. Cicerone riferisce che Ippocrate, il più illustre dei medici, ha
lasciato scritto di avere arguito che due fratelli erano gemelli
perché avevano cominciato a star male contemporaneamente, la loro
malattia si aggravava e scemava nel medesimo tempo [Cicerone, De
fato, 3, 5]. Al contrario lo stoico Posidonio, gran cultore
di astrologia, era solito affermare che i gemelli hanno una medesima
complessione perché nati e concepiti sotto la medesima combinazione
degli astri [Cicerone, Tuscul. 2; De div. 1; De
off. 3]. In tal modo un fatto che il medico riteneva appartenesse
alla medesima costituzione organica, il filosofo astrologo lo richiamava
al potere della congiunzione degli astri verificatasi nel tempo
in cui sono stati concepiti e messi al mondo. In materia è più accettabile
e assai più credibile l'ipotesi della medicina. Infatti i primi
giorni dei feti poterono essere fisiologicamente condizionati dal
condizionamento dei genitori nel momento in cui si accoppiavano
in maniera che col sopravvenire del primo nutrimento dal corpo materno
poterono nascere con la medesima complessione organica. In seguito
nutriti in una sola casa con i medesimi alimenti, quando, come afferma
la medicina, decidono molto per una crescita fisica, robusta o gracile,
il clima, la posizione del luogo e l'efficacia delle acque, abituati
inoltre alla medesima attività poterono raggiungere una eguale costituzione
fisica e così ammalarsi nel medesimo tempo e con la medesima eziologia.
Ma non saprei proprio che razza di stramberia sia quella di voler
intendere ai sensi dell'eguaglianza nella malattia la combinazione
dei corpi celesti che si ebbe quando i gemelli furono concepiti
o generati, giacché nel medesimo tempo, nel territorio di una medesima
regione posta sotto lo stesso cielo poterono esser concepiti e generati
molti individui di nascita, di attitudini e disposizioni assai diverse.
Al contrario si sa per esperienza che i gemelli non solo hanno attività
e residenze diverse ma che sono anche soggetti a malattie diverse.
Di questo fatto Ippocrate poteva, a mio parere, fornire questa semplicissima
spiegazione, che erano potuti verificarsi due diversi stati di salute
a causa della diversità dell'alimentazione e delle attività che
non derivano dalla complessione organica ma dalla disposizione spirituale.
Invece sarebbe da meravigliarsi se Posidonio o altro fautore dell'influenza
degli astri possano trovare che cosa dire, se non vogliono truffare
la mente degli inesperti in cose che ignorano. Tentano infatti di
stabilire una diversità ricorrendo a quell'esiguo spazio di tempo
che i gemelli hanno avuto nel nascere a causa di quel frammento
di cielo in cui si registra l'ora della nascita, che chiamano appunto
l'oroscopo [Cf. Manilio, Astron. 3, 537-547; 2, 826-835;
Plotino, Enn. 2, 3, 1]. Ma essa non è così grande come quella
che si riscontra nella volontà, attività, moralità e vicende dei
gemelli, oppure è anche superiore all'eguale umiltà o nobiltà sociale
dei gemelli perché, a sentir loro, la massima diversità dipende
soltanto dall'ora in cui si nasce. E per questo se essi nascono,
uno dopo l'altro, così alla svelta che rimane la medesima parte
dell'oroscopo, esigo destini eguali che non è possibile trovare
in alcuna coppia di gemelli; se al contrario la lentezza del secondo
gemello fa girare l'oroscopo, esigo genitori diversi che ai gemelli
è impossibile avere.
Nigidio Figulo e il falso oroscopo dei
gemelli
3. Inutilmente si adduce come esempio il celebre entimema sulla ruota
del vasaio che, come narrano, fu formulato da Nigidio, turbato da
questo problema e che per questo motivo fu detto appunto Figulo,
cioè vasaio. Costui fece girare la ruota di un vasaio con quanta
forza gli fu possibile [Cf. Lucano, Scol. In Phars. 1, 639
(post. Ad Agostino?)]. Mentre essa girava velocemente, la segnò
due volte nella massima rapidità con inchiostro nell'intento di
colpire il medesimo punto. Cessato il movimento, furono trovati
i segni, che aveva impressi, notevolmente distanti nel perimetro
della ruota. Allo stesso modo, disse Nigidio, nel rapido
movimento del cielo, anche se i gemelli nascono uno dopo l'altro
con la rapidità con cui io ho segnato due volte la ruota, nello
spazio del cielo si ha una grandissima distanza. Da qui provengono,
concluse, le varie dissimiglianze che si riscontrano nella
vicenda umana dei gemelli [Fr. 2, in H. Funaioli, Gramm.
rom. fragmenta, Lipsia 1907]. Questa raffigurazione è più fragile
dei vasi che vengono formati dai giri della ruota. Poniamo infatti
che nel cielo si abbia una distanza tanto grande che non può essere
rappresentata dagli oroscopi, in modo che ad uno dei gemelli tocca
in sorte l'eredità, all'altro no. Perché dunque gli astrologi osano
predire agli altri che gemelli non sono, dopo avere scrutato il
loro oroscopo, destini eguali che sono inclusi in quella distanza
sconosciuta che non può essere rappresentata e avvertita nell'atto
del loro nascere? Ma possono predire, dicono loro, destini eguali
negli oroscopi dei non gemelli perché tali destini appartengono
a estensioni di tempo più lunghe, mentre le piccole frazioni di
tempo con cui i gemelli si distanziano nel loro nascere si assegnano
alle cose trascurabili. E di simili cose abitualmente gli astrologi
non vengono interpellati. Nessuno infatti va a consultarli sul tempo
in cui siede o cammina oppure sul tempo e il cibo che mangia. Ma
forse, io chiedo, si considerano trascurabili le cose quando si
osservano molti fatti e molto diversi riguardanti la moralità, le
attività e le vicende dei gemelli?
Diversità di Esaù e Giacobbe
4. Secondo l'antica storia dei patriarchi, tanto per citare personaggi
molto noti, nacquero due gemelli così vicini l'uno all'altro che
il secondo teneva con la mano il piede dell'altro [Gen 25,25;
Agostino, De doctrina christiana 2, 22: NBA, VIII]. Nella
loro vita e condotta si ebbero fatti così diversi, nelle attività
tanta disuguaglianza, tanta differenza nell'amore dei genitori che
la diversità stessa li rese nemici fra di loro. E questo non significa
che mentre uno camminava l'altro stava seduto, mentre l'uno dormiva
l'altro era sveglio, mentre l'uno parlava l'altro stava zitto. Sono
appunto queste le cose trascurabili che non possono essere conosciute
da coloro che delineano i segni dello zodiaco in cui si nasce e
su cui si consultano gli astrologi. Uno fu a servizio per un salario,
l'altro non fu a servizio; uno era amato dalla madre, l'altro no;
uno perdette un privilegio importante in quel popolo, l'altro se
lo arrogò. Non parliamo poi delle mogli, dei figli e delle sostanze
perché si ha una grande diversità. Se dunque queste differenze dipendono
da quelle piccole frazioni di tempo che i gemelli hanno nel loro
nascere e non sono imputabili agli oroscopi, perché si sciorinano
predizioni dopo aver osservato gli oroscopi dei non gemelli? Se
poi si predicono gli eventi perché non appartengono a frazioni di
tempo inavvertibili ma a periodi che possono essere osservati e
avvertiti, la ruota del vasaio non fa altro che mettere nel giro
individui col cuore di creta perché le imposture degli astrologi
non siano smentite.
Oroscopo del concepimento e della nascita
5. E i due fratelli che Ippocrate, osservando con la sua esperienza
di medico la loro malattia, riconobbe come gemelli perché essa contemporaneamente
si manifestava più grave o più leggera in entrambi, rimproverano
apertamente gli astrologi che vogliono attribuire agli astri una
condizione che derivava dalla complessione organica. Essi si ammalavano
nel medesimo modo e tempo e non l'uno prima e l'altro dopo come
erano nati, perché non era possibile che nascessero entrambi simultaneamente.
E se non ebbe influsso a farli ammalare in tempi diversi il fatto
che nacquero in tempi diversi, perché gli astrologi sostengono che
per la diversità delle altre situazioni ha importanza il diverso
tempo nel nascere? Per qual motivo, appunto perché nacquero in tempi
diversi, poterono viaggiare, ammogliarsi e aver figli in tempi diversi
e fare molte altre cose e non poterono per lo stesso motivo ammalarsi
in tempi diversi? Se il diverso momento nella nascita ha mutato
l'oroscopo e ha indotto diversità nelle altre situazioni, perché
per le malattie è rimasta la condizione che il concepimento induceva
con l'eguaglianza nel tempo? Ovvero se i destini della salute fisica
sono nel concepimento, ma si afferma che quelli delle altre condizioni
sono nella nascita, gli astrologi non dovrebbero, dopo avere scrutato
gli oroscopi della nascita, parlare della salute, giacché non è
possibile scrutare in essa l'ora del concepimento. Se poi predicono
le malattie senza scrutare l'oroscopo del concepimento, dato che
le malattie sono indicate dal periodo del nascere, in che modo potrebbero
ad uno dei gemelli indicare dall'ora della nascita quando si ammalerà?
Anche l'altro che non aveva il medesimo oroscopo della nascita dovrebbe
anche lui necessariamente ammalarsi? E pongo altre domande. Se,
dicono essi, la distanza di tempo nella nascita dei gemelli è grande,
è indispensabile che si diano per loro diverse congiunzioni astrali
a causa dell'oroscopo diverso e per questo diversi anche tutti i
punti di riferimento [Cf. Manilio, Astron. 2, 150-787. 788-970;
Giovanni Lido, De ostentis, passim]. In essi si ha
tanto influsso che anche i destini divengono diversi. Ma come è
stato possibile questo, chiedo io, se è impossibile che il concepimento
dei gemelli abbia tempi diversi. Se poi è stato possibile che per
la nascita si avessero destini diversi dei due gemelli concepiti
nella medesima frazione di tempo, perché non sarebbe possibile che
per la vita e per la morte si abbiano destini diversi di due individui
nati nella medesima frazione di tempo? Infatti se la medesima frazione
di tempo, in cui entrambi i gemelli sono stati concepiti, non ha
impedito che l'uno nascesse prima e l'altro dopo, perché se due
diversi individui nascono nella medesima frazione di tempo, è un
impedimento a che l'uno muoia prima e l'altro dopo? Se il concepimento
che avviene in un solo istante consente che i gemelli abbiano nell'utero
sorti diverse, perché la nascita verificatasi in un medesimo istante
non consentirebbe a due individui diversi di avere sulla terra sorti
diverse? Così sarebbero eliminati tutti i sofismi di questa arte
o meglio impostura. Ma che discorso è questo, che i gemelli concepiti
nel medesimo tempo, nel medesimo istante, sotto la medesima posizione
del cielo, abbiano destini diversi che li portano a due diversi
oroscopi, e al contrario sarebbe impossibile che individui nati
nel medesimo istante di tempo e sotto una medesima posizione del
cielo ma da madri diverse abbiano destini diversi che li portino
a una diversa condizione della vita e della morte? Si vuol dire
forse che gli individui nell'atto del concepimento non hanno ancora
il destino, giacché non possono averlo se non nascono? E allora
perché dicono che, se si conosce l'ora del concepimento, possono
essere previste molte cose per più alta divinazione? Si racconta
perfino in proposito che un sapiente scelse l'ora in cui unirsi
alla moglie per avere un figlio meraviglioso. E alla fin fine in
proposito si ha anche il responso che in merito ai due gemelli ammalati
alla stessa maniera diede Posidonio, grande astrologo e filosofo,
e cioè che il fenomeno si verificò perché erano nati e concepiti
nel medesimo tempo. Ed aggiungeva il concepimento appunto perché
non gli si obiettasse che necessariamente non erano potuti nascere
nel medesimo tempo individui che era assolutamente accertato fossero
stati concepiti nel medesimo tempo. Così poteva non attribuire il
fatto che si erano ammalati nel medesimo modo e tempo alla medesima
costituzione fisiologica ma assegnare alle congiunzioni astrali
la simiglianza dello stato di salute. Se dunque nel concepimento
si ha un così grande influsso ai sensi dell'eguaglianza dei destini,
essi non sarebbero dovuti cambiare con la nascita. Se poi i destini
dei gemelli sono diversi perché nascono in tempi diversi, perché
non si dovrebbe piuttosto capire che erano già diversi perché nascessero
in tempi diversi? Ma davvero che la volontà di chi vive non muta
il destino della nascita, sebbene la successione nel nascere cambierebbe
il destino del concepimento?
Gemelli di sesso diverso
6. Comunque anche negli stessi concepimenti gemellari, in cui certamente
l'istante è il medesimo per entrambi, come avviene che sotto il
medesimo fatale oroscopo l'uno sia concepito maschio e l'altra femmina?
Conosco personalmente gemelli di sesso diverso; entrambi ancora
vivono e godono ancora buona salute. Le loro fisionomie sono simili,
per quanto è possibile data la diversità di sesso, tuttavia per
sistema e regola di vita sono molto diversi, a parte le funzioni
virili o femminili che sono per naturale necessità diverse. Egli
è militare con la carica di conte ed è quasi sempre lontano da casa,
lei non si allontana dalla località di origine e dal proprio campo.
Aggiungo un particolare che sarebbe incredibile se si credesse al
destino dell'oroscopo, e normale se si tengono presenti le scelte
degli uomini e i doni di Dio. Egli è sposato, lei è una vergine
consacrata; egli ha messo al mondo parecchi figli, lei non si è
neanche sposata. Ma, dicono, l'influsso dell'oroscopo è determinante.
Io invece ho già sufficientemente dimostrato che non significa proprio
niente. Ma qualunque sia, gli astrologi dicono che è determinante
quello della nascita. E quello del concepimento anche? È chiaro
infatti che in esso si ha un solo accoppiamento e che vi è una legge
naturale ineluttabile per cui è assolutamente impossibile che se
una femmina ha concepito un individuo ne concepisca poco dopo in
quello stato un altro. Ne consegue necessariamente che nei gemelli
non si distinguono gli attimi del concepimento. Oppure, dato che
sono nati con un oroscopo diverso, mentre venivano alla luce, l'uno
è stato cambiato in maschio e l'altra in femmina? In verità non
è del tutto assurdo che alcuni influssi degli astri siano determinanti
per certi fenomeni naturali, ad esempio: con l'avvicinarsi e l'allontanarsi
del sole si dà il variare delle stagioni dell'anno e col crescere
e il calare della luna aumentano e diminuiscono alcuni fenomeni,
come la crescita dei ricci di mare e delle ostriche perlifere e
il mirabile flusso e riflusso dell'oceano. Rimane però che le attività
spirituali non dipendono dalla posizione degli astri. Ora gli astrologi,
sforzandosi di far derivare dagli astri anche gli atti umani, ci
stimolano a cercare dei casi in cui l'applicazione non è valida
neanche per il mondo dei corpi. Infatti non v'è nulla che appartenga
tanto al corpo come il sesso del corpo, eppure è stato possibile
che gemelli di sesso diverso siano concepiti sotto la medesima posizione
degli astri. Pertanto vi possono essere un discorso e una teoria
più cretini di questi? Da una parte la posizione delle stelle, identica
per entrambi in merito all'oroscopo del concepimento, non ha potuto
fare che la donna avesse il sesso diverso dal fratello col quale
aveva la medesima costellazione; dall'altra la posizione degli astri
che si ebbe nell'oroscopo della nascita ha potuto fare che lei fosse
ben diversa da lui per la consacrazione verginale.
Pregiudizio dei giorni fausti e infausti
7. Ma è proprio insopportabile che con la scelta dei giorni tentino
di determinare destini nuovi alle proprie azioni. Il sapiente suddetto
non era nato per avere un figlio meraviglioso ma piuttosto insignificante
e quindi, da persona intelligente qual era, ha scelto lui l'ora
per unirsi alla moglie. Il destino che non aveva se lo sarebbe fatto
lui e da quel fatto avrebbe cominciato ad essere destinato ciò che
nella nascita non lo era. Che sciocchezza! Si sceglierebbe un giorno
per ammogliarsi, perché, penso, se non si scegliesse, si potrebbe
incappare in un giorno non buono con infelice auspicio per il matrimonio.
Ma allora che cosa hanno già destinato gli astri per il nascituro?
Può forse l'uomo cambiare con la scelta di un giorno ciò che gli
è destinato e ciò che egli avrà di mira nell'eleggere il giorno
non potrà essere mutato da un altro potere? Inoltre se gli uomini
soltanto e non tutte le cose che sono sotto il cielo sono soggette
all'oroscopo, perché scelgono alcuni giorni adatti per piantare
viti, alberi e biade ed altri per domare gli animali o mandarli
alla monta in cui dai maschi saranno fecondati i branchi di cavalle
o di mucche o di altri animali? Se al contrario sono determinanti
a questi effetti i giorni scelti appunto perché la posizione degli
astri secondo la diversità dei momenti di tempo domina tutti i fenomeni
fisici e biologici, riflettano quanti esseri in un solo attimo di
tempo nascano, sorgano e comincino, e quali fini diversi abbiano.
Così rendono tali previsioni oggetto di scherno perfino ai bambini.
Nessuno è tanto stupido da azzardarsi a dire che tutti gli alberi,
tutte le erbe, tutte le bestie, cioè serpenti, uccelli, pesci, vermi
hanno singolarmente attimi diversi del loro nascere. Si suole, per
provare la bravura degli astrologi, portare ad essi gli oroscopi
di animali muti, di cui si notano diligentemente le nascite a casa
ai fini di questa verifica e si ritengono superiori agli altri quegli
astrologi i quali, scrutato l'oroscopo, dicono che non è nato un
uomo ma un animale. Si azzardano perfino a dire quale animale, e
cioè se adatto alla lana, al traino o all'aratro o alla custodia
della casa. Si avventurano appunto a predire il destino ai cani
e danno i loro responsi fra le esclamazioni degli ammiratori. Gli
uomini sono tanto sciocchi da pensare che quando nasce uno di loro
sia arrestato il verificarsi di ogni altro fenomeno sicché contemporaneamente
sotto il medesimo segno dello zodiaco non nascerebbe neanche una
mosca. Infatti se lasciassero passare la mosca, il ragionamento
si allarga e un po' alla volta con leggere concessioni dalle mosche
giunge ai cammelli e agli elefanti. E non vogliono riflettere che
nel giorno scelto per seminare il campo molti granelli di frumento
assieme arrivano alla terra, assieme germogliano e, nata la pianta,
assieme verdeggiano, maturano e biondeggiano e tuttavia, in seguito,
delle spighe nate nel medesimo tempo e per così dire dal medesimo
germe alcune ne distrugge la ruggine, altre ne saccheggiano gli
uccelli ed altre ne raccolgono gli uomini. Non potranno dire che
hanno oroscopi diversi, sebbene le vedano fare una fine tanto diversa.
Ovvero cesseranno di scegliere i giorni propizi per queste cose,
le sottrarranno al responso delle stelle e crederanno soggetti agli
astri soltanto gli uomini sebbene a loro soltanto sulla terra Dio
ha concesso la libera volontà. Dopo tutte queste considerazioni
giustamente si ritiene che quando gli astrologi danno molti responsi
stupendamente veri, il fatto non avviene in virtù dell'arte inesistente
di leggere e scrutare l'oroscopo, ma per una occulta suggestione
di spiriti non buoni che si danno da fare per imprimere a fondo
nelle umane coscienze falsi e dannosi pregiudizi sul destino proveniente
dagli astri.
La dottrina stoica del destino come nesso
causale.
8. Alcuni non considerano il fato come la diversa combinazione degli astri quando un
essere qualsiasi viene concepito, generato o incominciato ma come il nesso ordinato di
tutte le cause per cui si verificano tutti i fenomeni. Con loro non è necessario
polemizzare faticosamente in una controversia sul significato delle parole se riconoscono
al volere e al potere del Dio sommo l'ordine e un determinato nesso delle cause. Si crede
con somma certezza e verità che egli conosca tutte le cose prima che avvengano, che non
lasci nulla fuori dell'ordine, perché da lui dipende ogni potere sebbene non da lui
dipende il volere di tutti. Che gli stoici chiamino destino principalmente la stessa
volontà del Dio sommo, il cui potere si estende sovranamente su tutto, si dimostra nella
maniera seguente. Sono di Anneo Seneca, salvo errore, questi versi: Conducimi, o padre
sommo e dominatore dell'alto cielo, dove tu vuoi, non indugerò ad obbedirti, sono pronto;
se al contrario non vorrò, ti seguirò gemendo ed essendo cattivo subirò ciò che se
fossi buono era piacevole fare. Il destino conduce chi vuole, trascina chi non vuole [Cleante,
trad. in lat., da Seneca, Ep. 107, 11]. In quest'ultimo verso ha
evidentemente considerato destino ciò che in precedenza aveva definito la volontà del
padre sommo, si dichiara pronto ad eseguirla per essere da lei condotto volente e non
trascinato nolente, giacché il destino conduce chi vuole, trascina chi non vuole. Sono
favorevoli a questa dottrina anche i seguenti versi di Omero che Cicerone tradusse in
latino: La coscienza degli uomini è come la luce con cui Giove padre illumina la terra
feconda [Omero, Odyss. 18, 136s. (trad. Cicerone, De fato, fr. 4)]. In
materia non avrebbero autorità le parole di un poeta ma Cicerone afferma che gli stoici
nel sostenere il potere del fato sono soliti ricorrere a questi versi di Omero. Non si
tratta quindi di una teoria di quel poeta ma dei filosofi suddetti. Infatti mediante
questi versi usati da loro nella teoresi sul destino viene dichiarata apertamente la loro
dottrina sul destino, perché considerano Giove come il sommo Dio da cui, secondo loro,
dipende la concatenazione dei destini.
da De civitate Dei, V, 1-8, tr. it. di D.
Gentili, Nuova Biblioteca Agostiniana, Città Nuova, Roma 1978, pp.
323-341.
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