JOHN C. ECCLES, DANIEL N. ROBINSON, La meraviglia di essere uomo, Armando Editore, Roma 1985, pp. 200.
Introduzione
John Eccles, Nobel per la medicina e la fisiologia nel 1963, e Daniel Robinson hanno elaborato un modello di funzionamento cerebrale denominato "teo ria modulare della corteccia". « Secondo tale ipotesi, la corteccia cerebrale, e in particolare l'area associativa, non sarebbe composta da un'inestricabile miriade di neuroni in caotico contatto tra loro, bensì da gruppi di cellule nervose ordinati in colonne, i cosiddetti "moduli", che formano gli elementi anatomici di base nel disegno funzionale della neocorteccia. Ogni modulo, costituito da circa 2.500 neuroni, opererebbe come unità spaziale, quasi indipendente e separata dalle altre, che stabilisce determinati rapporti (mediante neuroni eccitatori e inibitori che proiettano i loro assoni anche attraverso il corpo calloso) con tre altri moduli dello stesso emisfero e con due dell'emisfero opposto. Tra i moduli si instaura un'intensa trasmissione di impulsi, si compie una propagazione dell'eccitamento che non è casuale, ma strettamente deteminata dalle pr oiezioni sequenziali dei moduli» (in Novecento filosofico scientifico , Marzorati, Milano 1991, vol. III, p. 382 ). Nella corteccia cerebrale quindi eccitamento, durata della scarica, successione temporale e configurazione spaziale coinvolgono i moduli in una serie di possibil ità incalcolabili, in grado di « codificare tutte le prestazioni cognitive del cervello umano, tutte le senzazioni, tutti i ricordi, tutte le espressioni linguist iche, tutta la creatività, ecc.» (in Novecento , cit. p. 384).
Sono due, come si vede, le componenti di riferimento: l'attività materiale chimico-fisica dei neuro ni e quella mentale, cognitiva. L a domanda che viene spontanea è quali ipotesi si possano fare tra queste due realtà: si può parlare di interazione o si deve ammettere la totale estraneità dei due "mondi"? Eccles ha cercato di dare una risposta a questo interrogativo, che rimanda in ultima analisi al noto mind-body problem , in dialogo con la filosofia di Karl Popper, autore insieme al quale sarà autore dell'opera L'io e il suo cervello (1977, tr. it. Armando, Roma 1981)
I “Tre Mondi”
Per chiarire il discorso, Eccles ricorre alla teoria dei “Tre Mondi” di Popper, fondamentale per la soluzione del "mind-body problem"". Il filosofo infatti classifica la realtà in tre ambiti: Mondo 1, costituito dalle entità fisiche, cioè dall'intero cosmo della materia e dell'energia; Mondo 2, ossia lo stato mentale di coscienza, caratterizzato dalle esperienze, dai ricordi, dalle fantasie, ecc; Mondo 3, dato dalla cultura umana: filosofia, arte, scienza, ecc.
L'attenzione di Eccles si sofferma maggiormente sui primi due Mondi, in quanto direttamente coinvolti dal "materialismo fisicalista". Infatti, secondo questa impostazione, l'insieme dei fenomeni fisici (Mondo 1) costituisce l'unico mondo reale, oggettivo, mentre i cosiddetti processi mentali (Mondo 2) non esistono, sono illusioni: per i fisicalisti radicali cioè anche gli eventi psichici non sono in realtà che elementi fisico-chimici, per cui si può tranquillamente affermare che il problema del rapporto mente-corpo è in realtà un "non-problema".
Le teorie materialistiche, osserva Eccles, sono diventate il punto di vista predominante di certi scienziati e filosofi contemporanei. A torto però, in quanto non trovano giustificazione adeguate né sul piano scientifico, né, tantomeno, su quello filosofico (cfr. J .C. Eccles, La psiche umana , Sansoni, Firenze 1983). I vissuti psichici infatti non possono essere spiegati esclusivamente in termini neuronali: rispetto al Mondo 1 (energia e materia), il Mondo 2 rappresenta un qualcosa in più, di qualitativamente diverso, che non può essere contenuto nella mera fisicità. Tra l'universo delle esperienze coscienti e quello cerebrale esiste una radicale alterità che non consente di ricondurre il primo al secondo.
In particolare, il Mondo 2 si può caratterizzare per tre aspetti: è esperienza consapevole, "io", mente autocosciente. L'esperienza consapevole ( conscious experience ) è data dai contenuti soggettivi della coscienza e dall'attività del pensiero attraverso immagini, ricordi, volontà... ecc,. L'“io” ( self ) è la percezione dell'unità e della continuità della nostra vita mentale: avvertiamo di essere sempre gli stessi nel tempo, un'unità indivisibile (Kant). Infine la mente autocosciente ( self conscious mind ): anche se non è ben chiaro che cosa Eccles voglia intendere, la si può immaginare come una "meta-coscienza", cioè la capacità della mente di riflettere su di sé e di percepirsi, appunto, come "self". « Ognuno sperimenta ininterrottamente di essere una persona munita di autocoscienza, che non solo è conscia, ma sa anche di sapere. Nel definire la "persona" desideriamo citare due ammirevoli affermazioni di Immanuel Kant: "La persona è un soggetto responsabile delle proprie azioni e "Chi ha la coscienza dell'identità numerica di se ste sso in tempi diversi è persona"» ( La meraviglia di essere uomo , p. 38).
Dunque il "Mondo 2" esiste. Ma come concepire il suo rapporto con il "Mondo 1"? « Non solo infatti non si conoscono i correlati neurofisiologici di molti eventi mentali, ma anche è possibile constatare che attività cerebrali non danno luogo a esperienze di coscienza e, viceversa, per molti fenomeni psichici non si notano adeguati processi neuronali. Risulta in tal modo insostenibile la pretesa corrispondenza biunivoca, il parallel ismo tra fatti fisici e mentali» (in Novecento filosofico scientifico , cit. p. 387), come sostenuto invece dal materialismo fisicalista.
Il “dualismo forte”
Quello che Eccles e Robinson propongono allora è ciò che definiscono il "dualismo forte", in base al quale i fatti psichici e i fenomeni neuronali costituiscono due realtà diverse e indipendenti, entrambe essenziali all'uomo, ma con ambiti d'azione ben distinti. Però, a ciò che potrebbe sembrare una riedizione della "res extensa - res cogitans" cartesiana, i due autori aggiungono la constatazione che tuttavia "Mondo 1" e "Mondo 2" non sono due realtà chiuse nel modo in cui Leibniz pensava la "monade": i due Mondi invece agiscono l'uno sull'altro, con la conseguenza che un atto mentale può essere l'origine di fenomeni fisico-chimici nel sistema nervoso e, al contrario, fenomeni neuronali possono causare attività psichiche. Sia chiaro, comunque, che questo non significa scambio di ruoli, perché, come si è già precisato, non necessariamente una stimolazione neuronale dà origine a un atto psichico e viceversa. « In opposizione a queste teorie materialistiche e parallelistiche si pongono le teorie interazioniste-dualiste. La loro principale caratteristica è che la mente e il cervello sono considerate come due entità indipendenti, poichè il cervello appartiene al Mondo 1 e la mente al Mondo 2, e interagenti (...). Vi è quindi una frontiera (…) attraverso la quale si verificano interazioni in entrambe le direzioni, le quali possono essere considerate come un flusso di informazioni, non di energia» ( La meraviglia di essere uomo , p. 44).
La "frontiera" in cui Mondo 1 e Mondo 2 si toccano viene individuata dai due studiosi nella corteccia associativa che rappresenta il cosiddetto "cervello di collegamento": dapprima la mente effettua un sondaggio preliminare dei moduli neuronali, poi sceglie quelli adatti ai suoi scopi, estraendo le informazioni di cui le cellule nervose sono portatrici. L'ipotesi più semplice sull'interazione mente-cervello è che la mente autocosciente possa esplorare l'attività di ciascun modulo del cervello di collegamento, o per lo meno di quei moduli che attirano la sua attenzione, integrando, come si è detto, le informazioni che essa seleziona a partire dall'immensa quantità di notizie che riceve dal cervello di collegamento p er costruire le sue esperienze.
Come conseguenza ne deriva il fatto che entrambi, mente e cervello, non sono passivi, ma collaborano in un interscambio di informazioni attraverso, appunto, la "frontiera" (cervello di collegamento o connettivo) che separa il cervello materiale dalla mente non-materiale. Per questo trattandosi, ancora una volta, di due entità in contatto ma di natura diversa, durante la transazione non può esservi scambio di energia-materia, ma solo di informazioni.
Cervello, mente, memoria
In questo processo, oltre a cervello e mente, è interessata anche la memoria. « Nessuna funzione del cervello è più meravigliosa e necessaria della capacità di apprendere e di recuperare ciò che si è appreso med iante il processo della memoria» ( La meraviglia di essere uomo , p. 134). Senza tutto questo, osservano Eccles e Robinson, non potremmo renderci conto del "mistero umano": reagiremmo soltanto a caso, a seconda del momento e in modo irriflesso. Non avremmo "personalità". « Talvolta ci accorgiamo di aver parlato meglio di quanto potessimo sperare! In tali casi ci troviamo immersi in una interazione meravigliosamente ricca e intensa tra mente e cervello. La mia ipotesi è che quando i processi di pensiero vengono espressi, anche se non sono stati formulati a parole, sono stati indirizzati verso operazioni modulari nell'apparato modulare. Eppure poi, nel Mondo 2, come giudici della nostra attività linguistica, siamo al di fuori degli eventi cerebrali del Mondo 1 e della loro esperienza nel Mondo 3 (...). I materialisti non sono affatto in grado di rendersi conto della sublime attività di un genio creativo e di apprezzarla» ( La meraviglia di essere uomo , p p . 127- 12 8).
Tutte queste "esperienze" vengono conservate nella memoria, che può essere a breve o a lungo termine e che Eccles suppone incorporata in codice nelle connessioni neuronali del cervello, le sinapsi. Dagli studi effettuati è stata formulata l'ipotesi secondo la quale la stimolazione sinaptica necessaria alla memoria è provocata da un afflusso di calcio all'interno dei dendriti, le ramificazioni delle cellule nervose: il calcio si combina con una proteina, la calmodulina, e dà come risultato una forte azione metabolica necessaria, appunto, al lavoro sinaptico.
Ma che cosa accade perché tutto questo diventi "memoria", cioè venga immagazzinato come ricordo? I processi, precisano i due studiosi, non sono ancora chiari, ma sembra che il ruolo principale sia dato dall'ippocampo, situato in profondità nel lobo temporale. « Tutti sappiamo che non immagazziniamo come ricordi esperienze che non ci interessano e verso le quali non rivolgiamo l'attenzione. Invece possiamo ricordare per tutta la vita una singola forte esperienza, ma questo nasconde il fatto che l'intero coinvolgimetto emotivo viene incessantemente riesperito immediatamente dopo l'esperienza originale. Evidentemente si è verificata una lunga serie di "repliche" degli schemi dell'attività corticale associata all'esperienza originale, e questa eperienza dovrebbe interessare particolarmente il sistema dell'ip pocampo» ( La meraviglia di essere uomo , p. 145).
Le "repliche" non sono altro che l'attività sinaptica più volte ripetuta e quindi rappresentano una "via" neuronale stabilizzata. Sembra che vi siano due tipi di memoria: una che ha la funzione di "magazzino", contenuta nelle banche-dati del cervello situate in modo particolare nella corteccia cerebrale; un'altra detta di "riferimento", propria della mente autocosciente quando riprende i ri cordi nella memoria-magazzino. « Dobbiamo inoltre congetturare che la mente autocosciente, nel reperire i ricordi, tenti continuamente di recuperare frasi, parole, espressioni, idee, fatti, immagini, melodie, scandagliando attivamente l'apparato modulare della corteccia cerebrale (...) che, agendo sui moduli attivi preferiti, cerchi di evocare l'intera operazione neuronale strutturata che essa è in grado di decifrare come ricordo riconoscibile, ricco di contenuto emotiv o e/o intellettuale e cognitivo» ( La meraviglia di essere uomo , p. 146).
Mondo 3
A queste considerazioni Eccles e Robinson ne aggiungono altre di carattere più strettamente filosofico che riguardano l'origine dell'autocoscienza e lo sviluppo della persona umana. E' quest'ultima che si struttura attraverso il rapporto Mondo 2 - Mondo 3, cioè attraverso l'interazione tra l'“io” e la cultura umana: letteratura, arte, scienza, storia, tecnologia. Queste esperienze del Mondo 3 sono condivise tra gli uomini attraverso la comunicazione linguistica. « Gli abitanti più importanti del Mondo 3 sono i linguaggi tramite i quali si comunicano i pensieri e i sistemi di valori che regolano la condotta (...) Si può dire, insomma, che il Mondo 3 comprende le registrazioni degli spazi intellettuali compiuti dall'umanità in tutte le epoche sino ai nostri giorni, quello che possiamo chiamare l'eredità culturale (…) Quanto maggiori sono le risorse del Mondo 3 che una persona possiede, tanto più aumenta la sua autocoscienza nel Mondo 2, grazie a un reciproco arricchimento. Ciò che siamo dipende dal Mondo 3 nel quale siamo immersi e dal modo in cui abbiamo utilizzato le opportunità di migliorare le p otenzialità del nostro cervello» ( La meraviglia di essere uomo , p. 41).
Paolo Leandri
|