GIANFRANCO BASTI, Filosofia della natura e della scienza, vol. I - I fondamenti, Pontificia Università Lateranense, Roma 2002
Scopo e natura del libro
Lo scopo di questo libro, di cui abbiamo per ora a disposizione il primo volume, è quello di «essere un manuale, con l'obiettivo ambizioso di definire un legame sistematico fra queste due discipline, la filosofia della natura e la filosofia della scienza, nelle loro relazioni spesso problematiche come le scienze matematiche e naturali. (p. 5) . In realtà questo libro rappresenta molto di più, in quanto, per poter realizzare lo scopo dichiarato occorre avventurarsi nel tentativo di proporre una vera e propria sintesi di pensiero ed è quanto l'autore ci offre, in una forma affascinante sia per la vastità delle prospettive che per il livello aggiornatissimo e competente delle informazioni. Naturalmente una sintesi aperta e in via di perfezionamento, ma comunque chiara nel metodo costruttivo e organica nei rapporti tra le sue parti. Il secondo volume viene annunciato, poi, come promessa di una verifica tramite le applicazioni ad ambiti di scienze particolari.
Non si dà un' epistemologia, nel senso di teoria della conoscenza scientifica, senza una teoria della conoscenza come tale ( gnoseologia ); né si dà una teoria dei fondamenti delle scienze (cioè una teoria dei presupposti logici e metodologici ) senza una teoria dell'ente in quanto è e muta ( metafisica, filosofia della natura ) e in quanto è conosciuto ( logica, psicologia nel senso di scienza cognitiva ).
Ma il pregio principale di quest'opera — che è, al momento, unica nel suo genere, ed è esemplificativa di un modo di fare ricerca filosofica e di proporre una via costruttiva di una filosofia sistematica, che non esito a chiamare scienza filosofica — è, a mio parere, quello di mostrare come la metafisica nasca da un'esigenza fondazionale interna alle scienze e non come una giustapposizione ad esse esterna e ultimamente estranea. Un percorso esattamente all'inverso di quello cartesiano e kantiano, cioè moderno: non una riduzione della filosofia alla matematica, e quindi della realtà a res extensa e res cogitans (Cartesio); non una riduzione della filosofia al modello della scienza galileiana della natura (operazione kantiana di riportare il metodo newtoniano in filosofia), ma un ampliamento della matematica e della scienza della natura verso la filosofia attraverso la ricerca dei loro fondamenti. Un completamente di quel movimento che ha visto prima la fisica innestarsi nella matematica applicata (scienza galileiana), poi la matematica tendere ad identificarsi con un capitolo della logica (assiomatizzazione hilbertiana e russelliana) e ora muoversi dalla logica alla metafisica (teoria dei fondamenti).
Questo modo di procedere ricorda, in certa maniera, l'antico modo di procedere dei filosofi greci: a partire dai filosofi ionici, detti anche fisici, perché volevano spiegare la natura ( physis ) — che quindi erano scienziati, come diremmo noi oggi — si giunse alla necessità di fondare questa spiegazione su una spiegazione del divenire (il moto) e del permanere (l'identità, la conservazione) del suo soggetto e così alcuni, come i pitagorici passarono attraverso la matematica, ipotizzando una struttura aritmo-geometrica della natura, e altri poi, in seguito alla crisi degli irrazionali, ad una descrizione logica anche qualitativa, non matematizzata, in cui la matematica trovava il suo posto, ma non come fondamento di se stessa né come ultima spiegazione delle cose (pensiamo alla sintesi aristotelica).
Questo libro indica, dunque, implicitamente, anche una via per sbloccare la filosofia da quella secca che l'ha condotta, in larga misura, a rinunciare alla propria impresa. Ed è anche questo a renderne appassionante la lettura e lo studio.
Un'impresa del genere non può, però, presumere di partire da zero, ma necessita di confrontarsi con una sintesi di pensiero precedente che, pur in un contesto storico e scientifico diversi, mostra di offrire quei fondamenti che oggi la scienza sembra richiedere per costituirsi e svilupparsi. L'impresa sarà poi quella di comprendere i termini di questa sintesi precedente di riferimento e riformularla riadeguandola, ripercorrendola e formalizzandola con gli strumenti tecnici di cui oggi disponiamo. E questa sintesi di riferimento il nostro autore e amico la individua nella grande sintesi di Tommaso d'Aquino.
L'opera, come si è detto, si divide in due volumi: il primo volume comprende: «il quadro storico e teoretico della problematica dei fondamenti. Il Secondo Volume è dedicato invece alle tre Parti che riguardano le applicazioni dei principi logici e metafisici, discussi nel Primo Volume, agli oggetti delle scienze fisiche, biologiche e cognitive. (p. 6) . Ogni capitolo è corredato di una utile bibliografia e di un sommario che dimostrano anche un'attenta preoccupazione didattica da parte dell'autore, per guidare lo studente attraverso il non facile quadro delle problematiche. Preoccupazione che trova la sua conferma nella presenza del prezioso Glossario, collocato alla fine del libro, che dà spiegazione di molti termini scientifici rilevanti, non sempre noti con precisione a chi non è del mestiere.
Dopo la panoramica generale offerta dall'ampia introduzione all'opera, la Prima Parte del lavoro svolge la lettura storica del quadro scientifico moderno, indicando, come per i due filoni principali delle scienze logico-formali (matematiche e logiche) e delle scienze galileiane (fisiche e sperimentali matematizzate) sia emerso il problema dei fondamenti con l'esito dimostrato dell'impossibilità di un'autofondazione di queste stesse scienze, che, nelle scienze empiriche, rispecchia l'interazione (o dipendenza) continua dei sistemi fisici dinamici e biologici con altro da sé, con l'ambiente, come si dice (sistemi aperti e problema dell'equilibrio e della stabilità dinamica).
Capitolo primo (la matematica nel XIX sec.)
Il primo capitolo si occupa della prima emergenza delle nuove problematiche a partire dalle scienze matematiche, mettendo il dito sul progressivo manifestarsi della crisi del concetto di evidenza, che ha accompagnato il cammino dell'assiomatizzazione della matematica nelle sue diverse tappe:
— La nascita delle geometrie non euclidee, con lo svincolarsi della geometria dalla descrizione dello spazio fisico reale, attraverso la possibilità di costruire assiomaticamente delle geometrie non euclidee mutuamente escludentesi, ma tutte formalmente valide. Le diverse possibilità di negazione (o la non introduzione) del postulato delle parallele (della cui poca evidenza si era discusso fin dall'antichità) permette di costruire dei sistemi deduttivi che si presentano immuni da contraddizioni;
— La nascita della teoria degli insiemi (Cantor) e la comparsa delle antinomie che si accompagnano alla nozione di insieme (problemi legati agli infiniti, cardinali e ordinali, come l'antinomia dell'insieme universale), nozione di insieme fondata sulla nozione di appartenenza univocamente intesa (problemi legati all'auotreferenzialità, come l'antinomia di Russell) che fanno riconsiderare l'antica antinomia del mentitore. La nozione di insieme, molto più ampia, e quindi meno univoca di quella di numero, e più vicina a quella metafisica di ente che è analoga, permette l'infiltrarsi nella matematica di tali antinomie quando si tenta di mantenere uno schema univoco di definizioni e di simboli.
E Basti rileva come «le antinomie hanno anche un ben precisa valenza metafisica nei riguardi della nozione di “essere” e di “esistenza”. Infatti (…) la contraddittorietà si innesca non appena si affronti in maniera metafisicamente riduttiva, la questione dell' esistenza. Non appena, cioè si cerca di ridurre la nozione di «essere» (…) a quella di «essenza». (p. 89) .
Capitolo secondo (la fisica nel XX sec.)
Il secondo capitolo tratta del versante delle scienze osservative e fisiche, in particolare, in quanto nel quadro moderno la fisica ha rappresentato il modello epistemologico di riferimento, mentre solo da qualche anno sta emergendo il ruolo della biologia. Vengono delineati i caratteri epistemologici delle diverse teorie fisiche e le corrispondenti prospettive interpretative: la relatività, la meccanica quantistica, la dinamica non lineare teoria della complessità e la termodinamica del non equilibrio. Alla crisi dell'evidenza della geometrica euclidea corrisponde qui la crisi dell'evidenza della scienza newtoniana, sotto diversi aspetti:
— La Relatività , nelle sue due ben diverse teorie — la ristretta (nata dalla necessità di riformulare la meccanica in modo da renderla compatibile con l'elettromagnetismo) e la generale (nata dall'idea di unificare inerzia e gravitazione in una teoria tentativamente globale dello spazio-tempo e del cosmo) — mette in crisi la concezione newtoniana dello spazio e del tempo come contenitori assoluti e vuoti dei corpi e degli eventi fisici (siano essi nel mondo fisico oggettivo alla Newotn, o nella struttura del soggetto conoscente alla Kant), riappropriandosi di una nozione dello spazio e del tempo determinata dalla presenza dei corpi in moto relativo (distribuzioni di massa-energia) molto più vicina a quella aristotelica che a quella cartesiana e newtoniana (Koyré);
— La meccanica quantistica che offre una fisica del mondo microsocpico e si trova a misurarsi, in un nuovo contesto, con problemi antichi come quello della discretizzazione e dei minimi fisici al di sotto dei quali non si può andare in natura e si deve misurare con un mare di paradossi che insorgono dal tentativo di interpretarla in chiave idealista, riduzionista, realista o sturmentalista, da una parte, e con la sua incredibile capacità predittiva dall'altra;
— la dinamica non lineare con il suo recente grande sviluppo che apre i nuovi orizzonti del non lineare che mette in crisi il riduzionismo, e si dirige verso una teoria della complessità in cui il tutto contiene più informazione della somma delle parti e non è quindi separabile e in cui gli attrattori stabili (peirodici, quasi-periodici e caotici) si trovano a privilegiare la condizione “finale” di un sistema da qualunque condizione iniziale provenga, a partire da un certo bacino di attrazione;
— la termodinamica del non equilibrio e la stabilità dinamica dei sistemi aperti in interazione con l'ambiente che sposta la prospettiva con cui si considerano i sistemi dalla considerazione di loro stati alla considerazione dei processi che in essi avvengono.
E vengono poi analizzate le conseguenze filosofiche (il problema del modo di considerare la causalità, per es.) di queste teorie con le loro interpretazioni e gli orientamenti delle nuove ricerche in questi campi.
Capitolo terzo (la ricerca dei fondamenti nel XX sec.)
Il terzo capitolo rileva come la questione dei fondamenti, così come è affiorata nei due filoni di scienze (matematiche e fisiche) mette in luce in sostanza, sotto due diverse prospettive, un medesimo problema e prospetta una medesima via di risoluzione: quella dei sistemi aperti e dinamici, in contrapposizione al vecchio ideale dei sistemi chiusi ed autosufficienti. Sia che si tratti di sistemi dinamici in non equilibrio di tipo fisico-biologico (sistemi complessi) sia che si tratti di sistemi formali.
I teoremi di incompletezza di Gödel e i teoremi di limitazione di Turing e di Tarski mostrano come non sia possibile costruire sistemi chiusi completi, cioè autofondati, e come il ricorso all'infinito divenga inevitabile fino a che si considerano tali sistemi. L'alternativa che oggi si presenta è quella dei sistemi aperti siano essi sistemi logici siano sistemi fisici. E il fatto che la ricerca di sistemi aperti non sia una velleità sul piano della logica trova una conferma sul versante della realtà fisica nel fatto che è la natura stessa a realizzarli sia in campo fisico che biologico (come nei viventi).
Dal punto di vista della logica, l'autore spiega come a differenza dei sistemi assiomatici chiusi è «l'introduzione di “nuovi assiomi” in corso d'opera ciò che caratterizza il concetto di sistema logico “aperto”. È chiaro, inoltre, che l'introduzione di nuovi assiomi non può essere arbitraria » (p. 203) , e che l'invenzione non può essere ridotta ad una questione di semplice creatività, ad una questione solo psicologica. «Resta dunque una sola possibilità; che il metodo formale non sia l'unico metodo della matematica (e della logica). In tal caso l'introduzione id nuovi assiomi sarà legata ad uno specifico metodo logico: il metodo analitico. (…) In questo senso, i sistemi logici non sono più limitati all'uso del puro metodo assiomatico ma includeranno in essi, come ingrediente fondamentale, per l'introduzione di nuovi assiomi, il metodo analitico tipico della logica classica pre-moderna e le sue procedure inferenziali caratteristiche (induzione, abduzione, astrazione, analogia). (p. 203) .
Questo sembra sufficiente già a dare un'idea della ricchezza di quest'opera che è essa stessa un sistema aperto capace di un metodo di ricerca che ne arricchis ce di contenuto la prospettiva. Nei capitoli successivi l'Autore approfondirà l'aspetto propriamente metafisico di questi problemi che oggi le scienze risvegliano nella ricerca dei loro fondamenti.
Alberto Strumia
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